Il Consiglio di Stato ha confermato quanto dichiarato dal TAR del Lazio nel maggio 2021 sulla liceità dell’acquisto della “pillola dei 5 giorni dopo” senza prescrizione medica per le ragazze di età inferiore ai diciotto anni.

Le argomentazioni con le quali è stato respinto il ricorso cavalcano gli stessi equivoci “semantici” sui meccanismi di azione dell’Ulipristal acetato (UPA) principio attivo della pillola dei 5 giorni dopo “ellaOne”, cui la letteratura scientifica, ha già ampiamente risposto. L’Ulipristal Acetato ha un’azione antiprogestinica, molto simile al MIfepristone ovvero la pillola RU486, utilizzata per l’aborto volontario farmacologico. Come gli autori Brache et al. 2010 e Stratton et al. 2010 hanno descritto, l’UPA ha un effetto esclusivo inibitorio sull’ovulazione soltanto nella fase iniziale del ciclo ovarico, prima dell’aumento dell’ormone LH che prepara l’ovulazione.  Questo effetto anti-ovulatorio, a partire dall’inizio dell’aumento dell’ormone LH nel sangue della donna – indicato nel grafico con il cerchietto 3 – tende a decrescere fino al picco dell’ormone LH. Dopo       prevale come unico effetto quello di inibire l’annidamento median-te la saturazione dei recettori endometriali per il progesterone da parte dell’UPA (vedi figura), che rende ipo-trofico l’endometrio, per cui – qualora non venisse inibita l’ovula-zione –  l’embrione non riuscirebbe comunque ad annidarsi nella parete uterina. Si tratta di un effetto abortivo molto precoce. Tale problematica di carattere bioetico posta dalla Scienza viene taciuta con un artifizio semantico dal momento che l’American College of Obstetricians and Gynegologist (ACOG) con la pubblicazione del Terminology Bulletin del 1965, ha arbitrariamente cambiato il significato del termine “concepimento”. Con questa parola non bisognava oramai intendere la fecondazione – cioè, la fusione di ovulo e spermatozoo -, bensì da allora l’annidamento dell’embrione nell’endometrio.  Così risulta “non umano” il nuovo e irripetibile “individuo concepito” che è invece perfettamente autonomo e che non utilizza i nutrienti materni per svilupparsi e “viaggiare” dalla tuba alla cavità endometriale per l’impianto . Solo accettando una definizione così strumentale per i giudici si può e anzi si “deve” ancora parlare di “contraccezione d’emergenza”. L’AIFA ha scelto questa interpretazione strumentale dell’inizio della vita pur essendo a conoscenza dei molti ed autorevolissimi studi che hanno confermato con metodo scientifico che la vita umana inizia nel momento del concepimento (R.J. Scothorne, Early Development, 1976; R.G. Edwards, Conception in the Human Female, Accademic Press 1980, pag. 610 fig. 8.14d; R.G. EDWARDS – P.G. STEPTOE, A matter of life, London, 1981, pag. 101; P. Bischof et AL. Human Reproduction Update 1996; S.F. GILBERT, Developmental Biology, Sinauer, Sunderland (Mass), 6st edit., 2000, pag. 185; British Medical Journal editoriale novembre 2000; H.PEARSON: NATURE  VOL. 418, 4 JULE 2002) e ha autorizzato anche per le minorenni l’uso dell’ ellaOne senza bisogno di ricetta medica.

Trattare l’UPA alla stregua di un “farmaco da banco” senza la necessità di ottenere un “consenso informato” espone clinicamente ad un rischio, non solo la salute fisica delle giovanissime che ne fanno già abbondante uso ed in forma tutt’altro che occasionale, ma anche la salute psichica per le importanti implicazioni bioetiche descritte. Anche a distanza di anni dall’assunzione, la consapevolezza di aver assunto un farmaco potenzialmente abortivo è causa di depressione e disturbi dell’umore anche gravi.  Riguardo alla salute fisica,  il principio attivo della pillola dei 5 giorni dopo (UPA) riconosciuto nel 2018 dall’ EMA e dal Prac (Comitato di Valutazione dei Rischi per la Farmacovigilanza) come causa di gravi effetti tossici sul fegato delle donne che lo assumevano al dosaggio di 5mg/die per cicli di alcuni mesi per la terapia della fibromatosi uterina  è stato, prima ritirato dal commercio e, successivamente reintrodotto solo previa  compilazione di un Piano terapeutico con la raccomandazione di un’attenta sorveglianza della funzionalità epatica.

La pillola ellaOne ha un dosaggio 6 volte maggiore (30 mg) di UPA e, sebbene l’AIFA esclude un simile possibile rischio di danno epatico grave, ipotizzandone un uso solo occasionale, è naturale avere forti perplessità in considerazione della sua documentata frequenza di utilizzo. Considerando che la scelta di assumere un tale farmaco  avviene solitamente in un momento di confusione e di timore, sarebbe ancora più necessaria  la possibilità di avere un consulto con persone intellettualmente competenti e oneste.

Il Consiglio di Stato ha voluto affermare la logica del principio dell’autodeterminazione assoluta sulle proprie scelte di salute, questa volta, anche per soggetti delicati quali le donne adolescenti che, ignare degli effetti biologici delle sostanze, vengono indotte ad assumerle a prescindere da eventuali rischi per la salute fisica e psichica, in risposta all’unico “contingente” scopo di evitare una gravidanza.

La gravidanza viene così considerata alla stregua di una malattia a prognosi infausta da giustificare l’utilizzo di un qualsiasi farmaco ad “occhi chiusi”; cosa che non viene fatta neanche per una patologia tumorale. Si rinuncia ad educare i giovani ad una scelta affettiva e sessuale responsabile e pienamente appagante. Il fallimento di un tale approccio è ampiamente dimostrato dal fatto che i Paesi che più hanno facilitato il ricorso alla contraccezione/intercezione registrano un incremento dei tassi di aborti volontari e di una mentalità disimpegnata, se non ostile, nei confronti del partner e di un’eventuale  vita nascente. Proprio l’opposto di quanto necessitano le donne!

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