La contraccezione non previene l’aborto volontario ma lo rende invisibile

 

Ci sorprende, ma non ci stupisce che andando dietro l’onda mediatica delle lamentazioni – ingiustificate, come ha affermato la stessa ministro della Salute e com’è facilmente verificabile leggendo la pag. 46 dell’ultima relazione al Parlamento del Ministro della Salute presentata il 26 ottobre 2015 – della CIGL accolte dal Consiglio di Europa senza prendere in esame i dati della relazione ministeriale prima citata, la AOGOI abbia sfruttato l’occasione per fare l’ennesima campagna a favore della contraccezione.
Rimandiamo alla lettura del nostro comunicato stampa n. 5/2015 per verificare l’infondatezza delle lamentele della CGIL e dell’inesistenza delle difficoltà ad abortire in Italia nei tempi previsti dalla legge 194, limitandoci in questo comunicato a dimostrare l’infondatezza di quanto sostenuto e nei modi indicati dall’AOGOI.
Da sempre i sostenitori della legge 194 e con loro buona parte delle Società Italiane di Ostetricia e Ginecologia hanno affermato e continuano ad affermare che la contraccezione previene l’aborto volontario, anche se fin dagli anni ’70 ci sono studi che dimostrano chiaramente che dove maggiore è la diffusione della contraccezione di pari passo aumentano anche nei giovani le gravidanze non cercate, il ricorso all’aborto volontario per interrompere la maggior parte di queste gravidanze e la promiscuità, cioè il numero dei partner cambiati nei tre mesi precedenti la ricerca.
Nella vicina Francia, che fa registrare una diffusione quasi a tappeto della contraccezione  (il  91% delle donne in età fertile dichiara di usare contraccettivi) gli autori dello studio realizzato dall’INED che correla l’aborto volontario con l’uso della contraccezione (Magali Mazuy, Laurent Toulemon ed Elodie Baril) affermano “Dal 1970 la diffusione di efficaci metodi di contraccezione ha permesso la diminuzione di frequenza di gravidanze non desiderate, ma quando si verificavano il ricorso all’aborto aumentava, fino a quando il numero totale di interruzioni di gravidanza non è più sceso”.
Questo studio conferma quanto Ch. Tietze affermava nel 1989 «Dato che gli aborti e la contraccezione comportano l’obiettivo comune di evitare nascite non desiderate e nascite che avrebbero avuto luogo in un momento inopportuno, esiste un’alta correlazione tra esperienza abortiva ed esperienza contraccettiva nelle popolazioni nelle quali si ha accesso tanto alla contraccezione come all’aborto, ed in quelle in cui le coppie hanno tentato di regolare il numero di figli e la distanza tra loro. In queste società le donne che hanno utilizzato contraccettivi si sottopongono più probabilmente ad un aborto rispetto a quelle che non li utilizzano. L’aborto da solo è un metodo inefficace di regolazione della fertilità, ma incrementa la sua efficacia nella misura in cui l’estensione dell’uso di metodi contraccettivi gli concede la funzione di misura di sicurezza utilizzano».
In particolare lo studio francese ci dice chiaramente che la diffusione della contraccezione ha fatto registrare in Francia un significativo aumento delle recidive, quelle che l’AOGOI vorrebbe ridurre!

 

Per visualizzare il COMUNICATO-STAMPA n.1del14aprile2016 CLICCA QUI

 

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