Il richiamo incompleto all’art. 6 della legge 194/1978, che «consente agli operatori sanitari di praticare l’aborto terapeutico – anche oltre il termine di 90 giorni dall’inizio della gravidanza – in presenza di “processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro”» con l’omissione della frase più importante del comma b “che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna” , tra l’altro molto raramente rispettata in questi 37 anni di applicazione della stessa legge 194/1978, ci fanno temere che la selezione sarà più ampia di quella che la Corte ci vuol far credere e che la diagnosi genetica pre impianto diverrà una procedura routinaria della fecondazione extra corporea con il conseguente aumento della schiera dei già numerosissimi embrioni sacrificati sull’altare del “figlio ad ogni costo … e sano”(143.770 nel 2013), che non solo non figureranno tra gli aborti volontari tardivi (ivg) che nel 2013 hanno raggiunto il 4,2% degli aborti volontari (4.064), ma faranno diminuire questo numero creando l’illusione che la selezione eugenetica – tanto deprecata quando la praticava Hitler od altri dittatori – non alberghi più in Italia mentre di fatto aumenta a dismisura, e di quelli sospesi a tempo indeterminato nel gelo (22.143 embrioni crioconservati nel 2013).