Eleonora Lisi

DA DIECI ASSOCIAZIONI CATTOLICHE GRATITUDINE PER IL SOSTEGNO DEL PAPA.

è Vita – Bioetica e Salute

Avvenire 17 gennaio 2019

“Grati al Santo Padre per aver ribadito, in occasione della Marcia per la Vita di Parigi, che il diritto di obiezione di coscienza è fondamentale per la professione medica”. I presidenti di dieci associazioni italiane impegnate per la tutela della vita sottoscrivono un testo unitario nel quale affermano di vedere nelle parole di Francesco giunte agli animatori della Marcia, in programma domenica proprio sul tema dell’obiezione, “un incoraggiamento importante per i medici e gli operatori sanitari obiettori che quotidianamente testimoniano il valore della vita umana dal concepimento alla sua conclusione naturale e per questo sono spesso osteggiati e messi ai margini”. La nota porta la firma di Alberto Gambino (Scienza & Vita), Pino Noia (Ginecologi e Ostetrici Cattolici), Giovanni Cervellera (Associazione italiana di pastorale sanitaria), Tonino Cantelmi (Psicologi e psichiatri cattolici), Filippo Boscia (Medici cattolici italiani), Vincenzo De Filippis (Medici cattolici europei), Aldo Bova (Forum socio-sanitario). Marina Casini Bandini (Movimento per la Vita),Francesco Bellino (Società italiana per la Bioetica e i Comitati etici) e Piero Uroda (Farmacisti cattolici). «L’obiezione, si legge nel documento, non è una banale “astensione da” ma è soprattutto una “promozione di”, cioè dell’accoglienza della vita umana. Per questo contro gli obiettori è in corso un attacco antimoderno, contraddittorio e perciò irrazionale, frutto di quella “cultura dello scarto” che rifiuta lo sguardo sul concepito e sulle altre fasi fragili della vita pretendono di imporre tale rifiuto a tutta la società, fino a violare il diritto fondamentale alla libertà di coscienza e di pensiero». È per «vita nascente» che l’obiettore risulta «figura molto scomoda, perché ben conosce la verità scientifica» che porterebbe a negare ogni «presunto “diritto di aborto”» col quale si pretende di far tacere gli obiettori», portatori invece di un «diritto fondamentale alla libertà di coscienza e di pensiero». Il medico «non deve essere mai considerato mero esecutore di volontà altrui, ma soggetto il cui comportamento deve passare attraverso la valutazione delle proprie competenze, del proprio convincimento clinico, della proprie competenze, del proprio convincimento clinico, della propria coscienza». Ai marciatori il Papa ha fatto sapere tramite il nunzio a Parigi che è «animato dalla convinzione “che tutto il male operato nel mondo si riassume in questo: il disprezzo per la vita”» e che «incoraggia a testimoniare senza sosta i valori inalienabili della dignità umana e della vita». Parole che «ci confortano e ci sostengono», scrivono i firmatari della nota, convinti che «contribuiranno a consolidare nella coscienza collettiva il riconoscimento della dignità umana»di medici, nascituri, madri in attesa, malati e disabili.

QUI SOTTO L’ARTICOLO ORIGINALE SULL’INSERTO  è Vita di AVVENIRE, 19 gennaio 2019

 

CONTINUA A CRESCERE IL NUMERO DEGLI ABORTI EUGENETICI

CRESCONO A DISMISURA LE CERTIFICAZIONI  URGENTI

ED IL NUMERO DEI DATI NON RILEVATI

L’ABORTO VOLONTARIO SI CONFERMA MEZZO DI CONTROLLO DELLE NASCITE

COMUNICATO STAMPA N. 1 DEL 24 GENNAIO 2019

 

ABORTI VOLONTARI TARDIVI (Eugenetici)

    Il dato più rilevante della relazione ministeriale al Parlamento sull’applicazione della legge 194/1978 nell’anno 2017 è la costante crescita degli aborti volontari oltre i 90 giorni, che – nonostante la modesta riduzione del numero totale degli aborti (80.733 nel 2017 vs 84.926 nel 2016) – sono diventati 4.521 (5,6% di tutti gli aborti volontari, cioè 11,2 volte superiore allo 0,5% del 1981). E’ il dato più rilevante perché è un indicatore molto attendibile – perché non può essere sostituito e nascosto da altre metodiche – della crescente, strisciante e perniciosa “cultura dello scarto”, utilitaristica e di chiusura della vita, che sempre di più si diffonde tra la nostra gente!   Cifra anche nel 2017 sicuramente sottostimata perché in 2.544 casi (3,2%) l’epoca gestazionale non è stata rilevata: in Sardegna (22%), Puglia (12,8%), Liguria (8,8%) e Toscana (6,1%) la percentuale di dato non rilevato é nettamente superiore a quella nazionale (3,2%) e dovrebbe destare in tutti viva preoccupazione.

 

Nonostante le premesse metodologiche e le ripetute rassicurazioni sulla rilevazione dei dati, a proposito degli aborti oltre la 12^ settimana abbiamo tre dati differenti nella relazione: a pag. 3 il Ministro della Salute Grillo riferisce che sono 4.521, mentre nella tabella 19 e 20 abbiamo cifre inferiori, che ci inducono a pensare che manca la volontà di avere ed offrire i dati completi e certi dopo 40 anni di aborto volontario di stato.

CERTIFICATI DI URGENZA

Anche nel 2017 il numero di aborti volontari fatti in regime di urgenza è continuato a crescere raggiungendo la cifra di 14.746 (19,2%), toccando in alcune regioni percentuali notevolmente superiori come in Puglia (38.9%), in Piemonte (34.6%), nel Lazio (34.4%), in Abruzzo (24.6%), in Emilia Romagna (24.2%) e in Toscana (22.3%),  cui si devono aggiungere i 3.952 casi in cui nella tabella 18 leggiamo  dato non rilevato (4,9%), che in Puglia raggiunge il 38,7% (2.743) ed il 5,6% (764) in Lombardia.  Questo dato – come abbiamo già segnalato negli anni precedenti è anomalo ed inaccettabile e richiede una indagine accurata da parte del Ministero della Salute e delle altre Autorità competenti!  Perché – contrariamente a quanto affermato a pagina 36 della relazione per giustificare questo dato anomalo ed in crescita, cioè problemi di liste di attesa, di servizi disponibili per l’effettuazione dell’IVG o di necessità di ricorso all’urgenza per poter svolgere l’intervento con il Mifepristone e prostaglandine entro i tempi previsti nel nostro Paese (49 giorni di gestazione) – l’urgenza in ostetricia – come in tutte le branche della medicina – non può essere giustificata da problemi organizzativi o dalle modalità di esecuzione dell’aborto volontario violando quanto previsto, dall’art. 5 della legge 194/1978, che prevede una pausa di riflessione di 7 giorni dopo il rilascio del certificato, ma da problemi di oggettivo pericolo per la salute e/o la vita della donna.  Invocare come motivo d’urgenza il poter fare l’aborto farmacologico invece di quello chirurgico non è scientificamente giustificato perché la mortalità materna registrata in Italia  è nettamente superiore a quella dell’aborto chirurgico: calcolando la sola morte di Torino su 77.139 aborti farmacologici (RU486+Prostaglandine) fatti in Italia dal 2009 al 2017 si ha una mortalità di 1,30 /100.000 donne , superiore all’1,1/100.000 donne registrata in altri lavori e 13 volte superiore a quella registrata negli aborti chirurgici.  Certamente la proposta dell’aborto farmacologico non é finalizzata al bene della donna visti i maggiori rischi cui è esposta se non resta ricoverata fino alla completa espulsione dell’embrione e degli annessi ovulari e tenendo presente il maggior trauma psicologico  vissuto dalla donna e talora anche dai familiari perché l’espulsione del bambino può avvenire a casa in qualsiasi momento ed anche al cospetto di altri figli! Il Ministro – e non solo ! – indaghi e prenda i necessari ed improcrastinabili provvedimenti!

ABORTI VOLONTARI E COMPLICANZE

La tabella 27 riferisce 192 casi di emorragia, un numero nettamente inferiore a quello atteso (756) per i soli 14.267 aborti farmacologici (RU486+Prostaglandine) secondo quanto riferito dalla relazione dell’anno scorso (pag.43) dove si legge  che nel 5,3% degli aborti farmacologici c’è stata la necessità di ricorrere a revisione della cavità uterina ed anche inferiore al minimo di emorragie (285 = 2%) negli aborti farmacologici riportato nella letteratura mondiale.

Non è vergognoso nell’era informatica leggere  dato non rilevato nella tabella 27 in 2.525 casi con punte di 438 casi (24,1%) in Sardegna, di 1081 (12,5%) nel Lazio e di 746 (5,4%) in Lombardia?

La relazione annuale è una pura formalità o deve essere uno strumento per valutare scrupolosamente la situazione ed offrire ai Parlamentari ed agli Amministratori, ma prima di tutto ai Cittadini e soprattutto alle Donne un quadro veritiero sui reali rischi che si corrono scegliendo un tipo di aborto piuttosto che un altro?  Le donne continuerebbero a firmare con tanta facilità la cartella ed andare a casa subito dopo aver assunto la prima pillola (RU486) piuttosto che rimanere ricoverata fino alla completa espulsione del bambino e degli annessi ovulari se fosse loro detto che il rischio di morte è 10 volte maggiore in questi casi e che comunque almeno il 6% di loro dovrà essere sottoposto a raschiamento della cavità uterina entro 10 giorni per emorragia?

A pag. 44 della relazione dell’anno precedente si legge che dal 2015 il modello D12/ISTAT permette di registrare più di una complicanza per ciascuna IVG e di raccogliere il dato sul mancato/incompleto aborto perché la tabella 27 di quest’anno è più carente di dati di quella degli anni precedenti?

L’ABORTO VOLONTARIO NON DIMINUISCE, SI NASCONDE !

Leggendo attentamente la relazione ci accorgiamo che la diminuzione di 4.193 aborti registrata nell’anno 2017 è solo apparente: a pag. 12 – 13 possiamo verificare che nello stesso periodo sono state vendute 155.960 confezioni di ellaOne e Norlevo in più rispetto al 2016, che con tasso di concepimento del 20% corrisponderebbero a 31.192 aborti precoci.

A pag. 15 leggiamo che l’Istituto Superiore della Sanità stima per la prima volta che tra le donne straniere ci siano tra i 3.000 ed i 5.000 aborti clandestini, che vanno a sommarsi ai 12.000-15.000 stimati tra le donne italiane: quanti farmaci con potenzialità abortive venduti senza obbligo di ricetta e quanti con obbligo di ricetta venduti senza ricetta anche on line e senza adeguati controlli!

Purtroppo l’aborto volontario – come più volte ripetuto e come si può vedere nella tabella sotto riportata – è usato come mezzo di controllo delle nascite ed assieme agli altri mezzi consigliati dai fautori  del controllo mondiale della popolazione – che vorrebbero dispensati gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale – ogni anno in Italia producono la morte di più di un milione di bambini concepiti.

 

 

Leggendo i numeri riportati nella riga N. Donne per gruppi di età cominciando dal gruppo 40-44 anni possiamo farci un’idea del disastro demografico prodotto in Italia dall’aborto volontario, dalla cultura di morte (anti life mentality) e dalla mancanza di adeguate politiche a sostegno della famiglia e di una generosa apertura alla vita.

Non è mai troppo tardi per intervenire prima che la piramide rovesciata cada!

PER SCARICARE IL COMUNICATO CLICCA QUIComunicato Stampa AIGOC n. 1 del 24 gennaio 2019

 

 

 

 

 

 

La scienza prenatale ha validato inconfutabilmente che l’embrione è vita umana

Intervista al Prof Giuseppe Noia – Punto Famiglia Dic 18

Ha una serie di titoli che distinguono il suo profilo. Tra le altre cose è direttore della Hospice Perinatale del Policlinico Gemelli di Roma e docente di Medicina prenatale presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia. Soprattutto è un medico cristiano sul modello di San Giuseppe Moscati e Santa Teresa di Gesù Bambino. Intervista al professor Giuseppe Noia.

 

di Ida Giangrande

 

Professor Noia lei è un professionista affermato nel campo della ginecologia. Il suo è un mestiere delicato, a diretto contatto con la vita che sboccia. Vuole raccontarci come ha maturato la sensibilità che oggi la distingue rispetto a molti dei suoi colleghi?

La maturazione di questo approccio relazionale con il mondo della vita nascente si è creata negli anni grazie all’impatto con persone sante che mi hanno guidato spiritualmente ma grazie anche ai miei genitori che hanno istillato in me la tendenza a ricominciare sempre da capo, a risalire la corrente, ad essere ambizioso ma per fare  il bene. Ho sempre avuto il desiderio personale e profondo di fare qualcosa che mi facesse ricordare non per una gloria fondata sull’effimero ma per una fama che facesse riflettere la gente su quanto amore Dio ci ha dato incarnandosi e su quanto amore ha diffuso offrendo la Sua vita per ciascuno di noi. La mia conversione è avvenuta nel maggio 1974, a 23 anni, nella Chiesa dei Martiri Canadesi a Roma, dove il mio cambiamento interiore ebbe il suo epilogo in un lungo pianto dirotto con forti gemiti e lacrime abbondanti. Accadde dopo aver sentito una canzone già conosciuta da me e penso da tutto il popolo cristiano: “Dio si è fatto come noi per farci come Lui”. Pensare che Dio si facesse come noi era un paradosso incredibile per la mia ragione e per il mio vivere di allora. Dissi una serie di “no” ad alta voce ma poi cedetti e mi abbandonai a un fiume di lacrime, mentre una grande sensazione di dolcezza mi invadeva. Dopo questa esperienza incontrai un figlio spirituale di San Pio da Pietrelcina, don Giuseppe De Santis. Divenuto il mio padre spirituale, mi indicava sempre come modello San Giuseppe Moscati e Santa Teresina del Bambino Gesù con la sua piccola via. Il Primo perché sosteneva la fede con la preghiera e il sacrificio (la filosofia delle ginocchia); la seconda perché ci faceva vedere la grandezza di Dio nelle piccole cose quotidiane (l’umiltà di Dio).

Gli strumenti di diagnosi prenatale quanto sono utili in Medicina?

La diagnosi prenatale è una disciplina all’interno dell’ostetricia e della ginecologia che negli ultimi 40 anni è diventata un campo di inda- gini diagnostiche e terapeutiche estremamente importanti. Le tecnologie non invasive (ecografie, ecocardiografia, velocimetria doppler, cardiotocografia) e invasive eco guidate (amniocentesi, villocentesi, cordocentesi, paracentesi, torocentesi, vescicocentesi, amnio infusione e amnio riduzione, trasfusioni intrauterine intravascolari, aspirazioni di cisti ovarica fetali, trattamenti palliativi clinici e analgesici del feto) sono conoscenze incredibili che non mirano a fare accanimento terapeutico ma a supportare le capacità gestazionali compromesse di pazienti con gravi patologie fetali. Come tutte le conoscenze la dia- gnosi prenatale va analizzata nei suoi fini e nei suoi mezzi. Se il fine della diagnosi prenatale, così come si fa con l’adulto, è quello di diagnosticare una problematica per poi curarla, essa si configura come una meravigliosa attuazione della scienza prenatale e della evoluzione della ricerca clinica verso il feto considerato un paziente a tutti gli effetti. Ma se il fine è quello di vedere se il feto è malato o ha qualche anomalia per poi potergli togliere la vita, questo è assolutamente da proscrivere, da rifiutare, perché la scienza prenatale deve dare la vita, deve dare speranza, non morte e disperazione. Madre Teresa diceva: “fai il bene (l’obiettivo) e fallo bene (i mezzi)”.

Un altro esempio è quello della sterilità delle coppie che cercano giustamente di avere un figlio. Desiderare di avere un figlio è una cosa bella, umanamente piena e santa (l’obiettivo) ma se i mezzi  (le tecniche di procreazione artificiale) portano alla perdita del 91% degli embrioni concepiti in vitro (dati del Ministero della Salute), allora questo non è proponibile! Non si può ottenere un bene (il figlio) se i mezzi per ottenerlo (le tecniche) sono occisive. Come si vede  la stessa conoscenza (vedi diagnosi prenatale o tecniche di procreazione artificiale) può essere usata pro o contro la persona umana: ecco che interviene il discernimento etico (la bioetica) che ci aiuta a capire che tutto ciò che è contro la persona umana porta desolazione e morte fisica e spirituale. Non dobbiamo avere paura di Galileo (la scienza) ma come viene usato Galileo!

Alcuni di questi strumenti di diagnosi prenatale esistevano già al tempo della legge 194? Se sì, quali?

L’evoluzione storica degli strumenti di diagnosi prenatale dalla legge 194 in poi, come tutte le tecnologie scientifiche si è molto amplificata. Tuttavia, ha subito un trend sempre più sofisticato finalizzato a individuare feti malati sempre più precocemente con lo scopo di indirizzare le coppie alla interruzione volontaria. Questo trend è solcato dalla falsa idea e dalla falsa compassione che quanto più piccolo e precoce sia l’embrione e l’aborto volontario, tanto più piccolo è il trauma per le donne. C’è una grande menzogna scientifica e umana in questa tesi. Sono proprio le donne, le dirette testimoni di fortissime lacerazioni psicologiche che parlano, si raccontano e dimostrano a sé e al mondo medico che la sofferenza della perdita del figlio non è proporzionale al peso in grammi o in centimetri dell’embrione perduto ma è, in maniera esponenziale correlata alla perdita della presenza del figlio. Per cui si può illudere e ci si può illudere di anticipare l’aborto volontario quanto si vuole ma non si può essere temporalmente più precoci dell’accoglienza che la madre fa del proprio figlio sia sul piano fisico che su quello biologico, psicologico e spirituale. Quante menzogne gravitano intorno all’interruzione volontaria della gravidanza.

Un secondo aspetto è che l’evoluzione delle tecnologie della diagnosi prenatale ha fatto scelte che miravano sempre più alla tutela fisica della madre e questo è senz’altro un aspetto positivo. Infatti abbiamo osservato un aumento esponenziale delle diagnosi non invasive qua- si sempre rappresentate dagli screenings e una riduzione altrettanto grande di quelle invasive ma con una precisa idea di selezione: dia- gnosi prenatali sempre più sicure ma sempre più finalizzate a coglie- re anomalie genetiche strutturali quanto più precoci possibili, senza impegnarsi in uno sforzo scientifico e tecnico, altrettanto importante, per cercare di curare già prenatalmente queste anomalie. Per la verità una serie di approcci di terapie prenatali sono state fatte e altre sono in progress ma per le condizioni che molto precocemente individua- no dei feti, dei bambini che sono incompatibili con la vita, la scienza prenatale si è arresa. In questi casi non si fa una diagnosi ma si dà una sentenza di morte! Si crede che per quella vita fragile non ci  sia più niente da fare! Ma non è così. Da 40 anni il gruppo dell’Hospice Perinatale del Gemelli (una rete di luoghi di assistenza e di un gruppo interdisciplinare di medici altamente specializzati dove si aggrega il Telefono Rosso per la prevenzione delle malformazioni, il Day Hospital Ostetrico per l’esecuzione di terapie fetali invasive e non invasive o trattamenti palliativi prenatali o post-natali quando non è possibile fare cure definitive, il reparto di patologia ostetrica per la ospedalizzazione di casi curabili e non curabili, la sala parto e la neonatologia) dimostra con evidenza numerica e rigore scientifico un elevato successo clinico e che quindi c’è tantissimo da fare. 8.000 interventi di terapie fetali con il 60% di buona evoluzione clinica e figli in braccio, 1.200 trattamenti palliativi prenatali, affiancamento di 1000 famiglie con il proprio figlio incompatibile con la vita, consulenze scientificamente corrette che hanno cambiato il destino, dalla morte alla vita di 3.000 bambini, 73.000 consulenze telefoniche che hanno tranquillizzato il 90% delle coppie. Questi numeri, queste percentuali vengono fatte conoscere non per una esibizione trionfalistica ma per dimostrare che la scienza prenatale, se opportunamente usata, è uno strumento incredibile per dare speranza e certezza procreativa a famiglie gravate da diagnosi prenatali infauste.

Cosa hanno svelato tali strumenti sulla vita intrauterina?

Gli strumenti di conoscenza e gli studi sulla vita prenatale hanno svelato tante cose. Innanzitutto che la relazione figlio madre è precocissima, come già ho detto, è biunivoca, addirittura prima dell’impianto dell’embrione. Durante questi 8 giorni c’è un intenso colloquio tra madre e figlio (Cross Talk) che è fondamentale perché la gravidanza vada avanti e non si abbia un aborto spontaneo, né si configurino   le basi biologiche per la nascita di malattie che poi si manifestano nell’infanzia, nell’adolescenza e nella vita adulta. Quanta gente è a   conoscenza che i primi 8 giorni della nostra vita sono importantissimi per il futuro della persona umana fino all’età adulta? Silenziare o cercare di silenziare l’importanza dei primi 8 giorni è una manipolazione scientifica che tende maldestramente a sdoganare sul piano etico evidenze scientifiche ben consolidate: l’effetto abortivo della pillola del giorno dopo e dei 5 giorni dopo, la diagnosi preimpianto con la perdita del 92% degli embrioni (dati del Ministero della Sanità) e la distruzione di embrioni per l’uso di staminali embrionali ai fini di ricerche sullo stesso. Man mano che passano le settimane la relazione feto madre diventa più intensa e dimostra che il feto non è passivo ma partecipa attivamente allo svolgersi del file genetico, nella strutturazione della sensorialità, della relazione psicodinamica con la madre dalla quale riceve ossigeno e nutrizionali ma diventa esso stesso medico della madre inviando cellule staminali guaritrici di diversi processi patologici moderni come ha dimostrato Diana Bianchi negli ultimi 10 anni. Madre e figlio organizzano l’unità feto placentare che alla base del proseguo della gravidanza, si sviluppano fasi neuro-cerebrali del feto relazionale alla vita quotidiana della madre (abitudini alimentari, viaggi, emozioni, stress) per le cui condizioni tutto lo psichismo fetale ne risente. La madre riceve gratificazione psicologica per la presenza del figlio, conferme sul suo vissuto di donna e di madre mentre il figlio viene aiutato dalla madre nelle fasi del travaglio attivo perché essa produce sostanze che lo difendono da eventuali insulti ipo-ossigenativi. È una vera sinfonia di amore e attenzioni reciproche dove il protagonismo dell’embrione si esalta nel partecipare all’empatia percettiva della madre e questo avviene soprattutto quando vi sono condizioni di patologia “l’embrione è un attivo direttore di orchestra del suo impianto e del suo destino!”(Editoriale del 2000 del British Medical Journal).

Possiamo dire che le conoscenze del mondo scientifico in materia di vita embrionale erano sostanzialmente errate all’epoca della 194?

Le conoscenze sulla simbiosi materno fetale e sul protagonismo dell’embrione 40 anni fa non solo erano sicuramente errate ma soprattutto non si aveva affatto prontezza della traduzione scientifica (fatta nei decenni successivi) di ciò che l’uomo vede e di cui fa esperienza diretta sin da quando è apparso sulla terra. La realtà di figlio nella generazione umana è qualcosa di fantastico che non si basa solo sui legami di sangue ma si disvela dal particolare linguaggio relazionale tra il figlio e la madre. Esso pone le basi nei 9 mesi di gestazione ma non si cancella mai più, neanche tagliando il cordone ombelicale. È un po’ l’esemplificazione dell’indelebile memoria che ci portiamo tutti dentro, un destino all’immortalità legato alla chiamata all’esistenza in un corpo di donna che fa scrivere a Tagore: “Ogni bimbo che nasce ci ricorda che Dio non si è stancato dell’uomo”. Che fa scrivere ad Hannah Arendt: “Gli esseri umani, anche se devono morire non nascono per morire ma per incominciare” e fa scrivere a Chiara Corbella: “Siamo nati e non moriremo mai più”. Tutto questo mostra la tenerezza di Dio, la Sua umiltà: “Dio  si è fatto come noi per farci come lui”, la presenza di Dio nell’esistenza naturale e soprannaturale di ogni creatura vivente che fa dire a S. Ireneo: “La gloria di Dio è l’uomo vivente”.

Possiamo dire che le basi su cui nasceva la legge sull’aborto, oggi, non ci sono più?

Le basi culturali su cui nasceva la legge 194 non ci sono più sicuramente non sul piano scientifico ma dobbiamo ricordare che le motivazioni furono soprattutto psicosociali e politiche gravate da mistificazioni e menzogne, in particolare sui numeri dell’aborto clan- destino, enormemente amplificati per colpire l’opinione pubblica. Il caso dell’esposizione alla diossina a Seveso appesantì il problema con proiezioni su eventuali malformazioni delle donne in gravidanza e posero le basi per una giustificazione sociale della eliminazione dei bambini malformati. La diffusione della pillola contraccettiva doveva essere un freno all’aborto volontario per cui fu lanciato un programma di contraccezione a tappeto su 4 regioni: Liguria, Lazio, Umbria e Puglia

Vediamo le menzogne di questi 3 aspetti:

  1. L’aborto clandestino c’era ma a condizioni inferiori rispetto a quel- lo che si diceva e a 40 anni di distanza continua ad esserci nonostante la legge 194, assumendo contorni e applicazioni camaleontiche soprattutto per la clandestinità delle pillole abortive.
  2. Le malformazioni da diossina furono un flop amplificato dalla non conoscenza della teratologia clinica.
  3. Nelle stesse regioni dove si è lanciata la pianificazione di “più pillola meno aborti”, il tasso di aborto volontario, dopo 40 anni, è tra le più alte tra le regioni italiane.

Lo zoccolo duro, tuttavia, nonostante queste evidenze, rimane la posizione ideologica della autodeterminazione della donna, concetto per il quale la madre vede il figlio come soggetto su cui esercitare una scelta esistenziale. La regola del pollice verso di neroniana me- moria cavalcava l’idea di una frase molto usata: “L’utero è mio e ne faccio quello che voglio”, tuttavia questa affermazione esprime una grande contraddizione. Non si può accettare di equiparare l’utero (sicuramente di pertinenza anatomica della donna) a una gravidanza che esprime l’evoluzione di una presenza di un altro essere umano. Non si può accettare, quindi, che la donna abbia il potere di vita e di morte su un’altra persona che è il figlio, soprattutto quando questa decisione è gravata da motivazioni discriminatorie e eugenistiche sul concetto del diritto al figlio perfetto. Tutto questo è l’apoteosi della cultura dello scarto. Inaccettabile è ancora che l’utero possa essere un contenitore da prestare per una gravidanza in affitto. Anche qui, sotto l’apparente scelta libera c’è un’obiezione di donne che vengono schiavizzate per denaro e per il desiderio di altri. I bambini entrano in una transazione commerciale e aberrante che calpesta ogni forma di dignità della persona umana, cosificando l’uomo nel supermercato dell’esistenza. Aborto volontario e utero in affitto sono le due facce della stessa medaglia.

Possiamo dunque affermare scientificamente che l’embrione è vita umana?

Al Parlamento europeo sono stato chiamato per ben  3  volte  per parlare dei diritti dell’embrione e quindi dell’embrione come vita umana. La scienza prenatale ha validato inconfutabilmente che   l’embrione non solo è vita umana ma come vita umana è medico della madre sia sul piano biologico che psicologico. In effetti  per quanto riguarda il primo aspetto presenta 5 caratteristiche che ne fondano il protagonismo biologico. Le 5 caratteristiche sono: l’identità genetica tipica della specie umana (23 cromosomi di origine materna e 23 cromosomi di origine paterna); le sequenze di minoacidi (ALU) sono uniche e individuali per ciascuno di noi quasi delle impronte genetiche biomolecolari; ha un autonomia biologica che lo fa sopravvivere anche in assenza di ossigeno prima dell’impianto e questo è avvenuto per ciascuno di noi, quando sospesi nella tuba di nostra madre non avevamo contatti con i vasi sanguigni materni; l’embrione partecipa allo svolgersi del proprio programma genomico non in maniera passiva ma profondamente attiva e cooperando con le caratteristiche biologiche della madre; parla con la madre con un linguaggio immunologico, ormonale e genetico per farsi riconoscere, per non farsi rigettare e contribuire, insieme alla madre, al primo abbozzo della placenta.

Perché la comunità scientifica sembra far fatica ad ammetterlo apertamente?

La comunità scientifica fa fatica perché ha la superbia di fondo di non voler vedere le evidenze. Quando c’è questa cecità del pensiero non può essere effettuato il passaggio fondamentale che ogni comunità scientifica deve fare: passare da una sorta di informazione molto datata e superficiale alla conoscenza degli ultimi 30 anni che soprattutto con l’ecografia ha mostrato la meravigliosa motricità, morfologia e bellezza del feto umano e della vita relazionale con la madre che vanno a confermare la sua connotazione di figlio. Soprattutto non vuole accettare che il feto è un paziente a tutti gli effetti e può essere curato in molte condizioni patologiche. Protagonismo, relazione intima e forte con la madre ed essere un paziente come un adulto sono evidenze che la comunità scientifica si rifiuta di accettare. Tuttavia, la forza della verità di questi  3 concetti inchioda inesorabilmente chiunque voglia silenziare la stupenda esistenza prenatale. Madre Teresa diceva: “Il bambino non ancora nato è il più povero tra i poveri, se poi è malformato è ancora più povero e se ha caratteristiche di incompatibilità con la vita extra uterina è il massimo della povertà”. Ma lei al massimo della povertà ha risposto con il massimo dell’amore.

Tra le numerose mamme con cui è entrato in contatto ricorda qualche esperienza particolare che metta in evidenza il profondo, misterioso e insondabile legame tra una donna e il proprio bambino già nei primi mesi di vita?

Questa storia contiene tanti elementi di riflessione ma quello che si evince in maniera poderosa è che una bambina senza reni rifiutata e abortita dalla madre ha convertito il cuore della donna al punto tale da farla riaprire alla vita e accogliere un altro figlio senza la presenza dei reni. Claudia ha avuto due gravidanze di bambini con agenesìa renale, e mi ha pregato di parlare al posto suo.

Siamo nel 1992; una paziente, Claudia, viene da me, e dice: “Ho saputo che qui fate la diagnosi prenatale e mi dite se il bambino ha i reni oppure no”. Confermo la notizia che le è stata data, le spiego come si svolge la procedura, e iniziamo l’intervento necessario. Dopo un’ora le dico: “Signora, mi dispiace, ma ciò che le hanno anticipato sulle condizioni del bambino è vero, il bambino è senza reni”. Le spiego  la storia naturale che hanno di solito questi bambini, e cioè che alcuni muoiono in utero prima della nascita, altri subito dopo essere nati. Lei mi dice: “È una situazione che non riesco ad affrontare, scelgo di abortire”. Le propongo l’accompagnamento per dissuaderla, spiegandole anche i motivi medici, come ad esempio un rischio di tipo depressivo che potrebbe dover affrontare, ma lei è categorica e fa la sua scelta, forte, difficile, devastante.

Dopo 10 anni vedo Claudia ritornare da me. È nuovamente incinta e nuovamente di un bambino con agenesìa renale. Mi dice che 10 anni prima non ha capito il valore della consulenza che gli feci, e soprattutto era vero che le conseguenze psicologiche sarebbero state devastanti. Mi dice che aveva capito sperimentando sulla sua persona, cosa significasse perdere un figlio, e soprattutto perderlo con l’aborto terapeutico. Ci aveva messo nove anni per trovare il coraggio di tentare nuovamente una gravidanza e si trovava nelle stesse condizioni di prima. Ma stavolta aveva deciso di accompagnare questa nuova bambina fino alla fine purché io accompagnassi lei! Era convinta che nulla fosse più terribile di quello che aveva vissuto in quegli anni: il senso di colpa per aver rifiutato la sua bambina.

Così andiamo avanti, Alice nasce, e dopo 4 ore,  muore. Viene  fatto il funerale, e dopo un mese Claudia torna da me, e mi porta un regalo, che tengo sul tavolo del mio studio; è una scultura, che si chiama “L’abbraccio”, di Ottaviani. In genere si regala tra le coppie, in occasione del matrimonio. Lei mi dice: “Io amo mio marito, ma con lei sono sposata da un debito di riconoscenza, perché in nove mesi, aiutandomi, accompagnandomi, mi ha permesso di riscattare nove anni della mia vita”. Vorrei però lasciare la parola direttamente a lei e riporto qui di seguito una sua dichiarazione.

Secondo la sua esperienza di medico pensa che si possa parlare dell’aborto come di un diritto che garantisca l’emancipazione della donna?

Quando tutta questa bellezza relazionale viene distrutta con l’aborto volontario come si può dire che ci sia emancipazione? La donna si emancipa uccidendo se stessa? La donna si emancipa quando le vengono sottaciute tutte le conseguenze fisiche e psichiche che l’aborto volontario comporta? Io credo che la donna possa emanciparsi solo con una corretta informazione del fenomeno aborto. Tanti inganni psicosociali portano regressione personale, familiare, sociale perché la salute delle donne è un bene prezioso da salvaguardare così come la capacità di procreare ma espropriare le donne della verità di informazione è rubare il loro corpo, il loro futuro e, soprattutto, la loro dignità. Rubare beni materiali è grave ma rubare l’anima e la dignità è un delitto contro l’umanità. Tutta l’umanità!

http://www.puntofamiglia.net/puntofamiglia/

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UNA NUOVA PUBBLICAZIONE A CURA DEGLI UNIVERSITARI PER LA VITA

 

Al termine di un approfondito lavoro di redazione, è finalmente disponibile un libretto che intende sottolineare, attraverso dati scientifici e testimonianze concrete, l’importanza di essere “pro vita” nella società contemporanea, con particolare, ma non esclusivo, riguardo al contesto italiano.
Tra gli autori dei contributi raccolti vi sono, infatti, personalità di assoluta rilevanza nell’ambito scientifico, accademico e giuridico nazionale ed internazionale come il Prof. Giuseppe Noia (Ginecologo e Docente Universitario), il Prof. Mario Palmaro(Giurista e Docente Universitario), il Dr. Giacomo Rocchi (Magistrato della Suprema Corte di Cassazione), il Dr. Giorgio Celsi (Infermiere) ed il Dr. Bernard Nathanson (Ginecologo ed ex attivista pro aborto). Non potevano mancare, ovviamente, gli Studenti Universitari, ai quali l’opuscolo è specialmente rivolto: tra essi spiccano Mariana, studentessa di Economia e Co-Fondatrice degli “Universitari per la Vita” di Padova, e Francesco Chilla, studente di Giurisprudenza attivo negli “Universitari per la Vita” di Roma. Il libretto si avvale, inoltre, delle belle vignette del giovane e talentuoso Giovanni Maria Verduchi, in arte GIOM, che con la sua arte ha dato un importante contributo alla causa per la vita.
Gli argomenti trattati vanno dall’umanità del concepito al valore delle adozioni come mezzo per fare del bene al prossimo e, d’altro canto, dall’aborto all’eutanasia. Sono gli studenti, universitari per la vita, che in prima persona vogliono spiegare ad altri studenti perché nel mondo di oggi è necessariopiù che mai difendere senza compromessi il diritto alla vita di ogni essere umano.    
L’opuscolo, di agile lettura e gratuito, sarà presto  diffuso digitalmente ed in forma cartacea in ogni parte d’Italia, specialmente nelle Università. Aiutaci anche tue distribuisci il libretto nella tua Università, scaricandolo al seguente link:

 

libretto-pro-vita-v-2

 

“Se solo fossimo contenti di essere vivi”

“Se questo non è un uomo allora cos’è?”

Da Marina Casini, presidente del Movimento per la Vita a Giuseppe Noia, ginecologo del Policlinico Gemelli: anche questo mese, il dossier mensile di Punto Famiglia, assicura firme esclusive e contenuti eccezionali per un tema di frontiera di massima delicatezza. Cosa ne è della vita dei bambini a distanza di 40 anni dall’approvazione della legge 194?

a cura della Redazione

 

2 gennaio 2019

“Ha dell’incredibile, ma la legge italiana sull’aborto in vigore da quaranta anni e che sembra irremovibile, è nata in gran fretta e sotto il segno della provvisorietà”. È così che inizia l’articolo di Marina Casini per Punto Famiglia Plus di questo mese; un articolo che traccia le linee essenziali del background di una legge che ha trasformato il mondo dell’uomo e che ha posto le premesse per altri e più significativi cambiamenti.

La legge 194 infatti, è nata ben 40 anni fa. Al di là delle stime raccapriccianti che quotidianamente offriamo circa il numero bambini abortiti, c’è da considerare la genesi di questa normativa, nata di fatto, in un contesto storico culturale lontano anni luce dall’attualità. “Oltre 6 milioni sono gli aborti legali eseguiti con il finanziamento e l’incoraggiamento dello Stato che ci separano da quel 22 maggio 1978, giorno in cui la legge fu promulgata con la promessa di una sua revisione”. Prosegue così l’articolo della Casini e la domanda sorge in maniera spontanea: la revisione c’è stata oppure no? E i consultori, si limitano a fare da funzionari oppure verificano, insieme alle madri, le reali e concrete possibilità di non abortire?

Da qui il ruolo del Cav (Centri di aiuto alla vita), che negli anni svolgendo attività di supporto alle donne in difficoltà, hanno dimostrato che il “sì” alla vita è possibile e che nessuna madre abortisce il proprio figlio se ha anche solo una possibilità di non farlo. Lo dice concretamente il Cav della Mangiagalli di Milano, attraverso la voce della sua fondatrice, Paola Bonzi. Ma lo dice anche il professor Giuseppe Noia, medico specialista in ostetricia e ginecologia del Policlinico “Gemelli” nella sua appassionata intervista.

“L’evoluzione storica degli strumenti di diagnosi prenatale dalla legge 194 in poi, come tutte le tecnologie scientifiche si è molto amplificata. Tuttavia, ha subito un trend sempre più sofisticato finalizzato a individuare feti malati sempre più precocemente con lo scopo di indirizzare le coppie alla interruzione volontaria. Questo trend è solcato dalla falsa idea e dalla falsa compassione che quanto più piccolo e precoce sia l’embrione e l’aborto volontario, tanto più piccolo è il trauma per le donne. C’è una grande menzogna scientifica e umana in questa tesi. Sono proprio le donne, le dirette testimoni di fortissime lacerazioni psicologiche che parlano, si raccontano e dimostrano a sé e al mondo medico che la sofferenza della perdita del figlio non è proporzionale al peso in grammi o in centimetri dell’embrione perduto ma è, in maniera esponenziale correlata alla perdita della presenza del figlio”.

Queste alcune delle parole di Noia, che alla domanda su cosa abbiano rivelato i moderni sistemi di diagnosi prenatale, risponde: “Gli strumenti di conoscenza e gli studi sulla vita prenatale hanno svelato tante cose. Innanzitutto che la relazione figlio madre è precocissima, come già ho detto, è biunivoca, addirittura prima dell’impianto dell’embrione. Durante questi 8 giorni c’è un intenso colloquio tra madre e figlio (Cross Talk) che è fondamentale perché la gravidanza vada avanti e non si abbia un aborto spontaneo, né si configurino le basi biologiche per la nascita di malattie che poi si manifestano nell’infanzia, nell’adolescenza e nella vita adulta. Quanta gente è a conoscenza che i primi 8 giorni della nostra vita sono importantissimi per il futuro della persona umana fino all’età adulta?”.

Un’intervista appassionata e appassionante di cui consigliamo vivamente la lettura approfondita, soprattutto in previsione della Giornata per la Vita ormai alle porte.

Se la vita dei bambini è in pericolo, il futuro è definitivamente compromesso. La rivoluzione parte dalla cultura.

Il manifesto. Nei diritti dell’uomo anche il concepito

9 dicembre 2018 – Avvenire

Da 43 sigle associative d’ispirazione cristiana un «manifesto» per riconoscere il valore del concepito, espresso attraverso gravidanza e maternità

 

Alla vigilia dei 70 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani è nata l’idea di una riflessione pubblica sulla dignità della persona a partire dalla consapevolezza dei diritti dei più fragili, primo tra tutti il concepito. Attorno al principio scolpito all’articolo 3 («Ogni individuo ha diritto alla vita») è stato sviluppato un testo sottoposto all’esame di associazioni e realtà ispirate ai valori cristiani e poi integrato facendo tesoro delle numerose indicazioni di chi lo ha condiviso e firmato. Il risultato di questo lavoro è il testo che oggi pubblichiamo, con le adesioni di 42 sigle associative, un «Manifesto» aperto a eventuali nuove sottoscrizioni (che possono essere inviate all’indirizzo dedicato dirittiumani.vita@gmail.com). Manifesto sul diritto alla vita nel 70° anniversario della Dichiarazione universale sui diritti dell’uomo. 10 dicembre 1948-10 dicembre 2018 Premessa

La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è intervenuta al termine di tre terribili decenni caratterizzati da due conflitti mondiali con decine di milioni di morti, devastazioni materiali e morali e all’inizio di una guerra, detta ‘fredda’ perché non dichiarata ma in atto col possibile uso di armi distruttive ancora più potenti. La Dichiarazione pone le premesse di una pace duratura allorché richiama il «riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti uguali ed inalienabili, quale base della libertà, della giustizia e della pace nel mondo». Non affida la pace alla forza delle armi, ma a un ‘atto della mente’ quale è il riconoscimento della inerente – cioè intrinseca – dignità di ogni essere umano. La violazione dei diritti dell’uomo è continuata in tante guerre locali, con dimensioni più o meno ampie, nell’aggressione del terrorismo, nel rifiuto dell’accoglienza di poveri e di vittime della fame e della violenza. Ancora più grave è il rifiuto di riconoscere la dignità di esseri umani che sono i più piccoli e i più poveri: i figli concepiti e non ancora nati. Non è possibile rassegnarsi di fronte ai milioni di aborti realizzati con il sostegno dello Stato e al numero incalcolabile di esseri umani eliminati nell’ambito delle tecniche di fecondazione in vitro. Ancor più è inaccettabile l’assuefazione di fronte all’attuale pretesa di una parte del femminismo – propagandata anche da potenti lobby internazionali – di considerare l’aborto come ‘diritto umano fondamentale’, come se il giusto moto di liberazione della donna da una minorità sociale e familiare trovasse la sua conclusione e raggiungesse il suo vertice con la facoltà di sopprimere i propri figli. In occasione della celebrazione dei diritti dell’uomo è doveroso concentrare la riflessione su due punti: l’identità umana del concepito – componente della famiglia umana – e la maternità quale segno dell’amore per la vita, particolarmente espresso dalla gravidanza.

1. L’identità umana del concepito La scienza moderna e la ragione provano che il figlio concepito è un essere umano e, dunque, titolare della dignità umana come ogni altro essere umano. Molti sono i documenti che dimostrano la piena umanità del concepito. In questa sede basta ricordare, sul versante italiano, i ripetuti pareri del Comitato Nazionale per la Bioetica e la sentenza costituzionale n. 35 del 10 febbraio 1997. Per giustificare pubblicamente la distruzione degli embrioni, nessuno osa negare la identità umana del concepito, ma si sofferma soltanto sulla condizione femminile con un’ambiguità di linguaggio che nasconde la verità parlando di ‘salute sessuale e riproduttiva’, di ‘donna’ anziché di ‘madre’, di ‘interruzione volontaria della gravidanza’ o ‘Ivg’ anziché di aborto, e invocando una sorta di ‘diritto’ all’autodeterminazione in ordine al figlio (che si esprime nel rifiutarlo con l’aborto se non gradito e nel volerlo a ogni costo con la cosiddetta ‘procreazione medicalmente assistita’ o con la ‘maternità surrogata’ se invece non arriva). La convinzione che il concepito non è un essere umano, non è un figlio, ma è soltanto un grumo di cellule, cancella il coraggio innato nella singola donna di accettare una gravidanza difficile e non attesa. L’esperienza dei Centri di aiuto alla Vita e di quanti operano al servizio della vita nascente e delle madri in difficoltà prova, invece, che la consapevolezza della identità umana del concepito è il massimo elemento di prevenzione dell’aborto, perché invita alla condivisione dei problemi, risvegliando il coraggio innato della madre e lo spontaneo amore per il figlio. Di conseguenza, il dibattito pubblico deve essere concentrato sulla identità umana del concepito, sia per la sua forza argomentativa sia per la sua efficacia preventiva capace di salvare vite umane, specialmente quando l’aborto è privatizzato e reso possibile mediante prodotti chimici assumibili nella propria abitazione (Ru486 e cosiddetta ‘contraccezione di emergenza’). È evidente che la difesa della vita nascente è affidata prioritariamente alla coscienza individua-le, ma la coscienza ha bisogno in qualche modo di essere ‘illuminata’.

2. Meditazione sulla maternità e la gravidanza La misericordia e l’accoglienza verso le donne che hanno fatto ricorso all’aborto – spesso indotte a ricorrervi da circostanze esterne e contro la loro vera natura e volontà – deve essere un punto fermo. Tuttavia, non possiamo esimerci dal constatare che la spinta verso la legalizzazione dell’aborto come ‘diritto’ deriva in prima battuta da un certo femminismo che, dopo aver rivendicato giustamente la uguale dignità rispetto alla popolazione maschile, pretende l’uguaglianza in modo grossolano anche per quanto riguarda la generazione dei figli, dimenticando così quella prerogativa esclusivamente femminile che rende la donna naturalmente privilegiata rispetto all’uomo, la cui figura maschile e paterna va comunque valorizzata nella dimensione della responsabilità e dell’indispensabile coinvolgimento relazionale. Tuttavia, nonostante la rappresentazione mediatica, la cultura che in nome della donna e dei suoi diritti pretende il ‘diritto d’aborto’ riunisce solo una minoranza delle donne. La grande maggioranza desidera o comunque realizza la maternità. La gravidanza, indispensabile perché l’essere umano nasca e quindi perché la società sussista e abbia futuro, è caratterizzata da tre segni che mettono il timbro dell’amore sulla vita umana. In primo luogo, la gravidanza implica sempre una modificazione del corpo femminile, spesso è accompagnata da disagi e termina con il dolore del parto. La donna accetta tutto questo con un istintivo coraggio. In secondo luogo, la crescita del figlio nel seno materno (‘dualità nell’unità’) può essere interpretata come un abbraccio prolungato per molti mesi. L’abbraccio è un segno dell’amore. Per questo abbiamo parlato di un privilegio femminile posto a servizio dell’intera umanità. La terza caratteristica riguarda la relazione di cura dell’altro che la gravidanza instaura in modo davvero speciale tra madre e figlio: si potrebbe dire che il ‘genio della relazione’, sovente attribuito alla donna, trova la sorgente in quel modello primordiale di relazione che si stabilisce con la naturale ospitalità del figlio sotto il cuore della mamma. A ben guardare ogni autentica relazione di cura (si pensi ai malati, ai disabili, agli anziani) rimanda a quell’accoglienza gratuita e a quel dono di sé che fa appello alla donna quando si annuncia il figlio che vive dentro di lei. La meditazione sulla maternità e sulla gravidanza indica come traguardo del moto di liberazione la capacità tutta femminile di imprimere sull’umanità il segno dell’amore, il quale suppone, a sua volta, il riconoscimento del concepito come la meraviglia delle meraviglie, il risultato della creazione in atto, una freccia di speranza lanciata verso il futuro, uno di noi. Ne consegue l’urgenza di una nuova riconoscibile presenza femminile che faccia parlare e ascoltare le donne in nome della loro maternità realizzata o desiderata.

Ecco, in ordine alfabetico, l’elenco delle associazioni che aderiscono al Manifesto (tra parentesi, il nome del presidente o di chi ha firmato per conto di ciascuna realtà).
Alleanza cattolica (Marco Invernizzi)
Associazione Agata Smeralda (Mauro Barsi)
Associazione cattolica operatori sanitari (Fabrizio Celani)
Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII (Giovanni Paolo Ramonda)
Associazione difendere la vita con Maria (Maurizio Gagliardini)
Associazione Donum Vitae (Paolo Marchionni)
Associazione Faes – Famiglia e scuola (Giovanni De Marchi)
Associazione Family day – Comitato difendiamo i nostri figli (Massimo Gandolfini)
Associazione Insieme per te (Vincenzo Saraceni)
Associazione italiana amici dei bambini-Aibi (Marco Griffini) Associazione italiana Ginecologi e Ostetrici cattolici – Aigoc (Giuseppe Noia)
Associazione italiana pastorale sanitaria (Giovanni Cervellera)
Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici (Tonino Cantelmi)
Associazione medici cattolici italiani (Filippo Boscia)
Associazione nazionale famiglie numerose (Mario Sberna)
Associazione nazionale San Paolo Italia (Giuseppe Dessì)
Associazione Risveglio (Francesco Napolitano)
Associazione Scienza & Vita (Alberto Gambino)
Centro italiano femminile (Renata Natili Micheli)
Centro studi Livatino (Mauro Ronco)
Confederazione italiana Centri regolazione naturale fertilità (Giancarla Stevanella)
Confederazione nazionale Misericordie d’Italia (Roberto Trucchi)
Copercom – Coordinamento associazioni per la comunicazione (Massimiliano Padula)
Federazione europea medici cattolici (Vincenzo De Filippis)
Fondazione Il cuore in una goccia – Difesa vita nascente e tutela salute materna e fetale (Anna Luisa La Teano, Angela Bozzo)
Fondazione internazionale Fatebenefratelli (Maria Teresa Iannone)
Fondazione Ut vitam habeant (Elio Sgreccia)
Forum sociosanitario (Aldo Bova)
Istituto scientifico internazionale Paolo VI su ricerca fertilità e infertilità umana – Università Cattolica del Sacro Cuore (Alfredo Pontecorvi)
Movimento cristiano lavoratori (Carlo Costalli)
Movimento per la Vita italiano (Marina Casini Bandini)
Movimento Per – Politica etica responsabilità (Olimpia Tarzia)
Nuovi Orizzonti (Chiara Amirante)
Oeffe – Orientamento familiare (Giorgio Tarassi)
Ordine francescano secolare d’Italia (Paola Braggion)
Progetto Famiglia (Marco Giordano)
Pro Vita (Toni Brandi)
Rinnovamento nello Spirito Santo (Salvatore Martinez)
Scienziati e tecnologi per l’etica dello sviluppo (Pierfranco Ventura)
Semi di pace (Luca Bondi)
Sermig – Arsenale della pace (Ernesto Olivero)
Società italiana per la Bioetica e i Comitati etici (Francesco Bellino)
Unione farmacisti cattolici italiani (Piero Uroda)

VAI ALL’ARTICOLO SU AVVENIRE:  https://www.avvenire.it/attualita/pagine/dalla-parte-del-pi-indifeso

 

Punto di vista medico scientifico di Giuseppe Noia, direttore dell’ Hospice Perinatale.

Reggio. Convegno sulla gravidanza tra desiderio e diritti

 

In caso di malattie congenite o di malformazioni la sola verità che bisogna affermare è che “eliminare” il bambino malato non significa eliminare la sofferenza della donna, della coppia, della famiglia. Questo dato non è un fatto religioso o di fede ma è esperienziale riferito dalle migliaia di donne che hanno impattato con questa triste scelta. Fonti laiche e scientifiche hanno evidenziato le gravi conseguenze fisiche e psichiche della scelta abortiva eugenetica, mentre si registra che si ha un minore impatto psicologico quando viene continuata con un decorso naturale la gravidanza anche in caso di bambini incompatibili con la vita extrauterina.

Possiamo quindi asserire con cognizione di causa che nell’esperienza umana non esistono “vite inutili”, perché anche la vita di un nascituro malformato è il frutto di un amore fra due persone che vivono il loro cammino esistenziale come un’esperienza utile e bella, ricca del variegato arcobaleno di sentimenti, passione e condivisione che ogni storia d’amore possiede in modo unico e irripetibile per ciascuna coppia. Il frutto di un amore «utile» non può mai definirsi «inutile»: bisogna rispettare il cammino e le scelte esistenziali di ognuno quando l’accoglienza di una vita terminale si verifica in quel terreno sacro in cui, per capire questa scelta, bisogna togliersi i sandali della superficialità e del giudizio affrettato.

L’accompagnamento dei bambini terminali risponde alla «cultura dello scarto», come l’ha chiamata il Papa, con l’evidenza scientifica e umana che quando un figlio è malato il suo essere figlio non dipende dall’età di cinque mesi di vita pre-natale o di un anno di vita post-natale: è sempre un figlio e i genitori lo curano o – se non possono – lo accompagnano fino alla morte naturale: lo amano, nel dolore, fino alla fine. Non si elimina la sofferenza eliminando il sofferente, ma si deve cercare di lenire la sofferenza amando il sofferente fino alla fine. L’aborto eugenetico (detto impropriamente terapeutico) vorrebbe eliminare la sofferenza, ma ne produce di più. E la letteratura scientifica degli ultimi vent’anni mostra le gravi conseguenze depressive che impattano sulla salute psicologica della donna e della famiglia con costi economici per tutta la società civile.

Questi sono i temi che verranno analizzati nel convegno che si svolgerà venerdi’ 07 dicembre 2018 intitolato: “La gravidanza tra desiderio e diritti” dove parleranno dal il punto di vista giuridico legale il Prof. Daniele M. Cananzi, associato di filosofia del diritto – Università Mediterranea RC e dal punto di vista medico scientifico il Prof. Giuseppe Noia Direttore dell’ Hospice Perinatale – Centro Cure Palliative Prenatali, “Santa Madre Teresa di Calcutta”- Policlinico Gemelli di Roma e Presidente Fondazione Il Cuore in una Goccia Onlus – Presidente A.I.G.O.C.

Per visualizzare l’articolo seguire il link qui sotto

http://www.avveniredicalabria.it/4644/reggio_convegno_sulla_gravidanza_tra_desiderio_e_diritti.html

LA GRAVIDANZA TRA DESIDERIO E DIRITTI

Venerdì 7 dicembre 2018 – Ore 10:00 – AULA D16

DIGIES – CITTADELLA UNIVERSITARIA, SALITA MELISSARI

REGGIO CALABRIA

 

Introduce e conclude:

Prof. Daniele Cananzi – Associato di Filosofia del diritto-Università Mediterranea

“Il concepito come paziente. Al di qua di oggettività e soggettività del non nato”

Prof. Giuseppe Noia – Direttore dell’Hospice Perinatale-Centro Cure Palliative Prenatali, “Santa Madre Teresa di Calcutta”-IRCCS Policlinico Univeritsitario “A.Gemelli di Roma. Presidente Fondazione Il Cuore in una Goccia Onlus – Presidente A.I.G.O.C.

“I diritti dell’embrione: protangnoismo, relazione e cure prenatali”

PER SCARICARE LA LOCANDINA CLICCA QUIReggio Calbria 7 dic 18

LE PILLOLE DEL/I GIORNO/I DOPO

Articolo scritto dal Dott. Angelo Francesco Filardo Vice Presidente A.I.G.O.C., Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici per la Fondazione Il Cuore in Una Goccia Onlus, per la Fondazione Il Cuore in una Goccia, e che ci illustra l’uso ed i rischi legati alle Pillole del Giorno dopo.

La delibera dell’AIFA del 21 aprile 2015 e quella del 1 febbraio 2016, che hanno classificato rispettivamente la ellaOne e la Norlevo 1,5 mg e 0,75 mg farmaci (SOP) senza obbligo di ricetta per le donne di età superiore ai 18 anni, certamente non sono state un bel regalo fatto alle donne per rendere più facile l’accesso alla cosiddetta contraccezione d’emergenza, in quanto le espongono a rischi, anche gravi, che il più delle volte ignorano completamente, le deresponsabilizzano e le espongono all’uso reiterato di sostanze da loro ritenute innocue nel corso dello stesso ciclo mestruale o in cicli successivi, che innocue non sono.
Cerchiamo brevemente di conoscere un po’ meno superficialmente queste due pillole:

PILLOLA DEL GIORNO DOPO 

La pillola del giorno dopo Norlevo contiene il progestinico levonorgestrel (LNG) 1,5 mg, cioè una quantità pari a quella contenuta in 10-15 compresse di una pillola e.p. (microgynon 30, egogyn – loette, miranova), che è noto anche come inibitore dell’ovulazione. Tuttavia, in molti casi è documentato il suo effetto inibitore dell’annidamento (F. Bellone – V. Bruni – Ginecologia dell’ infanzia e dell’adolescenza, pag. 595-596 SEU – Roma, 1990; A.T. TEICHMANN, Kontrazeption, ein Kompendium fùr Klinik und Praxis, Wissenschaftliche Verlagsgesellschaft mbH, Stuttgart 1991; C. Nappi https://www.google.it/search?q=C.+Nappi%2C+Mutamenti+sociali+e+contraccezione&oq=C.+Nappi%2C+ Mutamenti+sociali+e+contraccezione&aqs=chrome..69i57.4139j0j4&sourceid=chrome&ie=UTF-8 )
Autori  favorevoli alla contraccezione riguardo al LNG (Norlevo) affermano quanto segue:
  • Effetto sugli spermatozoi: limitazione della mobilità e della capacità di fecondazione ed ispessimento del muco cervicale; ciò avviene troppo tardi perché possa avere effetto mediante la pillola del giorno dopo (mia nota: quando la coppia si rivolge al medico in genere è passata qualche ora dal rapporto sessuale per cui tutti gli spermatozoi che non sono riusciti ad entrare nelle cripte cervicali e sono rimasti in vagina sono già immobili o morti!).
  • Inibizione dell’ovulazione, se si assume fino a tre giorni prima di questa.

Ostacola, anche, l’impianto in almeno un 50% dei casi, agendo sul corpo luteo (luteolisi), l’endometrio e la funzione delle tube (Rella, Walter: “Neue Erkenntnisse über die Wirkungsweise der ‘Pille danach”, Imago Hominis, 2008, tomo 15, fascicolo 2, pag. 121-12; Alegre Del Rey Emilio J, Fénix Caballero Silvia, Diaz Navarro Jorge, Rodriguez Martin Esteban Brevi relazioni post-fertilization effetto di levonorgestrel post coitale – European Journal Clinical Pharmacy, volume 17- numero 6, Novembre-Dicembre 2015). 

Ha quindi un’azione prevalentemente abortiva!
Il tasso di gravidanze registrate in donne che hanno assunto Norlevo varia tra l’ 1,1% ed il 2,5% se assunto nelle prime 24 ore e 2,2% nelle prime 72 ore (Task Force on Postovulatory Methods of Fertility Regulation. Randomised controlled trial of levonorgestrel versus the Yuzpe regimen of combined oral contraceptives for emergency contraception. Lancet 1998;352(9126):428-33).

L’uso del Levonorgestrel (Norlevo) è privo di effetti collaterali e di rischi in particolare se usato in modo reiterato in mancanza di obbligo di prescrizione e di adeguati controlli?

Nel foglietto illustrativo dell’AIFA reso noto il 26 maggio 2017 possiamo leggere:
Avvertenze e precauzioni
L’uso di Norlevo non è raccomandato nei seguenti casi:
  • se ha avuto una gravidanza extrauterina (ectopica),
  • o se ha avuto una infezione alle tube di Falloppio (salpingite),
  • se ha una storia personale o familiare di fattori noti per rischio di trombosi (coaguli di sangue),
  • o se soffre di una grave malattia digestiva che comprometta l’assorbimento di cibo e medicinali,
  • o in caso di gravi problemi al fegato o grave malattia del piccolo intestino, come la malattia di Crohn.
Una precedente gravidanza ectopica ed una precedente infezione delle tube di Falloppio aumentano il rischio di una nuova gravidanza ectopica. Quindi, se ha avuto una gravidanza ectopica o un’infezione alle tube di Falloppio, deve rivolgersi al medico prima di assumere Norlevo.
Inoltre, essendo un progestinico ad alte dosi dovrebbe avere le stesse controindicazioni che hanno i progestinici (- se ha ittero (ingiallimento della pelle), presente o pregresso, o grave malattia epatica e la funzionalità del fegato non è ancora normale; – se ha un cancro sensibile all’influenza degli steroidi sessuali, presente o sospetto, quali certi tipi di tumori della mammella; – se ha un sanguinamento vaginale inspiegato).

È sconsigliata la somministrazione ripetuta di Norlevo entro uno stesso ciclo mestruale per la possibilità di alterazioni del ciclo.

Dopo l’assunzione della Norlevo si possono avere effetti indesiderati molto comuni (con una frequenza in più di 1 utilizzatrice su 10): – capogiri, mal di testa, – nausea, – dolore addominale, – dolorabilità mammaria, – ritardo delle mestruazioni, – mestruazioni abbondanti, – sanguinamento uterino, – dolore all’utero, – affaticamento.

Effetti collaterali comuni (che riguardano da 1 a 10 utilizzatrici su 100): – diarrea, – vomito, – mestruazioni dolorose.

Effetti di cui non è nota la frequenza: – casi di eventi tromboembolici (coagulazione del sangue) sono stati riportati durante il periodo post-marketing. – Dopo l’assunzione di questo medicinale possono verificarsi reazioni allergiche come rigonfiamento della gola e della faccia ed eruzioni cutanee.

In studi condotti nel Regno Unito (S. Girma, D. Paton, The impact of emergency birth control on teen pregnancy and STIs, in «J. Health Econ» Mar. 2011, 30 (2) 373-380) è stato evidenziato un incremento delle gravidanze e delle infezioni a trasmissione sessuale associato con l’accesso facilitato alla pillola del giorno dopo, l’esatto contrario dell’auspicio dei fautori italiani della sua diffusione.

A quanti concepiti nell’anno 2017 Norlevo ha impedito di continuare a vivere?
Nel 2017 sono state vendute 315.000 confezioni: considerando un tasso di concepimento del 20% per ciclo è stato impedito di trovare accoglienza e nutrimento nell’utero materno a 63.000 concepiti.

LA PILLOLA DEI CINQUE GIORNI DOPO

Il principio attivo di ellaOne, l’ulipristal acetato (30mg), è un antiprogestinico di seconda generazione, che agisce – come il mifepristone (RU 486), MSRP di prima generazione – legandosi ai recettori ai quali normalmente si lega il progesterone ed inibendone così la sua azione a favore della gravidanza. EllaOne impedisce, quindi, tra l’altro, l’annidamento dell’embrione a causa delle significative modificazioni dell’endometrio, ecograficamente ed istologicamente dimostrate (Ricerca svolta dal National Institute of Child Health and Human Development di Bethesda e pubblicata nel febbraio 2009 su Fertility & Sterility), agendo come abortivo precoce.

Gli studi di Brache et al. e Stratton et al. del 2010, presentati dalla ditta produttrice per ottenere la licenza di commercializzazione, dimostrano con chiarezza il duplice effetto anti ovulatorio ed anti annidamento dello ulipristal acetato, eppure solo indirettamente è menzionato l’effetto anti annidamento dell’ellaOne (V. Brache, L. Cochon, C. Jesam, R. Malconado et A. Immediate pre-ovulatory administration of 30 mg ulipristal acetate significantly delays follicular roture, in “Hum Reprod” 2010 Jul. 25 (9) 2256-2263; Stratton, P. et al., Endometrial effects of a single earrly-luteal dose of the selective progesterone receptor modulator CDB-2914, in “Hum Reprod” 2010 Apr. 93 (6) 2035-2041; Stratton, P. et al. A single mid-follicolar dose of CDB-2914, a new antiprogestin, inhibits folliculogenesis and endometrial differentiation in normally cycling women in “Hum Reprod” 2000 May. 15 (5) 1092-1099)!

Per Rabe et al. il «valore soglia per le modificazioni morfologiche dello endometrio … è inferiore a quello per l’inibizione dell’ovulazione.»; anche Stratton et al. nel 2010 hanno affermato: «La soglia delle alterazioni della morfologia endometriale fu inferiore a quella delle alterazioni della follicologenesi … ».  La piena concordanza di queste due affermazioni suggerisce che l’effetto inibitorio dell’ovulazione è meno importante di quello inibitorio dell’annidamento.
L’ellaOne assunta entro le prime 24 ore da un rapporto non protetto fa registrare 0,9 gravidanze/ 100 utenti, mentre entro le 72 ore 1,4 gravidanze/100 utenti; nel foglietto illustrativo leggiamo che si verifica una gravidanza in circa casi su 100 donne che assumono questa sostanza.
L’uso dell’ulipristal acetato (ellaOne) è privo di effetti collaterali e di rischi in particolare se usato in modo reiterato in mancanza di obbligo di prescrizione e di adeguati controlli?  
Nel foglietto illustrativo (AIFA 01/12/2017) nelle Avvertenze e precauzioni possiamo leggere solamente al punto 2: “Si rivolga al farmacista, al medico o a un altro operatore sanitario prima di prendere questo medicinale: –  se le mestruazioni sono in ritardo o se ha dei sintomi di gravidanza (seno pesante, nausea mattutina), poiché potrebbe essere già in stato di gravidanza (vedere paragrafo “Gravidanza, allattamento e fertilità”); –  se soffre di asma grave;  –  se soffre di una malattia del fegato grave.

Alla voce Altri medicinali e ellaOne si può leggere: informi il farmacista, il medico o un altro operatore sanitario se sta assumendo o ha recentemente assunto qualsiasi altro medicinale, compresi quelli ottenuti senza prescrizione medica o medicinali di origine vegetale.

Mentre al punto 4 leggiamo:

Effetti indesiderati più comuni (che possono riguardare fino a 1 persona su 10): – nausea, – dolore addominale (mal di pancia) o fastidio, – vomito; – mestruazioni dolorose, – dolore pelvico, – dolore al seno; – mal di testa, – capogiri, – sbalzi d’umore; – dolori muscolari, – mal di schiena, – stanchezza.

Effetti indesiderati non comuni (che possono riguardare fino a 1 persona su 100): –  diarrea, bruciore di stomaco, flatulenza (gas intestinali), bocca secca; – sanguinamento vaginale insolito o irregolare, mestruazioni abbondanti/prolungate, sindrome premestruale; irritazione o perdite vaginali, calo o aumento della libido (desiderio sessuale); –  vampate di calore, – alterazioni dell’appetito, disturbi emotivi, ansia, agitazione, difficoltà ad addormentarsi, sonnolenza, emicrania, disturbi visivi,  – influenza, – acne, lesioni della pelle, prurito; – febbre, brividi, malessere.

Effetti indesiderati rari (che possono riguardare fino a 1 persona su 1000): – dolore o prurito genitale, dolore durante il rapporto sessuale, rottura di cisti ovarica, mestruazioni insolitamente scarse; – perdita di concentrazione, vertigini, tremori, disorientamento, svenimento; – sensazione oculare anomala, arrossamento degli occhi, sensibilità alla luce– gola secca, disturbi del gusto; – orticaria (eruzione pruriginosa), sensazione di sete.

Per altri rischi, in particolare nell’uso reiterato, non abbiamo fino ad ora notizie, ma il fatto che l’ulipristal acetato (5 mg), utilizzato nella terapia dei fibromi uterini, abbia creato gravissimi danni epatici in alcune utenti (Nota informativa importante concordata con EMA ed AIFA del 26 luglio 2018), e che questa sostanza appartenga alla stessa famiglia del mifepristone (RU 486), di cui sono riportati anche effetti letali, richiederebbe sicuramente una maggiore prudenza nella modalità di distribuzione, un documentato controllo per monitorare ed evitare l’uso reiterato ed ancor maggiore oculatezza e ponderatezza nell’utilizzo da parte di tutte le donne.

 Quante sono le potenziali vittime dell’ellaOne nell’anno 2017?
Nel 2017 sono state vendute 255.000 confezioni: considerando un tasso di concepimento del 20% per ciclo, nel 2017 è stato impedito di impiantarsi nell’utero materno a 51.000 bambini concepiti.
Angelo Francesco Filardo 
Vice Presidente  AIGOC – Direttore Centro “Amore e Vita” Foligno

(www.lafeconditaumana.it)

                        “La contraccezione accentua i problemi della denatalità,  delle malattie sessualmente trasmesse, dell’aumento della sterilità e dell’aborto volontario nelle adolescenti”

COMUNICATO STAMPA n. 6 del 6 novembre 2018

 

​La contraccezione gratis è l’ennesimo modo di proporre con slogan privi di ogni fondamento scientifico e sociologico un argomento di vitale importanza per la nostra società italiana ed in particolare per i nostri giovani, la procreazione responsabile, che non può essere ridotta – come avviene, purtroppo, da molti decenni ! – ad aborto volontario, contraccezione, sterilizzazione e fecondazione extracorporea.

Alla locuzione latina panem et circenses i fautori della contraccezione gratuita ed i politici che li ascoltano senza valutare attentamente tutti gli aspetti di queste campagne apparentemente filantropiche hanno sostituito lo slogan sesso sicuro con chi vuoi, quando vuoi e senza conseguenze.

 Quando la gratuità non si sposa con la verità della informazione e con l’evidenza scientifica nazionale e internazionale, è priva di credibilità umana e sociale.

I dati degli ultimi 30 anni dimostrano chiaramente che le 4 emergenze della sessualità/procreazione (denatalità, diffusione delle malattie sessualmente trasmesse, aumento degli aborti volontari nella popolazione adolescenziale e aumento del ricorso alla fecondazione artificiale) sono indissolubilmente legati all’uso della contraccezione. Inoltre, con una manipolazione semantica (e quindi priva di ogni valore scientifico e di credibilità) si é prima modificato il significato del termine concepimento per poter poi coniare il termine contraccezione d’emergenza da sostituire a quello di pillole intercettive o contragestative, che evidenzia anche alle utenti la vera azione abortiva precocissima di queste sostanze.

Inoltre, in una società in cui si parla tanto di coscienza ecologica, questa operazione pseudo-culturale avviene senza alcuna preoccupazione della impregnazione ormonale che le pillole abortive comportano con l’impatto verso la maturazione psicosessuale delle adolescenti e sulla salute di tutte le donne che le usano. Chi si cura di informarle dei rischi?

Infine, proporre una strategia antinatalista in un Paese con il più basso indice di natalità ed il più basso trend di crescita in Europa (fatto 100 il numero indice di base della popolazione europea del 2015, nel 2028 la Svezia, miglior paese del Vecchio continente, salirà a 125, la Gran Bretagna e la Germania a 109, la media dell’Ue scenderà a 99, seguita da Francia e Polonia al 98, dalla Spagna al 93 e dall’Italia, all’ultimo posto, con un indice di 85 punti) è un’operazione assolutamente senza una visione del futuro procreativo della nazione e tutto questo avviene senza informare in maniera scientificamente corretta o manipolando i dati scientifici con danni psico-sociali attuali e futuri delle donne, delle coppie, delle famiglie. Ben altri sono i provvedimenti da prendere per evitare il suicidio demografico della nostra Italia e ben altro il cammino da proporre per aiutare tutti i cittadini e le nuove generazioni in particolare a comprendere il significato vero di procreazione responsabile ed a farlo proprio.

La salute delle donne, delle coppie, delle famiglie è un bene prezioso da salvaguardare così come la capacità di procreare ma espropriare le donne della verità di informazione, è rubare il loro corpo, il loro futuro e soprattutto la loro dignità. Rubare beni materiali è grave ma rubare l’anima e la dignità è un delitto contro l’umanità,  contro tutta l’umanità!

PER SCARICARE IL COMUNICATO UFFICIALE CLICCA QUI Comunicato Stampa n.6 del 6 novembre 2018

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