Eleonora Lisi

Il manifesto. Nei diritti dell’uomo anche il concepito

9 dicembre 2018 – Avvenire

Da 43 sigle associative d’ispirazione cristiana un «manifesto» per riconoscere il valore del concepito, espresso attraverso gravidanza e maternità

 

Alla vigilia dei 70 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani è nata l’idea di una riflessione pubblica sulla dignità della persona a partire dalla consapevolezza dei diritti dei più fragili, primo tra tutti il concepito. Attorno al principio scolpito all’articolo 3 («Ogni individuo ha diritto alla vita») è stato sviluppato un testo sottoposto all’esame di associazioni e realtà ispirate ai valori cristiani e poi integrato facendo tesoro delle numerose indicazioni di chi lo ha condiviso e firmato. Il risultato di questo lavoro è il testo che oggi pubblichiamo, con le adesioni di 42 sigle associative, un «Manifesto» aperto a eventuali nuove sottoscrizioni (che possono essere inviate all’indirizzo dedicato dirittiumani.vita@gmail.com). Manifesto sul diritto alla vita nel 70° anniversario della Dichiarazione universale sui diritti dell’uomo. 10 dicembre 1948-10 dicembre 2018 Premessa

La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è intervenuta al termine di tre terribili decenni caratterizzati da due conflitti mondiali con decine di milioni di morti, devastazioni materiali e morali e all’inizio di una guerra, detta ‘fredda’ perché non dichiarata ma in atto col possibile uso di armi distruttive ancora più potenti. La Dichiarazione pone le premesse di una pace duratura allorché richiama il «riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti uguali ed inalienabili, quale base della libertà, della giustizia e della pace nel mondo». Non affida la pace alla forza delle armi, ma a un ‘atto della mente’ quale è il riconoscimento della inerente – cioè intrinseca – dignità di ogni essere umano. La violazione dei diritti dell’uomo è continuata in tante guerre locali, con dimensioni più o meno ampie, nell’aggressione del terrorismo, nel rifiuto dell’accoglienza di poveri e di vittime della fame e della violenza. Ancora più grave è il rifiuto di riconoscere la dignità di esseri umani che sono i più piccoli e i più poveri: i figli concepiti e non ancora nati. Non è possibile rassegnarsi di fronte ai milioni di aborti realizzati con il sostegno dello Stato e al numero incalcolabile di esseri umani eliminati nell’ambito delle tecniche di fecondazione in vitro. Ancor più è inaccettabile l’assuefazione di fronte all’attuale pretesa di una parte del femminismo – propagandata anche da potenti lobby internazionali – di considerare l’aborto come ‘diritto umano fondamentale’, come se il giusto moto di liberazione della donna da una minorità sociale e familiare trovasse la sua conclusione e raggiungesse il suo vertice con la facoltà di sopprimere i propri figli. In occasione della celebrazione dei diritti dell’uomo è doveroso concentrare la riflessione su due punti: l’identità umana del concepito – componente della famiglia umana – e la maternità quale segno dell’amore per la vita, particolarmente espresso dalla gravidanza.

1. L’identità umana del concepito La scienza moderna e la ragione provano che il figlio concepito è un essere umano e, dunque, titolare della dignità umana come ogni altro essere umano. Molti sono i documenti che dimostrano la piena umanità del concepito. In questa sede basta ricordare, sul versante italiano, i ripetuti pareri del Comitato Nazionale per la Bioetica e la sentenza costituzionale n. 35 del 10 febbraio 1997. Per giustificare pubblicamente la distruzione degli embrioni, nessuno osa negare la identità umana del concepito, ma si sofferma soltanto sulla condizione femminile con un’ambiguità di linguaggio che nasconde la verità parlando di ‘salute sessuale e riproduttiva’, di ‘donna’ anziché di ‘madre’, di ‘interruzione volontaria della gravidanza’ o ‘Ivg’ anziché di aborto, e invocando una sorta di ‘diritto’ all’autodeterminazione in ordine al figlio (che si esprime nel rifiutarlo con l’aborto se non gradito e nel volerlo a ogni costo con la cosiddetta ‘procreazione medicalmente assistita’ o con la ‘maternità surrogata’ se invece non arriva). La convinzione che il concepito non è un essere umano, non è un figlio, ma è soltanto un grumo di cellule, cancella il coraggio innato nella singola donna di accettare una gravidanza difficile e non attesa. L’esperienza dei Centri di aiuto alla Vita e di quanti operano al servizio della vita nascente e delle madri in difficoltà prova, invece, che la consapevolezza della identità umana del concepito è il massimo elemento di prevenzione dell’aborto, perché invita alla condivisione dei problemi, risvegliando il coraggio innato della madre e lo spontaneo amore per il figlio. Di conseguenza, il dibattito pubblico deve essere concentrato sulla identità umana del concepito, sia per la sua forza argomentativa sia per la sua efficacia preventiva capace di salvare vite umane, specialmente quando l’aborto è privatizzato e reso possibile mediante prodotti chimici assumibili nella propria abitazione (Ru486 e cosiddetta ‘contraccezione di emergenza’). È evidente che la difesa della vita nascente è affidata prioritariamente alla coscienza individua-le, ma la coscienza ha bisogno in qualche modo di essere ‘illuminata’.

2. Meditazione sulla maternità e la gravidanza La misericordia e l’accoglienza verso le donne che hanno fatto ricorso all’aborto – spesso indotte a ricorrervi da circostanze esterne e contro la loro vera natura e volontà – deve essere un punto fermo. Tuttavia, non possiamo esimerci dal constatare che la spinta verso la legalizzazione dell’aborto come ‘diritto’ deriva in prima battuta da un certo femminismo che, dopo aver rivendicato giustamente la uguale dignità rispetto alla popolazione maschile, pretende l’uguaglianza in modo grossolano anche per quanto riguarda la generazione dei figli, dimenticando così quella prerogativa esclusivamente femminile che rende la donna naturalmente privilegiata rispetto all’uomo, la cui figura maschile e paterna va comunque valorizzata nella dimensione della responsabilità e dell’indispensabile coinvolgimento relazionale. Tuttavia, nonostante la rappresentazione mediatica, la cultura che in nome della donna e dei suoi diritti pretende il ‘diritto d’aborto’ riunisce solo una minoranza delle donne. La grande maggioranza desidera o comunque realizza la maternità. La gravidanza, indispensabile perché l’essere umano nasca e quindi perché la società sussista e abbia futuro, è caratterizzata da tre segni che mettono il timbro dell’amore sulla vita umana. In primo luogo, la gravidanza implica sempre una modificazione del corpo femminile, spesso è accompagnata da disagi e termina con il dolore del parto. La donna accetta tutto questo con un istintivo coraggio. In secondo luogo, la crescita del figlio nel seno materno (‘dualità nell’unità’) può essere interpretata come un abbraccio prolungato per molti mesi. L’abbraccio è un segno dell’amore. Per questo abbiamo parlato di un privilegio femminile posto a servizio dell’intera umanità. La terza caratteristica riguarda la relazione di cura dell’altro che la gravidanza instaura in modo davvero speciale tra madre e figlio: si potrebbe dire che il ‘genio della relazione’, sovente attribuito alla donna, trova la sorgente in quel modello primordiale di relazione che si stabilisce con la naturale ospitalità del figlio sotto il cuore della mamma. A ben guardare ogni autentica relazione di cura (si pensi ai malati, ai disabili, agli anziani) rimanda a quell’accoglienza gratuita e a quel dono di sé che fa appello alla donna quando si annuncia il figlio che vive dentro di lei. La meditazione sulla maternità e sulla gravidanza indica come traguardo del moto di liberazione la capacità tutta femminile di imprimere sull’umanità il segno dell’amore, il quale suppone, a sua volta, il riconoscimento del concepito come la meraviglia delle meraviglie, il risultato della creazione in atto, una freccia di speranza lanciata verso il futuro, uno di noi. Ne consegue l’urgenza di una nuova riconoscibile presenza femminile che faccia parlare e ascoltare le donne in nome della loro maternità realizzata o desiderata.

Ecco, in ordine alfabetico, l’elenco delle associazioni che aderiscono al Manifesto (tra parentesi, il nome del presidente o di chi ha firmato per conto di ciascuna realtà).
Alleanza cattolica (Marco Invernizzi)
Associazione Agata Smeralda (Mauro Barsi)
Associazione cattolica operatori sanitari (Fabrizio Celani)
Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII (Giovanni Paolo Ramonda)
Associazione difendere la vita con Maria (Maurizio Gagliardini)
Associazione Donum Vitae (Paolo Marchionni)
Associazione Faes – Famiglia e scuola (Giovanni De Marchi)
Associazione Family day – Comitato difendiamo i nostri figli (Massimo Gandolfini)
Associazione Insieme per te (Vincenzo Saraceni)
Associazione italiana amici dei bambini-Aibi (Marco Griffini) Associazione italiana Ginecologi e Ostetrici cattolici – Aigoc (Giuseppe Noia)
Associazione italiana pastorale sanitaria (Giovanni Cervellera)
Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici (Tonino Cantelmi)
Associazione medici cattolici italiani (Filippo Boscia)
Associazione nazionale famiglie numerose (Mario Sberna)
Associazione nazionale San Paolo Italia (Giuseppe Dessì)
Associazione Risveglio (Francesco Napolitano)
Associazione Scienza & Vita (Alberto Gambino)
Centro italiano femminile (Renata Natili Micheli)
Centro studi Livatino (Mauro Ronco)
Confederazione italiana Centri regolazione naturale fertilità (Giancarla Stevanella)
Confederazione nazionale Misericordie d’Italia (Roberto Trucchi)
Copercom – Coordinamento associazioni per la comunicazione (Massimiliano Padula)
Federazione europea medici cattolici (Vincenzo De Filippis)
Fondazione Il cuore in una goccia – Difesa vita nascente e tutela salute materna e fetale (Anna Luisa La Teano, Angela Bozzo)
Fondazione internazionale Fatebenefratelli (Maria Teresa Iannone)
Fondazione Ut vitam habeant (Elio Sgreccia)
Forum sociosanitario (Aldo Bova)
Istituto scientifico internazionale Paolo VI su ricerca fertilità e infertilità umana – Università Cattolica del Sacro Cuore (Alfredo Pontecorvi)
Movimento cristiano lavoratori (Carlo Costalli)
Movimento per la Vita italiano (Marina Casini Bandini)
Movimento Per – Politica etica responsabilità (Olimpia Tarzia)
Nuovi Orizzonti (Chiara Amirante)
Oeffe – Orientamento familiare (Giorgio Tarassi)
Ordine francescano secolare d’Italia (Paola Braggion)
Progetto Famiglia (Marco Giordano)
Pro Vita (Toni Brandi)
Rinnovamento nello Spirito Santo (Salvatore Martinez)
Scienziati e tecnologi per l’etica dello sviluppo (Pierfranco Ventura)
Semi di pace (Luca Bondi)
Sermig – Arsenale della pace (Ernesto Olivero)
Società italiana per la Bioetica e i Comitati etici (Francesco Bellino)
Unione farmacisti cattolici italiani (Piero Uroda)

VAI ALL’ARTICOLO SU AVVENIRE:  https://www.avvenire.it/attualita/pagine/dalla-parte-del-pi-indifeso

 

Punto di vista medico scientifico di Giuseppe Noia, direttore dell’ Hospice Perinatale.

Reggio. Convegno sulla gravidanza tra desiderio e diritti

 

In caso di malattie congenite o di malformazioni la sola verità che bisogna affermare è che “eliminare” il bambino malato non significa eliminare la sofferenza della donna, della coppia, della famiglia. Questo dato non è un fatto religioso o di fede ma è esperienziale riferito dalle migliaia di donne che hanno impattato con questa triste scelta. Fonti laiche e scientifiche hanno evidenziato le gravi conseguenze fisiche e psichiche della scelta abortiva eugenetica, mentre si registra che si ha un minore impatto psicologico quando viene continuata con un decorso naturale la gravidanza anche in caso di bambini incompatibili con la vita extrauterina.

Possiamo quindi asserire con cognizione di causa che nell’esperienza umana non esistono “vite inutili”, perché anche la vita di un nascituro malformato è il frutto di un amore fra due persone che vivono il loro cammino esistenziale come un’esperienza utile e bella, ricca del variegato arcobaleno di sentimenti, passione e condivisione che ogni storia d’amore possiede in modo unico e irripetibile per ciascuna coppia. Il frutto di un amore «utile» non può mai definirsi «inutile»: bisogna rispettare il cammino e le scelte esistenziali di ognuno quando l’accoglienza di una vita terminale si verifica in quel terreno sacro in cui, per capire questa scelta, bisogna togliersi i sandali della superficialità e del giudizio affrettato.

L’accompagnamento dei bambini terminali risponde alla «cultura dello scarto», come l’ha chiamata il Papa, con l’evidenza scientifica e umana che quando un figlio è malato il suo essere figlio non dipende dall’età di cinque mesi di vita pre-natale o di un anno di vita post-natale: è sempre un figlio e i genitori lo curano o – se non possono – lo accompagnano fino alla morte naturale: lo amano, nel dolore, fino alla fine. Non si elimina la sofferenza eliminando il sofferente, ma si deve cercare di lenire la sofferenza amando il sofferente fino alla fine. L’aborto eugenetico (detto impropriamente terapeutico) vorrebbe eliminare la sofferenza, ma ne produce di più. E la letteratura scientifica degli ultimi vent’anni mostra le gravi conseguenze depressive che impattano sulla salute psicologica della donna e della famiglia con costi economici per tutta la società civile.

Questi sono i temi che verranno analizzati nel convegno che si svolgerà venerdi’ 07 dicembre 2018 intitolato: “La gravidanza tra desiderio e diritti” dove parleranno dal il punto di vista giuridico legale il Prof. Daniele M. Cananzi, associato di filosofia del diritto – Università Mediterranea RC e dal punto di vista medico scientifico il Prof. Giuseppe Noia Direttore dell’ Hospice Perinatale – Centro Cure Palliative Prenatali, “Santa Madre Teresa di Calcutta”- Policlinico Gemelli di Roma e Presidente Fondazione Il Cuore in una Goccia Onlus – Presidente A.I.G.O.C.

Per visualizzare l’articolo seguire il link qui sotto

http://www.avveniredicalabria.it/4644/reggio_convegno_sulla_gravidanza_tra_desiderio_e_diritti.html

LA GRAVIDANZA TRA DESIDERIO E DIRITTI

Venerdì 7 dicembre 2018 – Ore 10:00 – AULA D16

DIGIES – CITTADELLA UNIVERSITARIA, SALITA MELISSARI

REGGIO CALABRIA

 

Introduce e conclude:

Prof. Daniele Cananzi – Associato di Filosofia del diritto-Università Mediterranea

“Il concepito come paziente. Al di qua di oggettività e soggettività del non nato”

Prof. Giuseppe Noia – Direttore dell’Hospice Perinatale-Centro Cure Palliative Prenatali, “Santa Madre Teresa di Calcutta”-IRCCS Policlinico Univeritsitario “A.Gemelli di Roma. Presidente Fondazione Il Cuore in una Goccia Onlus – Presidente A.I.G.O.C.

“I diritti dell’embrione: protangnoismo, relazione e cure prenatali”

PER SCARICARE LA LOCANDINA CLICCA QUIReggio Calbria 7 dic 18

LE PILLOLE DEL/I GIORNO/I DOPO

Articolo scritto dal Dott. Angelo Francesco Filardo Vice Presidente A.I.G.O.C., Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici per la Fondazione Il Cuore in Una Goccia Onlus, per la Fondazione Il Cuore in una Goccia, e che ci illustra l’uso ed i rischi legati alle Pillole del Giorno dopo.

La delibera dell’AIFA del 21 aprile 2015 e quella del 1 febbraio 2016, che hanno classificato rispettivamente la ellaOne e la Norlevo 1,5 mg e 0,75 mg farmaci (SOP) senza obbligo di ricetta per le donne di età superiore ai 18 anni, certamente non sono state un bel regalo fatto alle donne per rendere più facile l’accesso alla cosiddetta contraccezione d’emergenza, in quanto le espongono a rischi, anche gravi, che il più delle volte ignorano completamente, le deresponsabilizzano e le espongono all’uso reiterato di sostanze da loro ritenute innocue nel corso dello stesso ciclo mestruale o in cicli successivi, che innocue non sono.
Cerchiamo brevemente di conoscere un po’ meno superficialmente queste due pillole:

PILLOLA DEL GIORNO DOPO 

La pillola del giorno dopo Norlevo contiene il progestinico levonorgestrel (LNG) 1,5 mg, cioè una quantità pari a quella contenuta in 10-15 compresse di una pillola e.p. (microgynon 30, egogyn – loette, miranova), che è noto anche come inibitore dell’ovulazione. Tuttavia, in molti casi è documentato il suo effetto inibitore dell’annidamento (F. Bellone – V. Bruni – Ginecologia dell’ infanzia e dell’adolescenza, pag. 595-596 SEU – Roma, 1990; A.T. TEICHMANN, Kontrazeption, ein Kompendium fùr Klinik und Praxis, Wissenschaftliche Verlagsgesellschaft mbH, Stuttgart 1991; C. Nappi https://www.google.it/search?q=C.+Nappi%2C+Mutamenti+sociali+e+contraccezione&oq=C.+Nappi%2C+ Mutamenti+sociali+e+contraccezione&aqs=chrome..69i57.4139j0j4&sourceid=chrome&ie=UTF-8 )
Autori  favorevoli alla contraccezione riguardo al LNG (Norlevo) affermano quanto segue:
  • Effetto sugli spermatozoi: limitazione della mobilità e della capacità di fecondazione ed ispessimento del muco cervicale; ciò avviene troppo tardi perché possa avere effetto mediante la pillola del giorno dopo (mia nota: quando la coppia si rivolge al medico in genere è passata qualche ora dal rapporto sessuale per cui tutti gli spermatozoi che non sono riusciti ad entrare nelle cripte cervicali e sono rimasti in vagina sono già immobili o morti!).
  • Inibizione dell’ovulazione, se si assume fino a tre giorni prima di questa.

Ostacola, anche, l’impianto in almeno un 50% dei casi, agendo sul corpo luteo (luteolisi), l’endometrio e la funzione delle tube (Rella, Walter: “Neue Erkenntnisse über die Wirkungsweise der ‘Pille danach”, Imago Hominis, 2008, tomo 15, fascicolo 2, pag. 121-12; Alegre Del Rey Emilio J, Fénix Caballero Silvia, Diaz Navarro Jorge, Rodriguez Martin Esteban Brevi relazioni post-fertilization effetto di levonorgestrel post coitale – European Journal Clinical Pharmacy, volume 17- numero 6, Novembre-Dicembre 2015). 

Ha quindi un’azione prevalentemente abortiva!
Il tasso di gravidanze registrate in donne che hanno assunto Norlevo varia tra l’ 1,1% ed il 2,5% se assunto nelle prime 24 ore e 2,2% nelle prime 72 ore (Task Force on Postovulatory Methods of Fertility Regulation. Randomised controlled trial of levonorgestrel versus the Yuzpe regimen of combined oral contraceptives for emergency contraception. Lancet 1998;352(9126):428-33).

L’uso del Levonorgestrel (Norlevo) è privo di effetti collaterali e di rischi in particolare se usato in modo reiterato in mancanza di obbligo di prescrizione e di adeguati controlli?

Nel foglietto illustrativo dell’AIFA reso noto il 26 maggio 2017 possiamo leggere:
Avvertenze e precauzioni
L’uso di Norlevo non è raccomandato nei seguenti casi:
  • se ha avuto una gravidanza extrauterina (ectopica),
  • o se ha avuto una infezione alle tube di Falloppio (salpingite),
  • se ha una storia personale o familiare di fattori noti per rischio di trombosi (coaguli di sangue),
  • o se soffre di una grave malattia digestiva che comprometta l’assorbimento di cibo e medicinali,
  • o in caso di gravi problemi al fegato o grave malattia del piccolo intestino, come la malattia di Crohn.
Una precedente gravidanza ectopica ed una precedente infezione delle tube di Falloppio aumentano il rischio di una nuova gravidanza ectopica. Quindi, se ha avuto una gravidanza ectopica o un’infezione alle tube di Falloppio, deve rivolgersi al medico prima di assumere Norlevo.
Inoltre, essendo un progestinico ad alte dosi dovrebbe avere le stesse controindicazioni che hanno i progestinici (- se ha ittero (ingiallimento della pelle), presente o pregresso, o grave malattia epatica e la funzionalità del fegato non è ancora normale; – se ha un cancro sensibile all’influenza degli steroidi sessuali, presente o sospetto, quali certi tipi di tumori della mammella; – se ha un sanguinamento vaginale inspiegato).

È sconsigliata la somministrazione ripetuta di Norlevo entro uno stesso ciclo mestruale per la possibilità di alterazioni del ciclo.

Dopo l’assunzione della Norlevo si possono avere effetti indesiderati molto comuni (con una frequenza in più di 1 utilizzatrice su 10): – capogiri, mal di testa, – nausea, – dolore addominale, – dolorabilità mammaria, – ritardo delle mestruazioni, – mestruazioni abbondanti, – sanguinamento uterino, – dolore all’utero, – affaticamento.

Effetti collaterali comuni (che riguardano da 1 a 10 utilizzatrici su 100): – diarrea, – vomito, – mestruazioni dolorose.

Effetti di cui non è nota la frequenza: – casi di eventi tromboembolici (coagulazione del sangue) sono stati riportati durante il periodo post-marketing. – Dopo l’assunzione di questo medicinale possono verificarsi reazioni allergiche come rigonfiamento della gola e della faccia ed eruzioni cutanee.

In studi condotti nel Regno Unito (S. Girma, D. Paton, The impact of emergency birth control on teen pregnancy and STIs, in «J. Health Econ» Mar. 2011, 30 (2) 373-380) è stato evidenziato un incremento delle gravidanze e delle infezioni a trasmissione sessuale associato con l’accesso facilitato alla pillola del giorno dopo, l’esatto contrario dell’auspicio dei fautori italiani della sua diffusione.

A quanti concepiti nell’anno 2017 Norlevo ha impedito di continuare a vivere?
Nel 2017 sono state vendute 315.000 confezioni: considerando un tasso di concepimento del 20% per ciclo è stato impedito di trovare accoglienza e nutrimento nell’utero materno a 63.000 concepiti.

LA PILLOLA DEI CINQUE GIORNI DOPO

Il principio attivo di ellaOne, l’ulipristal acetato (30mg), è un antiprogestinico di seconda generazione, che agisce – come il mifepristone (RU 486), MSRP di prima generazione – legandosi ai recettori ai quali normalmente si lega il progesterone ed inibendone così la sua azione a favore della gravidanza. EllaOne impedisce, quindi, tra l’altro, l’annidamento dell’embrione a causa delle significative modificazioni dell’endometrio, ecograficamente ed istologicamente dimostrate (Ricerca svolta dal National Institute of Child Health and Human Development di Bethesda e pubblicata nel febbraio 2009 su Fertility & Sterility), agendo come abortivo precoce.

Gli studi di Brache et al. e Stratton et al. del 2010, presentati dalla ditta produttrice per ottenere la licenza di commercializzazione, dimostrano con chiarezza il duplice effetto anti ovulatorio ed anti annidamento dello ulipristal acetato, eppure solo indirettamente è menzionato l’effetto anti annidamento dell’ellaOne (V. Brache, L. Cochon, C. Jesam, R. Malconado et A. Immediate pre-ovulatory administration of 30 mg ulipristal acetate significantly delays follicular roture, in “Hum Reprod” 2010 Jul. 25 (9) 2256-2263; Stratton, P. et al., Endometrial effects of a single earrly-luteal dose of the selective progesterone receptor modulator CDB-2914, in “Hum Reprod” 2010 Apr. 93 (6) 2035-2041; Stratton, P. et al. A single mid-follicolar dose of CDB-2914, a new antiprogestin, inhibits folliculogenesis and endometrial differentiation in normally cycling women in “Hum Reprod” 2000 May. 15 (5) 1092-1099)!

Per Rabe et al. il «valore soglia per le modificazioni morfologiche dello endometrio … è inferiore a quello per l’inibizione dell’ovulazione.»; anche Stratton et al. nel 2010 hanno affermato: «La soglia delle alterazioni della morfologia endometriale fu inferiore a quella delle alterazioni della follicologenesi … ».  La piena concordanza di queste due affermazioni suggerisce che l’effetto inibitorio dell’ovulazione è meno importante di quello inibitorio dell’annidamento.
L’ellaOne assunta entro le prime 24 ore da un rapporto non protetto fa registrare 0,9 gravidanze/ 100 utenti, mentre entro le 72 ore 1,4 gravidanze/100 utenti; nel foglietto illustrativo leggiamo che si verifica una gravidanza in circa casi su 100 donne che assumono questa sostanza.
L’uso dell’ulipristal acetato (ellaOne) è privo di effetti collaterali e di rischi in particolare se usato in modo reiterato in mancanza di obbligo di prescrizione e di adeguati controlli?  
Nel foglietto illustrativo (AIFA 01/12/2017) nelle Avvertenze e precauzioni possiamo leggere solamente al punto 2: “Si rivolga al farmacista, al medico o a un altro operatore sanitario prima di prendere questo medicinale: –  se le mestruazioni sono in ritardo o se ha dei sintomi di gravidanza (seno pesante, nausea mattutina), poiché potrebbe essere già in stato di gravidanza (vedere paragrafo “Gravidanza, allattamento e fertilità”); –  se soffre di asma grave;  –  se soffre di una malattia del fegato grave.

Alla voce Altri medicinali e ellaOne si può leggere: informi il farmacista, il medico o un altro operatore sanitario se sta assumendo o ha recentemente assunto qualsiasi altro medicinale, compresi quelli ottenuti senza prescrizione medica o medicinali di origine vegetale.

Mentre al punto 4 leggiamo:

Effetti indesiderati più comuni (che possono riguardare fino a 1 persona su 10): – nausea, – dolore addominale (mal di pancia) o fastidio, – vomito; – mestruazioni dolorose, – dolore pelvico, – dolore al seno; – mal di testa, – capogiri, – sbalzi d’umore; – dolori muscolari, – mal di schiena, – stanchezza.

Effetti indesiderati non comuni (che possono riguardare fino a 1 persona su 100): –  diarrea, bruciore di stomaco, flatulenza (gas intestinali), bocca secca; – sanguinamento vaginale insolito o irregolare, mestruazioni abbondanti/prolungate, sindrome premestruale; irritazione o perdite vaginali, calo o aumento della libido (desiderio sessuale); –  vampate di calore, – alterazioni dell’appetito, disturbi emotivi, ansia, agitazione, difficoltà ad addormentarsi, sonnolenza, emicrania, disturbi visivi,  – influenza, – acne, lesioni della pelle, prurito; – febbre, brividi, malessere.

Effetti indesiderati rari (che possono riguardare fino a 1 persona su 1000): – dolore o prurito genitale, dolore durante il rapporto sessuale, rottura di cisti ovarica, mestruazioni insolitamente scarse; – perdita di concentrazione, vertigini, tremori, disorientamento, svenimento; – sensazione oculare anomala, arrossamento degli occhi, sensibilità alla luce– gola secca, disturbi del gusto; – orticaria (eruzione pruriginosa), sensazione di sete.

Per altri rischi, in particolare nell’uso reiterato, non abbiamo fino ad ora notizie, ma il fatto che l’ulipristal acetato (5 mg), utilizzato nella terapia dei fibromi uterini, abbia creato gravissimi danni epatici in alcune utenti (Nota informativa importante concordata con EMA ed AIFA del 26 luglio 2018), e che questa sostanza appartenga alla stessa famiglia del mifepristone (RU 486), di cui sono riportati anche effetti letali, richiederebbe sicuramente una maggiore prudenza nella modalità di distribuzione, un documentato controllo per monitorare ed evitare l’uso reiterato ed ancor maggiore oculatezza e ponderatezza nell’utilizzo da parte di tutte le donne.

 Quante sono le potenziali vittime dell’ellaOne nell’anno 2017?
Nel 2017 sono state vendute 255.000 confezioni: considerando un tasso di concepimento del 20% per ciclo, nel 2017 è stato impedito di impiantarsi nell’utero materno a 51.000 bambini concepiti.
Angelo Francesco Filardo 
Vice Presidente  AIGOC – Direttore Centro “Amore e Vita” Foligno

(www.lafeconditaumana.it)

                        “La contraccezione accentua i problemi della denatalità,  delle malattie sessualmente trasmesse, dell’aumento della sterilità e dell’aborto volontario nelle adolescenti”

COMUNICATO STAMPA n. 6 del 6 novembre 2018

 

​La contraccezione gratis è l’ennesimo modo di proporre con slogan privi di ogni fondamento scientifico e sociologico un argomento di vitale importanza per la nostra società italiana ed in particolare per i nostri giovani, la procreazione responsabile, che non può essere ridotta – come avviene, purtroppo, da molti decenni ! – ad aborto volontario, contraccezione, sterilizzazione e fecondazione extracorporea.

Alla locuzione latina panem et circenses i fautori della contraccezione gratuita ed i politici che li ascoltano senza valutare attentamente tutti gli aspetti di queste campagne apparentemente filantropiche hanno sostituito lo slogan sesso sicuro con chi vuoi, quando vuoi e senza conseguenze.

 Quando la gratuità non si sposa con la verità della informazione e con l’evidenza scientifica nazionale e internazionale, è priva di credibilità umana e sociale.

I dati degli ultimi 30 anni dimostrano chiaramente che le 4 emergenze della sessualità/procreazione (denatalità, diffusione delle malattie sessualmente trasmesse, aumento degli aborti volontari nella popolazione adolescenziale e aumento del ricorso alla fecondazione artificiale) sono indissolubilmente legati all’uso della contraccezione. Inoltre, con una manipolazione semantica (e quindi priva di ogni valore scientifico e di credibilità) si é prima modificato il significato del termine concepimento per poter poi coniare il termine contraccezione d’emergenza da sostituire a quello di pillole intercettive o contragestative, che evidenzia anche alle utenti la vera azione abortiva precocissima di queste sostanze.

Inoltre, in una società in cui si parla tanto di coscienza ecologica, questa operazione pseudo-culturale avviene senza alcuna preoccupazione della impregnazione ormonale che le pillole abortive comportano con l’impatto verso la maturazione psicosessuale delle adolescenti e sulla salute di tutte le donne che le usano. Chi si cura di informarle dei rischi?

Infine, proporre una strategia antinatalista in un Paese con il più basso indice di natalità ed il più basso trend di crescita in Europa (fatto 100 il numero indice di base della popolazione europea del 2015, nel 2028 la Svezia, miglior paese del Vecchio continente, salirà a 125, la Gran Bretagna e la Germania a 109, la media dell’Ue scenderà a 99, seguita da Francia e Polonia al 98, dalla Spagna al 93 e dall’Italia, all’ultimo posto, con un indice di 85 punti) è un’operazione assolutamente senza una visione del futuro procreativo della nazione e tutto questo avviene senza informare in maniera scientificamente corretta o manipolando i dati scientifici con danni psico-sociali attuali e futuri delle donne, delle coppie, delle famiglie. Ben altri sono i provvedimenti da prendere per evitare il suicidio demografico della nostra Italia e ben altro il cammino da proporre per aiutare tutti i cittadini e le nuove generazioni in particolare a comprendere il significato vero di procreazione responsabile ed a farlo proprio.

La salute delle donne, delle coppie, delle famiglie è un bene prezioso da salvaguardare così come la capacità di procreare ma espropriare le donne della verità di informazione, è rubare il loro corpo, il loro futuro e soprattutto la loro dignità. Rubare beni materiali è grave ma rubare l’anima e la dignità è un delitto contro l’umanità,  contro tutta l’umanità!

PER SCARICARE IL COMUNICATO UFFICIALE CLICCA QUI Comunicato Stampa n.6 del 6 novembre 2018

Nessun aborto può mai essere “terapeutico”.

di Giuseppe Noia

Avvenire-18/10/2018

In casi di anomalie congenite o di malformazioni, la sola verità che bisogna affermare è che “eliminare” il bambino malato non significa eliminare la sofferenza della donna, della coppia, della famiglia. Questo dato non è un fatto “religioso” o di “fede”, ma un fatto esperienziale che viene riferito proprio dalle migliaia di donne che hanno impattato con questa triste scelta. Tale fatto esperienziale è stato anche intercettato dal mondo della scienza prenatale, da fonti laiche e scientifiche che hanno evidenziato le gravi conseguenze fisiche e psichiche quando viene scelto  l’aborto eugenetico, mentre hanno un minor impatto psicologico quando invece continuano la gravidanza, anche in caso di bambini incompatibili con la vita extrauterina. Un lavoro di Heidi Cope et al., “Pregnancy continuation and organizational religious activity following prenatal diagnosis of a lethal fetal defect are associated with improved psychological out come” pubblicato su una rivista internazionale di alto valore scientifico (Prenatal Diagnosis 2015,35,761-768), ha indagato 158 donne e 109 mariti che hanno perso una gravidanza con anencefalia. Utilizzando scale di valutazione di impatto psicologico (Perinatal Grief Scale, Impact Event Scale, Revised Beck Depression Inventory-II) si è dimostrato che nella popolazione che continuava la gravidanza, vi erano differenze statistiche significative in termini di minor disperazione (p=0,002), di minor evitamento (p=0,008) e di minor depressione (p=0,004) rispetto a chi abortisce un bambino incompatibile con la vita extrauterina come l’anencefalia. La conclusione degli autori era che la continuazione della gravidanza diminuiva la sofferenza psicologica della perdita del proprio bambino. Altri lavori si sono interessati delle conseguenze a breve e lungo termine dell’aborto selettivo (eliminazione di un feto malformato e continuazione della gravidanza con il solo feto sano, in gravidanze gemellari). Dati recentissimi evidenziano come il feto sopravvissuto all’aborto selettivo si porta l’ombra di morte del fratello perduto per molti anni. (Selective fetal reduction in monochorionic twins: Preliminary experience. Dadhwal V, Sharma AK, Deka D, Chawla L, Agarwal N. J Turk Ger Gynecol Assoc. 2018 Oct 9. doi: 10.4274/jtgga.2018.0052). Nell’esperienza dell’Hospice Perinatale del Gemelli 6 pazienti sono pervenute alla nostra osservazione dopo aver rifiutato il feticidio selettivo. Sono state effettuate 37 procedure palliative ai bambini che avevano problematiche di raccolte di liquido addominali e di vesciche patologiche. Tali trattamenti palliativi hanno ottenuto la nascita di 10 bambini su 12 di cui 6 sani e 4 sottoposti a interventi post natali. Attualmente tutti e 10 godono buona salute.

Come ginecologo, Direttore dell’Hospice Perinatale del Gemelli, Presidente dell’A.I.G.O.C. (Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici) e della Fondazione Il Cuore in una Goccia Onlus, ho avuto modo di sperimentare come l’informazione scientifica corretta, l’ascolto partecipato delle sofferenze della coppia e un cammino empatico di medicina condivisa hanno ottenuto risultati inimmaginabili in tante famiglie. E’ una mia esperienza reale che in 40 anni non è tornato mai nessuno a rimproverarmi di averle aiutate a tenere il loro bambino che aveva problematiche congenite e che sono state curate prima e dopo la nascita. Le parole di Papa Francesco, pronunciate in merito alla catechesi sul 5 comandamento “non uccidere”, dobbiamo meditarle molto perché esse possono curare la cecità del cuore, della mente, della ragionevolezza e del buon senso, spesso offuscate dalla ideologia e dalla irrazionalità. In questi 40 anni del nostro impegno scientifico e testimoniale (medici, famiglie, volontari) abbiamo diagnosticato, curato, accompagnato tante condizioni di fragilità feto-neonatali, con le più rigorose e moderne metodologie scientifiche, utilizzando l’ecografia come supporto a terapie invasive a bambini in utero considerati pazienti a tutti gli effetti. Abbiamo provato ad impedire il “furto” della speranza, contemplando frutti di gioia e amore da parte di tante famiglie che sentivano di non essere “accettate” da una cultura che proponeva solo itinerari di morte e che aveva aprioristicamente scartato il frutto del loro amore, definendole “vite inutili”: nessuna vita è inutile così come l’aborto volontario non è mai terapeutico.

“La verità è come il cauterio del chirurgo: brucia, ma risana”

COMUNICATO A.I.G.O.C. N. 5 del 12 ottobre 2018

 

Si è proprio vero quanto afferma Riccardo Bacchelli e lo dimostra quanto ha dichiarato Andrea Filippi su LEFT il 10 ottobre in merito all’intervento di Papa Francesco sull’aborto volontario.

Se anche il dottor Filippi come i più anziani tra noi ha ricevuto – come era in uso fare finché la medicina ed i medici erano al servizio della vita di ogni essere umano– al momento della proclamazione della laurea in medicina e chirurgia la pergamena con il Giuramento di Ippocrate, sa benissimo che l’aborto è stato ancor prima del Cristianesimo ritenuto una pratica non degna della professione medica, che è sempre votata alla salvaguardia ed alla cura di ogni vita umana.

Ebbene il rispetto della vita umana ed il rifiuto dell’aborto volontario non sono un fatto che riguarda solo i Cristiani, ma tutti gli uomini, un segno di vera civiltà!

Papa Francesco, come Vescovo di Roma e Pastore Universale della Chiesa Cattolica  da alcune settimane sta parlando a tutti i Cattolici del mondo ed a tutti gli uomini di buona volontà nelle udienze generali del mercoledì delle Dieci Parole o Dieci Comandamenti  ed il termine da Lui usato nel trattare il “V Comandamento: Non uccidere” riferendosi all’aborto volontario è meno duro di quello che più propriamente avrebbe potuto usare e che tutti usiamo utilizzare quando parliamo di “pena di morte”.

Quando viene soppressa la vita umana più debole, più indifesa e più innocente nel luogo più sicuro fino a qualche decennio fa, l’utero materno, primordiale luogo della vera solidarietà umana, ad opera di un dipendente del S.S.N. il termine usato dal Santo Padre non è affatto improprio e fuori luogo!

A tal proposito tocca ricordare che Papa Francesco di recente ha fatto modificare il Catechismo della Chiesa Cattolica riguardo alla “pena di morte” definendola contraria al Vangelo, per cui se in nessun caso ritiene che si debba ricorrere alla soppressione della vita di un assassino, a maggior ragione deve alzare la voce e chiamare per nome l’uccisione della vita umana più debole, indifesa ed innocente.

Nessuna offesa personale, ma una chiara definizione della realtà dei fatti!

Il riferimento all’eugenismo di hitleriana memoria rientra nel coraggio di chiamare per nome gli atti che vengono compiuti smascherando ogni tentativo di camuffamento linguistico: se eliminare le persone ritenuti inutili è un crimine contro l’umanità quando ad ordinarlo é Hitler, la realtà non cambia quando a proporlo e ad eseguirlo è un medico con il beneplacito della madre o di entrambi i genitori.

Attribuire a Papa Francesco una serie di pronunciamenti non in nome della verità sulla persona umana ma sulla base di strategie politiche, è un modo superficiale di argomentare da chi a tavolino, non ha argomentazioni scientifiche, antropologiche, giuridiche e sociali.

L’affermazione “la scienza, con le sue evidenze scientifiche, il nostro unico punto di riferimento” è quanto di più falso e manipolatorio si potesse dire, perché è proprio la scienza a dimostrare senza ombra di dubbi che “la vita umana inizia nel momento in cui lo spermatozoo penetra nella cellula uovo (fecondazione), per cui ogni atto compiuto dopo non può che essere considerato morte procurata di un essere umano debole, indifeso ed innocente.

Il supposto problema dei medici obiettori che ostacolano l’applicazione della legge 194 la CGIL sa bene che non esiste perché è stato ampiamente dimostrato il contrario e nell’ultima relazione ministeriale si può leggere che in media ogni ginecologo non obiettore nel 2016 ha fatto 1,6 aborti volontari a settimana.

Infine, la salute psicofisica delle donne si salvaguarda aiutandole ad evitare il dramma dell’aborto e prendendosene cura dopo l’aborto non limitandosi ad offrire contraccettivi abortivi, ma ricercando e trattando i sintomi della sindrome post abortiva.

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Il Prof. Giuseppe Noia, Presidente A.I.G.O.C., tra i membri consultori del Dicastero laici, famiglia e vita

 

Papa Francesco ha nominato il 6 ottobre i nuovi membri dei Dicasteri della Curia romana: sono i cardinali creati nel Concistoro dello scorso 28 giugno. Tra loro ci sono anche i tre cardinali italiani: Angelo De Donatis assegnato alla Congregazione per il Clero; Angelo Becciu alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, Giuseppe Petrocchi alla Congregazione per l’Educazione Cattolica.

Come informa una nota della Sala Stampa vaticana, il Pontefice ha inoltre nominato il cardinale Louis Raphael I Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei (Iraq) nella Congregazione per le Chiese Orientali; il cardinale Desire Tsarahazana, arcivescovo di Toamasina (Madagascar) a Propaganda Fide; il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Luis Ladaria Ferrer, al Dicastero per Laici, famiglia e vita, dove è stato nominato anche il cardinale Antonio Augusto dos Santos Marto, vescovo di Leiria-Fátima….

 

…Nella lista figurano anche tre coppie di coniugi: i polacchi Piotr e Aleksandra Brzemia Bonarek, docenti in Cracovia rispettivamente di Biologia presso l’Università Jagellonica e di Diritto Canonico presso la Pontificia Università Giovanni Paolo II; Daniel e Shelley EE (Singapore), responsabili dell’International Ecclesial Team del Movimento Worldwide Marriage Encounter; Luis Jensen e Pilar Escudero de Jensen, membri dell’Istituto delle Famiglie di Schoenstatt.

Presenti, infine, anche laici come il professor Luigino Bruni, docente di Economia Politica presso la Lumsa di Roma; Giuseppe Noia, presidente dell’Associazione italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici e direttore dell’ Hospice Perinatale presso il Policlinico Gemelli; Laura Palazzani, docente di Filosofia del Diritto presso la Lumsa di Roma; Helen Alvarè, docente di Diritto presso la Scalia Law School della George Mason University School of Law (Stati Uniti d’America); Franco Nembrini, pedagogista e autore di programmi educativi per i giovani; Robert Cheaib, docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e la Pontificia Facoltà Teologica Teresianum.

 

http://www.lastampa.it/2018/10/06/vaticaninsider/il-papa-nomina-i-nuovi-membri-dei-dicasteri-di-curia-AMKhTfd0jrkkf37XVurzWK/pagina.html

http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2018/10/06/0729/01545.html

Humanae Vitae
quando la dottrina incontra la realtà umana

Convegno  sabato 20 ottobre 2018  ore 9.00 – 17.00

Teatro Collegio San Giuseppe – Via Andrea Doria, 18 TORINO

Nel secolo scorso diverse date importanti hanno segnato il declino demografico, economico, morale della civiltà occidentale:

1920: Legge aborto nell’URSS. Primo paese al mondo a rendere legale e gratuito l’aborto.

1942: negli USA prende forma istituzionale la Planned Parenthood, dopo decenni di lotte da parte del movimento per il controllo delle nascite; la prima grande organizzazione ideata per promuovere contraccezione e aborto, responsabile ad oggi di circa 8 milioni di aborti.

1950: viene ideata la pillola ormonale dal fisiologo Pincus: da allora ha avuto grande diffusione e impiego in tutto il mondo.

1960: se ne liberalizza la vendita negli USA e via via si diffonde in tutto il mondo.

1968: la Chiesa Cattolica ribadisce l’insegnamento di sempre sull’amore coniugale: 

«per la sua intima struttura, l’atto coniugale, mentre unisce con profondissimo vincolo gli sposi, li rende atti alla generazione di nuove vite, secondo leggi iscritte nell’essere stesso dell’uomo e della donna» (Humanae Vitae n.12). Il messaggio è universale, basato sulla legge morale naturale. 

1978: il 22 maggio viene promulgata in Italia la legge 194 sull’aborto, che ha provocato ad oggi oltre 6 milioni di morti. In quello stesso anno, il 25 luglio, nasce Louise Brown, la prima persona frutto di un concepimento in vitro. Ha inizio l’epoca dell’abominio della produzione dell’uomo.

1979-1984: a corroborare il messaggio luminoso di  Humanae Vitae San Giovanni Paolo II dedica 129  catechesi in 5 anni per illustrare il significato che Dio ha dato all’amore coniugale, con la Teologia del Corpo.

1986: Nasce Shira Shannon, prima bambina concepita in vitro e gestazione in utero in affitto.

Oggi più che mai, testimoni dello scempio prodotto da contraccezione, aborto e produzione dell’uomo, sentiamo la necessità di riscoprire, approfondire, comunicare «l’integra verità dell’atto sessuale come espressione propria dell’amore coniugale»(Evangelium Vitae n. 13).

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Programma:

Ore 9.00  Apertura Convegno

Presiede Raffaella Frullone, giornalista

Ore 9.30     L’Attuazione di Humanae Vitae nell’esperienza di Casa Betlemme, alla luce di San Giovanni Paolo II.

coniugi Davide Zanelli e Marina Bicchiega, associazione Casa Betlemme

 

Ore 10.15  Sessualità come diritto positivo. Riflessioni critiche alla luce di Humanae vitae e Deus caritas est.

Luca Pingani,  Professore Univ. Modena

 

Ore 11.30  Profezia e attualità di Humanae vitae, cinquant’anni dopo

Livio Melina, Ordinario di Teologia morale    presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, di cui fu Preside dal 2006 al 2016

Ore 12.15  Dibattito

 

Seconda Sessione

Presiede Maria Paola Tripoli, presidente di Orizzonti di Vita

Ore 14.15  ONU. Dai Diritti Naturali ai  Diritti Civili

Marisa Orecchia, vice presidente del Comitato Verità e Vita, già presidente di Federvita Piemonte

 

Ore 15.00  Dalla contraccezione all’aborto

Angelo Francesco Filardo, direttore Centro “Amore e Vita” e vice presidente dell’A.I.G.O.C. 

 

Ore 15.45  Ideologia contro natura?  Tanto peggio per la natura 

Silvana De Mari, medico, scrittrice, blogger

Ore 16.45 Dibattito e Conclusioni

L’HOSPICE PERINATALE COME FINESTRA DI SPERANZA

Le Terapie Fetali e i Trattamenti Palliativi Pre e Post-natali

 

CAGLIARI 29 SETTEMBRE 2018

Pontificio Seminario Regionale Sardo del Sacro Cuore di Gesù
Via Mons. Parraguez,19- CAGLIARI
Il Convegno che si terrà sabato 29 settembre dal titolo “L’HOSPICE PERINATALE COME FINESTRA DI SPERANZA” a Cagliari presso il Pontificio Seminario Regionale Sardo del Sacro Cruore di Gesù, ha l’obbiettivo di presentare quelle che sono le terapie fetali e i trattamenti palliativi pre e post-natali.

Il progresso delle tecnologie ultrasonografiche e del braccio terapeutico, ha aperto una grande «finestra sulla vita prenatale», rendendo l’embrione/feto un vero e proprio «soggetto», di grande interesse scientifico e umano.

La vita prenatale, si offre, oggi, non solo agli occhi del medico, ma soprattutto agli «occhi del cuore», della madre, della coppia, della società, che possono guardare l’embrione/feto, in tempo reale.

Il mondo prenatale necessita di un orizzonte etico perché l’embrione/feto diventi, per la scienza, una persona e la medicina della vita prenatale, lo consideri il «soggetto» dell’intervento diagnostico e terapeutico e non l’oggetto.

E’ scientificamente inevitabile lo sguardo all’embrione/feto, come persona, perché è “corpo” è “funzioni”, ma soprattutto perché «intrinsecamente capace»,  di provare dolore, dotato di un “mondo emozionale”, di “immagini”, di “spazi affettivi”, che solo alla nascita, diventeranno espressivi e indagabili (anche se alcuni possono essere indagati già prenatalmente).
Per tali motivi, oggi, a buon ragione, l’embrione prima e il feto poi, può essere considerato «un paziente»,  da curare prima della nascita in caso di malformazioni, mediante le terapie fetali e i trattamenti pre-natali nell’ambito dell’Hospice Perinatale, e dopo la nascita con i trattamenti palliativi post-natali.
Le relazioni che si avrà la possibilità di ascoltare nel pomeriggio di sabato 29 metteranno  in luce queste tematiche per aiutarci a capire cosa offre un Hospice Perinatale e perchè viene considerato una finestra di speranza e una possibilità per accogliere e amare.