SCIENZA E COSCIENZA NEL VIVERE E NEL MORIRE
10 ANNI DI A.I.G.O.C.
2009-2019

L’obiettivo è riflettere sul passato, 10 anni di A.I.G.O.C. (Associazione Italiana Ginecologici Ostetrici Cattolici),

riscoprire l’importanza delle radici, vivere in pienezza il presente e lanciare i progetti per il futuro.

ISCRIZIONI ON LINE:https://www.advancedcongressi.it/evento/scienza-e-coscienza-nel-vivere-e-morire-convegno-del-decennale-a-i-g-o-c/

 

ACCREDITAMENTO ECM: 7 CREDITI FORMATIVI
Evento accreditato per le seguenti categorie: Medico Chirurgo (tutte le discipline), Specialisti in Ginecologia ed Ostetricia,Psicologi e Psicoterapeuti, Medici di Medicina Generale, Biologi, Ostetriche, Infermieri, Farmacisti e tutte le figure sanitarie.

 

DURATA DEL CORSO
Il Corso si articola nella giornata del 21 marzo 2020 presso l’Aula Paolo VI del Palazzo Apostolico Piazza della Madonna-Loreto, Ancona.

 

ISCRIZIONE
La quota d’iscrizione al Corso è di 50,00 Euro.
L’ IBAN per effettuare il pagamento: IT 43 I 02008 05314 000401369369 intestato ad AIGOC
Il Corso è gratuito per gli iscritti all’ AIGOC per l’anno 2020.
Per iscriversi compilare il Format sulla home page del sito www.aigoc.it

 

SEGRETERIA SCIENTIFICA
Prof. Giuseppe Noia – Dott. Angelo Francesco Filardo
Dott. Alberto Virgolino – Dott. Gian Franco Puggioni
Dott. Alessandro Feo
SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
Dott.ssa Eleonora Lisi – Sig.ra Barbara Costa
Dott. Roberto Festa – Dott. Alessandro Cecchi
Via F. Albergotti , 16 Roma
segreteria@aigoc.it – Tel. 06/6629537
SEGRETERIA E.C.M.
Advanced Events &Communication
Via San Martino, 25 – Ancona
www.advancedcongressi.it
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08.30 ISCRIZIONE E ACCREDITAMENTO
08.45 APERTURA E SALUTI DELLE AUTORITÁ
S.E.R. Monsignor Fabio Dal Cin
09.10 Prof. Filippo Boscia
09:30 Prof Giuseppe Noia: “L’impatto culturale dell’ AIGOC in questi 10 anni”
09.50 Dr. Alessandro Feo : “L’aborto come fenomeno personale e sociale”
10.10 Dr. Angelo Francesco Filardo : “Le minacce nascoste alla Vita sin dal concepimento”
10.30 DISCUSSIONE
10:45 BREAK
11:00 Dr. Alessandro Cecchi: “L’uso corretto della diagnosi prenatale: l’esperienza di Loreto”
11:20 Dr. Gian Franco Puggioni: “Scelte cliniche e prognostiche nelle gravidanze a rischio”
11.40 Prof. Andrea Ciavattini : “La problematica dei grandi
12:00 DISCUSSIONE
12:30 LUNCH
14:00 Assemblea Nazionale soci AIGOC
15:00 Prof.ssa Lucia Masini: “Diagnosi prenatale e follow up della spina bifida”
15:30 Prof. Marco De Santis: “Prevenzione primaria e trattamento prenatale della spina bifida”
16:00 Dr. Luca Massimi: “Approccio chirurgico postnatale e storia naturale della spina bifida”
16:30 Prof. Giuseppe Noia: “Vedere per curare, accompagnare per amare: l’Hospice Perinatale”
17:00 Conclusioni: don Paolo Morocutti , Assistente Spirituale
17:30 DISCUSSIONE
18:00 TEST E.C.M.
18:30 CHIUSURA DEI LAVORI

Per scaricare la brochure CLICCA QUIProgramma Convegno 21.3.20 

Per scaricare la locandina CLICCA QUILocandina Convegno 21.3.20

     Abbiamo sempre pensato che servire la verità scientifica sia il più alto ideale da attuare per chi opera nel campo della scienza e della comunicazione. Come non ricordare il “Medico” Giuseppe Moscati: Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E  se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita e tu sii forte nel sacrificio”.

    Purtroppo, sappiamo anche che chi non ha dimestichezza con questa tensione interiore a servire l’uomo e la sua dignità non riesce a vedere la grandezza di questo servizio. Il messaggio, quindi, non è solo quello di ammirare le grandi conquiste della scienza ma di preoccuparsi anche di “che cosa” e “come” viene usata questa scienza.

È comprensibile l’enfatizzazione dei risultati e dei successi, ma dobbiamo perseguire l’obiettivo di aiutare tutti a riflettere per valutare i rischi e le derive anti-uomo : rendere così i più consapevoli e liberi nel capire la preziosità della verità della vita umana. “La verità vi farà liberi”: questo può avvenire solo se si fa una rivisitazione epicritica e intellettualmente onesta delle varie realtà culturali.

La finalità del convegno è quella di permettere al medico e agli altri operatori sanitari di cogliere tutti gli aspetti di discernimento possibili: le ambivalenze tra nuove tecnologie, le metodologie rigorosamente scientifiche e la salvaguardia della persona umana. Una grave patologia feto neonatale come la spina bifida ha cambiato la sua storia naturale negli ultimi 20 anni grazie alla prevenzione, gli interventi post natali e recentemente le correzioni prenatali di chirurgia fetale open e/o fetoscopici.

 

 

COMUNICATO STAMPA N. 1 DEL 14 GENNAIO 2020

 

Il movimento degli atleti con sindrome di down in Italia è un eccellenza con quasi 1.400 agonisti, da cui tra il 2018 e il 2019, sono scaturite 180 medaglie europee e mondiali ( 82 ori, 61 argenti, 37 bronzi ).

Un’eccellenza tra le eccellenze è Nicole Orlando che ha vinto quattro ori ai mondiali di atletica in sud Africa nel 2015. Tuttavia, sia in Italia che in Europa, il 90% delle diagnosi di sindrome di Down, viene indirizzata alla  interruzione volontaria di gravidanza.

L’ annuncio del vice Ministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, in commissione Sanità al Senato (10.1.2020, AgenPress), che sarà sottoposto all’esame della Commissione nazionale per l’aggiornamento dei Lea, in via di costituzione, l’inserimento nelle prestazioni erogabili nell’ambito del SSN degli screening prenatali non invasivi potrebbe sembrare “una conquista” finalizzata a dare un servizio alle coppie e alle donne per acquisire la conoscenza della normalità del corredo cromosomico del proprio bambino in utero.

Tuttavia, alla luce dei dati epidemiologi (90% di interruzioni volontarie dopo diagnosi di Trisomia 21) l’anticipazione della diagnosi dello stato di salute genetico del proprio figlio allarga in maniera esponenziale la possibilità dell’interruzione volontaria della gravidanza.

Sul piano concettuale, ciò obbedisce al concetto che l’aborto eugenetico precoce comporti un minore trauma psicologico, essendo l’embrione di piccole dimensioni: “piccolo embrione piccolo trauma”. Tutto ciò però è falso poiché studi di grosso spessore scientifico hanno acclarato che la sofferenza psicologica della donna non è in proporzione ai centimetri o ai grammi bensì alla perdita della presenza del figlio. Per cui l’allargamento a tutte le gestanti dei test genetici non invasivi (NIPT) – L’Emilia Romagna sarebbe la prima regione italiana che si appresta a farlo – è solo un apparente buon utilizzo delle risorse economiche in campo sanitario, perché non tiene minimamente conto dell’impatto sulla salute psicologica delle donne dopo un aborto eugenetico.

Come A.I.G.O.C., crediamo che l’utilizzo sempre più ampio delle diagnosi prenatali non invasive, senza soppesare rischi e conseguenze sulla salute delle donne e delle famiglie, rappresenti una inappropriata utilizzazione delle risorse economiche della sanità pubblica sia nel merito che nel metodo: nel merito perché si diffonde un elemento facilitatore dell’aborto eugenetico; nel metodo perché destina una grossa entità di risorse economiche, distogliendola da necessità sanitarie ben più importanti per la collettività.

È come investire nell’acquisto di tre bombe atomiche per distruggere 20 formiche: è un uso eticamente, umanamente e scientificamente sbagliato delle scarse risorse della sanità. Nessuna formica dev’essere distrutta; e se vogliamo aumentare la consapevolezza del benessere delle famiglie che affrontano la gravidanza, bisogna piuttosto impegnarsi a diffondere una cultura che sostenga la forza della dignità della persona umana, soprattutto quando questa è più debole, ricordando a tutti che la legge 194 non può essere una legge che incrementa l’aborto eugenetico di hitleriana memoria.

PER SCARICARE IL COMUNICATO CLICCA QUIComunicato Stampa AIGOC n 1 del 14 gennaio 2020

Granello di Senape e il Centro Aiuto alla Vita di Ruvo di Puglia organizzano il convegno:

LA SCIENZA PRENATALE A SERVIZIO DELLA VITA

 

Il convegno si terrà presso l’Hotel Pineta, via Marx Carlo 5.

Direttore scientifico: Dr. Lucio Nichilo

Segreteria organizzativa:

Dr. Floriano Ignazio 347 7269876

Dr. Patrizia Minafra 328 6843688

Dr. Maria Uccelli 333 8792546

 

Per iscrizioni al corso: granellodisenape.wixsite.com/ruvo

 

L’evento è organizzato dal Centro di Aiuto alla Vita “Granello di Senape” in collaborazione con la Fondazione il Cuore in una Goccia Onlus, e il patrocinio, tra gli altri, della nostra Associazione.

La partecipazione al convegno prevede l’attribuzione di 8 crediti formativi.

 

Per scaricare la Brochure CLICCA QUIRUVO DI PUGLIA 9.11.19

 

 

 COMUNICATO A.I.G.O.C. N.5 DEL 5 NOVEMBRE 2019

 

 

 Il Presidente della FNOMCeO dott. Filippo Anelli a proposito del suicidio assistito ha recentemente dichiarato: “È chiaro, ed esposto dall’articolo 3 del Codice di Deontologia Medica, il principio fondamentale su cui regge la nostra Professione: “Dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell’Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana”.  Questa affermazione porta con sé almeno due corollari: il primo è che, da sempre, i medici vedono nella morte un nemico e nella malattia un’anomalia da sanare: mai si è pensato che la morte potesse diventare un alleato, che potesse risolvere le sofferenze della persona.” Tale presa di posizione in una società che sempre più sembra perdere il rispetto per la vita umana ci rincuora e ci spinge a denunciare le pressioni che alcuni Dirigenti delle ASL e delle U.O. di Ostetricia e Ginecologia esercitano su medici obiettori per indurli a cooperare agli interventi di ivg (aborti volontari) in particolare tardivi (dopo la fine della 12 settimana di gravidanza), che  vengono effettuati  in regime di ricovero.

L’art. 9 della legge 194/1978 recita: “il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione.    L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento.”

Nei primi anni di applicazione della legge 194/1978 – in moltissimi ospedali italiani le ivg si effettuavano in regime di ricovero ospedaliero e maggiore era la sensibilità etica del personale medico e non – la frase “dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza” era interpretata nel senso voluto dal legislatore anche dai magistrati. Se su una richiesta di ecg, di esami ematochimici o di rx torace, addirittura in prericovero, era indicata la motivazione “ivg” il personale medico obiettore poteva rifiutarsi e nessun giudice disconosceva questo suo diritto.

Oggi si pretende di considerare l’aborto volontario un diritto e il medico un mero esecutore della volontà altrui.  Si assiste a condanne di colleghi ginecologi, che legittimamente tutelano il proprio diritto all’obiezione di coscienza (vedi il caso del collega ligure condannato anche in appello per essersi rifiutato di cooperare al completamento di un intervento di aborto  farmacologico).

Direttori medici e amministrativi piuttosto che assicurare e organizzare i servizi con personale non obiettore così come recita l’art. 9 della legge 194   (“Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale”) cercano di costringere gli obiettori addirittura ad essere responsabili di intere fasi dell’intervento abortivo per tutta la durata del turno di guardia ignorando o sottovalutando le profonde motivazioni che portano il personale sanitario a non offrire il proprio contributo a qualsiasi intervento abortivo volontario, che ha inizio con la firma del certificato necessario per procedere all’aborto (art. 5 e 7), continua con il successivo ingresso della paziente dopo la pausa di riflessione di 7 giorni in Day Surgery o in ospedale negli aborti tardivi e si  conclude con la visita di dimissione. Si tende invece a miniaturizzare e frazionare azioni e responsabilità in modo da non riuscire più neanche ad individuarne il responsabile.

L’assenza di personale medico e ostetrico non obiettore durante tutta la durata  dell’intervento abortivo crea i presupposti perché agli obiettori si chieda di intervenire, in nome di presunte “imprevedibili urgenze”, in realtà normali ed inevitabili eventi attesi durante un’interruzione volontaria di gravidanza. La legge 194, infatti, tutela l’obiezione di coscienza obbligando l’obiettore ad intervenire solo quando il suo aiuto è davvero “indispensabile” e non quando il suo aiuto viene “reso indispensabile” perché lasciato solo durante interventi abortivi che richiedono la costante assistenza di personale sanitario (“L’obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo” – art. 9 legge 194).

La già citata scarsa sensibilità etica di tanti operatori sanitari e la sudditanza psicologica di tanti giovani medici, del personale ostetrico, infermieristico ed ausiliario (accompagnare in sala operatoria o portare in barella una donna che si sottopone ad ivg si configura come cooperazione all’ivg)   hanno reso possibile una cattiva prassi, in particolare negli aborti tardivi che si prolungano spesso più di un turno di servizio ospedaliero.

Ribadiamo l’obbligo morale prima che giuridico delle amministrazioni, dei direttori responsabili e dei singoli di garantire e tutelare sempre  il diritto all’obiezione di coscienza previsto dalla stessa legge 194/1978!

Ribadendo il nostro diritto/dovere di medici di tutelare la vita di ogni uomo dal concepimento alla morte naturale e la nostra contrarietà a qualsiasi forma di eutanasia e di suicidio assistito, auspichiamo che il legislatore e la giurisprudenza rispettino la coscienza di ciascuno in modo chiaro e completo senza obbligarlo ad estenuanti procedure sindacali e legali, come purtroppo avviene a 41 anni dall’approvazione della legge 194/1978.

Come A.I.G.O.C. raccogliamo e continueremo a denunciare in tutte le sedi tali abusi perché nessun obiettore sia costretto ad operare contro scienza e coscienza.

PER SCARICARE IL COMUNICATO NELLA VERSIONE STAMPABILE CLICCA QUIComunicato Stampa n. 5 del 5 Novembre 2019

 

 

Presso l’Auditorium “Claudio Baglioni”, Oratorio Sant’Annibale Maria di Francia (Via Monte Bianco 30 – Andria-BT) si terrà un incontro dal titolo Feriti dal dolore Guariti dall’Amore” La vita prenatale: questa sconosciuta.

 

Interverranno il Professor Giuseppe Noia (Direttore dell’Hospice Perinatale Centro per le cure palliative prenatali S.Madre Teresa di Calcutta – Policlinico Gemelli Roma – Presidente della Fondazione “Il Cuore in una goccia onlus” – www.ilcuoreinunagoccia.com /Presidente A.I.G.O.C. Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici) e la Dr.ssa Anna Luisa La Teano cofondatori della Fondazione Il Cuore in una Goccia ONLUS.

 

Nel corso dell’incontro ci saranno delle testimonianze e un dibattito.

 

Le conclusioni dell’incontro saranno affidate a Sua Ecc. Mons. Luigi Mansi, Vescovo di Andria.

 

Modererà il Dr. Saverio Lorusso, Rappresentante della Comunità “Papa Giovanni XXIII”.

 

Per scaricare la locandina CLICCA QUIAndria

 

 

In un orizzonte dal quale è stato espulso il Creatore e il suo progetto sull’uomo, nel quale sono ormai accantonati speculazione pensiero sul senso della vita, sul venire al mondo, sul vivere, sul soffrire, sul morire, sul destino ultimo, si fa avanti una nuova antropologia che ci presenta un uomo padrone assoluto di se stesso, del suo vivere e del suo morire.

Le certezze sull’uomo che ci sono state consegnate dalla Cristianità, sulle quali si è fondata una millenaria civiltà, si sgretolano e cedono sotto l’incalzare di una cultura che impone una nuova concezione dell’uomo e della vita, veicolata dal sottile inganno linguistico di modificare il significato delle parole, così la dignità non è più insita in ogni uomo, a prescindere dalle condizioni in cui si venga a trovare, ma viene attribuita, secondo standard eterodecisi. E il nascere e il morire passano dalle mani di Dio in quelle dell’uomo che si fa dio di se stesso.

Per un diabolico inganno il delitto diventa diritto, conquista di civiltà.

Ma “guai a coloro che chiamano bene il male male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre” dice il profeta…

Il Prof. Giuseppe Noia(Presidente AIGOC) interverrà al convegno con una relazione dal titolo “Dall’aborto all’eutanasia”

PER SCARICARE IL VOLANTINO DEL CONVEGNO CLICCA QUIpieghevole convegno 2019

 

 

 

 

 

LA VITA PRENATALE: QUESTA SCONOSCIUTA.FORMAZIONE PERMANENTE E ECM.La cittadella dell’Oasi di Troina EN, 12 ottobre 19

 

RILEVANZA

La terapia fetale nasce con l’avvento della medicina fetale 40 anni fa. In tutto il mondo le tecniche ultrasonografiche sono diventate elemento basilare per guidare approcci invasivi verso un compartimento fetale e apportare una serie di atti diagnostici e terapeutici finalizzati a trattare il feto come un paziente a tutti gli effetti. I successi ottenuti nel Centro di Diagnosi e Terapia Fetale del Gemelli attuando la cosiddetta terapia fetale integrata, dimostrano che anche in gravi patologie feto-neonatali, ci sono possibilità di intervento per ridonare capacità gestazionale a tutte quelle famiglie gravate da una diagnosi infausta. L’Hospice Perinatale ha un impatto culturale fra due modi di pensiero antropologicamente opposti: il primo vive dell’illusione che eliminando il sofferente si possa eliminare la sofferenza, il secondo invece nel rispetto più totale della preziosità della vita umana, senza guardare alle dimensioni dell’essere umano ma solamente al suo valore, cerca di prevenire le malattie, cerca di curarle, cerca di limitare i danni fisici e psicologici del malato e delle famiglie, cerca di lenire la sofferenza fisica e psicologica, forte dell’assunzione di tre metodologie per affrontare la sofferenza umana: I prevent, I cure, I relief (prevenire, curare, lenire il dolore). Ma tutto questo esprime il concetto della solidarietà umana, della medicina condivisa, e si traduce in un’unica espressione: I care (mi predo cura di te). Il quadro generale ha segnato quindi un passaggio che nella medicina fetale è diventato una eccellenza etica della nostra istituzione: l’Hospice Perinatale non è un luogo ma è un modo di curare il feto e il neonato. Anche nelle condizioni patologiche più estreme si può dare speranza di prevenzione, cura e sollievo del dolore accompagnando non solo il feto con tutto l’approccio scientifico e clinico ma anche le famiglie. E’ questo il vero fondamento della medicina della speranza.

 

FINALITÀ

Il corso si propone di introdurre gli argomenti cruciali per interpretare e valutare sul piano scientifico gli interventi medico- scientifici che riguardano la cura della vita sin dalle sue origini, nel rispetto della totalità della persona umana.

 

OBIETTIVI SPECIFICI

Il corso consentirà ai partecipanti di acquisire competenze rispetto a:

  1. protagonismo biologico dell’embrione;
  2. relazione biologica e psico-dinamica madre-feto;
  3. l’embrione ed il feto come paziente.

OBIETTIVO FORMATIVO ECM

18 – Contenuti tecnico-professionali (conoscenze e competenze) specifici di ciascuna professione, di ciascuna specializzazione e di ciascuna attività ultraspecialistica

 

METODOLOGIA DIDATTICA

L’evento formativo privilegerà una metodologia didattica attiva che farà leva sulla motivazione all’apprendimento e sul ruolo dell’esperienza

 

MODALITÀ PER LA VALUTAZIONE DELLAPPRENDIMENTO

Questionario a risposta multipla con soglia di superamento del 75% di risposte esatte

 

DESTINATARI

L’evento è destinato alle seguenti figure professionali: tutte le professioni sanitarie, Sacerdoti, ICR, insegnanti, con un numero massimo di 200 partecipanti

 

L’IRCCS in qualità di provider ECM n° 336, ha accreditato l’evento, per gli operatori sanitari ECM, secondo i criteri stabiliti dalla CNFC. Il numero dei crediti assegnati è visionabile sul sito web, nella scheda informativa dell’evento.

PROGRAMMA

12 ottobre 2019

8.30-9.00 Registrazione dei partecipanti

9.00-9.30 Apertura del corso e saluti da parte del Vescovo della Diocesi di Nicosia Sua Eccellenza S. Muratore e da parte del Presidente dell’IRCCS Oasi Maria SS. di Troina Don Silvio Rotondo

Saluti da parte dei Responsabili diocesani della Pastorale della Salute e della Pastorale della Famiglia

9.30- 9.45 Introduzione al corso : Dott. M. Condorelli

9.45-11.00 “Protagonismo biologico dell’embrione” (Prof. G. Noia)

  • L’embrione medico della madre
  • L’epigenetica e il fondamento delle malattie nell’adulto riferibili ai primi 8 giorni di esistenza Modera: Dott.ssa R. Cento

11.00-11.30 Pausa

11.30-12.30 “La relazione biologica e psico-dinamica madre-feto”(Prof. G. Noia)

  • Lo sviluppo della sensorialità e del mondo psichico fetale
  • Le relazioni con la madre dinanzi ad eventi stressati o all’assunzione di farmaci
  • Le conseguenze fisiche e psichiche sulla salute mentale della donna dopo interruzione spontanea e volontaria

Modera: Dott.ssa M. Zingale

12.30-13.00 Dibattito

13.00-14.30 Pausa pranzo

14.30- 15,30 “L’embrione e il feto come paziente” (Prof. G. Noia)

  • prevenzione delle malformazioni in fase preconcezionale
  • la consulenza preconcezionale
  • la consulenza prenatale
  • la diagnosi prenatale: vecchi e nuovi approcci

Modera: Dott. Paolo Favazza

15.30-16.30 “L’embrione e il feto come paziente” (Prof. G. Noia)

  • la terapia del feto in utero
  • l’accompagnamento dei feti non passibili di terapia
  • l’hospice perinatale
  • la fondazione il cuore in una goccia onlus

Modera: Dott. F. D’ Amico

16.30-17.00 Discussione e Conclusioni

RESPONSABILE SCIENTIFICO

Filippo D’Amico e Francesco Gurgone – Responsabili dell’Ufficio di Pastorale della Salute -Diocesi di Nicosia

Salvatore Pettinato, Marinella Zingale, Vito Di Le, Rosmary Scilanga – Responsabili dell’Ufficio di Pastorale Familiare-Diocesi di Nicosia

 

DOCENTI

Giuseppe Noia – Professore Associato di Medicina dell’Età Prenatale presso la facoltà di Medicina e Chirurgia “A. Gemelli” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – Roma

COORDINAMENTO DIDATTICO

Carolina Tomasi – Responsabile U.O.S. Formazione Permanente ed ECM – IRCCS Oasi Maria SS.

Silvestro Polizzi – UOS Formazione Permanente ed ECM – IRCCS Oasi Maria SS. Troina – spolizzi@oasi.en.it – 0935-936466

INFORMAZIONI GENERALI

COME ISCRIVERSI

Compilare online la richiesta di partecipazione sul sito http://formazioneweb.oasi.en.it/ Compilare online la scheda di iscrizione sul sito http://formazione web.oasi.en..

La Segreteria organizzativa comunicherà ai richiedenti l’ammissione al corso, tramite e-mail.

In caso posticipo o sospensione del corso, gli iscritti riceveranno comunicazione tramite e-mail/sms almeno una settimana prima della data di inizio.

FONTI DI FINANZIAMENTO

Non sono presenti altre fonti di finanziamento da sponsor istituzionali o commerciali.

QUOTA DI ISCRIZIONE

È prevista una quota di iscrizione per i partecipanti esterni di pari a 10,00

La quota del corso dovrà essere corrisposta entro una settimana dalla conferma dell’iscrizione da parte della segreteria organizzativa tramite bonifico sul conto intestato a Associazione Oasi Maria SS. Onlus presso Banca Carige S.p.a., Agenzia di Troina, IBAN IT33V0617583722000007628480, indicando nella causale ““Fertilità ed infertilità di coppia. Stili di vita ed ambiente per un’ecologia della persona”

– 13 gennaio 2019).

La ricevuta del bonifico deve essere inviata, pena l’esclusione dal corso, tramite e-mail agli indirizzi

ecm@oasi.en.it; economico.finanziario@oasi.en.it

corredata dai dati per la fatturazione.

RECESSO ISCRIZIONE

Qualora non si protesse prendere parte all’evento, dovrà essere comunicata rinuncia entro 30 gg.

antecedenti la data del corso, via mail all’indirizzo ecm@oasi.en.it.

In tal caso verrà integralmente rimborsata la quota versata, al netto di eventuali commissioni bancarie. Successivamente, purché almeno 15 gg. prima la data del corso, sarà applicata una trattenuta del 50%. In caso di mancata partecipazione senza comunicazione di disdetta o in caso di comunicazione inviata oltre i termini sopra previsti sarà trattenuta l’intera quota versata.

MODIFICHE AL PROGRAMMA E ANNULLAMENTO CORSO

In caso di mancato raggiungimento del numero minimo di iscritti o per altri giustificati motivi l’IRCCS si riserva la facoltà di annullare o rinviare il corso dandone comunicazione scritta, alla mail indicata.

Solo in caso di annullamento si provvederà al rimborso della quota versata.

REGISTRAZIONE PARTECIPANTI E RILASCIO ATTESTATI

Al termine del corso, entro 48 ore, sarà scaricabile previa registrazione sulla piattaforma on-line http://formazioneweb.oasi.en.it, l’attestato di frequenza.

L’attestato con i crediti formativi ECM sarà disponibile entro 60 giorni, scaricabile dalla piattaforma on-line, http://formazioneweb.oasi.en.it.

Si ricorda che per acquisire l’attestato ECM occorre garantire la presenza in aula per l’intera durata dell’evento e il superamento della prova di valutazione dell’apprendimento.

PER SCARICARE IL PROGRAMMA CLICCA QUILa vita prenatale.Oasi di Troina.12.10.19

FESTA VERSO L’ALTRO

SEDE: Scuola “Madonna della Neve”

Via Nigoline 36 – Adro (BS)

 

Verso l’Altro è un evento all’insegna della gratuità e della solidarietà.Coinvolge oltre 100 volontari, che offrono il loro tempo e le loro competenze per dare vita a una festa conviviale per tutta la famiglia, il cui ricavato sarà interamente devoluto al progetto “Casa Delbrêl – Dimensione famiglia”, la casa accoglienza per famiglie e donne in difficoltà a Rodengo Saiano (BS)

VIDEO PROMO DELL’EVENTO

UNA FESTA PER TUTTI

 

L’associazione Punto Missione Onlus e il Baule della Solidarietà organizzano dal 2011 “Verso l’Altro”: tre giorni di festa nel mese di settembre promossi dai volontari e pensati per coinvolgere tutta la famiglia con giochi, incontri e spettacoli nella suggestiva cornice della Franciacorta, presso la Scuola Madonna della Neve di Adro, che dal 2018 affianca le due associazioni nell’organizzazione vera e propria dell’evento.

 

L’idea della festa è nata da due esigenze: da una parte il desiderio di un momento di incontro conviviale tra i volontari che animano le associazioni Punto Missione e al Baule della Solidarietà, dall’altra, la necessità di dare risalto all’operato di Punto Missione attraverso un momento pubblico di condivisione coinvolgente e profonda, in linea con la mission della onlus.

Di seguito il sito della “Festa Verso l’Altro” 2019, con tutte le informazioni sul programma e sulla location:

http://versolaltro.puntomissioneonlus.org/

L’intervento del Prof Giuseppe Noia (Presidente A.I.G.O.C.) si terrà nella giornata di domenica 22 settembre alle ore 17.30.

La relazione ha il titolo di “Il Mistero della generazione. La vita nascente come princiopio educativo”

PER SCARICARE IL PROGRAMMA CLICCA QUI: pieghevole_verso-l-altro-2019

La delibera dalla Regione Lombardia, che disponeva che fosse possibile cercare un figlio con l’eterologa in strutture accreditate e col solo pagamento del ticket se l’età della donna non supera i 43 anni e fino a un massimo di tre cicli, non solo ha un valido fondamento scientifico confermato dai dati della Relazione al Parlamento del Ministro della Salute sull’applicazione della legge 40/2004, resa pubblica il 6 u.s., ma è in linea anche con scelte fatte da altri Stati Europei.

Certo ad una lettura affrettata dei dati offerti dalla citata relazione non si riesce a cogliere il dato scientifico, che inesorabilmente evidenzia la scarsa efficacia del ricorso alla fecondazione extracorporea per le coppie in cui la donna ha un’età ≥43 anni, ma esaminando bene i dati offerti per gruppi di età notiamo:

  • Nei 4.801 cicli trattati a fresco con fecondazione extracorporea omologa solo il 2,4% delle coppie trattate ha avuto la possibilità di avere figli in braccio e solo l’1,77% degli embrioni trasferiti in utero è sopravvissuto fino alla nascita. Il 53,7% delle gravidanze iniziate ha avuto un esito negativo.
  • Nei cicli omologhi con scongelamento di embrioni le coppie con figli in braccio sono il 9,72% delle coppie trattate.
  • Nelle 24 coppie trattate con donazione di gameti maschili (seme) si registra una situazione analoga a quella omologa con scongelamento di embrioni: 8,33% con figli in braccio.
  • Nelle 1.122 coppie trattate con donazioni di ovociti notiamo che il numero di trasferimenti di embrioni in utero è nettamente superiore (1.574) al numero delle coppie trattate, per cui in questo gruppo di età più coppie sono state sottoposte nello stesso anno a due o più trasferimenti di embrioni in utero. Le coppie con figli in braccio/numero dei trasferimenti effettuati sono il 18,93%, se si rapporta alla % di trasferimenti effettuati nei gruppi di età più giovane il numero delle coppie con figli in braccio con un solo trasferimento di embrioni in utero per anno scende a 12,39%.
  • Nelle 1.160 coppie trattate con donazione di embrioni ritroviamo la stessa situazione descritta per la donazione di ovociti, cioè il numero di trasferimenti in utero di embrioni è superiore (1.370) al numero delle coppie trattate, cioè più coppie sono state sottoposte a più di un trasferimento di embrioni in utero nello stesso anno, per cui se si considera un solo trasferimento di embrioni in utero per anno le coppie con figli in braccio diventano scende a 18,89%.

Poiché – come è chiaramente scritto a pagina 6 della relazione – “La maggiore età di chi accede ai cicli di donazione sembra indicare come questa tecnica sia scelta soprattutto per infertilità fisiologica, dovuta appunto all’età della donna e non per patologie specifiche.” – il vero motivo per cui si ricorre a queste tecniche non è una patologia, per cui è legittimo e doveroso per un amministratore attento porre dei limiti di età all’accesso a carico del SSN di donne fisiologicamente infertili per la loro età.

A ciò si aggiunge un altro dato, di cui purtroppo nessuna relazione ministeriale sull’ applicazione della legge 40/2004  ha finora riferito, cioè che di fecondazione extracorporea si può anche morire. Nella pubblicazione dell’ISTAT La Salute Riproduttiva della Donna a pagina 123 e 124 possiamo leggere che:  in sei regioni italiane (Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Sicilia) sottoposte ad un nuovo sistema di sorveglianza della mortalità materna diretta entro 42 giorni dal parto/aborto è stata registrata nel biennio 2013-2014 la morte di 6 donne ( 3 con età superiore ai 42 anni e 5 con obesità condizioni che costituiscono controindicazioni al ricorso a tecniche di PMA in ambito pubblico nel Regno Unito) con una frequenza 7,67 volte maggiore (51,98/100.000 nati vivi) rispetto alle altre 33 donne con concepimento naturale decedute (6,78/100.000 nati vivi) nello stesso periodo (https://www.istat.it/it/files/2018/03/La-salute-riproduttiva-della-donna.pdf, pag. 123-124).

Chi cerca il vero bene delle donne si impegna a creare condizioni sociali e lavorative tali da consentire a chi lo desidera di avere figli nell’età più giovane, fisiologicamente più fertile, senza il bisogno di ricorrere a trattamenti spesso inutili che giovano solo a chi li propone.

Clicca Qui per scaricare il Comunicato Stampa n. 4 del 26 lugio 2019

E’ VERO “PROGRESSO SCIENTIFICO” ACCETTARE PASSIVAMENTE
LA MORTE DI 166.989 ED IL CONGELAMENTO DI ALTRI 51.332
ESSERI UMANI PER DARE UN FIGLIO IN BRACCIO A 11.094 COPPIE?

 

COMUNICATO STAMPA N. 3 DEL 22 LUGLIO 2019
 

    La relazione annuale al Parlamento del Ministro della Salute sull’attuazione della legge 40/2004, complice anche il periodo estivo ed i fatti di cronaca, non fa più notizia: solo qualche quotidiano ne ha parlato senza entrare in merito alla questione. La fecondazione extracorporea (tecniche di II e III livello) omologa ha fatto registrare nel 2017 l’accesso di 1.210 coppie per 1.330 cicli in più rispetto al 2016 ed un innalzamento dell’età media per la donna a 36,7 anni, mentre il maggior ricorso allo scongelamento degli embrioni e degli ovociti fa lievemente aumentare la % di coppie con figli in braccio (16,13%/15,72) e la % di embrioni sopravvissuti dopo il trasferimento in utero (12,45/11,41).

    La fecondazione extracorporea eterologa ha avuto un incremento significativamente maggiore con 938 coppie in più (+18,75%) per un totale di 649 cicli trattati in più rispetto al 2016. I trasferimenti in utero di embrioni nel 2017 sono aumentati (9.854) ed in particolare i trasferimenti con donazione di ovociti e di embrioni nelle donne di età compresa tra 40-42 anni (1.270/1.133 coppie) e ≥ 43 anni (2.944/2.282 coppie) contrariamente a quelli con donazione di seme nelle stesse età (135/162coppie). Il poter fare più trasferimenti con ovociti ed embrioni nello stesso anno in questi due gruppi di età più avanzata spiega l’apparente paradosso di avere una % di coppie con figli in braccio rispettivamente del 23,47nel gruppo di donne di 40-42 anni e del 21,49 nelle donne di età ≥ 43 anni. Anche il numero degli embrioni trasferiti sacrificati è aumentato (8.244). La relazione non fornisce informazioni sufficienti, come fa per l’omologa, per poter ricostruire con più precisione il numero di embrioni prodotti od importati, il numero di embrioni prodotti e crioconservati.

    Le indagini genetiche pre impianto sono in crescita, non essendo indicato il numero di embrioni trasferiti in utero, ma solamente il numero di cicli in cui sono state fatte queste indagini i dati offerti (vedi tab. 5) ci dicono che il 74,35% di embrioni sono morti dopo indagini/trasferimento in utero e che di 795 embrioni non si hanno notizie.

    A pagina 6 della relazione è chiaramente scritto “La maggiore età di chi accede ai cicli di donazione sembra indicare come questa tecnica sia scelta soprattutto per infertilità fisiologica, dovuta appunto all’età della donna e non per patologie specifiche.”, cioè il vero motivo per cui si ricorre a queste tecniche non è una patologia! Qualche domanda sorge spontanea:

  • Per soddisfare il desiderio di avere un figlio in un momento della vita in cui è più difficile realizzarlo facendo nascere 454 bambini è lecito esporre a morte certa 168.986 embrioni umani e criocon- gelarne altri 51.632?
  • E’ lecito sperperare il poco danaro pubblico mantenendo nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) le tecniche di fecondazione extracorporea omologhe ed eterologhe, che non sono terapie ed espongono anche a rischi grave chi vi si sottopone e procurano alla maggior parte di chi vi ricorre delusioni e conseguenze psichiche?
  • Favorire l’adozione anche internazionale aiutando le coppie anche meno abbienti a realizzare questo tipo di accoglienza, che realizza il diritto reale e fondamentale di ogni bimbo ad avere una fami- glia, non è un modo più umano e civile di avere un figlio da amare senza sacrificarne altri 10?
  • Con 454 nati in più all’anno non si rivolge certamente il gelo demografico che attanaglia da alcuni decenni l’Italia: non sarebbe più conveniente e salutare per tutti investire il danaro pubblico per creare lavoro per i giovani ed attuare politiche sociali e lavorative a favore della famiglia per facilitare le coppie a formare una famiglia e ad avere figli in età più giovane, quando minori sono le difficoltà di concepire naturalmente?

    Ogni anno che passa diminuisce sempre di più l’attenzione data sia dai Parlamentari, che dai mass media, che dalle Associazioni Professionali e non direttamente interessate alla relazione del Ministro della Salute sull’applicazione della legge 40/2004 (sulla fecondazione extracorporea). Sarà forse il periodo scelto per renderla pubblica (fine giugno/primi di luglio), oppure il modo complesso e difficile di presentare i dati in particolare di quelli relativi alla fecondazione eterologa, che rendono molto difficile la loro comprensione agli addetti ai lavori, sta di fatto che gli unici cui giovano tali cose sono i centri che operano in tale settore.

    La prima cosa che tocca sottolineare ancora una volta, a 15 anni dell’entrata in vigore della legge, è le tecniche di I livello sono sostanzialmente diverse dal punto di vista tecnico ed etico da quelle di II e III livello, per cui non si possono sommare insieme i dati ed i risultati.

Nei nostri comunicati da sempre ci riferiamo esclusivamente alle tecniche di II e III livello, cioè alla fecondazione extracorporea omologa ed eterologa.

La tabella 9 evidenzia che nel 2017 sono aumentati tutti i parametri esaminati rispetto all’anno precedente, in particolare, lo sottolineiamo perché in altri commenti questo dato è trascurato, il numero di embrioni trasferiti sacrificati, cioè morti dopo trasferimento in utero (89.947), il numero to- tale di embrioni morti (166.986) ed il numero degli embrioni crioconservati (51.632).La tabella 2 mostra come si arriva a calcolare il numero totale degli embrioni sacrificati. A questi numeri bisogna aggiungere gli embrioni morti dell’eterologa e le vittime della diagnosi genetica pre impianto.

    I dati più problematici sono quelli relativi alla fecondazione eterologa, che sono aggregati in modo disomogeneo e che nei gruppi con donazione di seme (tab. 3.5.11 pag. 165) parlano di embrioni freschi con seme proveniente da banche estere e medesimo centro e di embrioni crioconservati provenienti da banca estera (373 cicli) dal medesimo centro (46 cicli) e da banca nazionale (4 cicli). Similmente per la donazione di ovociti (tab. 3.5.12 pag.166): sono descritti 1.410 cicli con embrioni crioconservati dopo donazione di ovociti freschi provenienti da banca estera e 12 cicli dal medesimo centro; 149 cicli con embrioni crioconservati dopo una donazione di ovociti scongelati provenienti da banca estera e 16 cicli provenienti dallo stesso centro.

La tabella 3.5.13 pag. 167 riferisce di 295 coppie trattate con doppia donazione di gameti per un totale di 346 cicli: in 170 di questi cicli vengono importati embrioni crioconservati da banca estera.

In altri termini in 2.102 cicli sono stati importati dall’estero non liquido seminale od ovociti, ma embrioni umani, in media 3.153 (criocontenitore = 1-2 embrioni)!

In altri comunicati ci siamo chiesti se è lecito importare/esportare esseri umani viventi (l’embrione umano è un essere umano vivente altrimenti non potrebbe mai nascere se trasferito in utero) e se è lecito comprarli, perché non crediamo che giovani donne spagnole, ceche ed ucraine siano tanto generose da sottoporsi all’induzione di ovulazioni multiple solo per un semplice rimborso spese.

Le Regioni e le provincie Autonome non sono obbligate a rispettare il divieto di commercializzazione di cui all’art. 12 comma 6 della legge 40/2004?

L’embrione umano vale meno di un pezzo di organo umano (fegato, midollo osseo, …) dal momento che la legge 236/2016 inse-rendo l’art. 601bis nel codice penale sanci-sce che «Chiunque, illecitamente, com- mercia, vende, acquista ovvero, in qualsiasi modo e a qualsiasi titolo, procura o tratta organi o parti di organi prelevati da persona vivente è punito con la reclusione da tre a dodici anni e con la multa da euro 50.000 ad euro 300.000. Se il fatto è commesso da persona che esercita una professione sanitaria, alla con- danna consegue l’interdizione perpetua dall’esercizio della professione»!

I cicli di fecondazione extracorporea eterologa nel 2017 sono significativamente aumentati per il maggior ricorso alla donazione di ovociti ed embrioni, che riescono a neutralizzare l’handicap rappresentato dall’età più avanzata delle donne che si sottopongono a queste tecniche con donazione di ovociti a fresco (42,4 anni), con ovociti crioconservati (41,4 anni) o con embrioni crioconservati dopo una donazione di gameti (40,6 anni), perché le donatrici di ovociti sono nettamente più giovani delle riceventi e perché con- trariamente alle donne che si sottopongono ad eterologa con donazione di seme non sono soggette alle interruzioni di trattamento prima del prelievo ovocitario o prima del trasferimento embrionario, cui sono esposte le donne con donazione di seme.

La tabella 7 mostra chiaramente che il numero di trasferimenti in utero di embrioni è significativamente inferiore al numero delle coppie trattate con donazione di seme (615/787 coppie/839 cicli), rispetto alle coppie trattate con donazione di ovociti (2908/2725 coppie/3146 cicli) e con trasferimenti di embrioni (2677/2266 coppie/2783 cicli) per cui correttamente la relazione fa il calcolo della percentuale delle coppie con figli in braccio in rapporto al numero dei trasferimenti effettuati, che rispecchia più fedelmente la realtà. La relazione non fornisce informazioni sufficienti – come fa per l’omologa – per poter ricostruire con più precisione il numero di embrioni prodotti od importati, il numero di embrioni prodotti e crioconservati.

 

Per l’import ed export dedica 20 pagine con belle mappe a colori per visualizzare i flussi, ma non riassume il tutto in 1 o 3 tabelle facili da leggere a tutti in cui viene indicato con una sigla il centro che opera l’import/export, il numero preciso dei crioconservatori di seme, di ovociti e di embrioni con la nazione di provenienza ed il centro di destinazione pubblico/convenzionato/privato e possibilmente anche l’entità del rimborso spese pagato da ogni centro; quanti embrioni vengono prodotti con i crioconservatori di ovociti importati e che destinazione hanno (tutti trasferiti in utero? Quanti Crioconservati?)

 

 

Le indagini genetiche pre impianto sono in crescita, ma non essendo indicato il numero di embrioni trasferiti in utero, ma solamente il numero di cicli    in cui sono state  fatte queste indagini i dati offerti dalla tabella 5 sono nettamente inferiori alla realtà perché il calcolo è stato fatto su un em- brione per ogni ciclo, ma sono sufficienti per offrirci un’idea del notevole numero di embrioni sacrificati.

 

Nella stragrande maggioranza dei casi trattati sia con l’omologa che con l’eterologa, come è chiaramente scritto a pagina 6 della relazione “La maggiore età di chi accede ai cicli di donazione sembra indicare come questa tecnica sia scelta soprattutto per infertilità fisiologica, dovuta appunto all’età della donna e non per patologie specifiche”, il vero motivo per cui si ricorre a queste tecniche non è una pato- logia!

C’è da chiedersi seriamente a questo punto:

  • Per soddisfare il desiderio di avere un figlio in un momento della vita in cui è più difficile realizzarlo per far nascere 12.454 bambini è lecito esporre a morte certa 168.986 embrioni umani e criocon- gelarne altri 632?
  • E’ lecito sperperare il poco danaro pubblico mantenendo nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) le tecniche di fecondazione extracorporea omologhe ed eterologhe, che non solo non sono terapie ed espongono anche a rischi gravi chi vi si sottopone e creano alla maggior parte di chi vi ricorre delusioni e conseguenze psichiche?A proposito dei gravi rischi, di cui neanche la relazione di quest’anno fa minimo cenno, sembra da non trascurare da quanto riferito a pag. 123-124 dalla pubblicazione dell’ISTAT La Salute riprodut- tiva della donna: in sei regioni italiane (Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Sicilia) sottoposte ad un nuovo sistema di sorveglianza della mortalità materna diretta entro 42 giorni dal parto/aborto è stata registrata nel biennio 2013-2014 la morte di 6 donne ( 3 con età superiore ai 42 anni e 5 con obesità condizioni che costituiscono controindicazioni al ricorso a tec- niche di PMA in ambito pubblico nel Regno Unito) con una frequenza 7,67 volte maggiore (51,98/100.000 nati vivi) rispetto alle altre 33 donne con concepimento naturale decedute (6,78/100.000 nati vivi) nello stesso periodo (https://www.istat.it/it/files/2018/03/La-salute-riprodut- tiva-della-donna.pdf, pag. 123-124).
  • Favorire l’adozione anche internazionale aiutando le coppie anche meno abbienti a realizzare que- sto tipo di accoglienza, che realizza il diritto reale e fondamentale di ogni bimbo ad avere una fami- glia, non è un modo più umano e civile di avere un figlio da amare senza sacrificarne altri 10?
  • Con 454 nati in più all’anno non si rivolge certamente il gelo demografico che attanaglia da alcuni decenni l’Italia: non sarebbe più conveniente e salutare per tutti investire il danaro pubblico per creare lavoro per i giovani ed attuare politiche sociali e lavorative a favore della famiglia per facilitare le coppie a formare una famiglia e ad avere figli in età più giovane, quando minori sono le difficoltà di concepire naturalmente?

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