Eleonora Lisi

 

In un orizzonte dal quale è stato espulso il Creatore e il suo progetto sull’uomo, nel quale sono ormai accantonati speculazione pensiero sul senso della vita, sul venire al mondo, sul vivere, sul soffrire, sul morire, sul destino ultimo, si fa avanti una nuova antropologia che ci presenta un uomo padrone assoluto di se stesso, del suo vivere e del suo morire.

Le certezze sull’uomo che ci sono state consegnate dalla Cristianità, sulle quali si è fondata una millenaria civiltà, si sgretolano e cedono sotto l’incalzare di una cultura che impone una nuova concezione dell’uomo e della vita, veicolata dal sottile inganno linguistico di modificare il significato delle parole, così la dignità non è più insita in ogni uomo, a prescindere dalle condizioni in cui si venga a trovare, ma viene attribuita, secondo standard eterodecisi. E il nascere e il morire passano dalle mani di Dio in quelle dell’uomo che si fa dio di se stesso.

Per un diabolico inganno il delitto diventa diritto, conquista di civiltà.

Ma “guai a coloro che chiamano bene il male male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre” dice il profeta…

Il Prof. Giuseppe Noia(Presidente AIGOC) interverrà al convegno con una relazione dal titolo “Dall’aborto all’eutanasia”

PER SCARICARE IL VOLANTINO DEL CONVEGNO CLICCA QUIpieghevole convegno 2019

 

 

 

 

 

LA VITA PRENATALE: QUESTA SCONOSCIUTA.FORMAZIONE PERMANENTE E ECM.La cittadella dell’Oasi di Troina EN, 12 ottobre 19

 

RILEVANZA

La terapia fetale nasce con l’avvento della medicina fetale 40 anni fa. In tutto il mondo le tecniche ultrasonografiche sono diventate elemento basilare per guidare approcci invasivi verso un compartimento fetale e apportare una serie di atti diagnostici e terapeutici finalizzati a trattare il feto come un paziente a tutti gli effetti. I successi ottenuti nel Centro di Diagnosi e Terapia Fetale del Gemelli attuando la cosiddetta terapia fetale integrata, dimostrano che anche in gravi patologie feto-neonatali, ci sono possibilità di intervento per ridonare capacità gestazionale a tutte quelle famiglie gravate da una diagnosi infausta. L’Hospice Perinatale ha un impatto culturale fra due modi di pensiero antropologicamente opposti: il primo vive dell’illusione che eliminando il sofferente si possa eliminare la sofferenza, il secondo invece nel rispetto più totale della preziosità della vita umana, senza guardare alle dimensioni dell’essere umano ma solamente al suo valore, cerca di prevenire le malattie, cerca di curarle, cerca di limitare i danni fisici e psicologici del malato e delle famiglie, cerca di lenire la sofferenza fisica e psicologica, forte dell’assunzione di tre metodologie per affrontare la sofferenza umana: I prevent, I cure, I relief (prevenire, curare, lenire il dolore). Ma tutto questo esprime il concetto della solidarietà umana, della medicina condivisa, e si traduce in un’unica espressione: I care (mi predo cura di te). Il quadro generale ha segnato quindi un passaggio che nella medicina fetale è diventato una eccellenza etica della nostra istituzione: l’Hospice Perinatale non è un luogo ma è un modo di curare il feto e il neonato. Anche nelle condizioni patologiche più estreme si può dare speranza di prevenzione, cura e sollievo del dolore accompagnando non solo il feto con tutto l’approccio scientifico e clinico ma anche le famiglie. E’ questo il vero fondamento della medicina della speranza.

 

FINALITÀ

Il corso si propone di introdurre gli argomenti cruciali per interpretare e valutare sul piano scientifico gli interventi medico- scientifici che riguardano la cura della vita sin dalle sue origini, nel rispetto della totalità della persona umana.

 

OBIETTIVI SPECIFICI

Il corso consentirà ai partecipanti di acquisire competenze rispetto a:

  1. protagonismo biologico dell’embrione;
  2. relazione biologica e psico-dinamica madre-feto;
  3. l’embrione ed il feto come paziente.

OBIETTIVO FORMATIVO ECM

18 – Contenuti tecnico-professionali (conoscenze e competenze) specifici di ciascuna professione, di ciascuna specializzazione e di ciascuna attività ultraspecialistica

 

METODOLOGIA DIDATTICA

L’evento formativo privilegerà una metodologia didattica attiva che farà leva sulla motivazione all’apprendimento e sul ruolo dell’esperienza

 

MODALITÀ PER LA VALUTAZIONE DELLAPPRENDIMENTO

Questionario a risposta multipla con soglia di superamento del 75% di risposte esatte

 

DESTINATARI

L’evento è destinato alle seguenti figure professionali: tutte le professioni sanitarie, Sacerdoti, ICR, insegnanti, con un numero massimo di 200 partecipanti

 

L’IRCCS in qualità di provider ECM n° 336, ha accreditato l’evento, per gli operatori sanitari ECM, secondo i criteri stabiliti dalla CNFC. Il numero dei crediti assegnati è visionabile sul sito web, nella scheda informativa dell’evento.

PROGRAMMA

12 ottobre 2019

8.30-9.00 Registrazione dei partecipanti

9.00-9.30 Apertura del corso e saluti da parte del Vescovo della Diocesi di Nicosia Sua Eccellenza S. Muratore e da parte del Presidente dell’IRCCS Oasi Maria SS. di Troina Don Silvio Rotondo

Saluti da parte dei Responsabili diocesani della Pastorale della Salute e della Pastorale della Famiglia

9.30- 9.45 Introduzione al corso : Dott. M. Condorelli

9.45-11.00 “Protagonismo biologico dell’embrione” (Prof. G. Noia)

  • L’embrione medico della madre
  • L’epigenetica e il fondamento delle malattie nell’adulto riferibili ai primi 8 giorni di esistenza Modera: Dott.ssa R. Cento

11.00-11.30 Pausa

11.30-12.30 “La relazione biologica e psico-dinamica madre-feto”(Prof. G. Noia)

  • Lo sviluppo della sensorialità e del mondo psichico fetale
  • Le relazioni con la madre dinanzi ad eventi stressati o all’assunzione di farmaci
  • Le conseguenze fisiche e psichiche sulla salute mentale della donna dopo interruzione spontanea e volontaria

Modera: Dott.ssa M. Zingale

12.30-13.00 Dibattito

13.00-14.30 Pausa pranzo

14.30- 15,30 “L’embrione e il feto come paziente” (Prof. G. Noia)

  • prevenzione delle malformazioni in fase preconcezionale
  • la consulenza preconcezionale
  • la consulenza prenatale
  • la diagnosi prenatale: vecchi e nuovi approcci

Modera: Dott. Paolo Favazza

15.30-16.30 “L’embrione e il feto come paziente” (Prof. G. Noia)

  • la terapia del feto in utero
  • l’accompagnamento dei feti non passibili di terapia
  • l’hospice perinatale
  • la fondazione il cuore in una goccia onlus

Modera: Dott. F. D’ Amico

16.30-17.00 Discussione e Conclusioni

RESPONSABILE SCIENTIFICO

Filippo D’Amico e Francesco Gurgone – Responsabili dell’Ufficio di Pastorale della Salute -Diocesi di Nicosia

Salvatore Pettinato, Marinella Zingale, Vito Di Le, Rosmary Scilanga – Responsabili dell’Ufficio di Pastorale Familiare-Diocesi di Nicosia

 

DOCENTI

Giuseppe Noia – Professore Associato di Medicina dell’Età Prenatale presso la facoltà di Medicina e Chirurgia “A. Gemelli” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – Roma

COORDINAMENTO DIDATTICO

Carolina Tomasi – Responsabile U.O.S. Formazione Permanente ed ECM – IRCCS Oasi Maria SS.

Silvestro Polizzi – UOS Formazione Permanente ed ECM – IRCCS Oasi Maria SS. Troina – spolizzi@oasi.en.it – 0935-936466

INFORMAZIONI GENERALI

COME ISCRIVERSI

Compilare online la richiesta di partecipazione sul sito http://formazioneweb.oasi.en.it/ Compilare online la scheda di iscrizione sul sito http://formazione web.oasi.en..

La Segreteria organizzativa comunicherà ai richiedenti l’ammissione al corso, tramite e-mail.

In caso posticipo o sospensione del corso, gli iscritti riceveranno comunicazione tramite e-mail/sms almeno una settimana prima della data di inizio.

FONTI DI FINANZIAMENTO

Non sono presenti altre fonti di finanziamento da sponsor istituzionali o commerciali.

QUOTA DI ISCRIZIONE

È prevista una quota di iscrizione per i partecipanti esterni di pari a 10,00

La quota del corso dovrà essere corrisposta entro una settimana dalla conferma dell’iscrizione da parte della segreteria organizzativa tramite bonifico sul conto intestato a Associazione Oasi Maria SS. Onlus presso Banca Carige S.p.a., Agenzia di Troina, IBAN IT33V0617583722000007628480, indicando nella causale ““Fertilità ed infertilità di coppia. Stili di vita ed ambiente per un’ecologia della persona”

– 13 gennaio 2019).

La ricevuta del bonifico deve essere inviata, pena l’esclusione dal corso, tramite e-mail agli indirizzi

ecm@oasi.en.it; economico.finanziario@oasi.en.it

corredata dai dati per la fatturazione.

RECESSO ISCRIZIONE

Qualora non si protesse prendere parte all’evento, dovrà essere comunicata rinuncia entro 30 gg.

antecedenti la data del corso, via mail all’indirizzo ecm@oasi.en.it.

In tal caso verrà integralmente rimborsata la quota versata, al netto di eventuali commissioni bancarie. Successivamente, purché almeno 15 gg. prima la data del corso, sarà applicata una trattenuta del 50%. In caso di mancata partecipazione senza comunicazione di disdetta o in caso di comunicazione inviata oltre i termini sopra previsti sarà trattenuta l’intera quota versata.

MODIFICHE AL PROGRAMMA E ANNULLAMENTO CORSO

In caso di mancato raggiungimento del numero minimo di iscritti o per altri giustificati motivi l’IRCCS si riserva la facoltà di annullare o rinviare il corso dandone comunicazione scritta, alla mail indicata.

Solo in caso di annullamento si provvederà al rimborso della quota versata.

REGISTRAZIONE PARTECIPANTI E RILASCIO ATTESTATI

Al termine del corso, entro 48 ore, sarà scaricabile previa registrazione sulla piattaforma on-line http://formazioneweb.oasi.en.it, l’attestato di frequenza.

L’attestato con i crediti formativi ECM sarà disponibile entro 60 giorni, scaricabile dalla piattaforma on-line, http://formazioneweb.oasi.en.it.

Si ricorda che per acquisire l’attestato ECM occorre garantire la presenza in aula per l’intera durata dell’evento e il superamento della prova di valutazione dell’apprendimento.

PER SCARICARE IL PROGRAMMA CLICCA QUILa vita prenatale.Oasi di Troina.12.10.19

FESTA VERSO L’ALTRO

SEDE: Scuola “Madonna della Neve”

Via Nigoline 36 – Adro (BS)

 

Verso l’Altro è un evento all’insegna della gratuità e della solidarietà.Coinvolge oltre 100 volontari, che offrono il loro tempo e le loro competenze per dare vita a una festa conviviale per tutta la famiglia, il cui ricavato sarà interamente devoluto al progetto “Casa Delbrêl – Dimensione famiglia”, la casa accoglienza per famiglie e donne in difficoltà a Rodengo Saiano (BS)

VIDEO PROMO DELL’EVENTO

UNA FESTA PER TUTTI

 

L’associazione Punto Missione Onlus e il Baule della Solidarietà organizzano dal 2011 “Verso l’Altro”: tre giorni di festa nel mese di settembre promossi dai volontari e pensati per coinvolgere tutta la famiglia con giochi, incontri e spettacoli nella suggestiva cornice della Franciacorta, presso la Scuola Madonna della Neve di Adro, che dal 2018 affianca le due associazioni nell’organizzazione vera e propria dell’evento.

 

L’idea della festa è nata da due esigenze: da una parte il desiderio di un momento di incontro conviviale tra i volontari che animano le associazioni Punto Missione e al Baule della Solidarietà, dall’altra, la necessità di dare risalto all’operato di Punto Missione attraverso un momento pubblico di condivisione coinvolgente e profonda, in linea con la mission della onlus.

Di seguito il sito della “Festa Verso l’Altro” 2019, con tutte le informazioni sul programma e sulla location:

http://versolaltro.puntomissioneonlus.org/

L’intervento del Prof Giuseppe Noia (Presidente A.I.G.O.C.) si terrà nella giornata di domenica 22 settembre alle ore 17.30.

La relazione ha il titolo di “Il Mistero della generazione. La vita nascente come princiopio educativo”

PER SCARICARE IL PROGRAMMA CLICCA QUI: pieghevole_verso-l-altro-2019

E’ VERO “PROGRESSO SCIENTIFICO” ACCETTARE PASSIVAMENTE
LA MORTE DI 166.989 ED IL CONGELAMENTO DI ALTRI 51.332
ESSERI UMANI PER DARE UN FIGLIO IN BRACCIO A 11.094 COPPIE?

 

COMUNICATO STAMPA N. 3 DEL 22 LUGLIO 2019
 

    La relazione annuale al Parlamento del Ministro della Salute sull’attuazione della legge 40/2004, complice anche il periodo estivo ed i fatti di cronaca, non fa più notizia: solo qualche quotidiano ne ha parlato senza entrare in merito alla questione. La fecondazione extracorporea (tecniche di II e III livello) omologa ha fatto registrare nel 2017 l’accesso di 1.210 coppie per 1.330 cicli in più rispetto al 2016 ed un innalzamento dell’età media per la donna a 36,7 anni, mentre il maggior ricorso allo scongelamento degli embrioni e degli ovociti fa lievemente aumentare la % di coppie con figli in braccio (16,13%/15,72) e la % di embrioni sopravvissuti dopo il trasferimento in utero (12,45/11,41).

    La fecondazione extracorporea eterologa ha avuto un incremento significativamente maggiore con 938 coppie in più (+18,75%) per un totale di 649 cicli trattati in più rispetto al 2016. I trasferimenti in utero di embrioni nel 2017 sono aumentati (9.854) ed in particolare i trasferimenti con donazione di ovociti e di embrioni nelle donne di età compresa tra 40-42 anni (1.270/1.133 coppie) e ≥ 43 anni (2.944/2.282 coppie) contrariamente a quelli con donazione di seme nelle stesse età (135/162coppie). Il poter fare più trasferimenti con ovociti ed embrioni nello stesso anno in questi due gruppi di età più avanzata spiega l’apparente paradosso di avere una % di coppie con figli in braccio rispettivamente del 23,47nel gruppo di donne di 40-42 anni e del 21,49 nelle donne di età ≥ 43 anni. Anche il numero degli embrioni trasferiti sacrificati è aumentato (8.244). La relazione non fornisce informazioni sufficienti, come fa per l’omologa, per poter ricostruire con più precisione il numero di embrioni prodotti od importati, il numero di embrioni prodotti e crioconservati.

    Le indagini genetiche pre impianto sono in crescita, non essendo indicato il numero di embrioni trasferiti in utero, ma solamente il numero di cicli in cui sono state fatte queste indagini i dati offerti (vedi tab. 5) ci dicono che il 74,35% di embrioni sono morti dopo indagini/trasferimento in utero e che di 795 embrioni non si hanno notizie.

    A pagina 6 della relazione è chiaramente scritto “La maggiore età di chi accede ai cicli di donazione sembra indicare come questa tecnica sia scelta soprattutto per infertilità fisiologica, dovuta appunto all’età della donna e non per patologie specifiche.”, cioè il vero motivo per cui si ricorre a queste tecniche non è una patologia! Qualche domanda sorge spontanea:

  • Per soddisfare il desiderio di avere un figlio in un momento della vita in cui è più difficile realizzarlo facendo nascere 454 bambini è lecito esporre a morte certa 168.986 embrioni umani e criocon- gelarne altri 51.632?
  • E’ lecito sperperare il poco danaro pubblico mantenendo nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) le tecniche di fecondazione extracorporea omologhe ed eterologhe, che non sono terapie ed espongono anche a rischi grave chi vi si sottopone e procurano alla maggior parte di chi vi ricorre delusioni e conseguenze psichiche?
  • Favorire l’adozione anche internazionale aiutando le coppie anche meno abbienti a realizzare questo tipo di accoglienza, che realizza il diritto reale e fondamentale di ogni bimbo ad avere una fami- glia, non è un modo più umano e civile di avere un figlio da amare senza sacrificarne altri 10?
  • Con 454 nati in più all’anno non si rivolge certamente il gelo demografico che attanaglia da alcuni decenni l’Italia: non sarebbe più conveniente e salutare per tutti investire il danaro pubblico per creare lavoro per i giovani ed attuare politiche sociali e lavorative a favore della famiglia per facilitare le coppie a formare una famiglia e ad avere figli in età più giovane, quando minori sono le difficoltà di concepire naturalmente?

    Ogni anno che passa diminuisce sempre di più l’attenzione data sia dai Parlamentari, che dai mass media, che dalle Associazioni Professionali e non direttamente interessate alla relazione del Ministro della Salute sull’applicazione della legge 40/2004 (sulla fecondazione extracorporea). Sarà forse il periodo scelto per renderla pubblica (fine giugno/primi di luglio), oppure il modo complesso e difficile di presentare i dati in particolare di quelli relativi alla fecondazione eterologa, che rendono molto difficile la loro comprensione agli addetti ai lavori, sta di fatto che gli unici cui giovano tali cose sono i centri che operano in tale settore.

    La prima cosa che tocca sottolineare ancora una volta, a 15 anni dell’entrata in vigore della legge, è le tecniche di I livello sono sostanzialmente diverse dal punto di vista tecnico ed etico da quelle di II e III livello, per cui non si possono sommare insieme i dati ed i risultati.

Nei nostri comunicati da sempre ci riferiamo esclusivamente alle tecniche di II e III livello, cioè alla fecondazione extracorporea omologa ed eterologa.

La tabella 9 evidenzia che nel 2017 sono aumentati tutti i parametri esaminati rispetto all’anno precedente, in particolare, lo sottolineiamo perché in altri commenti questo dato è trascurato, il numero di embrioni trasferiti sacrificati, cioè morti dopo trasferimento in utero (89.947), il numero to- tale di embrioni morti (166.986) ed il numero degli embrioni crioconservati (51.632).La tabella 2 mostra come si arriva a calcolare il numero totale degli embrioni sacrificati. A questi numeri bisogna aggiungere gli embrioni morti dell’eterologa e le vittime della diagnosi genetica pre impianto.

    I dati più problematici sono quelli relativi alla fecondazione eterologa, che sono aggregati in modo disomogeneo e che nei gruppi con donazione di seme (tab. 3.5.11 pag. 165) parlano di embrioni freschi con seme proveniente da banche estere e medesimo centro e di embrioni crioconservati provenienti da banca estera (373 cicli) dal medesimo centro (46 cicli) e da banca nazionale (4 cicli). Similmente per la donazione di ovociti (tab. 3.5.12 pag.166): sono descritti 1.410 cicli con embrioni crioconservati dopo donazione di ovociti freschi provenienti da banca estera e 12 cicli dal medesimo centro; 149 cicli con embrioni crioconservati dopo una donazione di ovociti scongelati provenienti da banca estera e 16 cicli provenienti dallo stesso centro.

La tabella 3.5.13 pag. 167 riferisce di 295 coppie trattate con doppia donazione di gameti per un totale di 346 cicli: in 170 di questi cicli vengono importati embrioni crioconservati da banca estera.

In altri termini in 2.102 cicli sono stati importati dall’estero non liquido seminale od ovociti, ma embrioni umani, in media 3.153 (criocontenitore = 1-2 embrioni)!

In altri comunicati ci siamo chiesti se è lecito importare/esportare esseri umani viventi (l’embrione umano è un essere umano vivente altrimenti non potrebbe mai nascere se trasferito in utero) e se è lecito comprarli, perché non crediamo che giovani donne spagnole, ceche ed ucraine siano tanto generose da sottoporsi all’induzione di ovulazioni multiple solo per un semplice rimborso spese.

Le Regioni e le provincie Autonome non sono obbligate a rispettare il divieto di commercializzazione di cui all’art. 12 comma 6 della legge 40/2004?

L’embrione umano vale meno di un pezzo di organo umano (fegato, midollo osseo, …) dal momento che la legge 236/2016 inse-rendo l’art. 601bis nel codice penale sanci-sce che «Chiunque, illecitamente, com- mercia, vende, acquista ovvero, in qualsiasi modo e a qualsiasi titolo, procura o tratta organi o parti di organi prelevati da persona vivente è punito con la reclusione da tre a dodici anni e con la multa da euro 50.000 ad euro 300.000. Se il fatto è commesso da persona che esercita una professione sanitaria, alla con- danna consegue l’interdizione perpetua dall’esercizio della professione»!

I cicli di fecondazione extracorporea eterologa nel 2017 sono significativamente aumentati per il maggior ricorso alla donazione di ovociti ed embrioni, che riescono a neutralizzare l’handicap rappresentato dall’età più avanzata delle donne che si sottopongono a queste tecniche con donazione di ovociti a fresco (42,4 anni), con ovociti crioconservati (41,4 anni) o con embrioni crioconservati dopo una donazione di gameti (40,6 anni), perché le donatrici di ovociti sono nettamente più giovani delle riceventi e perché con- trariamente alle donne che si sottopongono ad eterologa con donazione di seme non sono soggette alle interruzioni di trattamento prima del prelievo ovocitario o prima del trasferimento embrionario, cui sono esposte le donne con donazione di seme.

La tabella 7 mostra chiaramente che il numero di trasferimenti in utero di embrioni è significativamente inferiore al numero delle coppie trattate con donazione di seme (615/787 coppie/839 cicli), rispetto alle coppie trattate con donazione di ovociti (2908/2725 coppie/3146 cicli) e con trasferimenti di embrioni (2677/2266 coppie/2783 cicli) per cui correttamente la relazione fa il calcolo della percentuale delle coppie con figli in braccio in rapporto al numero dei trasferimenti effettuati, che rispecchia più fedelmente la realtà. La relazione non fornisce informazioni sufficienti – come fa per l’omologa – per poter ricostruire con più precisione il numero di embrioni prodotti od importati, il numero di embrioni prodotti e crioconservati.

 

Per l’import ed export dedica 20 pagine con belle mappe a colori per visualizzare i flussi, ma non riassume il tutto in 1 o 3 tabelle facili da leggere a tutti in cui viene indicato con una sigla il centro che opera l’import/export, il numero preciso dei crioconservatori di seme, di ovociti e di embrioni con la nazione di provenienza ed il centro di destinazione pubblico/convenzionato/privato e possibilmente anche l’entità del rimborso spese pagato da ogni centro; quanti embrioni vengono prodotti con i crioconservatori di ovociti importati e che destinazione hanno (tutti trasferiti in utero? Quanti Crioconservati?)

 

 

Le indagini genetiche pre impianto sono in crescita, ma non essendo indicato il numero di embrioni trasferiti in utero, ma solamente il numero di cicli    in cui sono state  fatte queste indagini i dati offerti dalla tabella 5 sono nettamente inferiori alla realtà perché il calcolo è stato fatto su un em- brione per ogni ciclo, ma sono sufficienti per offrirci un’idea del notevole numero di embrioni sacrificati.

 

Nella stragrande maggioranza dei casi trattati sia con l’omologa che con l’eterologa, come è chiaramente scritto a pagina 6 della relazione “La maggiore età di chi accede ai cicli di donazione sembra indicare come questa tecnica sia scelta soprattutto per infertilità fisiologica, dovuta appunto all’età della donna e non per patologie specifiche”, il vero motivo per cui si ricorre a queste tecniche non è una pato- logia!

C’è da chiedersi seriamente a questo punto:

  • Per soddisfare il desiderio di avere un figlio in un momento della vita in cui è più difficile realizzarlo per far nascere 12.454 bambini è lecito esporre a morte certa 168.986 embrioni umani e criocon- gelarne altri 632?
  • E’ lecito sperperare il poco danaro pubblico mantenendo nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) le tecniche di fecondazione extracorporea omologhe ed eterologhe, che non solo non sono terapie ed espongono anche a rischi gravi chi vi si sottopone e creano alla maggior parte di chi vi ricorre delusioni e conseguenze psichiche?A proposito dei gravi rischi, di cui neanche la relazione di quest’anno fa minimo cenno, sembra da non trascurare da quanto riferito a pag. 123-124 dalla pubblicazione dell’ISTAT La Salute riprodut- tiva della donna: in sei regioni italiane (Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Sicilia) sottoposte ad un nuovo sistema di sorveglianza della mortalità materna diretta entro 42 giorni dal parto/aborto è stata registrata nel biennio 2013-2014 la morte di 6 donne ( 3 con età superiore ai 42 anni e 5 con obesità condizioni che costituiscono controindicazioni al ricorso a tec- niche di PMA in ambito pubblico nel Regno Unito) con una frequenza 7,67 volte maggiore (51,98/100.000 nati vivi) rispetto alle altre 33 donne con concepimento naturale decedute (6,78/100.000 nati vivi) nello stesso periodo (https://www.istat.it/it/files/2018/03/La-salute-riprodut- tiva-della-donna.pdf, pag. 123-124).
  • Favorire l’adozione anche internazionale aiutando le coppie anche meno abbienti a realizzare que- sto tipo di accoglienza, che realizza il diritto reale e fondamentale di ogni bimbo ad avere una fami- glia, non è un modo più umano e civile di avere un figlio da amare senza sacrificarne altri 10?
  • Con 454 nati in più all’anno non si rivolge certamente il gelo demografico che attanaglia da alcuni decenni l’Italia: non sarebbe più conveniente e salutare per tutti investire il danaro pubblico per creare lavoro per i giovani ed attuare politiche sociali e lavorative a favore della famiglia per facilitare le coppie a formare una famiglia e ad avere figli in età più giovane, quando minori sono le difficoltà di concepire naturalmente?

PER STAMPARE LA FORMA COMPLETA DEL COMUNICATO CLICCA QUI Comunicato Stampa n 3 del 22 luglio 2019-forma completa

PER STAMPARE LA FORMA RIDOTTA DEL COMUNICATO CLICCA QUIComunicato Stampa n 3 del 22 luglio 2019-forma ridotta

II° Corso di Formazione Fondazione il Cuore in una Goccia Onlus 

 

Il secondo step di un percorso formativo, promosso dalla Fondazione il Cuore in una Goccia Onlus, nel quadro di un più vasto impegno culturale volto a consolidare le basi scientifiche ed umane per accogliere, curare e “prendersi cura” della vita nascente.

Il programma formativo affronta il problema delle diagnosi prenatali infauste negli aspetti della prevenzione, della diagnosi, dell’accoglienza, delle cure prenatali, delle cure palliative e di supporti di tipo psicologico e psicoterapeutico per operatori sanitari e per famiglie che impattano con questa problematica prenatale. I lavori saranno divisi in 4 aree tematiche: ACCOGLIENZA E CURE PRENATALI, HOSPICE PERINATALE, PSICOLOGIA E BIOETICA. Ciascuna area vedrà il coinvolgimento di professionisti specializzati. Un patrimonio di conoscenza, medico-scientifica ed esperienziale, quello dell’Hospice Perinatale del Policlinico Gemelli di Roma, messo a disposizione per fornire, a tutti coloro che intendono svolgere un servizio orientato alla tutela e difesa della vita nascente, gli strumenti operativi necessari per adempiere al meglio a questo delicato compito.

CLICCA QUI PER APRIRE LA LOCANDINA DEL CORSO Brochure_II_corso_di_formazione_Fondazione

SEGUI IL LINK QUI SOTTO PER MAGGIORI INFORMAZIONI

https://www.ilcuoreinunagoccia.com/index.php?option=com_k2&view=item&id=1207:ii-corso-di-formazione-fondazione-il-cuore-in-una-goccia-onlus&Itemid=428

Yes to Life!

Prendersi cura del prezioso dono della vita nella fragilità

È il titolo del Convegno internazionale  che si terrà a Roma dal 23 al 25 maggio.
Un importante evento con al centro il tema dell’accoglienza e della cura della vita nascente, organizzato dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita in collaborazione con la Fondazione “Il Cuore in una Goccia” Onlus.

Il Convegno, che affronterà il tema sotto il profilo medico-scientifico e pastorale, vedrà la partecipazione di medici ed esperti internazionali di cure perinatali e psicologia familiare. Previsti anche contributi testimoniali sugli argomenti trattati.

L’incontro si concluderà, sabato 25, con l’udienza del Santo Padre.
https://www.ilcuoreinunagoccia.com/index.php?option=com_k2&view=item&id=1211:yes-to-life-convegno-internazionale&Itemid=428
Il 31 Marzo 2019, dalle ore 17:00, si terrà a Roma, presso la Parrocchia di San Ponziano in Via Nicola Festa 50, il convegno dal titolo: “Accogliere e Prendersi cura della Vita Nascente. La risposta alle fragilità prenatali”, organizzato dal Centro di Aiuto alla Vita Roma Talenti e dalla Fondazione il Cuore in una Goccia Onlus.
Interverrà il Prof. Giuseppe Noia, Direttore dell’Hospice Perinatale – Centro per le Cure Palliative Prenatali “S. Madre Teresa di Calcutta” – Policlinico Universitario “A. Gemelli”- I.R.C.C.S. e Presidente della Fondazione Il Cuore in una Goccia Onlus.Presidente dell’A.I.G.O.C., Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici.
Tra i presenti anche: Don Riccardo Lamba – Parroco di San Ponziano, la Dott.ssa Chiara Nardi – Presidente del CAV Roma Talenti, la Dott.ssa Maria Luisa Di Ubaldo – Coordinatrice dei Centri Aiuto alla Vita di Roma e Segretaria Federvita Lazio, l’Ing. Roberto Bennati – Vice Presidente Movimento per la Vita e Presidente Federvita Lazio.
Nel corso dell’evento verrà presentato il nuovo Sportello di Accoglienza per le Maternità Difficili della Fondazione il Cuore in una Goccia Onlus, frutto della collaborazione tra il Cuore in una Goccia, il Cav Roma Talenti e la Parrocchia di San Ponziano.
PER SCARICARE LA LOCANDINA CLICCA QUILocandinasportelloRomaTalenti

Carissimi amici e colleghi,

vi scrivo innanzitutto per condividere con voi il sentimento di riconoscenza e gratitudine al Signore in occasione del 10 anniversario della nascita della nostra Associazione avvenuta il 25 marzo 2009. Con voi voglio fare una sorta di “shemah” perché è giusto ricordare da quanti faraoni interiori ed esterni Dio ci ha liberato e quanti piccoli o grandi Mar Rosso Dio ci ha fatto attraversare in questi 10 anni.

Permettetemi anche di ricordarvi, per chi non l’ha vissuto direttamente, le premesse di natura personale e di tutti coloro che globalmente hanno sostenuto questa iniziativa perché dalle radici di riflessione storica traiamo forza per andare “sempre avanti”. Le connotazioni personali di questa frase voglio condividerle con voi perché ritengo che siano un incoraggiamento per tutti. Alcuni aneddoti ci fanno molto riflettere su come questa piccola Associazione sia stata sostenuta dalla volontà di Dio e dalla risposta piccola e/o grande, a seconda dei casi e delle reali possibilità personali, di ciascuno di noi.

Era il 1998, e nell’Aula Nervi, in occasione di un Convegno del Movimento per la Vita, il Presidente di allora, Carlo Casini, mi presentò a Sua Santità Giovanni Paolo II con queste parole: “Santità, il Professor Noia è un ginecologo che cura i bambini dentro l’utero materno e che da poco ha pubblicato un libro”. Con il mio primo libro sulle terapie fetali ( Le Terapie fetali invasive ) mi avvicinai molto emozionato e glie lo consegnai. Mi ricordo come se fosse ora: guardò a lungo la copertina con l’embrione al centro su uno sfondo verde, lo benedisse e disse in maniera molto ferma: “Professore sempre avanti, sempre avanti!”.

9 anni dopo a Paravati in un incontro con la mistica mamma Natuzza Evolo chiesi a Padre Michele di dire a Mamma Natuzza di pregare per un modello di ricerca nell’animale sperimentale. Esso utilizzava le cellule staminali del cordone ombelicale che poi venivano iniettate nel feto di pecora sotto guida ecografica per dimostrarne in seguito l’avvenuto attecchimento. Il modello era finalizzato alla cura prenatale delle malattie genetiche ed era già stato pubblicato nel 2003 da Stem Cells, una prestigiosa rivista internazionale. Padre Michele mi disse “Chiediglielo tu stesso “. Ci fu un mio grosso disagio dinanzi a questa proposta perché dovevo spiegare un modello complesso a Mamma Natuzza che, sul piano umano, sapevo era una illetterata. Pensai che solo il livello della fede mi poteva aiutare e le dissi: “Mamma Natuzza chiedo preghiere per una ricerca sperimentale con le cellule staminali del cordone ombelicale” e lei mi disse “E chi ssù sti staminali?”(che cosa sono queste staminali?).Cercai di spiegare: “Sono delle cellule del cordone ombelicale che, opportunamente preparate, iniettate con l’aiuto dell’ecografia in un bambino malato, già prima della nascita, possono contribuire a curarlo”. Aspettavo con ansia la risposta e i secondi mi sembravano delle ore. Un minuto e mezzo di silenzio fu un tempo interminabile ma lei continuava a stare in silenzio. Dopo altri interminabili istanti è come se si fosse svegliata da un torpore ed esclamando con entusiasmo disse: “Aaaahhh chissa è na cosa bona” (Questa è una cosa buona) “Sempre avanti, sempre avanti”.

Un’altra annotazione personale ma con estensione a ciascuno di noi e riferibile alla nascita dell’associazione, fu quella del mio padre spirituale don Giuseppe De Santis: “Tu non ti proporre ma se ti chiamano, vai” mi disse. “perché dietro quella chiamata c’è qualcun Altro che ti chiama. Non pensare mai di cambiare il mondo ma devi dire semplicemente a te stesso – faccio quello che posso – così non perdi la pace perché se Pino perde la pace non più Pino”.

Tutti questi pensieri e altre motivazioni scientifiche, personali, antropologiche e di fede hanno guidato me e gli altri fondatori a creare l’ A.I.G.O.C. Infatti, c’era stato un pressante invito da parte dell’allora Monsignor Sgreccia, successivamente dal Cardinal Cafarra (illustri personalità della Chiesa) e dal Prof Salvati (Ginecologo molto noto del mondo accademico dell’Università di Roma), a creare un’associazione di ginecologi cattolici non per fare fondamentalismo etico ma per sviluppare i concetti della scienza come terreno di confronto, di dialogo e per certi versi di pacificazione sociale e culturale.

Alcuni mesi prima della nascita dell’A.I.G.O.C ci eravamo incontrati con alcuni degli attuali componenti del Direttivo (Angelo Francesco Filardo e Alberto Virgolino) e con altri colleghi per redigere, rivisitare e finalizzare lo Statuto che, con la sua approvazione, ha visto nascere la nostra Associazione.

Il 25 marzo 2009, ovviamente, non è stata una data scelta a caso ma esprimeva un coacervo di significati: il concepimento di Gesù e, con l’annunciazione, il Si di Maria che ha reso possibile la Rivelazione e la nostra salvezza; la santificazione che Dio ha dato all’embrione col Suo “farsi carne”; la consegna al mondo della scienza della sacralità della vita prenatale, di ogni vita umana voluta da Lui, progettata da Lui (“Ti ho fatto come un prodigio…Prima che le tue viscere fossero formate Io già ti conoscevo”) e affidata alla custodia delle famiglie e di noi medici; il rapporto tra la scienza prenatale e tutte le devastazioni che leggi inique e la cultura della morte hanno portato e continuano a portare alla fecondità umana e alla bellezza dell’amore familiare; tutte le derive etiche, scientifiche, giuridiche e antropologiche che non solo devastano il pensiero dell’accoglienza della vita quando c’è ma diffondono una cultura mortifera anche quando le generazioni si preparano (o dovrebbero prepararsi) a conoscere e a vivere in consapevolezza la forza propulsiva dell’amore umano, dell’affettività e della sessualità, irridendo, spesso, alla scientificità e alla completezza umana dei metodi naturali.

La declinazione di questi “capitoli” della cultura della morte è un lungo elenco della medicina senza speranza che non mortifica solo la scienza ma aggiunge dolore a dolore alle donne, alle coppie, alle famiglie: le pillole abortive, l’aborto volontario in ogni sua eccezione e ampiezza ovviamente compreso l’aborto eugenetico, la fecondazione extra corporea con le mille sfumature anti umane fino alla punta dell’iceberg dell’utero in affitto, la diagnosi prenatale con tutte le sue menzogne scientifiche, la sperimentazione e la distruzione degli embrioni e il loro commercio con l’uso facilitato delle staminali embrionali, sono tutte derive etiche, scientifiche, giuridiche, e antropologiche che non solo deformano il giusto uso della scienza ma distruggono il tesoro dell’umano che c’è in ogni persona.

L’attacco alla vita, alla coppia, alla famiglia è palese e non permette in alcuni casi addirittura, di contrastare la cultura del pensiero unico. Motivazioni psicosociali e strategie pseudoscientifiche si uniscono a grandi manipolazioni mediatiche sulla verità della persona umana e della famiglia naturale in nome di un approccio fondato sulla falsa pietà e sulla falsa compassione di situazioni di fragilità legata alla vita nascente e cavalcando un apparente criterio di libertà e di pari opportunità e accusando la cultura della vita di discriminazioni psicosociali che la vera antropologia cristiana non ha mai cavalcato. È una mia opinione che questo colosso di Rodi, mediatico e virtuale ha i piedi di argilla poiché pesca sulla cultura post moderna che non ha fondamenti e radici valoriali sia scientifici che umani e pertanto alimenta il “tutto e subito”, con diritti che nascono come funghi ogni giorno e senza proiezioni per le generazioni future.

In questi 10 anni l’A.I.G.O.C. si è impegnata molto perché attraverso il passaggio dall’informazione alla conoscenza si potesse proporre un modello di convivenza umana più attento alle fragilità, più ricco di valori, più pieno di contenuti che elevasse la comunità civile al desiderio di costudire, proteggere e salvare l’umano che c’è in ogni persona, senza distinzioni ideologiche o politiche o culturali.

Sono stati effettuati 35 tra Scuole Itineranti e Convegni, 55 Comunicati Stampa con prese di posizioni etiche e scientifiche sulle varie problematiche attuali e generali, centinaia di incontri e seminari, presenza nei media con interviste, riflessioni e stesura di articoli che i componenti del direttivo e tanti altri di voi hanno organizzato nelle proprie realtà locali e nazionali. Sinergie cercate e attuate con altre realtà consimili, accademiche e non, hanno validato il nostro modo di operare finalizzato non ad attuare un fondamentalismo etico ma una formazione permanente, fornendo iniziative e progetti educativi a colleghi, personale medico, coppie e famiglie.

Nel 2014, l’A.I.G.O.C. è stata riconosciuta come Associazione privata di fedeli dotata di personalità giuridica privata con tutti i diritti e obblighi stabiliti dal C.I.C. per tali fattispecie. Nel settembre 2018  ho ricevuto la nomina a  Consultore  del Dicastero Vaticano per i Laici, la Famiglia e la Vita.

Tutto questo impegno aveva l’obiettivo di instillare un serio discernimento sulle evidenze scientifiche, antropologiche, giuridiche e magisteriali sul mondo della vita nascente e della famiglia. Non abbiamo cercato steccati ideologici ma abbiamo parlato a tutti; non gridando ad alta voce ma gridando con la forza delle idee e la potenza delle ragioni della ragione scientifica. Infine, abbiamo sentito, come associazione e come singoli, di proporre anche il grande bagaglio delle testimonianze umane nell’affrontare il disagio sociale ed economico di tante donne, coppie, famiglie gravate da desolazione e lutti, quando la ricerca del figlio non veniva o se ne piangeva la perdita dopo aborti spontanei e/o peggio ancora volontari. Tutto ciò ubbidiva al criterio di una frase molto cara a Santa Madre Teresa di Calcutta: “Metti la tua goccia e arriverà l’oceano di Dio”, e mi sento di riproporvela affinché, con questa goccia di 10 anni, possiamo tutti diventare costruttori di progettualità che combattono l’arroganza dell’ignoranza e la distruzione del tessuto umano e sociale. Citando ancora Madre Teresa, vi abbraccio tutti con un’altra sua frase: “Fai il bene e fallo bene”.

Auguri nella festa di Gesù concepito per un futuro sempre più pieno di amore.

     “Sempre avanti”

                                                                                                                      Giuseppe Noia

                                                                                                                 Presidente A.I.G.O.C.

                                                                                      Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici

L’INSERIMENTO NEI L.E.A. DELLA P.M.A. CALPESTA LA DIGNITA’ UMANA DEGLI EMBRIONI, SDOGANA -CONTRA LEGEM- ED ALIMENTA UNA NUOVA FORMA DI SCHIAVITU’ DELLE DONNE POVERE E DISCRIMINA LE COPPIE ADOTTANTI

COMUNICATO A.I.G.O.C. STAMPA N. 2 DELL’ 12 MARZO 2019

 

La recente sentenza dei Giudici del TAR Lombardia e del Consiglio di Stato, che ha costretto la Regione Lombardia ad offrire in regime di rimborsabilità la fecondazione extracorporea eterologa ci offre l’opportunità di riproporre alcuni quesiti già posti nei nostri Comunicati Stampa n. 6 del 10/7/2017 e n. 6 del 23/7/2018. In particolare ci chiediamo: essendo ancora vigente il comma 6 dell’art. 12 della legge 40/2004, che vieta qualsiasi forma di commercializzazione dei gameti e degli embrioni, le Regioni e le Provincie autonome sono o non sono obbligate a rispettare questo divieto?

In Italia chi compra un pezzo di organo umano prelevato da vivente è punito con la reclusione da tre a dodici anni e con la multa da euro 50.000 ad euro 300.000 (art. 601bis codice penale):  a quale degrado culturale siamo giunti se i giudici ritengono che l’embrione umano si può comprare, ritenendo evidentemente che ha meno dignità di  un pezzo di fegato o di midollo osseo umano?

Favorendo la commercializzazione di ovociti, spermatozoi ed embrioni si crea una nuova forma di schiavitù delle donne, in particolare di quelle più povere o avide di danaro.

La fecondazione extracorporea eterologa non è l’unica modalità “terapeutica?” possibile per realizzare il neoconiato “diritto ad avere uno o più figli”, di una coppia sterile, anche l’adozione  consente di soddisfare questo presunto “diritto” offrendo in più ad un bambino abbandonato la possibilità di soddisfare il suo naturale ed universale diritto ad una famiglia e senza  esporre a morte certa più dell’80% dei suoi fratelli embrioni prodotti e trasferiti in utero nella PMA: perché i Giudici non hanno fatto inserire tra le prestazioni rimborsabili al prezzo del ticket anche l’adozione?

Per sanare una discriminazione ne hanno creata una più grossa!

Per scaricare il COMUNICATO CLICCA QUIComunicato Stampa n. 2 del 12 marzo 2019_1

 

DI SEGUITO LA VERSIONE INTEGRALE DEL COMUNICATO

 

L’INSERIMENTO NEI L.E.A. DELLA P.M.A. CALPESTA LA DIGNITA’ UMANA DEGLI EMBRIONI, SDOGANA -CONTRA LEGEM- ED ALIMENTA UNA NUOVA FORMA DI SCHIAVITU’ DELLE DONNE POVERE E DISCRIMINA LE COPPIE ADOTTANTI

COMUNICATO A.I.G.O.C. STAMPA N. 2 DELL’ 12 MARZO 2019

 

L’articolo di La Repubblica, che trionfalmente annuncia che anche in Lombardia “Eterologa al via per prime coppie al prezzo del ticket” dopo che i Giudici del TAR Lombardia e del Consiglio di Stato,  accogliendo il ricorso di Sos infertilità onlus, hanno costretto la regione Lombardia a mettersi in regola con una delibera che ha sancito il regime di rimborsabilità per l’eterologa ad imitazione di altre regioni (Toscana, Emilia e Romagna e Friuli Venezia Giulia) ha sollevato in noi molte perplessità e dubbi, che ora cercheremo di manifestare.

Non essendo stato – fino ad oggi – abrogato il comma 6 dell’art. 12 della legge 40/2004 chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro”,  nel nostro Comunicato stampa n. 6 del 10 luglio 2017 esprimevamo la nostra sorpresa e perplessità di fronte alla “grande generosità delle “donatrici” straniere, che hanno “offerto” la stragrande maggioranza degli ovociti utilizzati nel 2015 per le fecondazioni eterologhe, richiedendo la ovodonazione una stimolazione ovarica per far maturare più ovociti (in media 6,9) ed un prelievo degli stessi!” ed in quello n. 3 del 23 luglio 2018 – dopo aver dettagliatamente descritto il traffico di cellule germinali maschili e femminili e di embrioni – lamentavano “Nessun cenno c’è nella relazione sulle modalità di acquisizione dei gameti e degli embrioni dai Centri esteri da parte delle Regioni Italiane considerato che non si possono acquistare né barattare sarebbe utile riferire! “.

Ora leggendo nel citato articolo che addirittura il TAR Lombardia ed il Consiglio di Stato obbligano la Regione Lombardia a fare quello che altre regioni (Toscana, Emilia e Romagna, Friuli Venezia Giulia) hanno già fatto e continuano a fare dal 2015 ci sorge spontanea una domanda: le Regioni e le provincie Autonome non sono obbligate a rispettare il divieto di commercializzazione di cui all’art. 12 comma 6 della legge 40/2004?  

 Il fatto che nell’ultima relazione al Parlamento sull’applicazione della legge 40/2004 (28 giugno 2018) è riportata l’importazione (2.865 contenitori per un totale di 4.297 embrioni nel 2016) e l’esportazione (55 crioconservatori per un totale di 83 embrioni nel 2016) di embrioni ci fa prendere atto del degrado culturale cui è pervenuta la nostra società, che considera gli embrioni umani meno di un pezzo di organo umano (fegato, midollo osseo, …) dal momento che la legge 236/2016 inserendo l’art. 601bis nel codice penale sancisce che «Chiunque, illecitamente, commercia, vende, acquista ovvero, in qualsiasi modo e a qualsiasi titolo, procura o tratta organi o parti di organi prelevati da persona vivente è punito con la reclusione da tre a dodici anni e con la multa da euro 50.000 ad euro 300.000. Se il fatto è commesso da persona che esercita una professione sanitaria, alla condanna consegue l’interdizione perpetua dall’esercizio della professione»!

 Gli ovociti comprati all’estero – in modo cospicuo ed eccessivo – vengono prelevati dalle ovaie di giovani donne per lo più bisognose di danaro per sopravvivere o per altre loro scelte, che sono state bombardate da alte dosi di ormoni per produrre il numero maggiore possibile di ovociti maturi da prelevare, quindi queste donne di fatto sono esposte a rischi e danno vita ad una nuova forma di schiavitù, che la legge italiana aborrisce e vieta, ma che gli Amministratori Regionali e Provinciali alimentano con il beneplacito di TAR e Consiglio di Stato.

 La fecondazione extracorporea eterologa non è l’unica modalità “terapeutica?” possibile per realizzare il neoconiato “diritto alla famiglia”, cioè ad avere uno o più figli, di una coppia sterile : nelle linee guida del 1 luglio 2015 è espressamente scritto che “Alla coppia deve essere prospettata la possibilità di  ricorrere a procedure di adozione o di  affidamento  ai  sensi  della  legge  4 maggio 1983, n. 184, e  successive  modificazioni,  come  alternativa alla procreazione medicalmente assistita.”, per cui il TAR ed il Consiglio di Stato nel tentativo di riparare una presunta discriminazione ne hanno compiuta una più grossa non indicando tra le possibili “terapie” della sterilità coniugale assoluta anche l’adozione, considerato che l’adozione di un bambino già nato ed abbandonato soddisfa al diritto universale di ogni bambino ad avere una famiglia senza esporre a morte certa più dell’80% dei suoi fratelli embrioni prodotti e trasferiti in utero nella fecondazione extracorporea eterologa. I Giudici Amministrativi non si sono minimamente preoccupati dei costi sostenuti dalle Coppie  Adottanti e della gravissima discriminazione che patiscono nel vedere che Giudici Amministrativi Italiani si preoccupano di far sostenere alle Regioni spese ingenti (tra i 5 e 6 mila euro per ogni ciclo) per “terapie” poco efficaci (le coppie con figlio in braccio non hanno mai raggiunto il 20% di quelle che si sottopongono a fecondazione extracorporea) trascurando di ingiungere che anche le spese sostenute dalle Coppie Adottanti debbano essere a carico del SSN, delle Regioni a fronte del pagamento di un ticket.

 Nel già citato articolo resterebbe come nodo da sciogliere  l’età massima della donna fissata dalla Regione Lombardia a 43 anni. Questo limite non è arbitrario – come si vorrebbe far credere – , ma ha un suo fondamento dimostrato dai fatti avvenuti nel biennio 2013-2014 in Italia: in sei regioni italiane (Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Sicilia) sottoposte ad un nuovo sistema di sorveglianza della mortalità materna diretta entro 42 giorni dal parto/aborto è stata registrata la morte di 6 donne ( 3 con età superiore ai 42 anni e 5 con obesitàcondizioni che costituiscono controindicazioni al ricorso a tecniche di PMA in ambito pubblico nel Regno Unito) con una frequenza 7,67 volte maggiore  (51,98/100.000 nati vivi) rispetto alle altre 33 donne  con concepimento naturale decedute (6,78/100.000 nati vivi) nello stesso periodo (https://www.istat.it/it/files/2018/03/La-salute-riproduttiva-della-donna.pdf, pag. 123-124).

Viene criticato anche il limite di tre cicli concessi per l’eterologa, ma se teniamo in debita considerazione l’entità della spesa ed i risultati ottenuti la fecondazione extracorporea sia omologa che eterologa non dovrebbe proprio essere inserita nei LEA in una società come la nostra in cui diversi milioni di persone ammalate non possono curarsi e sottoporsi ad esami più utili e meno costosi per mancanza dei soldi necessari per procurarsi i farmaci o pagare le analisi per poterli fare in tempo utile per le cure!

Per scaricare il COMUNICATO INTEGRALE CLICCA QUIComunicato Stampa n. 2 del 12 marzo 2019_ 2

 

DA DIECI ASSOCIAZIONI CATTOLICHE GRATITUDINE PER IL SOSTEGNO DEL PAPA.

è Vita – Bioetica e Salute

Avvenire 17 gennaio 2019

“Grati al Santo Padre per aver ribadito, in occasione della Marcia per la Vita di Parigi, che il diritto di obiezione di coscienza è fondamentale per la professione medica”. I presidenti di dieci associazioni italiane impegnate per la tutela della vita sottoscrivono un testo unitario nel quale affermano di vedere nelle parole di Francesco giunte agli animatori della Marcia, in programma domenica proprio sul tema dell’obiezione, “un incoraggiamento importante per i medici e gli operatori sanitari obiettori che quotidianamente testimoniano il valore della vita umana dal concepimento alla sua conclusione naturale e per questo sono spesso osteggiati e messi ai margini”. La nota porta la firma di Alberto Gambino (Scienza & Vita), Pino Noia (Ginecologi e Ostetrici Cattolici), Giovanni Cervellera (Associazione italiana di pastorale sanitaria), Tonino Cantelmi (Psicologi e psichiatri cattolici), Filippo Boscia (Medici cattolici italiani), Vincenzo De Filippis (Medici cattolici europei), Aldo Bova (Forum socio-sanitario). Marina Casini Bandini (Movimento per la Vita),Francesco Bellino (Società italiana per la Bioetica e i Comitati etici) e Piero Uroda (Farmacisti cattolici). «L’obiezione, si legge nel documento, non è una banale “astensione da” ma è soprattutto una “promozione di”, cioè dell’accoglienza della vita umana. Per questo contro gli obiettori è in corso un attacco antimoderno, contraddittorio e perciò irrazionale, frutto di quella “cultura dello scarto” che rifiuta lo sguardo sul concepito e sulle altre fasi fragili della vita pretendono di imporre tale rifiuto a tutta la società, fino a violare il diritto fondamentale alla libertà di coscienza e di pensiero». È per «vita nascente» che l’obiettore risulta «figura molto scomoda, perché ben conosce la verità scientifica» che porterebbe a negare ogni «presunto “diritto di aborto”» col quale si pretende di far tacere gli obiettori», portatori invece di un «diritto fondamentale alla libertà di coscienza e di pensiero». Il medico «non deve essere mai considerato mero esecutore di volontà altrui, ma soggetto il cui comportamento deve passare attraverso la valutazione delle proprie competenze, del proprio convincimento clinico, della proprie competenze, del proprio convincimento clinico, della propria coscienza». Ai marciatori il Papa ha fatto sapere tramite il nunzio a Parigi che è «animato dalla convinzione “che tutto il male operato nel mondo si riassume in questo: il disprezzo per la vita”» e che «incoraggia a testimoniare senza sosta i valori inalienabili della dignità umana e della vita». Parole che «ci confortano e ci sostengono», scrivono i firmatari della nota, convinti che «contribuiranno a consolidare nella coscienza collettiva il riconoscimento della dignità umana»di medici, nascituri, madri in attesa, malati e disabili.

QUI SOTTO L’ARTICOLO ORIGINALE SULL’INSERTO  è Vita di AVVENIRE, 19 gennaio 2019

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