Noia: “Il bando per non obiettori discrimina tutti i medici”

di Filippo Passantino

Avvenire Roma Sette

05 MAR 2017

“Il numero dei ginecologi che non esercita il diritto all’obiezione di coscienza è congruo al numero complessivo degli interventi di interruzzione

volontaria di gravidanza”. Il presidente dell’AIGOC (Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici) Giuseppe Noia cita l’ultima relazione

al Parlamento del minestro della Salute Beatrice Lorenzin per commentare l’assunzione a tempo indeterminato di due ginecologi non obiettori al

San Camillo, entrati in servizio il primo marzo, per praticare interruzioni volontarie delle gravidanze.

Un’affermazione che, scorrendo le tabelle redatte dal ministero, si puo tradurre anche in numeri, come indica Noia. Il carico di lavoro medio dei

ginecologi non obiettori nel Lazio è di 3.2 interruzioni volontarie di gravidanza a settimana, mentre la percentuale di ginecologi non obiettori che le

praticano è del 22%. “Sono dati che sottolineano come questi medici non siano soggetti a un sovraccarico di lavoro. Inoltre, è prevista la mobilità.

Quindi, non si può giustificare un bando discriminatorio parlando di depotenziamento e di ostruzione all’applicazione della legge”. Noia, che è anche

docente di Medicina prenatale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, parla di “bando discriminatorio sia per i medici obiettori sia per quelli che obiettori

non sono”, indicando l’impossibilità, prevista dai dirigenti del San Camillo, di recedere dalla decisione di praticare gli aborti. “Così si ingabbia con una

firma la coscienza individuale della persona che potrebbe ripensare la propria scelta, spiega. Si è detto che non si corre il rischio del licenziamento ma

il medico che dovesse rifiutarsi di continuare a praticare le interruzioni di gravidanza verrebbe messo in mobilità o in esubero, perché non più utile

al fine per il quale era stato selezionato. Questo è un ricatto morale, perché la persona, se avesse un ripensamento, verrebbe esposta a una grande

lacerazione: scegliere tra ragioni di coscienza o esigenze economiche”.

Noia pone la questione anche sul piano giuridico. “Il bando è illegale e incostituzionale, La legge 194 del ’78 non riconosce alle donne un diritto all’aborto

volontario, ma consente loro di farlo gratuitamente e legalmente nelle strutture pubbliche a certe condizioni. E’ falso e strumentale affermare che ci siano

due diritti che confliggono, perché c’è solo il diritto costituzionale del medico di obiettare, riconosciuto esplicitamente dall’articolo 9 della stessa legge 194,

che viene dispoticamente calpestato”. Secondo Noia, l’elevato numero di medici obiettori (il 78% nel Lazio) dipende dalle conoscenze scientifiche:”L’alta

percentuale di ginecologi obiettori è motivata proprio dal fatto che tutti i medici sanno bene che a essere eliminato con l’aborto volontario è un bambino.

Negli ultimi 35 anni la scienza ha dimostrato che il rapporto tra figli e madre è molto forte. Il figlio è capace di mandare cellule guaritrici alla madre. Quindi,

nel mondo medico è aumentata la consapevolezza neo confronti dell’aborto. Operazioni come quella del San Camillo invece vogliono ingabbiare la coscienza

e silenziare la conoscenza”.

CLICCA QUI per visualizzare l’Articolo RomaSette intervista 5.3.17

 

“Io Sono. Il Concepito”

Sabato 14 Ottobre  2017 – Ore 8:30
Sala Paolo VI – Loreto

 

Sabato 14 Ottobre 2017 a Loreto si terrà il Convegno “Io Sono. Il Concepito”, in collaborazione con l’Associazione Medici Cattolici Italiani-Sezione di Loreto , la Delegazione Pontificia Santuario della Santa Casa di Loreto e il Centro Studi Lauretani
La sede del convegno sarà a Loreto presso Sala Paolo VI  con inizio alle ore 8,30 con l’apertura del Prof. Oliviero Gorrieri Presidente AMCI Loreto e si concluderà alle ore 13,30.
Scopo del convegno è quello di richiamare i forti legami esistenti tra etica della vita ed etica sociale nella consapevolezza che non è possibile affermare valori quali la dignità della persona, la giustizia e la pace, quando si accetta e si tollera la violazione della vita umana.

 

Aborto. La 194, una legge tradita?

 

29 Magg- Leggendo l’articolo di Maura Cossutta di sabato scorso, ABORTO. LA LEGGE 194, UNA LEGGE TRADITA (http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=62224), sono rimasto stupito per il tono francamente demagogico dello stesso e per il contenuto che offende l’intelligenza dei lettori, che dovrebbero essere sprovveduti od accecati dall’ideologia per non riconoscere l’assurdità di tante affermazioni in esso contenute.
Analizziamoli una per una a cominciare dalla riduzione drastica del numero degli aborti volontari , definito come il risultato più straordinario della legge: la tanto sbandierata riduzione numerica del numero degli aborti volontari non è legata alla riduzione del fenomeno abortività volontaria, ma ad una sua trasformazione, specialmente nelle donne di età inferiore ai 20 anni che hanno fatto ricorso maggiormente alla pillola del giorno dopo in un primo tempo ed alla pillola dei 5 giorni dopo negli anni successivi. Dall’anno 2010 in poi, da quando il numero totale degli aborti volontari ex legge 194 sono diminuiti di anno in anno, alla riduzione numerica di questi aborti volontari ha contribuito anche la riduzione numerica delle donne in età fertile (da 13.961.645 del 2010 scese ai 12.945.219 del 2016!).
Se questi numeri aggiungiamo quelli dell’abortività dei cosiddetti contraccettivi maggiori il numero delle vittime dell’aborto volontario assume dimensioni catastrofiche!
La seconda affermazione – la legge 194 ha salvato le donne per aborto clandestino – è un patetico strascico di quanto affermato dai fautori della legalizzazione dell’aborto durante gli anni settanta (centinaia di migliaia di donne morte per aborto clandestino) e tuttora ripetuto in tante occasioni, nonostante già allora negli Annali di Statistiche Sanitarie (ISTAT vol. 1 -15) si potesse leggere che ad esempio nell’anno 1969 le donne di 15-45 anni morte per tutte le cause erano 10.760, di queste 550 morte per malattie della gravidanza e solo 43 per aborto. Non merita commento la seconda parte di questa affermazione perché non mi risulta che alcuna donna che ha abortito clandestinamente sia mai stata giudicata per reato contro l’integrità e la sanità della stirpe!
Continuare a scrivere che oggi l’obiezione di coscienza è il vero grimaldello per sabotare la legge dopo che nelle ultime due relazioni ministeriali è stato ampiamente dimostrato il contrario è pura demagogia, facilmente confutabile dando un rapido sguardo alle tabelle pubblicate nell’ultima relazione ministeriale al Parlamento sull’applicazione della legge 194/1978, di seguito riportate.
Anche nella situazione di maggior carico di lavoro settimanale (9ivg/sett.) registrata nel Molise, ciò non è un ostacolo né un carico fisico eccessivo per il ginecologo non obiettore , abituato a ben più gravose fatiche nella sua vita professionale (assistere 5-6 o più parti o fare come mi é capitato più di una volta 3-4 tagli cesarei in una notte!).
Purtroppo la coscienza di molti medici e del personale sanitario, che hanno fatto obiezione di coscienza non è stata
sufficientemente formata ed informata per far loro conoscere quali sono i loro diritti di obiettori di coscienza, che l’art. 9 della legge 194 specifica “L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza,e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento.”
Tra le procedure specificamente e necessariamente dirette a determinare l’ivg c’è il rilascio dell’attestato, per cui un medico obiettore deve rifiutarsi di rilasciarlo se non vuole cooperare alla uccisione di una vita umana innocente ed indifesa. La stessa cosa vale per qualunque analisi di laboratorio, ecg od altro esame o visita specificatamente richiesta ad una donna per poter essere sottoposta all’aborto volontario. E lo stesso vale anche per il farmacista in particolare quello ospedaliero nel dispensare i farmaci specificatamente e necessariamente diretti a provocare l’aborto volontario.
Per quanto riguarda gli aborti tardivi c’è in alcuni ginecologi non obiettori il malcostume di non assicurare la loro presenza in reparto per tutta la durata del travaglio di parto abortivo, ma di iniziare l’induzione del travaglio abortivo e poi andare via. A norma di legge l’aborto è definito come la morte e/o l’espulsione del feto, per cui è compito del medico e del personale sanitario non obiettore assistere il travaglio finché non si verifichino questi eventi.
L’assistenza antecedente e conseguente all’intervento era una norma legata al fatto che nei primi anni le donne venivano ricoverate nei reparti di ostetricia, da anni invece ci sono dei servizi di Day Surgey per l’aborto volontario, nei quali dovrebbe lavorare solo personale non obiettore. Negli aborti tardivi c’è ancora il ricovero nei reparti di ostetricia per cui si può verificare il bisogno di assistenza antecedente e conseguente all’intervento, ma non di partecipazione all’induzione del travaglio abortivo e all’assistenza del travaglio abortivo finchè non avviene la morte e/o l’espulsione del bambino, dovere esclusivo del medico non obiettore e del personale ostetrico ed infermieristico non obiettore. In caso di pericolo per la vita della donna qualsiasi medico sa che è suo dovere intervenire in qualsiasi momento per prestare il suo soccorso alla donna.
Ma la realtà è pesante: solo 390 su 654 strutture dotate di reparti di ostetricia e ginecologia effettuano interruzioni di gravidanza”, che questa frase sia stata scritta da un medico mi fa pensare che non abbia mai frequentato un reparto di ostetricia e ginecologia, altrimenti non l’avrebbe scritta perché saprebbe bene che è ben diverso ed è richiesto un maggior numero di punti nascita per poter assistere i 465.551 nati vivi ed i 61.580 aborti spontanei, che non è possibile programmare e prevedere rispetto agli 84.926 aborti volontari, che nel 94,7% erano programmabili ed eseguibili in D.S!
Che l’aborto farmacologico sia somministrato in pochi ospedali è un bene per le donne, perché – come è già stato sperimentato in Italia nel 2014 con le due morti (1 a Torino e 1 a Nocera Inferiore) – il suo profilo di sicurezza è inferiore rispetto al metodo chirurgico, con
una mortalità almeno dieci volte maggiore, a parità di epoca gestazionale. Alcuni eventi avversi associati all’impiego dell’aborto medico esordiscono a distanza di tempo dalla procedura, insorgendo subdolamente e progredendo rapidamente verso l’exitus. ……”(PROMED GALILEO- Aborto farmacologico mediante
mifepristone e misoprostol – Italian Journal of Gynaecology & Obstretics , Gennaio-Marzo 2008 – vol. 20 n. 1 pagg. 43-68) e perché dal punto di vista psicologico è più traumatico perché l’espulsione del bambino assieme al materiale ovulare può avvenire in qualsiasi momento a casa, anche al cospetto di altri figli o familiari, o al bagno.
Che informazione ed educazione alla contraccezione non sia la strada per prevenire l’aborto lo hanno sperimentato in tutto il mondo e numerosi sono i lavori che lo dimostrano, stupisce che l’autrice dell’articolo continui ad ignorarlo. Cito solo alcuni articoli:
Nella vicina Francia, che fa registrare una diffusione quasi a tappeto della contraccezione (il 91% delle donne in età fertile dichiara di usare contraccettivi) gli Autori dello studio realizzato dallo INED (Agenzia Nazionale Studi Demografici), che correla l’aborto volontario con l’uso della contraccezione (Magali Mazuy, Laurent Toulemon ed Eloidie Baril) affermano: “Dal 1970 la diffusione di efficaci metodi di contraccezione ha permesso la diminuzione di frequenza di gravidanze non desiderate, ma quando si verificavano il ricorso all’aborto aumentava, fino a quando il numero totale di interruzioni di gravidanza non è più sceso”.
Il periodico dell’Alan Guttmacher Institute for Planned Parenthood Federation of America, istituzione statunitense che promuove campagne a favore della contraccezione e dell’aborto, ha riconosciuto che “in sei paesi come Cuba, Danimarca, Paesi Bassi, Stati Uniti, Singapore e Repubblica di Corea il numero degli aborti e l’uso della contraccezione sono aumentati in modo simultaneo” (C. Marston, J. Cleland – Relationships between contaception and abortion: a rewiev of the evidence in “International Family Planning Perspectives” Mar 2003, 29 (1), 6-3).
Da altri studi si evince che l’aborto è un naturale prolungamento della contraccezione:
  1. Su 315 donne nelle quali il metodo contraccettivo ha fallito il 52% ha chiesto l’aborto (V. Rash et al,2002)
  1. Su 3516 donne danesi il 51% che usa metodi contraccettivi rifiutano una gravidanza non pianificata e chiedono l’aborto (Rash et al, 2001)
  1. La contraccezione non evita il ricorso allo aborto chirurgico (L.T. Strauss et al, 2002).
 Anche altri fautori della contraccezione di recente sono stati costretti a riconoscere che la pillola, considerata il più efficace contraccettivo, in effetti ha un’efficacia solo del 91% e che il 24% (circa 15.000) delle 60.952 donne che si sono rivolte per abortire nel 2016 al British Pregnancy Advisory Service (Bpas), che riunisce circa 40 cliniche inglesi e che fornisce informazioni sulla “salute sessuale” e assistenza alle donne che decidono di abortire, usavano contraccettivi ormonali o iud, ritenuti i più efficaci contraccettivi, e che oltre il 51% di queste donne usavano un contraccettivo. (Women cannot control fertility through contraception alone, says British Pregnancy Advisory Service The Farmaceutycal Journal/l11 JUL 2017).
Questi studi sono un’ulteriore conferma di quanto Ch. Tietze affermava nel 1989 «Dato che gli aborti e la contraccezione comportano l’obiettivo comune di evitare le nascite non desiderate e nascite che avrebbero avuto luogo in un momento inopportuno, esiste un’alta correlazione tra esperienza abortiva ed esperienza contraccettiva nelle popolazioni nelle quali si ha accesso tanto alla contraccezione come all’aborto, ed in quelle in cui le coppie hanno tentato di regolare il numero di figli e la distanza tra loro. In queste società le donne che hanno utilizzato contraccettivi si sottopongono più probabilmente ad un aborto rispetto a quelle che non li utilizzano. L’aborto da solo è un metodo inefficace di regolazione della fertilità, ma incrementa la sua efficacia nella misura in cui l’estensione dell’uso di metodi contraccettivi gli consente la funzione di misura di sicurezza».
La cosa che più mi rattrista è che nonostante l’evidenza dei fatti si continui a credere che l’aborto volontario è una conquista delle donne, mentre in effetti per loro continua ad essere un vero dramma di cui si rendono conto a distanza di un tempo più o meno lungo dopo averlo fatto per le conseguenze fisiche ed ancor più psicologiche cui inevitabilmente vanno incontro talora assieme ai loro più stretti familiari e della cui causa spesso non si rendono conto perché i consultori familiari tanto solleciti nel rilasciare gli attestati per abortire non si preoccupano minimamente di indagare sulle conseguenze psichiche dell’aborto, di cui esiste un’ampia letteratura mondiale.
Angelo Francesco Filardo – ginecologo
Foligno, 28 maggio 2018

 

Per andare al sito clicca il seguente link : http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=62297

 

 

II Convegno Nazionale: “Per la Vita senza compromessi”

50 anni dopo la profetica Humanae vitae

40 anni dopo la mortifera legge 194

Sabato 19 Maggio 2018 a Roma si terrà il II Convegno Nazionale AIGOC, in collaborazione con il Comitato Verità e Vita e l’Associazione Provita Onlus dal titolo: “Per la Vita senza compromessi”: 50 anni dopo la profetica Humanae Vitae e 40 anni dopo la mortifera legge 194.  La sede del convegno sarà Roma presso Sala Berlinsani – Dnb House Hotel in Via Cavour, 85/a con inizio alle ore 9,00 e si concluderà alle ore 13,00.
Quest’anno ricorrono i 50 anni dalla pubblicazione dell’enciclica di Paolo VI “Humanae vitae” e i 40 anni dalla approvazione della legge 194  che ha legalizzato l’aborto volontario in Italia, per cui il convegno si propone di riflettere sui temi della sessualità e affettività tra l’uomo e la donna, in particolare sul ruolo della donna, sulla sua dignità e sulla tutela della sua salute e, inoltre, una riflessione sull’aborto cosiddetto “terapeutico”.
Interverranno la Prof.ssa M. Orecchia, presidente Federvita Piemonte e V. presidente Comitato Verità e Vita, il Prof. Luca Pingani, Fondazione Incendo e Redazione Osservatorio Internazionale Card. Van Thuan, la Prof.ssa Claudia Navarini, Prof. Ass Filosofia Morale Università Europea Roma, la scrittrice Francesca Romana Poleggi, direttore editoriale di Notizie Pro Vita, il Prof. Giuseppe Noia, direttore Hospice Perinatale – Centro cure Palliative Prenatali del Policlinico Gemelli di Roma e presidente AIGOC, la dott.ssa Cinzia Baccaglini, Psicologa Clinica – Psicoterapeuta e il dr. Angelo Francesco Filardo, Ginecologo, V. Presidente AIGOC
Scopo del convegno è quello di richiamare i forti legami esistenti tra etica della vita ed etica sociale nella consapevolezza che non è possibile affermare valori quali la dignità della persona, la giustizia e la pace, quando si accetta e si tollera la violazione della vita umana.

LA PARTECIPAZIONE AL CONVEGNO È GRATUITA
Per poter migliorare l’organizzazione è gradita la comunicazione della partecipazione al Convegno tramite e-mail alla segreteria Organizzativa – segreteria@aigoc.it – entro il 30 aprile 2018

 

Per visualizzare il Comunicato n 2 del 20-04-18Clicca Qui

 

La Morte cruenta di quasi 6 milioni di Essere Umani Innocenti.

 

L’annuale relazione del Ministro della Salute sull’applicazione della legge 194/1978 al Parlamento nell’anno 2016 è stata resa pubblica il 13 gennaio u.s. a Camere già sciolte a dimostrazione del fatto che essa è più un atto formale dovuto per legge, che un vero strumento di riflessione offerto ai Parlamentari per avere chiaro lo stato di degrado culturale e morale prodotto dalla legge 194 nei suoi primi 40 anni di applicazione.
Nelle sue 129 pagine mai è stato fatto cenno alle prime vittime di questa legge, cioè ai 5.830.930 embrioni/feti umani uccisi, né alle altre vittime di questa mortifera legge, cioè le donne stesse che abortiscono, i loro mariti/partner, i loro figli già nati, i nonni, che in gran parte vanno incontro a complicanze psichiche di cui il ministero e le strutture sanitarie territoriali continuano a non prendersene cura.

 

L’aborto volontario è un mezzo di controllo delle nascite 
Nella relazione come un mantra viene più volte ripetuto (2 volte nella presentazione del Ministro a pag.7 e 9) che “non è mai stato un mezzo di controllo delle nascite”, ma alcune affermazioni “la separazione sempre più netta fra sessualità e procreazione aumenta il tempo che intercorre fra l’inizio dell’attività sessuale e la nascita del primo figlio: è questo un periodo in cui le gravidanze sono spesso indesiderate” (pag. 7) ed i dati contenuti nella stessa relazione mostrano l’esatto contrario. Nella tabella 2, sotto riportata, possiamo notare come il tasso maggiore di abortività volontaria, nettamente superiore a quello totale (6,5/1.000 donne in età fertile)
tabella 200118
si registri nelle classi di età comprese tra i 20 ed i 34 anni con il massimo nel gruppo di età 25-29 anni, cioè nelle donne che si trovano nella situazione sopra descritta. Se a questo dato aggiungiamo che il 54,8% (il 57,8% delle italiane!) delle donne che hanno abortito nel 2016 sono nubili, che il 39,4% non ha alcun figlio e che il tasso di fecondità totale (tft) sia sceso a 1,34 figli/donna (1,26/donna italiana e 1,97 per donna straniera) e che l’età media del primo parto nelle italiane è 32,4 anni (28,7 nelle straniere), abbiamo tutti gli elementi necessari per comprendere che l’aborto volontario entro i 90 giorni è usato come mezzo per il controllo delle nascite.  
Il fatto che il tasso di abortività nelle minorenni sia basso(3,1/1.000 donne) – oggetto di nostre riflessioni in precedenti comunicati – nella stessa relazione viene associato al maggiore utilizzo delle pillole del/i giorno/i dopo, che nel 2016 – dopo la liberalizzazione della vendita senza ricetta medica – hanno raggiunto le 404.121 confezioni (pag. 13) secondo il Ministero della Salute,   455.140 secondo altre fonti (200.507 di ellaOne fino al 31 ottobre secondo i dati forniti da Federfarma e HRA Pharma al Corriere della Sera, 27 marzo 2017 Simona Ravizza), per cui sommando al tasso di abortività volontaria registrato quello delle pillole da loro utilizzate si passa dal 4,6‰ al 26,63‰!

 

Aborti Volontari Tardivi (Eugenetici)
La costante crescita degli aborti volontari oltre i 90 giorni, che nel 2016 sono diventati 4.432 (5,3 % di tutti gli aborti, cioè si sono più che decuplicati rispetto allo 0,5% del 1981), cifra sottostimata perché in 2.356 casi (2,8%) l’epoca gestazionale non è stata rilevata ed in Sardegna (23,2%), Basilicata (18,8%), Umbria (16,6%) e Puglia (10,6%) in una percentuale nettamente superiore a quella nazionale, dovrebbe destare in tutti viva preoccupazione.
Il fatto che siano stati fatti 2.942 aborti oltre la sedicesima settimana e di questi 1.016 dopo la 21settimana e che queste gravidanze inizialmente desiderate vengono interrotte dopo diagnosi prenatale, cui sempre di più si sottopongono le gravide anche su spinta difensiva degli ostetrici, è un segno evidente della cultura dello “scarto, che si è radicata nella nostra società e di cui è figlia anche la legge sulle DAT recentemente approvata dal Parlamento.
Anche di fronte a queste drammatiche situazioni molto spesso non viene prospettata ai genitori la possibilità di essere aiutati a vivere queste difficili gravidanze da Associazioni di Famiglie (Il Cuore in una goccia; la Quercia millenaria,..), che hanno già vissuto queste esperienze e che possono testimoniare che la scelta dell’aborto volontario non è la vera soluzione perché il dopo aborto può essere più drammatico a causa delle già citate conseguenze psichiche.

 

Certificati di Urgenza
Il numero di aborti volontari fatti in regime di urgenza 14.418 (17,8% di tutti gli aborti volontari) cui si aggiungono i 3.985 dati Non Rilevati (4,6%), che in alcune regioni come la Puglia raggiungono il 34,1% (2.542) ed il 7,1% (1.006) in Lombardia, ci sembra molto elevato ed inaccettabile e quanto viene affermato nella relazione per giustificarlo in parte, cioè per rendere possibile l’aborto farmacologico entro i 49 giorni, rappresenta un’interpretazione utilitaristica, strumentale ed in contrasto con l’art. 5 della legge 194/1978, che prevede una pausa di riflessione di 7 giorni dopo il rilascio del certificato. Invocare come motivo d’urgenza il poter fare l’aborto medico invece di quello chirurgico non è certamente finalizzato al bene della donna visti i maggiori rischi cui è esposta se non resta ricoverata fino alla completa espulsione dell’embrione e degli annessi ovulari! Il Ministero dovrebbe comunque indagare e prendere provvedimenti.

 

Prevenzione dell’aborto volontario
Per i motivi più volte esposti non è la contraccezione la via per prevenire l’aborto volontario, come dimostrano chiaramente le esperienze di Paesi ad altissima diffusione della contraccezione e come di recente evidenziato: il 24% (circa 15.000) delle 60.952 donne che si sono rivolte per abortire nel 2016 al British Pregnancy Advisory Service (Bpas), che riunisce circa 40 cliniche inglesi e che fornisce informazioni sulla “salute sessuale” e assistenza alle donne che decidono di abortire, usavano contraccettivi ormonali o IUD, ritenuti i più efficaci contraccettivi, e che oltre il 51% di queste donne usavano un contraccettivo. (Women cannot control fertility through contraception alone, says British Pregnancy Advisory Service The Farmaceyutical Journal/11 JUL 2017).
Solo un’educazione all’amore fecondo e responsabile ed al rispetto della vita umana dal concepimento alla morte naturale assieme alla conoscenza della fertilità della donna offerta dai Metodi Naturali di Regolazione della Fertilità possono ricreare una cultura della vita e sciogliere il gelo, che ci sta conducendo al suicidio demografico.

 

Per visualizzare il Comunicato n.1-18.01.18Clicca Qui

Cardinale Cafarra, testimone trasparente della verità

 

La perdita umana del Cardinale Carlo Caffarra, testimone trasparente della verità sulla persona umana, pastore sempre umile e autentico dei valori della vita e della famiglia, colpisce profondamente l’Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici perché il Cardinale è stato uno dei propugnatori e sostenitori dall’A.I.G.O.C. .
Il 25 marzo 2009, prima ancora di andare dal notaio per la costituzione dell’Associazione, lui voleva già impegnarsi a diffonderla definendola “profetica e attuale”.
Il patrimonio esistenziale della sua persona, delle sue intuizioni antropologiche e pastorali rimangono una perla preziosa per tutto il mondo della vita nascente e terminale.
Noi ringraziamo Dio per aver avuto la grazia di conoscerlo e di averlo avuto come forte sostenitore e amico. Dio lo accolga nei suoi figli prediletti.

 

Per visualizzare il COMUNICATO STAMPA n. 7 del 7 Settembre 2017CLICCA QUI

Anche nel 2015 aumentano gli Embrioni Sacrificati e Crioconservati dalla Fecondazione Extracorporea

 

Come un bollettino di guerra l’annuale relazione al Parlamento del Ministro della Salute sull’applicazione della legge 40/2004, resa pubblica il 5 luglio u.s. con una cinica freddezza offre all’attenzione delle persone più attente e sensibili la possibilità di prendere coscienza dei drammatici risultati delle tecniche di fecondazione extracorporea, che vengono tranquillamente praticate in Italia prevalentemente a spese dei contribuenti italiani essendo state inserite nei livelli essenziali di assistenza pur non essendo terapie della sterilità ed infertilità di coppia e pur non avendo un’efficacia tale da giustificare il loro diffuso impiego a spese dei contribuenti (solo il 15,92% delle coppie che si sottopongono a tali tecniche riesce ad avere uno o più figli in braccio dopo uno o più cicli praticati nello stesso anno.
 COMUNICATO STAMPA N. 6 DEL 10 LUGLIO 2017 ANCHE NELLL 2015 AUMENTANO GLI EMBRIONI SACRIFICATI E CRIOCONSERVATI DALLA FECONDAZIONE EXTRACORPOREA
Il numero degli embrioni sacrificati per far nascere gli 11.029 bambini cresce sempre più spaventosamente: nel 2015 sono stati almeno 160.551 gli embrioni sacrificati. Tale cifra non rispecchia la realtà perché i dati offerti sulla fecondazioni eterologhe sono molto carenti e
non permettono di risalire al numero totale effettivo di embrioni prodotti per cui è stato preso per buono il numero di 3.924 embrioni trasferiti in utero, che è molto basso rispetto ai 21.476 ovociti ed ai 1.161 embrioni importati dalla Danimarca, Grecia, Rep. Ceca, Spagna, Svizzera (la cifra più verosimile si aggira sui 168.200)! Altro dato allarmante, che il Ministro della Salute si limita a giustificare come conseguenza dell’applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 151/2009, che ha tolto il divieto della produzione al massimo di tre embrioni da trasferire simultaneamente in utero, ma che il Parlamento ed il Governo non si sono minimamente preoccupati di arginare con una legge od inserendo nelle nuove linee guida dei meccanismi di coscientizzazione e esponsabilizzazione delle coppie richiedenti queste tecniche nei confronti di tutti gli embrioni prodotti, che essendo loro figli a tutti gli effetti come tali dovrebbero essere considerati e trattati e non lasciati sospesi a tempo indeterminato nell’azoto liquido come oggetti inutili. Nel 2015 sono stati crioconservati 34.490 embrioni, il 31% dei cosiddetti embrioni prodotti e trasferibili con punte del 55,8% nel Lazio, del 49% nella P.A. di Bolzano e del 41,2% in Umbria (tab. 3.4.26 pag. 118), mentre ne sono stati scongelati solo 20.444!
COMUNICATO STAMPA N°6-2014 DEL 10 LUGLIO 2017 ANCHE NELLL 2015 AUMENTANO GLI EMBRIONI SACRIFICATI E CRIOCONSERVATI DALLA FECONDAZIONE EXTRACORPOREAAumenta l’età delle donne che si sottopongono a queste tecniche (il 33,7% ha un’età superiore ai 40 anni) e con essa la percentuale
degli esiti negativi della gravidanza (tab.3.4.44). Diminuisce la percentuale delle coppie con figlio in braccio (15,92% cumulativa).
Ci sorprende e ci lascia perplessi la grande generosità delle “donatrici” straniere, che hanno “offerto” la stragrande maggioranza degli ovociti utilizzati nel 2015 per le fecondazioni eterologhe, richiedendo la ovodonazione una stimolazione ovarica per far maturare più
ovociti (in media 6,9) ed un prelievo degli stessi!

 

Per visualizzare il Comunicato n.6del10luglio2017

L’ACCANIMENTO IDEOLOGICO DIMENTICA ANCHE LA SALUTE FISICA E PSICOLOGICA DELLE DONNE

 

 La decisione sulla possibilità di consentire l’uso della pillola abortiva RU486 nei Consultori Familiari in regime ambulatoriale, mostra un accanimento ideologico contro le figure più fragili nel mondo dell’aborto volontario: la madre e l’embrione. Questa proposta è da rigettare totalmente nel merito e nel metodo.
Nel merito: contro la madre si disattende completamente ciò che la scienza da 30 anni ha prodotto con studi rigorosi sull’impatto dell’aborto volontario sulla salute psicologica e la successiva ripresa della capacità gestazionale. L’aborto con la RU486 esce dalla sfera del pubblico per entrare sempre più nei meandri del privato e della solitudine: la procedura infatti viene a gravare sul piano psicologico, pesantemente, sulla donna già “gravata” da una tragica decisione. Nel metodo: la letteratura si è espressa sulla pericolosità 10 volte superiore della RU486 rispetto all’aborto chirurgico (Bartlett L.A. et Al Obstet. Gynaecol. 103 (4:729-37, 2004) e soprattutto in relazione alle gravi complicanze di ordine medico sanitario: 676 segnalazioni del FDA, di cui 17 gravidanze extrauterine, 72 casi di gravi emorragie, 637 casi di effetti collaterali su 607 pazienti (Gary et Al Ann. Pharmacoth, Feb 2006) e 29 morti accertate nel mondo occidentale (New England Journal Medicine 354:15 April 13, 2006). Anche nella recente relazione al Parlamento sull’attuazione della legge 194 sono stati riferiti due episodi di mortalità materna. Per l’embrione si disattende tutto il protagonismo biologico, immunologico, ormonale e la sua relazionalità con la madre da cui dipende l’evoluzione e la nascita di gravi complicazioni nell’infanzia, nell’adolescenza e nella vita adulta (“L’embrione è un attivo orchestratore del suo impianto e del suo destino” – British Medical Journal, Editoriale Nov 2000; “Your destiny from day one” – H. Pearson – Nature Vol. 418, 4 luglio 2002; “Maternal communications with gametes and embryos: a complex interactome” – A. Fazeli and E. Pewsey – Briefings in functional genomiocs and proteomics – Vol. 7 – 2 111-118 2008). Contro questa cultura che banalizza il patrimonio delle conoscenze e utilizza la scienza contro le figure più fragili, i ginecologi dell’AIGOC bollano questa sperimentazione, ideologicamente fondata, come una procedura senza i requisiti minimi di tutela della madre e del concepito e come tale non solo antiscientifica ma anche antiumana.

 

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Alla ricerca dei “legittimi proprietari” O dei loro genitori biologici?

 

La notizia data dalla stampa il 27 febbraio u.s. del dissequestro di circa 500 embrioni per ordine del Tribunale del Riesame di Milano, un tempo custoditi presso la clinica di Antinori ci pone di fronte alle drammatiche conseguenze della legge 40/2004 e delle successive liberalizzazioni operate dalla Corte Costituzionale.
La terminologia usata per descrivere l’opera della pm, che ha fatto ricorso in Cassazione contro il dissequestro: ricostruire chi siano i “legittimi proprietari” ed a stabilire a chi vadano restituiti gli ovuli fecondati, ci fa comprendere lo stato di degrado culturale cui siamo giunti in meno di 13 anni di fecondazione extracorporea di stato.
R. G. Edwards, pioniere della fecondazione extracorporea e premio Nobel per la Medicina, già nel 1981 non aveva dubbi nel definire lo zigote “microscopico essere umano nelle primissime fasi del suo sviluppo” (R.G. Edwards-P. G. Steptoe, A mater of life, London, 1981, pag.101).
Il Comitato Nazionale per la Bioetica il 22 giugno 1996 all’unanimità ha affermato che “l’embrione è uno di noi”, “gli embrioni non sono mero materiale biologico, meri insieme di cellule: sono segno di una presenza umana, che merita rispetto e tutela”.
La Corte Europea di Giustizia di Lussemburgo per sgombrare il campo da ogni possibile dubbio futuro il 18 ottobre 2011 ha dato una definizione ampia di embrione umano “costituisce un embrione umano qualunque ovulo umano fin dalla fecondazione, qualunque ovulo umano non fecondato in cui sia impiantato il nucleo di una cellula umana matura e qualunque ovulo umano non fecondato che, attraverso partenogenesi, sia indotto a dividersi e svilupparsi” ed ha sentenziato che “Nessun brevetto può essere concesso a procedure che utilizzino embrioni umani o che comunque ne presuppongano la preventiva distruzione”.
Alla luce di queste tre citazioni ci chiediamo come si fa a parlare di “legittimi proprietari” e non si parli invece di genitori biologici che hanno responsabilità nei confronti dei figli che con il loro consenso sono stati prodotti?
La Corte Costituzionale semplicisticamente con la sentenza n.151 del 31 marzo 2009 ha tolto il limite dei tre embrioni da produrre e da impiantare simultaneamente nell’utero della donna richiedente (art. 14 legge 40), e non ha minimamente preso in considerazione il fatto che con tale atto dava il via libera alla crioconservazione incontrollata, incondizionata e sempre crescente degli embrioni e che per evitare questo bisognava fare almeno una raccomandazione al Parlamento di regolamentare l’accesso alla crioconservazione degli embrioni responsabilizzando i richiedenti sul rispetto e la tutela dovuti a questi loro figli temporaneamente sospesi nell’azoto liquido.
Noi come AIGOC nell’opuscolo inviato a tutti i Parlamentari il 23 settembre 2014 abbiamo richiamato l’attenzione su questo argomento e sul come limitare il rischio di un incontrollato ricorso alla crioconservazione, ma evidentemente gli interessi dei sostenitori della fecondazione extracorporea sono più forti e stringenti del rispetto e della tutela dovuta ad ogni essere umano.
L’altro aspetto preoccupante ed inconcepibile in uno stato di diritto è il venire a conoscenza – il sospetto ce l’avevamo già e più volte lo abbiamo segnalato nei comunicati stampa sulle annuali relazioni al Parlamento del Ministro della Salute sulla legge 40/2004 – che c’è una difficoltà nel reperire le informazioni necessarie a rintracciare le “donatrici”, cioè che non esiste all’interno della clinica un registro dal quale si può scoprire chi è il padre biologico e la madre biologica e chi sono i genitori committenti di ogni embrione crioconservato.
Se non esistono in ogni centro autorizzato tali registri, se ogni provetta contenente un singolo embrione crioconservato non sia contrassegnata da un codice identificativo che consenta di conoscere – quando si ha necessità – i dati sopra elencati, se di ogni zigote prodotto non c’è una scheda che indichi chiaramente tutto l’iter compiuto e che fine ha fatto se non è stato trasferito in utero o crioconservato, come si fa a fare dei controlli seri e ad affermare che tutto si svolge nel rispetto della legge?
Se tenessimo in debita considerazione il fatto che questi embrioni sequestrati-dissequestrati  più volte  non sono materiale biologico, oggetti/cose, ma “microscopici esseri umani nelle primissime fasi del loro sviluppo”, che secondo la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani hanno la nostra stessa dignità, inerente ad ogni membro della famiglia umana, certamente sia il linguaggio usato che i provvedimenti sarebbero totalmente diversi  ed i Parlamentari sentirebbero il dovere di rispettare e tutelare questi  nostri microscopici fratelli più deboli e indifesi.

 

Per visualizzare il Comunicato n.4 del 8.3.17 Clicca Qui

DEMAGOGIA, RICERCA DI CONSENSI ELETTORALI

O PERSISTENTE VOLUTA NON CONOSCENZA DEI FATTI ?

 

Le dichiarazioni del Governatore del Veneto per giustificare e sostenere la violazione del diritto fondamentale all’obiezione di coscienza nel bando di concorso indetto dall’AUSL di Rovigo per il conferimento a tempo indeterminato di 2 posti di biologi per il servizio di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale di Trecenta ci offrono l’occasione per fare una riflessione sia sull’obiezione di coscienza che sulla fecondazione extracorporea.
Come già affermato in occasione della vicenda del San Camillo di Roma sia il bando di concorso riservato ai non obiettori che la clausola in cui si specifica che l’eventuale obiezione di coscienza è “giusta causa di recesso dell’Azienda in quanto la prestazione lavorativa diverrebbe oggettivamente inesigibile, discriminano i cittadini in base ai loro convincimenti personali e violano palesemente la libertà del dipendente di fare obiezione di coscienza, prevista anche dall’art. 16 della legge 40/2004, quando il peso del lavoro svolto diventa psicologicamente insopportabile a causa del constatato altissimo numero di embrioni sacrificati per far nascere alcuni bambini e per il notevole stress psicofisico cui vengono sottoposte le donne che ricorrono alla fecondazione extracorporea. In uno Stato veramente democratico ciò è inconcepibile così come è assurdo che per soddisfare i desideri di alcune persone vengano sacrificati migliaia di vite umane innocenti.
Zaia afferma “Siamo per la vita. Questa Regione ha fatto da tempo la scelta di agevolare la procreazione assistita e su questa strada non si torna indietro, al punto che la garantiamo anche alle cinquantenni …”. Già nel nostro Comunicato stampa del 21 giugno 2011 abbiamo spiegato il perché non condividiamo questa scelta, oggi continuando Zaia ad affermare che “è per la vita” lo invitiamo a riflettere sui dati offerti dal Ministro della Salute nell’ultima relazione al Parlamento (30 giugno 2016) sull’applicazione della legge 40/2004, richiamando l’attenzione sui dati relativi al Veneto. Nella tabella in allegato sono riportati tutti i dati necessari ad una serena riflessione su quello che accade utilizzando la fecondazione extracorporea per avere un figlio ad ogni costo.
Se l’attenzione viene posta solo sui bambini che riescono a sopravvivere, la fivet può essere scambiata per un servizio alla vita, ma se si tiene conto dell’altissimo costo in vite umane innocenti pagato per ottenere un bambino in braccio ci si rende conto che la procreazione artificiale è in assoluto la prima causa di morte in Italia e nel Veneto!     Su  4.973 embrioni trasferiti in utero nel 2014 solo 487 (9,87%, cioè meno di 1 bambino su 10 embrioni trasferiti in utero) sono nati vivi, mentre 4.486 (il 90,21%) sono stati esposti a morte certa per soddisfare il desiderio di avere un figlio in braccio del 13,89% delle coppie trattate; 1.489 embrioni sono stati crioconservati, cioè destinati ad una morte differita nel tempo, e altre migliaia di embrioni sono stati scartati precocemente per un totale di 7.930 embrioni (il 93,86% di tutti gli embrioni prodotti e scongelati) nel solo anno 2014, anno in cui nel Veneto ci sono stati 5.472 aborti volontari.
 L’obiezione di coscienza per la legge 40/2004 è molto meno diffusa di quella per la legge 194/1978 per diversi motivi pratici tra cui il fatto che minore è il numero dei medici e del personale che può essere coinvolto nelle procedure della fecondazione extracorporea e che molti – come il governatore Zaia – ignorano l’altissimo suo costo in vite umane.  Quando viene presentata da operatori che già lavorano in questi servizi è motivata proprio dal fatto che lo stare al contatto con queste terribili realtà di morte, il constatare come la vita umana al suo sorgere viene trattata come un oggetto – come materiale biologico – che viene manipolato, selezionato e scartato se non perfetto, il constatare che  nella fecondazione eterologa viene negato ad alcune di queste nuove vite umane anche la possibilità di conoscere i suoi veri genitori genetici, lo stare al contatto quotidianamente con la sofferenza di tante donne e coppie che si sentono stimolate e trattate come fattrici diventa un peso insopportabile, che spinge i medici ed i biologi più sensibili a dire no a questa disumana e disumanizzante fabbrica di vite umane e ad avvalersi dell’obiezione di coscienza.
A questi professionisti, che hanno sperimentato sulla loro pelle che cosa significa produrre bambini in provetta, il Governatore Zaia vuole togliere la libertà di seguire il dettame della propria coscienza?
Il Governatore Zaia dopo aver preso coscienza dei frutti acerbi delle sue scelte ritiene ancora eticamente corretto sperperare il denaro pubblico per sottoporre ad inutili e costosi trattamenti donne in età avanzata, considerato che nel 2014 in Veneto il 43,36% dei cicli delle donne sottoposte a trattamento sono stati sospesi prima del trasferimento in utero degli embrioni (539 prima del prelievo e 969 dopo il prelievo ovocitario)?
La presenza di tanti piccoli centri pubblici sul territorio non produce eccellenza ma sperpero del denaro

Per visualizzare il Cominicato n.3del28FEBB2017Clicca Qui

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