Prof. Giuseppe Noia
Docente Medicina Prenatale – Università Cattolica del Sacro Cuore – Roma
Responsabile Hospice Perinatale – Policlinico Gemelli

Presidente A.I.G.O.C.
Presidente Fondazione Il Cuore in una Goccia Onlus

INTRODUZIONE

Mai come in questo periodo stiamo riscoprendo, nel quotidiano riflettere, in solitudine, la meravigliosa bellezza della nostra vita. Quando fu pubblicata l’Enciclica Evangelium Vitae, 25 anni fa, io, che mi diletto a scrivere canzoni e cantarle ho pensato di far parlare quelle persone che nessuno fa parlare dando voce a chi non ha voce: i bambini abortiti volontariamente. In una canzone dal titolo “Il Giardino del Re” scrivevo questo testo: “Siamo fili d’erba nel Giardino del Re, tenera riserva di un incanto che è questa nostra vita che continuerà oltre le miserie della falsità”. Ho pensato che queste parole potessero sintetizzare 3 aspetti fondamentali: a) la tenera e infinita dignità degli embrioni abortiti (i fili d’erba) considerati “riserva umana” scartata ed eliminata dal crescere nel giardino della storia dell’umanità, che è la nostra esistenza; b) il destino immortale di queste vite “falciate”; c) la falsità scientifica, giuridica, psicosociale che ne autorizza la “falciatura”. Ecco perché quando riflettiamo sulla custodia della vita e sulla sua generazione, dovremmo sostanzialmente riflettere sulla sua preziosità e grandezza (E.V. Introduzione, 2 1995) perché l’uomo è chiamato ad una pienezza di vita che va ben oltre le dimensioni della sua esistenza terrena poiché consiste nella partecipazione alla vita stessa di Dio (E.V. Introduzione, 2 1995).

LA CUSTODIA DELLA VITA

Se siamo convinti della sua preziosità con quali occhi la guardiamo, la custodiamo e la difendiamo? La custodia della vita appare nel mondo psicosociale attuale una altalena tra l’indifferenza e la solidarietà. E sappiamo rispondere alla indifferenza con la solidarietà? Quanto siamo solidali con il valore del dono della vita e della possibilità di poter generare? E quale consapevolezza abbiamo di quello che avviene nel cuore di una donna, di una coppia, di una famiglia quando perde il figlio, quando si perde il dono tanto desiderato? Tutto questo processo di valorizzazione del dono della vita oggi è profondamente messo in discussione perché viviamo nel mondo delle “I“: sembra che siamo tutti amici di Narciso, figli di Pilato e solidali con Caino. Individualismo (Narciso), Ignavia (Pilato), Indifferenza (Caino), sono i 3 giganti del nostro vivere relazionale ma un grande sociologo moderno ha scritto che: “La più grande povertà dei nostri tempi è la povertà delle relazioni”(P. Donati, 1986; 1997; 2013). Siamo quindi dinanzi ad una povertà spirituale e intellettuale e allora ci chiediamo: tutto questo ci fa vedere l’essenziale che è invisibile agli occhi? Ci fa vedere come la più grande e importante relazione della nostra esistenza abbia un percorso di pedagogia del vivere impostato alla oblatività dell’uno (il figlio) verso l’altra (la madre) e viceversa? Ci fa vedere come i processi di crescita biologica psicologica e relazionale nascono da vere e proprie uccisioni del proprio io? Se non ci sono gli occhi del cuore il più grande insegnamento relazionale (tra l’embrione e la madre) viene silenziato, praticamente non visto, realmente non esistente.

LA GIUSTIFICAZIONE SOCIALE DELL’ABORTO VOLONTARIO
Sempre più spesso il diritto alla vita si piega e si spegne sotto la pressione delle logiche di una società che tenta di sopprimere tutto ciò che non rientra nei suoi canoni (oggi più che mai discutibili): tutto ciò che non è “perfetto”, tutto ciò che può creare uno “spreco” di denaro per la società, tutto ciò che crea sofferenza. Il problema reale, del ricorso a questo criterio di “massima efficienza” sta nel soggetto verso cui è indirizzato: il bambino che deve ancora nascere, l’embrione “uno di noi”, “l’uomo embrione”.  Ne deriva una vera e propria “selezione” dell’uomo su sé stesso, senza guardare ai destini infinitamente grandi che ogni essere umano porta nella sua storia esistenziale: “Gli esseri umani, anche se sono destinati a morire, non sono nati per morire ma per incominciare”. (Hannah Arendt, 2011)
L’attuale sistema sociale, probabilmente nella consapevolezza della deprecabilità di tale approccio (che va a gravare sul nascituro affetto da patologia, ovvero, un essere totalmente indifeso), tenta di creare delle regole, delle “attenuanti”, per giustificare e rendere giuridicamente e socialmente lecito ciò che è umanamente aberrante sul piano concettuale ed umano: non si può eliminare la sofferenza eliminando il sofferente. Anche in questo periodo di grande sofferenza personale, familiare e sociale, dinanzi al blocco quasi totale delle attività e dei servizi, la macchina degli aborti volontari non viene fermata cosi come la produzione e la vendita delle armi e per garantire il “diritto” di poter scegliere sulla vita di un’altra persona viene proposto l’assurdo aborto telemedico cioè guidare la paziente ad assumere farmaci abortivi per via web. Tuttavia, la risposta a questa grande menzogna culturale e sociale viene da tante donne e da tante madri e che nell’accogliere i propri figli gridano: “Siamo nati e non moriremo mai più”. (Chiara Corbella 2013)

I TRE CARDINI DELLA SCIENZA SULL’ EMBRIONE COME PERSONA
1. L’embrione come protagonista biologico. Il primo aspetto è l’autonomia biologica dell’embrione che si costituisce sin dopo il concepimento. Per approfondire questa realtà è bene far parlare la scienza. Nel novembre del 2000 il British Medical Journal, nel suo editoriale, affermava che “l’embrione è un attivo direttore d’orchestra del suo impianto e del suo destino futuro”. Questa affermazione riassume molto bene la prima evidenza scientifica su cui si fondano i diritti dell’embrione: il suo protagonismo biologico. Lo zigote (il nome con cui si chiama l’embrione subito dopo la fusione delle due cellule germinali, spermatozoo e ovulo), pochi minuti dopo la fusione del materiale genetico, mostra una sua precisa identità genetica di 46 cromosomi, tipici di un individuo umano; inoltre l’assemblaggio del materiale genetico fra i 2 nuclei avviene in una maniera unica tale da far dire, anche sulla base di calcoli matematici, che ognuno di noi è un fatto unico e irripetibile derivante dalla unicità e individualità del concepimento (G. Noia, 2016). Un’altra capacità e abilità dell’embrione, prima ancora di impiantarsi, è quella di riuscire a sopravvivere, per 8 giorni, nella tuba materna senza possedere energia derivante dall’ossigeno poiché ognuno di noi non era anatomicamente collegato alla circolazione sanguigna materna. Tuttavia, ognuno di noi ha mostrato una capacità e una plasticità di adattamento e siamo riusciti a utilizzare, per la replicazione delle nostre cellule, fonti di energia diverse da quelle dell’ossigeno, passando da un metabolismo aerobico (ossigenativo) ad un metabolismo anaerobico (non ossigenativo). (Gardner RL, 2001) Nei minuti, nelle ore e nei giorni dopo il concepimento e durante la nostra “vita tubarica”, abbiamo (noi embrioni precoci) indirizzato il piano programma genomico che ha fatto affermare alla ricercatrice Helen Pearson (2002) che il nostro destino è tutto scritto nel giorno 1 (“Your destiny from day one”) quando eravamo zigoti unicellulari (cioè embrioni ad una sola cellula). Infatti, appena si determina il nuovo individuo umano, dopo 26 secondi vengono attivati centinaia di geni e già in quei momenti si definisce un “file” di espressione genica che stabilisce quali saranno e come verranno formati i diversi organi, la posizione del corpo nello spazio e dove e quando si formeranno gli arti e la testa. (Piotrowska K, et al. 2001) Tutto questo è un vero e proprio protagonismo biologico, la prima caratteristica appunto.
2.L’embrione relazionato con la madre. La seconda caratteristica è la relazionalità dell’embrione con la madre sia sul piano biologico, che avviene prima dell’impianto (7-8 giorni) che sul piano psicodinamico: infatti, sin dopo il concepimento inizia una relazione del figlio con la propria madre (J. Douglas et al. 2011); essa è costituita da messaggi biochimici, immunologici e ormonali che segnalano alla madre la presenza del proprio bambino e che lei dirige e organizza per impedire che il figlio, per il 50% simile al padre e quindi diverso da lei, possa essere riconosciuto ed essere rigettato, come le leggi dell’immunologia prevedono quando c’è una diversità di tessuti. (Horne AW, 2000) Invece tutti noi, pur essendo per il 50% diversi da nostra madre, non siamo stati rigettati grazie a questo cross-talk (linguaggio incrociato) che avviene fra noi, embrioni dei primi giorni nella tuba, e nostra madre che “prepara” il posto più adatto per essere ricevuti e per poter annidarci. (Mancuso et al., 2009) È talmente importante questa relazione che, se tale “colloquio” con nostra madre, non avviene in maniera ottimale, si può formare una placenta anatomicamente non ottimale, con successivi problemi di aborto spontaneo e/o di basso peso del neonato alla nascita. Il basso peso (< 2200 gr), come è stato dimostrato da molti lavori pubblicati, comporta ripercussioni nell’infanzia, nell’adolescenza e nella vita adulta. Tutte queste evidenze scientifiche supportano inconfutabilmente il concetto che i primi otto giorni non sono così insignificanti, come una cultura del “silenziamento” scientifico vorrebbe far credere, visto che da questo periodo e dalla qualità di questa relazione possono verificarsi conseguenze per tutta l’esistenza futura dell’individuo umano.
L’embrione medico della madre. Il problema tuttavia è un altro: spostare la dignità, scientificamente fondata, della persona umana dal concepimento all’impianto non è altro che una manipolazione scientifica con uno scopo ben preciso. Infatti, questo stratagemma (non suffragato da motivazioni scientifiche) avrebbe la finalità di sdoganare sul piano etico l’uso della pillola del giorno dopo, la pillola dei cinque giorni dopo, l’uso della diagnosi preimpianto, che comporta una perdita di embrioni del 93%, come i dati del Ministero della Salute ci hanno mostrato, e l’uso indiscriminato delle cellule staminali dell’embrioblasto (cellule staminali embrionali), con ovvia perdita dell’embrione stesso. La relazione con la madre poi prosegue, perché ognuno di noi, ha inviato cellule staminali alla propria madre, definite guaritrici, e che, inviate dal feto, attraversano la placenta, giungono nella circolazione sanguigna materna per circoscrivere e guarire alcune patologie della madre. (Bianchi DW1, 2000) Si realizza quindi il concetto che il feto è il “medico della madre” (Noia, 2018). La cosa ancora più sorprendente è che questa cura del figlio verso la madre, può avvenire anche sul piano psicologico (dalle evidenze degli studi analitici, il feto sembrerebbe rivestire un ruolo psicoterapeutico nei confronti della madre). (Fischetti Crova F. – Noia G. et al., 1990).
Tutto ciò attesta quanto forte sia questa relazione simbiotica, talmente forte che, quando questa viene interrotta, la donna può soffrire di gravi alterazioni dell’equilibrio psicodinamico, (Thorp JM, et al. 2005; Pedersen 2008; Broen et al. 2005) a volte anche molto grave (e si tratta di un’evidenza scientifica) e, quindi, si compromette la sua salute psicologica. (Gissler et a. 1987; Laura Bencetti 2015; Reardon DC1, et al. 2004; Fergusson DM, et al. 2006)

Di questa relazione tra l’aborto volontario e la salute psichica delle donne, nonostante le evidenze scientifiche, si parla ben poco, probabilmente perché si andrebbe ad evidenziare un’incongruenza di fondo della stessa Legge 194/78, che individua nell’aborto una pratica medica finalizzata a tutelare la salute psichica della donna e che invece la danneggia; ne verrebbe meno, quindi, uno dei presupposti fondamentali.
3.L’embrione feto curato prima della nascita. La terza caratteristica è quella del feto come paziente. Il feto come paziente: l’embrione e/o il feto può essere curato prima della nascita come un paziente adulto sia per via non invasiva (dando farmaci o sostanze alla madre che attraversano la placenta e poi arrivano al feto) sia per via invasiva. (Noia G. et al., 1998; Noia G. 2007) Quest’ultima metodologia è una modalità che utilizza l’ecografia al fine di indirizzare e far progredire dispositivi come aghi e altri strumenti nella cavità amniotica, nel cordone ombelicale o nel corpo stesso del bambino, con la finalità di curarlo per la presenza di gravi patologie. (Noia G., 2009) La forma invasiva di cura prenatale, quando gli aghi attraversano il corpo della madre e del feto, viene preceduta dall’analgesia materna e fetale per non far sentire dolore. È questo il grande campo dei trattamenti palliativi prenatali (palliazione fetale prenatale). I trattamenti palliativi prenatali non hanno solo la finalità di evitare il dolore al feto ma, soprattutto, contribuiscono a far sì che il dolore prenatale non abbia ripercussioni sullo sviluppo neurocomportamentale futuro del bambino. È questa la realtà del feto come paziente. (Noia G., 2019)
CONCLUSIONI
Da quanto detto si evince la necessità di fermarsi a riflettere su una vera cultura che custodisce e protegge la fragilità delle vite: della madre e del bambino non ancora nato, della coppia e della famiglia. Il lavoro culturale da fare è di mettere le future mamme nella condizione di poter compiere scelte ponderate e consapevoli, attraverso un lavoro di informazione scientifica corretta.  Tuttavia, bisogna anche lavorare perché ci sia pari opportunità reale per le famiglie che scelgono di proseguire la gravidanza (anche nell’ipotesi di incompatibilità con la vita extrauterina di un bambino con gravi patologie), di far nascere, accompagnare, curare e amare il proprio bambino fino alla fine, alla luce proprio di quell’imperscrutabile legame che li terrà inscindibilmente uniti anche nell’eventuale distacco. È doveroso, inoltre, pensare ad un sistema di assistenza medica (e non solo) che garantisca anche alle donne e alle famiglie che vogliono proseguire la gravidanza nonostante le gravi patologie del proprio bambino, tutto il sostegno necessario per portare a compimento un progetto genitoriale che, pur nelle avversità e nelle condizioni più estreme, si realizza pienamente attraverso l’accoglienza e l’amore verso il proprio figlio. (Noia G. et al., 2010) È questa la cultura dell’Hospice Perinatale – Centro per le Cure Palliative Prenatali S. Madre Teresa di Calcutta- Policlinico Gemelli. E’ Il primo Hospice Perinatale ufficializzato in una struttura Universitaria Italiana.
Questo è anche un messaggio culturale di equiparazione di diritti civili e di reali pari opportunità: se una donna vuole interrompere la gravidanza ha una legge che sostiene la sua scelta, ma se una donna vuole continuare la gravidanza e amare il proprio figlio anche con gravi patologie, che cosa ha sul piano giuridico e sociale? Nulla! L’Hospice Perinatale è una valida alternativa all’aborto eugenetico.
L’evidenza più grande della cultura ingannevole che cerca di fuorviare le coscienze, si ritrova nella pratica, sempre più diffusa, di rispondere a tutta una serie di condizioni che si possono verificare nel corso di una gravidanza, con l’indicazione dell’aborto volontario come unica via risolutiva, una sorta di “cura” (si usa spesso il termine “aborto terapeutico”, che di terapeutico non ha assolutamente nulla!) e questo non è vero sul piano scientifico perché molte patologie congenite fetali possono essere curate prima e dopo la nascita. Allo stesso modo, il tentativo di individuare un periodo entro il quale è “lecito” ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza, oppure delle casistiche (malformazioni o malattie del feto, ad esempio) che consentono legalmente di accedere a tale pratica, è solo un modo per cercare di rendere più semplice e “tollerabile” il ricorso all’aborto.
In realtà, per quanti sforzi si possano fare in tal senso, rimane sempre un fatto: il fondamento dell’essere umano è inscindibilmente legato al mistero della vita e la natura stessa dell’essere umano viene compromessa da una cultura che cerca nella morte la risoluzione dei problemi che la vita stessa pone lungo il cammino. L’apparente debolezza dell’embrione che grida al mondo della scienza che è “uno di noi” è un monito e un programma: “è quando sono debole che sono forte”.

BIBLIOGRAFIA

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• Noia G. “Terapie fetali”. Poletto Editore – Vermezzo – MI, Novembre 2009
• Noia G. “Fetal Therapies and Perinatal Hospice: the Science that Opens to Life” Congresso Internazionale – in collaborazione con il Dicastero Laici, Famiglia e Vita Yes to life! Prendersi cura del prezioso dono della vita nella fragilità – Roma, 23-25 maggio 2019
• Noia G. – Bellieni C.V. – Casini C. – Paluzzi S. – Castorina M. – Cavoni C.D. – Losito M. – Paluzzi C. – Pietrangeli S. “La terapia dell’accoglienza”. IF PRESS – Morolo – FR, Dicembre 2010

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COMUNICATO STAMPA

Roma, 8 aprile 2020

“L’aborto è un diritto delle donne per quelle associazioni che difendono la legge 194 e che chiedono che venga garantita l’applicazione anche in questo momento di emergenza per il Coronavirus. A causa degli ospedali intasati per facilitare la “pratica” hanno chiesto interruzioni di gravidanza farmacologiche senza ricovero che significa, in soldoni, la ‘giungla del fai da te’. 

Ma come? I radicali e la Bonino non avevano combattuto estenuanti battaglie per far terminare gli aborti in casa che causavano la morte anche delle donne e adesso invece chiedono un ritorno al passato? Un rischioso precedente che appare inconciliabile con lo spirito della legge stessa e con la salute della donna” hanno dichiarato Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente Pro Vita & Famiglia, onlus pro life già organizzatrice del Congresso delle Famiglie di Verona, sulle polemiche intorno alla pillola Ru486 direttamente a casa.

Ovviamente – hanno aggiunto Brandi e Coghe – non mancano le adesioni dei soliti “testimonial” delle battaglie abortiste, come Roberto Saviano, Laura Boldrini, Marco Cappato, Livia Turco, che da esperti quali sono in materia sanitaria, chiedono anche di allungare i tempi per l’aborto con la Ru486 da sette a nove settimane. D’altronde scrittori, politici, che ne sanno di cosa significhi praticare un aborto, così dal loro divano di casa suggeriscono con i loro sodali le interruzioni “totalmente da remoto” con la telemedicina” e il problema è risolto” Questi esperti da divano nemmeno si rendono conto di quanto sia pericolosa per la salute delle donne la pillola RU486, più rischiosa di un aborto chirurgico e per questo il servizio sanitario la somministra in regime di day hospital”.

Brandi ha poi concluso con un sospetto: “La realtà è che ben prima del Coronavirus il numero dei medici obiettori era in continuo aumento. Saltare di fatto il medico per fare un aborto può essere la soluzione che gli abortisti  cercano. Peccato che oggi come domani daremo battaglia, perché questo significherebbe non rispettare la prima parte della legge sulla tutela della maternità e sulle pratiche per disincentivare l’interruzione di gravidanza”.

 

Uff. Stampa Pro Vita & Famiglia

https://www.provitaefamiglia.it/blog/aborto-pro-vita-famiglia-associazioni-chiedono-aborti-domiciliari-ma-se-la-bonino-li-ha-combattuti

Carissimi amici e colleghi,

vi scrivo innanzitutto per condividere con voi il sentimento di riconoscenza e gratitudine al Signore in occasione del 10 anniversario della nascita della nostra Associazione avvenuta il 25 marzo 2009. Con voi voglio fare una sorta di “shemah” perché è giusto ricordare da quanti faraoni interiori ed esterni Dio ci ha liberato e quanti piccoli o grandi Mar Rosso Dio ci ha fatto attraversare in questi 10 anni.

Permettetemi anche di ricordarvi, per chi non l’ha vissuto direttamente, le premesse di natura personale e di tutti coloro che globalmente hanno sostenuto questa iniziativa perché dalle radici di riflessione storica traiamo forza per andare “sempre avanti”. Le connotazioni personali di questa frase voglio condividerle con voi perché ritengo che siano un incoraggiamento per tutti. Alcuni aneddoti ci fanno molto riflettere su come questa piccola Associazione sia stata sostenuta dalla volontà di Dio e dalla risposta piccola e/o grande, a seconda dei casi e delle reali possibilità personali, di ciascuno di noi.

Era il 1998, e nell’Aula Nervi, in occasione di un Convegno del Movimento per la Vita, il Presidente di allora, Carlo Casini, mi presentò a Sua Santità Giovanni Paolo II con queste parole: “Santità, il Professor Noia è un ginecologo che cura i bambini dentro l’utero materno e che da poco ha pubblicato un libro”. Con il mio primo libro sulle terapie fetali ( Le Terapie fetali invasive ) mi avvicinai molto emozionato e glie lo consegnai. Mi ricordo come se fosse ora: guardò a lungo la copertina con l’embrione al centro su uno sfondo verde, lo benedisse e disse in maniera molto ferma: “Professore sempre avanti, sempre avanti!”.

9 anni dopo a Paravati in un incontro con la mistica mamma Natuzza Evolo chiesi a Padre Michele di dire a Mamma Natuzza di pregare per un modello di ricerca nell’animale sperimentale. Esso utilizzava le cellule staminali del cordone ombelicale che poi venivano iniettate nel feto di pecora sotto guida ecografica per dimostrarne in seguito l’avvenuto attecchimento. Il modello era finalizzato alla cura prenatale delle malattie genetiche ed era già stato pubblicato nel 2003 da Stem Cells, una prestigiosa rivista internazionale. Padre Michele mi disse “Chiediglielo tu stesso “. Ci fu un mio grosso disagio dinanzi a questa proposta perché dovevo spiegare un modello complesso a Mamma Natuzza che, sul piano umano, sapevo era una illetterata. Pensai che solo il livello della fede mi poteva aiutare e le dissi: “Mamma Natuzza chiedo preghiere per una ricerca sperimentale con le cellule staminali del cordone ombelicale” e lei mi disse “E chi ssù sti staminali?”(che cosa sono queste staminali?).Cercai di spiegare: “Sono delle cellule del cordone ombelicale che, opportunamente preparate, iniettate con l’aiuto dell’ecografia in un bambino malato, già prima della nascita, possono contribuire a curarlo”. Aspettavo con ansia la risposta e i secondi mi sembravano delle ore. Un minuto e mezzo di silenzio fu un tempo interminabile ma lei continuava a stare in silenzio. Dopo altri interminabili istanti è come se si fosse svegliata da un torpore ed esclamando con entusiasmo disse: “Aaaahhh chissa è na cosa bona” (Questa è una cosa buona) “Sempre avanti, sempre avanti”.

Un’altra annotazione personale ma con estensione a ciascuno di noi e riferibile alla nascita dell’associazione, fu quella del mio padre spirituale don Giuseppe De Santis: “Tu non ti proporre ma se ti chiamano, vai” mi disse. “perché dietro quella chiamata c’è qualcun Altro che ti chiama. Non pensare mai di cambiare il mondo ma devi dire semplicemente a te stesso – faccio quello che posso – così non perdi la pace perché se Pino perde la pace non più Pino”.

Tutti questi pensieri e altre motivazioni scientifiche, personali, antropologiche e di fede hanno guidato me e gli altri fondatori a creare l’ A.I.G.O.C. Infatti, c’era stato un pressante invito da parte dell’allora Monsignor Sgreccia, successivamente dal Cardinal Cafarra (illustri personalità della Chiesa) e dal Prof Salvati (Ginecologo molto noto del mondo accademico dell’Università di Roma), a creare un’associazione di ginecologi cattolici non per fare fondamentalismo etico ma per sviluppare i concetti della scienza come terreno di confronto, di dialogo e per certi versi di pacificazione sociale e culturale.

Alcuni mesi prima della nascita dell’A.I.G.O.C ci eravamo incontrati con alcuni degli attuali componenti del Direttivo (Angelo Francesco Filardo e Alberto Virgolino) e con altri colleghi per redigere, rivisitare e finalizzare lo Statuto che, con la sua approvazione, ha visto nascere la nostra Associazione.

Il 25 marzo 2009, ovviamente, non è stata una data scelta a caso ma esprimeva un coacervo di significati: il concepimento di Gesù e, con l’annunciazione, il Si di Maria che ha reso possibile la Rivelazione e la nostra salvezza; la santificazione che Dio ha dato all’embrione col Suo “farsi carne”; la consegna al mondo della scienza della sacralità della vita prenatale, di ogni vita umana voluta da Lui, progettata da Lui (“Ti ho fatto come un prodigio…Prima che le tue viscere fossero formate Io già ti conoscevo”) e affidata alla custodia delle famiglie e di noi medici; il rapporto tra la scienza prenatale e tutte le devastazioni che leggi inique e la cultura della morte hanno portato e continuano a portare alla fecondità umana e alla bellezza dell’amore familiare; tutte le derive etiche, scientifiche, giuridiche e antropologiche che non solo devastano il pensiero dell’accoglienza della vita quando c’è ma diffondono una cultura mortifera anche quando le generazioni si preparano (o dovrebbero prepararsi) a conoscere e a vivere in consapevolezza la forza propulsiva dell’amore umano, dell’affettività e della sessualità, irridendo, spesso, alla scientificità e alla completezza umana dei metodi naturali.

La declinazione di questi “capitoli” della cultura della morte è un lungo elenco della medicina senza speranza che non mortifica solo la scienza ma aggiunge dolore a dolore alle donne, alle coppie, alle famiglie: le pillole abortive, l’aborto volontario in ogni sua eccezione e ampiezza ovviamente compreso l’aborto eugenetico, la fecondazione extra corporea con le mille sfumature anti umane fino alla punta dell’iceberg dell’utero in affitto, la diagnosi prenatale con tutte le sue menzogne scientifiche, la sperimentazione e la distruzione degli embrioni e il loro commercio con l’uso facilitato delle staminali embrionali, sono tutte derive etiche, scientifiche, giuridiche, e antropologiche che non solo deformano il giusto uso della scienza ma distruggono il tesoro dell’umano che c’è in ogni persona.

L’attacco alla vita, alla coppia, alla famiglia è palese e non permette in alcuni casi addirittura, di contrastare la cultura del pensiero unico. Motivazioni psicosociali e strategie pseudoscientifiche si uniscono a grandi manipolazioni mediatiche sulla verità della persona umana e della famiglia naturale in nome di un approccio fondato sulla falsa pietà e sulla falsa compassione di situazioni di fragilità legata alla vita nascente e cavalcando un apparente criterio di libertà e di pari opportunità e accusando la cultura della vita di discriminazioni psicosociali che la vera antropologia cristiana non ha mai cavalcato. È una mia opinione che questo colosso di Rodi, mediatico e virtuale ha i piedi di argilla poiché pesca sulla cultura post moderna che non ha fondamenti e radici valoriali sia scientifici che umani e pertanto alimenta il “tutto e subito”, con diritti che nascono come funghi ogni giorno e senza proiezioni per le generazioni future.

In questi 10 anni l’A.I.G.O.C. si è impegnata molto perché attraverso il passaggio dall’informazione alla conoscenza si potesse proporre un modello di convivenza umana più attento alle fragilità, più ricco di valori, più pieno di contenuti che elevasse la comunità civile al desiderio di costudire, proteggere e salvare l’umano che c’è in ogni persona, senza distinzioni ideologiche o politiche o culturali.

Sono stati effettuati 35 tra Scuole Itineranti e Convegni, 55 Comunicati Stampa con prese di posizioni etiche e scientifiche sulle varie problematiche attuali e generali, centinaia di incontri e seminari, presenza nei media con interviste, riflessioni e stesura di articoli che i componenti del direttivo e tanti altri di voi hanno organizzato nelle proprie realtà locali e nazionali. Sinergie cercate e attuate con altre realtà consimili, accademiche e non, hanno validato il nostro modo di operare finalizzato non ad attuare un fondamentalismo etico ma una formazione permanente, fornendo iniziative e progetti educativi a colleghi, personale medico, coppie e famiglie.

Nel 2014, l’A.I.G.O.C. è stata riconosciuta come Associazione privata di fedeli dotata di personalità giuridica privata con tutti i diritti e obblighi stabiliti dal C.I.C. per tali fattispecie. Nel settembre 2018  ho ricevuto la nomina a  Consultore  del Dicastero Vaticano per i Laici, la Famiglia e la Vita.

Tutto questo impegno aveva l’obiettivo di instillare un serio discernimento sulle evidenze scientifiche, antropologiche, giuridiche e magisteriali sul mondo della vita nascente e della famiglia. Non abbiamo cercato steccati ideologici ma abbiamo parlato a tutti; non gridando ad alta voce ma gridando con la forza delle idee e la potenza delle ragioni della ragione scientifica. Infine, abbiamo sentito, come associazione e come singoli, di proporre anche il grande bagaglio delle testimonianze umane nell’affrontare il disagio sociale ed economico di tante donne, coppie, famiglie gravate da desolazione e lutti, quando la ricerca del figlio non veniva o se ne piangeva la perdita dopo aborti spontanei e/o peggio ancora volontari. Tutto ciò ubbidiva al criterio di una frase molto cara a Santa Madre Teresa di Calcutta: “Metti la tua goccia e arriverà l’oceano di Dio”, e mi sento di riproporvela affinché, con questa goccia di 10 anni, possiamo tutti diventare costruttori di progettualità che combattono l’arroganza dell’ignoranza e la distruzione del tessuto umano e sociale. Citando ancora Madre Teresa, vi abbraccio tutti con un’altra sua frase: “Fai il bene e fallo bene”.

Auguri nella festa di Gesù concepito per un futuro sempre più pieno di amore.

     “Sempre avanti”

                                                                                                                      Giuseppe Noia

                                                                                                                 Presidente A.I.G.O.C.

                                                                                      Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici

DA DIECI ASSOCIAZIONI CATTOLICHE GRATITUDINE PER IL SOSTEGNO DEL PAPA.

è Vita – Bioetica e Salute

Avvenire 17 gennaio 2019

“Grati al Santo Padre per aver ribadito, in occasione della Marcia per la Vita di Parigi, che il diritto di obiezione di coscienza è fondamentale per la professione medica”. I presidenti di dieci associazioni italiane impegnate per la tutela della vita sottoscrivono un testo unitario nel quale affermano di vedere nelle parole di Francesco giunte agli animatori della Marcia, in programma domenica proprio sul tema dell’obiezione, “un incoraggiamento importante per i medici e gli operatori sanitari obiettori che quotidianamente testimoniano il valore della vita umana dal concepimento alla sua conclusione naturale e per questo sono spesso osteggiati e messi ai margini”. La nota porta la firma di Alberto Gambino (Scienza & Vita), Pino Noia (Ginecologi e Ostetrici Cattolici), Giovanni Cervellera (Associazione italiana di pastorale sanitaria), Tonino Cantelmi (Psicologi e psichiatri cattolici), Filippo Boscia (Medici cattolici italiani), Vincenzo De Filippis (Medici cattolici europei), Aldo Bova (Forum socio-sanitario). Marina Casini Bandini (Movimento per la Vita),Francesco Bellino (Società italiana per la Bioetica e i Comitati etici) e Piero Uroda (Farmacisti cattolici). «L’obiezione, si legge nel documento, non è una banale “astensione da” ma è soprattutto una “promozione di”, cioè dell’accoglienza della vita umana. Per questo contro gli obiettori è in corso un attacco antimoderno, contraddittorio e perciò irrazionale, frutto di quella “cultura dello scarto” che rifiuta lo sguardo sul concepito e sulle altre fasi fragili della vita pretendono di imporre tale rifiuto a tutta la società, fino a violare il diritto fondamentale alla libertà di coscienza e di pensiero». È per «vita nascente» che l’obiettore risulta «figura molto scomoda, perché ben conosce la verità scientifica» che porterebbe a negare ogni «presunto “diritto di aborto”» col quale si pretende di far tacere gli obiettori», portatori invece di un «diritto fondamentale alla libertà di coscienza e di pensiero». Il medico «non deve essere mai considerato mero esecutore di volontà altrui, ma soggetto il cui comportamento deve passare attraverso la valutazione delle proprie competenze, del proprio convincimento clinico, della proprie competenze, del proprio convincimento clinico, della propria coscienza». Ai marciatori il Papa ha fatto sapere tramite il nunzio a Parigi che è «animato dalla convinzione “che tutto il male operato nel mondo si riassume in questo: il disprezzo per la vita”» e che «incoraggia a testimoniare senza sosta i valori inalienabili della dignità umana e della vita». Parole che «ci confortano e ci sostengono», scrivono i firmatari della nota, convinti che «contribuiranno a consolidare nella coscienza collettiva il riconoscimento della dignità umana»di medici, nascituri, madri in attesa, malati e disabili.

QUI SOTTO L’ARTICOLO ORIGINALE SULL’INSERTO  è Vita di AVVENIRE, 19 gennaio 2019

UNA NUOVA PUBBLICAZIONE A CURA DEGLI UNIVERSITARI PER LA VITA

 

Al termine di un approfondito lavoro di redazione, è finalmente disponibile un libretto che intende sottolineare, attraverso dati scientifici e testimonianze concrete, l’importanza di essere “pro vita” nella società contemporanea, con particolare, ma non esclusivo, riguardo al contesto italiano.
Tra gli autori dei contributi raccolti vi sono, infatti, personalità di assoluta rilevanza nell’ambito scientifico, accademico e giuridico nazionale ed internazionale come il Prof. Giuseppe Noia (Ginecologo e Docente Universitario), il Prof. Mario Palmaro(Giurista e Docente Universitario), il Dr. Giacomo Rocchi (Magistrato della Suprema Corte di Cassazione), il Dr. Giorgio Celsi (Infermiere) ed il Dr. Bernard Nathanson (Ginecologo ed ex attivista pro aborto). Non potevano mancare, ovviamente, gli Studenti Universitari, ai quali l’opuscolo è specialmente rivolto: tra essi spiccano Mariana, studentessa di Economia e Co-Fondatrice degli “Universitari per la Vita” di Padova, e Francesco Chilla, studente di Giurisprudenza attivo negli “Universitari per la Vita” di Roma. Il libretto si avvale, inoltre, delle belle vignette del giovane e talentuoso Giovanni Maria Verduchi, in arte GIOM, che con la sua arte ha dato un importante contributo alla causa per la vita.
Gli argomenti trattati vanno dall’umanità del concepito al valore delle adozioni come mezzo per fare del bene al prossimo e, d’altro canto, dall’aborto all’eutanasia. Sono gli studenti, universitari per la vita, che in prima persona vogliono spiegare ad altri studenti perché nel mondo di oggi è necessariopiù che mai difendere senza compromessi il diritto alla vita di ogni essere umano.    
L’opuscolo, di agile lettura e gratuito, sarà presto  diffuso digitalmente ed in forma cartacea in ogni parte d’Italia, specialmente nelle Università. Aiutaci anche tue distribuisci il libretto nella tua Università, scaricandolo al seguente link:

 

libretto-pro-vita-v-2

 

“Se solo fossimo contenti di essere vivi”

Il manifesto. Nei diritti dell’uomo anche il concepito

9 dicembre 2018 – Avvenire

Da 43 sigle associative d’ispirazione cristiana un «manifesto» per riconoscere il valore del concepito, espresso attraverso gravidanza e maternità

 

Alla vigilia dei 70 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani è nata l’idea di una riflessione pubblica sulla dignità della persona a partire dalla consapevolezza dei diritti dei più fragili, primo tra tutti il concepito. Attorno al principio scolpito all’articolo 3 («Ogni individuo ha diritto alla vita») è stato sviluppato un testo sottoposto all’esame di associazioni e realtà ispirate ai valori cristiani e poi integrato facendo tesoro delle numerose indicazioni di chi lo ha condiviso e firmato. Il risultato di questo lavoro è il testo che oggi pubblichiamo, con le adesioni di 42 sigle associative, un «Manifesto» aperto a eventuali nuove sottoscrizioni (che possono essere inviate all’indirizzo dedicato dirittiumani.vita@gmail.com). Manifesto sul diritto alla vita nel 70° anniversario della Dichiarazione universale sui diritti dell’uomo. 10 dicembre 1948-10 dicembre 2018 Premessa

La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è intervenuta al termine di tre terribili decenni caratterizzati da due conflitti mondiali con decine di milioni di morti, devastazioni materiali e morali e all’inizio di una guerra, detta ‘fredda’ perché non dichiarata ma in atto col possibile uso di armi distruttive ancora più potenti. La Dichiarazione pone le premesse di una pace duratura allorché richiama il «riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti uguali ed inalienabili, quale base della libertà, della giustizia e della pace nel mondo». Non affida la pace alla forza delle armi, ma a un ‘atto della mente’ quale è il riconoscimento della inerente – cioè intrinseca – dignità di ogni essere umano. La violazione dei diritti dell’uomo è continuata in tante guerre locali, con dimensioni più o meno ampie, nell’aggressione del terrorismo, nel rifiuto dell’accoglienza di poveri e di vittime della fame e della violenza. Ancora più grave è il rifiuto di riconoscere la dignità di esseri umani che sono i più piccoli e i più poveri: i figli concepiti e non ancora nati. Non è possibile rassegnarsi di fronte ai milioni di aborti realizzati con il sostegno dello Stato e al numero incalcolabile di esseri umani eliminati nell’ambito delle tecniche di fecondazione in vitro. Ancor più è inaccettabile l’assuefazione di fronte all’attuale pretesa di una parte del femminismo – propagandata anche da potenti lobby internazionali – di considerare l’aborto come ‘diritto umano fondamentale’, come se il giusto moto di liberazione della donna da una minorità sociale e familiare trovasse la sua conclusione e raggiungesse il suo vertice con la facoltà di sopprimere i propri figli. In occasione della celebrazione dei diritti dell’uomo è doveroso concentrare la riflessione su due punti: l’identità umana del concepito – componente della famiglia umana – e la maternità quale segno dell’amore per la vita, particolarmente espresso dalla gravidanza.

1. L’identità umana del concepito La scienza moderna e la ragione provano che il figlio concepito è un essere umano e, dunque, titolare della dignità umana come ogni altro essere umano. Molti sono i documenti che dimostrano la piena umanità del concepito. In questa sede basta ricordare, sul versante italiano, i ripetuti pareri del Comitato Nazionale per la Bioetica e la sentenza costituzionale n. 35 del 10 febbraio 1997. Per giustificare pubblicamente la distruzione degli embrioni, nessuno osa negare la identità umana del concepito, ma si sofferma soltanto sulla condizione femminile con un’ambiguità di linguaggio che nasconde la verità parlando di ‘salute sessuale e riproduttiva’, di ‘donna’ anziché di ‘madre’, di ‘interruzione volontaria della gravidanza’ o ‘Ivg’ anziché di aborto, e invocando una sorta di ‘diritto’ all’autodeterminazione in ordine al figlio (che si esprime nel rifiutarlo con l’aborto se non gradito e nel volerlo a ogni costo con la cosiddetta ‘procreazione medicalmente assistita’ o con la ‘maternità surrogata’ se invece non arriva). La convinzione che il concepito non è un essere umano, non è un figlio, ma è soltanto un grumo di cellule, cancella il coraggio innato nella singola donna di accettare una gravidanza difficile e non attesa. L’esperienza dei Centri di aiuto alla Vita e di quanti operano al servizio della vita nascente e delle madri in difficoltà prova, invece, che la consapevolezza della identità umana del concepito è il massimo elemento di prevenzione dell’aborto, perché invita alla condivisione dei problemi, risvegliando il coraggio innato della madre e lo spontaneo amore per il figlio. Di conseguenza, il dibattito pubblico deve essere concentrato sulla identità umana del concepito, sia per la sua forza argomentativa sia per la sua efficacia preventiva capace di salvare vite umane, specialmente quando l’aborto è privatizzato e reso possibile mediante prodotti chimici assumibili nella propria abitazione (Ru486 e cosiddetta ‘contraccezione di emergenza’). È evidente che la difesa della vita nascente è affidata prioritariamente alla coscienza individua-le, ma la coscienza ha bisogno in qualche modo di essere ‘illuminata’.

2. Meditazione sulla maternità e la gravidanza La misericordia e l’accoglienza verso le donne che hanno fatto ricorso all’aborto – spesso indotte a ricorrervi da circostanze esterne e contro la loro vera natura e volontà – deve essere un punto fermo. Tuttavia, non possiamo esimerci dal constatare che la spinta verso la legalizzazione dell’aborto come ‘diritto’ deriva in prima battuta da un certo femminismo che, dopo aver rivendicato giustamente la uguale dignità rispetto alla popolazione maschile, pretende l’uguaglianza in modo grossolano anche per quanto riguarda la generazione dei figli, dimenticando così quella prerogativa esclusivamente femminile che rende la donna naturalmente privilegiata rispetto all’uomo, la cui figura maschile e paterna va comunque valorizzata nella dimensione della responsabilità e dell’indispensabile coinvolgimento relazionale. Tuttavia, nonostante la rappresentazione mediatica, la cultura che in nome della donna e dei suoi diritti pretende il ‘diritto d’aborto’ riunisce solo una minoranza delle donne. La grande maggioranza desidera o comunque realizza la maternità. La gravidanza, indispensabile perché l’essere umano nasca e quindi perché la società sussista e abbia futuro, è caratterizzata da tre segni che mettono il timbro dell’amore sulla vita umana. In primo luogo, la gravidanza implica sempre una modificazione del corpo femminile, spesso è accompagnata da disagi e termina con il dolore del parto. La donna accetta tutto questo con un istintivo coraggio. In secondo luogo, la crescita del figlio nel seno materno (‘dualità nell’unità’) può essere interpretata come un abbraccio prolungato per molti mesi. L’abbraccio è un segno dell’amore. Per questo abbiamo parlato di un privilegio femminile posto a servizio dell’intera umanità. La terza caratteristica riguarda la relazione di cura dell’altro che la gravidanza instaura in modo davvero speciale tra madre e figlio: si potrebbe dire che il ‘genio della relazione’, sovente attribuito alla donna, trova la sorgente in quel modello primordiale di relazione che si stabilisce con la naturale ospitalità del figlio sotto il cuore della mamma. A ben guardare ogni autentica relazione di cura (si pensi ai malati, ai disabili, agli anziani) rimanda a quell’accoglienza gratuita e a quel dono di sé che fa appello alla donna quando si annuncia il figlio che vive dentro di lei. La meditazione sulla maternità e sulla gravidanza indica come traguardo del moto di liberazione la capacità tutta femminile di imprimere sull’umanità il segno dell’amore, il quale suppone, a sua volta, il riconoscimento del concepito come la meraviglia delle meraviglie, il risultato della creazione in atto, una freccia di speranza lanciata verso il futuro, uno di noi. Ne consegue l’urgenza di una nuova riconoscibile presenza femminile che faccia parlare e ascoltare le donne in nome della loro maternità realizzata o desiderata.

Ecco, in ordine alfabetico, l’elenco delle associazioni che aderiscono al Manifesto (tra parentesi, il nome del presidente o di chi ha firmato per conto di ciascuna realtà).
Alleanza cattolica (Marco Invernizzi)
Associazione Agata Smeralda (Mauro Barsi)
Associazione cattolica operatori sanitari (Fabrizio Celani)
Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII (Giovanni Paolo Ramonda)
Associazione difendere la vita con Maria (Maurizio Gagliardini)
Associazione Donum Vitae (Paolo Marchionni)
Associazione Faes – Famiglia e scuola (Giovanni De Marchi)
Associazione Family day – Comitato difendiamo i nostri figli (Massimo Gandolfini)
Associazione Insieme per te (Vincenzo Saraceni)
Associazione italiana amici dei bambini-Aibi (Marco Griffini) Associazione italiana Ginecologi e Ostetrici cattolici – Aigoc (Giuseppe Noia)
Associazione italiana pastorale sanitaria (Giovanni Cervellera)
Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici (Tonino Cantelmi)
Associazione medici cattolici italiani (Filippo Boscia)
Associazione nazionale famiglie numerose (Mario Sberna)
Associazione nazionale San Paolo Italia (Giuseppe Dessì)
Associazione Risveglio (Francesco Napolitano)
Associazione Scienza & Vita (Alberto Gambino)
Centro italiano femminile (Renata Natili Micheli)
Centro studi Livatino (Mauro Ronco)
Confederazione italiana Centri regolazione naturale fertilità (Giancarla Stevanella)
Confederazione nazionale Misericordie d’Italia (Roberto Trucchi)
Copercom – Coordinamento associazioni per la comunicazione (Massimiliano Padula)
Federazione europea medici cattolici (Vincenzo De Filippis)
Fondazione Il cuore in una goccia – Difesa vita nascente e tutela salute materna e fetale (Anna Luisa La Teano, Angela Bozzo)
Fondazione internazionale Fatebenefratelli (Maria Teresa Iannone)
Fondazione Ut vitam habeant (Elio Sgreccia)
Forum sociosanitario (Aldo Bova)
Istituto scientifico internazionale Paolo VI su ricerca fertilità e infertilità umana – Università Cattolica del Sacro Cuore (Alfredo Pontecorvi)
Movimento cristiano lavoratori (Carlo Costalli)
Movimento per la Vita italiano (Marina Casini Bandini)
Movimento Per – Politica etica responsabilità (Olimpia Tarzia)
Nuovi Orizzonti (Chiara Amirante)
Oeffe – Orientamento familiare (Giorgio Tarassi)
Ordine francescano secolare d’Italia (Paola Braggion)
Progetto Famiglia (Marco Giordano)
Pro Vita (Toni Brandi)
Rinnovamento nello Spirito Santo (Salvatore Martinez)
Scienziati e tecnologi per l’etica dello sviluppo (Pierfranco Ventura)
Semi di pace (Luca Bondi)
Sermig – Arsenale della pace (Ernesto Olivero)
Società italiana per la Bioetica e i Comitati etici (Francesco Bellino)
Unione farmacisti cattolici italiani (Piero Uroda)

VAI ALL’ARTICOLO SU AVVENIRE:  https://www.avvenire.it/attualita/pagine/dalla-parte-del-pi-indifeso

 

Punto di vista medico scientifico di Giuseppe Noia, direttore dell’ Hospice Perinatale.

Reggio. Convegno sulla gravidanza tra desiderio e diritti

 

In caso di malattie congenite o di malformazioni la sola verità che bisogna affermare è che “eliminare” il bambino malato non significa eliminare la sofferenza della donna, della coppia, della famiglia. Questo dato non è un fatto religioso o di fede ma è esperienziale riferito dalle migliaia di donne che hanno impattato con questa triste scelta. Fonti laiche e scientifiche hanno evidenziato le gravi conseguenze fisiche e psichiche della scelta abortiva eugenetica, mentre si registra che si ha un minore impatto psicologico quando viene continuata con un decorso naturale la gravidanza anche in caso di bambini incompatibili con la vita extrauterina.

Possiamo quindi asserire con cognizione di causa che nell’esperienza umana non esistono “vite inutili”, perché anche la vita di un nascituro malformato è il frutto di un amore fra due persone che vivono il loro cammino esistenziale come un’esperienza utile e bella, ricca del variegato arcobaleno di sentimenti, passione e condivisione che ogni storia d’amore possiede in modo unico e irripetibile per ciascuna coppia. Il frutto di un amore «utile» non può mai definirsi «inutile»: bisogna rispettare il cammino e le scelte esistenziali di ognuno quando l’accoglienza di una vita terminale si verifica in quel terreno sacro in cui, per capire questa scelta, bisogna togliersi i sandali della superficialità e del giudizio affrettato.

L’accompagnamento dei bambini terminali risponde alla «cultura dello scarto», come l’ha chiamata il Papa, con l’evidenza scientifica e umana che quando un figlio è malato il suo essere figlio non dipende dall’età di cinque mesi di vita pre-natale o di un anno di vita post-natale: è sempre un figlio e i genitori lo curano o – se non possono – lo accompagnano fino alla morte naturale: lo amano, nel dolore, fino alla fine. Non si elimina la sofferenza eliminando il sofferente, ma si deve cercare di lenire la sofferenza amando il sofferente fino alla fine. L’aborto eugenetico (detto impropriamente terapeutico) vorrebbe eliminare la sofferenza, ma ne produce di più. E la letteratura scientifica degli ultimi vent’anni mostra le gravi conseguenze depressive che impattano sulla salute psicologica della donna e della famiglia con costi economici per tutta la società civile.

Questi sono i temi che verranno analizzati nel convegno che si svolgerà venerdi’ 07 dicembre 2018 intitolato: “La gravidanza tra desiderio e diritti” dove parleranno dal il punto di vista giuridico legale il Prof. Daniele M. Cananzi, associato di filosofia del diritto – Università Mediterranea RC e dal punto di vista medico scientifico il Prof. Giuseppe Noia Direttore dell’ Hospice Perinatale – Centro Cure Palliative Prenatali, “Santa Madre Teresa di Calcutta”- Policlinico Gemelli di Roma e Presidente Fondazione Il Cuore in una Goccia Onlus – Presidente A.I.G.O.C.

Per visualizzare l’articolo seguire il link qui sotto

http://www.avveniredicalabria.it/4644/reggio_convegno_sulla_gravidanza_tra_desiderio_e_diritti.html

LE PILLOLE DEL/I GIORNO/I DOPO

Articolo scritto dal Dott. Angelo Francesco Filardo Vice Presidente A.I.G.O.C., Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici per la Fondazione Il Cuore in Una Goccia Onlus, per la Fondazione Il Cuore in una Goccia, e che ci illustra l’uso ed i rischi legati alle Pillole del Giorno dopo.

La delibera dell’AIFA del 21 aprile 2015 e quella del 1 febbraio 2016, che hanno classificato rispettivamente la ellaOne e la Norlevo 1,5 mg e 0,75 mg farmaci (SOP) senza obbligo di ricetta per le donne di età superiore ai 18 anni, certamente non sono state un bel regalo fatto alle donne per rendere più facile l’accesso alla cosiddetta contraccezione d’emergenza, in quanto le espongono a rischi, anche gravi, che il più delle volte ignorano completamente, le deresponsabilizzano e le espongono all’uso reiterato di sostanze da loro ritenute innocue nel corso dello stesso ciclo mestruale o in cicli successivi, che innocue non sono.
Cerchiamo brevemente di conoscere un po’ meno superficialmente queste due pillole:

PILLOLA DEL GIORNO DOPO 

La pillola del giorno dopo Norlevo contiene il progestinico levonorgestrel (LNG) 1,5 mg, cioè una quantità pari a quella contenuta in 10-15 compresse di una pillola e.p. (microgynon 30, egogyn – loette, miranova), che è noto anche come inibitore dell’ovulazione. Tuttavia, in molti casi è documentato il suo effetto inibitore dell’annidamento (F. Bellone – V. Bruni – Ginecologia dell’ infanzia e dell’adolescenza, pag. 595-596 SEU – Roma, 1990; A.T. TEICHMANN, Kontrazeption, ein Kompendium fùr Klinik und Praxis, Wissenschaftliche Verlagsgesellschaft mbH, Stuttgart 1991; C. Nappi https://www.google.it/search?q=C.+Nappi%2C+Mutamenti+sociali+e+contraccezione&oq=C.+Nappi%2C+ Mutamenti+sociali+e+contraccezione&aqs=chrome..69i57.4139j0j4&sourceid=chrome&ie=UTF-8 )
Autori  favorevoli alla contraccezione riguardo al LNG (Norlevo) affermano quanto segue:
  • Effetto sugli spermatozoi: limitazione della mobilità e della capacità di fecondazione ed ispessimento del muco cervicale; ciò avviene troppo tardi perché possa avere effetto mediante la pillola del giorno dopo (mia nota: quando la coppia si rivolge al medico in genere è passata qualche ora dal rapporto sessuale per cui tutti gli spermatozoi che non sono riusciti ad entrare nelle cripte cervicali e sono rimasti in vagina sono già immobili o morti!).
  • Inibizione dell’ovulazione, se si assume fino a tre giorni prima di questa.

Ostacola, anche, l’impianto in almeno un 50% dei casi, agendo sul corpo luteo (luteolisi), l’endometrio e la funzione delle tube (Rella, Walter: “Neue Erkenntnisse über die Wirkungsweise der ‘Pille danach”, Imago Hominis, 2008, tomo 15, fascicolo 2, pag. 121-12; Alegre Del Rey Emilio J, Fénix Caballero Silvia, Diaz Navarro Jorge, Rodriguez Martin Esteban Brevi relazioni post-fertilization effetto di levonorgestrel post coitale – European Journal Clinical Pharmacy, volume 17- numero 6, Novembre-Dicembre 2015). 

Ha quindi un’azione prevalentemente abortiva!
Il tasso di gravidanze registrate in donne che hanno assunto Norlevo varia tra l’ 1,1% ed il 2,5% se assunto nelle prime 24 ore e 2,2% nelle prime 72 ore (Task Force on Postovulatory Methods of Fertility Regulation. Randomised controlled trial of levonorgestrel versus the Yuzpe regimen of combined oral contraceptives for emergency contraception. Lancet 1998;352(9126):428-33).

L’uso del Levonorgestrel (Norlevo) è privo di effetti collaterali e di rischi in particolare se usato in modo reiterato in mancanza di obbligo di prescrizione e di adeguati controlli?

Nel foglietto illustrativo dell’AIFA reso noto il 26 maggio 2017 possiamo leggere:
Avvertenze e precauzioni
L’uso di Norlevo non è raccomandato nei seguenti casi:
  • se ha avuto una gravidanza extrauterina (ectopica),
  • o se ha avuto una infezione alle tube di Falloppio (salpingite),
  • se ha una storia personale o familiare di fattori noti per rischio di trombosi (coaguli di sangue),
  • o se soffre di una grave malattia digestiva che comprometta l’assorbimento di cibo e medicinali,
  • o in caso di gravi problemi al fegato o grave malattia del piccolo intestino, come la malattia di Crohn.
Una precedente gravidanza ectopica ed una precedente infezione delle tube di Falloppio aumentano il rischio di una nuova gravidanza ectopica. Quindi, se ha avuto una gravidanza ectopica o un’infezione alle tube di Falloppio, deve rivolgersi al medico prima di assumere Norlevo.
Inoltre, essendo un progestinico ad alte dosi dovrebbe avere le stesse controindicazioni che hanno i progestinici (- se ha ittero (ingiallimento della pelle), presente o pregresso, o grave malattia epatica e la funzionalità del fegato non è ancora normale; – se ha un cancro sensibile all’influenza degli steroidi sessuali, presente o sospetto, quali certi tipi di tumori della mammella; – se ha un sanguinamento vaginale inspiegato).

È sconsigliata la somministrazione ripetuta di Norlevo entro uno stesso ciclo mestruale per la possibilità di alterazioni del ciclo.

Dopo l’assunzione della Norlevo si possono avere effetti indesiderati molto comuni (con una frequenza in più di 1 utilizzatrice su 10): – capogiri, mal di testa, – nausea, – dolore addominale, – dolorabilità mammaria, – ritardo delle mestruazioni, – mestruazioni abbondanti, – sanguinamento uterino, – dolore all’utero, – affaticamento.

Effetti collaterali comuni (che riguardano da 1 a 10 utilizzatrici su 100): – diarrea, – vomito, – mestruazioni dolorose.

Effetti di cui non è nota la frequenza: – casi di eventi tromboembolici (coagulazione del sangue) sono stati riportati durante il periodo post-marketing. – Dopo l’assunzione di questo medicinale possono verificarsi reazioni allergiche come rigonfiamento della gola e della faccia ed eruzioni cutanee.

In studi condotti nel Regno Unito (S. Girma, D. Paton, The impact of emergency birth control on teen pregnancy and STIs, in «J. Health Econ» Mar. 2011, 30 (2) 373-380) è stato evidenziato un incremento delle gravidanze e delle infezioni a trasmissione sessuale associato con l’accesso facilitato alla pillola del giorno dopo, l’esatto contrario dell’auspicio dei fautori italiani della sua diffusione.

A quanti concepiti nell’anno 2017 Norlevo ha impedito di continuare a vivere?
Nel 2017 sono state vendute 315.000 confezioni: considerando un tasso di concepimento del 20% per ciclo è stato impedito di trovare accoglienza e nutrimento nell’utero materno a 63.000 concepiti.

LA PILLOLA DEI CINQUE GIORNI DOPO

Il principio attivo di ellaOne, l’ulipristal acetato (30mg), è un antiprogestinico di seconda generazione, che agisce – come il mifepristone (RU 486), MSRP di prima generazione – legandosi ai recettori ai quali normalmente si lega il progesterone ed inibendone così la sua azione a favore della gravidanza. EllaOne impedisce, quindi, tra l’altro, l’annidamento dell’embrione a causa delle significative modificazioni dell’endometrio, ecograficamente ed istologicamente dimostrate (Ricerca svolta dal National Institute of Child Health and Human Development di Bethesda e pubblicata nel febbraio 2009 su Fertility & Sterility), agendo come abortivo precoce.

Gli studi di Brache et al. e Stratton et al. del 2010, presentati dalla ditta produttrice per ottenere la licenza di commercializzazione, dimostrano con chiarezza il duplice effetto anti ovulatorio ed anti annidamento dello ulipristal acetato, eppure solo indirettamente è menzionato l’effetto anti annidamento dell’ellaOne (V. Brache, L. Cochon, C. Jesam, R. Malconado et A. Immediate pre-ovulatory administration of 30 mg ulipristal acetate significantly delays follicular roture, in “Hum Reprod” 2010 Jul. 25 (9) 2256-2263; Stratton, P. et al., Endometrial effects of a single earrly-luteal dose of the selective progesterone receptor modulator CDB-2914, in “Hum Reprod” 2010 Apr. 93 (6) 2035-2041; Stratton, P. et al. A single mid-follicolar dose of CDB-2914, a new antiprogestin, inhibits folliculogenesis and endometrial differentiation in normally cycling women in “Hum Reprod” 2000 May. 15 (5) 1092-1099)!

Per Rabe et al. il «valore soglia per le modificazioni morfologiche dello endometrio … è inferiore a quello per l’inibizione dell’ovulazione.»; anche Stratton et al. nel 2010 hanno affermato: «La soglia delle alterazioni della morfologia endometriale fu inferiore a quella delle alterazioni della follicologenesi … ».  La piena concordanza di queste due affermazioni suggerisce che l’effetto inibitorio dell’ovulazione è meno importante di quello inibitorio dell’annidamento.
L’ellaOne assunta entro le prime 24 ore da un rapporto non protetto fa registrare 0,9 gravidanze/ 100 utenti, mentre entro le 72 ore 1,4 gravidanze/100 utenti; nel foglietto illustrativo leggiamo che si verifica una gravidanza in circa casi su 100 donne che assumono questa sostanza.
L’uso dell’ulipristal acetato (ellaOne) è privo di effetti collaterali e di rischi in particolare se usato in modo reiterato in mancanza di obbligo di prescrizione e di adeguati controlli?  
Nel foglietto illustrativo (AIFA 01/12/2017) nelle Avvertenze e precauzioni possiamo leggere solamente al punto 2: “Si rivolga al farmacista, al medico o a un altro operatore sanitario prima di prendere questo medicinale: –  se le mestruazioni sono in ritardo o se ha dei sintomi di gravidanza (seno pesante, nausea mattutina), poiché potrebbe essere già in stato di gravidanza (vedere paragrafo “Gravidanza, allattamento e fertilità”); –  se soffre di asma grave;  –  se soffre di una malattia del fegato grave.

Alla voce Altri medicinali e ellaOne si può leggere: informi il farmacista, il medico o un altro operatore sanitario se sta assumendo o ha recentemente assunto qualsiasi altro medicinale, compresi quelli ottenuti senza prescrizione medica o medicinali di origine vegetale.

Mentre al punto 4 leggiamo:

Effetti indesiderati più comuni (che possono riguardare fino a 1 persona su 10): – nausea, – dolore addominale (mal di pancia) o fastidio, – vomito; – mestruazioni dolorose, – dolore pelvico, – dolore al seno; – mal di testa, – capogiri, – sbalzi d’umore; – dolori muscolari, – mal di schiena, – stanchezza.

Effetti indesiderati non comuni (che possono riguardare fino a 1 persona su 100): –  diarrea, bruciore di stomaco, flatulenza (gas intestinali), bocca secca; – sanguinamento vaginale insolito o irregolare, mestruazioni abbondanti/prolungate, sindrome premestruale; irritazione o perdite vaginali, calo o aumento della libido (desiderio sessuale); –  vampate di calore, – alterazioni dell’appetito, disturbi emotivi, ansia, agitazione, difficoltà ad addormentarsi, sonnolenza, emicrania, disturbi visivi,  – influenza, – acne, lesioni della pelle, prurito; – febbre, brividi, malessere.

Effetti indesiderati rari (che possono riguardare fino a 1 persona su 1000): – dolore o prurito genitale, dolore durante il rapporto sessuale, rottura di cisti ovarica, mestruazioni insolitamente scarse; – perdita di concentrazione, vertigini, tremori, disorientamento, svenimento; – sensazione oculare anomala, arrossamento degli occhi, sensibilità alla luce– gola secca, disturbi del gusto; – orticaria (eruzione pruriginosa), sensazione di sete.

Per altri rischi, in particolare nell’uso reiterato, non abbiamo fino ad ora notizie, ma il fatto che l’ulipristal acetato (5 mg), utilizzato nella terapia dei fibromi uterini, abbia creato gravissimi danni epatici in alcune utenti (Nota informativa importante concordata con EMA ed AIFA del 26 luglio 2018), e che questa sostanza appartenga alla stessa famiglia del mifepristone (RU 486), di cui sono riportati anche effetti letali, richiederebbe sicuramente una maggiore prudenza nella modalità di distribuzione, un documentato controllo per monitorare ed evitare l’uso reiterato ed ancor maggiore oculatezza e ponderatezza nell’utilizzo da parte di tutte le donne.

 Quante sono le potenziali vittime dell’ellaOne nell’anno 2017?
Nel 2017 sono state vendute 255.000 confezioni: considerando un tasso di concepimento del 20% per ciclo, nel 2017 è stato impedito di impiantarsi nell’utero materno a 51.000 bambini concepiti.
Angelo Francesco Filardo 
Vice Presidente  AIGOC – Direttore Centro “Amore e Vita” Foligno

(www.lafeconditaumana.it)

Nessun aborto può mai essere “terapeutico”.

di Giuseppe Noia

Avvenire-18/10/2018

In casi di anomalie congenite o di malformazioni, la sola verità che bisogna affermare è che “eliminare” il bambino malato non significa eliminare la sofferenza della donna, della coppia, della famiglia. Questo dato non è un fatto “religioso” o di “fede”, ma un fatto esperienziale che viene riferito proprio dalle migliaia di donne che hanno impattato con questa triste scelta. Tale fatto esperienziale è stato anche intercettato dal mondo della scienza prenatale, da fonti laiche e scientifiche che hanno evidenziato le gravi conseguenze fisiche e psichiche quando viene scelto  l’aborto eugenetico, mentre hanno un minor impatto psicologico quando invece continuano la gravidanza, anche in caso di bambini incompatibili con la vita extrauterina. Un lavoro di Heidi Cope et al., “Pregnancy continuation and organizational religious activity following prenatal diagnosis of a lethal fetal defect are associated with improved psychological out come” pubblicato su una rivista internazionale di alto valore scientifico (Prenatal Diagnosis 2015,35,761-768), ha indagato 158 donne e 109 mariti che hanno perso una gravidanza con anencefalia. Utilizzando scale di valutazione di impatto psicologico (Perinatal Grief Scale, Impact Event Scale, Revised Beck Depression Inventory-II) si è dimostrato che nella popolazione che continuava la gravidanza, vi erano differenze statistiche significative in termini di minor disperazione (p=0,002), di minor evitamento (p=0,008) e di minor depressione (p=0,004) rispetto a chi abortisce un bambino incompatibile con la vita extrauterina come l’anencefalia. La conclusione degli autori era che la continuazione della gravidanza diminuiva la sofferenza psicologica della perdita del proprio bambino. Altri lavori si sono interessati delle conseguenze a breve e lungo termine dell’aborto selettivo (eliminazione di un feto malformato e continuazione della gravidanza con il solo feto sano, in gravidanze gemellari). Dati recentissimi evidenziano come il feto sopravvissuto all’aborto selettivo si porta l’ombra di morte del fratello perduto per molti anni. (Selective fetal reduction in monochorionic twins: Preliminary experience. Dadhwal V, Sharma AK, Deka D, Chawla L, Agarwal N. J Turk Ger Gynecol Assoc. 2018 Oct 9. doi: 10.4274/jtgga.2018.0052). Nell’esperienza dell’Hospice Perinatale del Gemelli 6 pazienti sono pervenute alla nostra osservazione dopo aver rifiutato il feticidio selettivo. Sono state effettuate 37 procedure palliative ai bambini che avevano problematiche di raccolte di liquido addominali e di vesciche patologiche. Tali trattamenti palliativi hanno ottenuto la nascita di 10 bambini su 12 di cui 6 sani e 4 sottoposti a interventi post natali. Attualmente tutti e 10 godono buona salute.

Come ginecologo, Direttore dell’Hospice Perinatale del Gemelli, Presidente dell’A.I.G.O.C. (Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici) e della Fondazione Il Cuore in una Goccia Onlus, ho avuto modo di sperimentare come l’informazione scientifica corretta, l’ascolto partecipato delle sofferenze della coppia e un cammino empatico di medicina condivisa hanno ottenuto risultati inimmaginabili in tante famiglie. E’ una mia esperienza reale che in 40 anni non è tornato mai nessuno a rimproverarmi di averle aiutate a tenere il loro bambino che aveva problematiche congenite e che sono state curate prima e dopo la nascita. Le parole di Papa Francesco, pronunciate in merito alla catechesi sul 5 comandamento “non uccidere”, dobbiamo meditarle molto perché esse possono curare la cecità del cuore, della mente, della ragionevolezza e del buon senso, spesso offuscate dalla ideologia e dalla irrazionalità. In questi 40 anni del nostro impegno scientifico e testimoniale (medici, famiglie, volontari) abbiamo diagnosticato, curato, accompagnato tante condizioni di fragilità feto-neonatali, con le più rigorose e moderne metodologie scientifiche, utilizzando l’ecografia come supporto a terapie invasive a bambini in utero considerati pazienti a tutti gli effetti. Abbiamo provato ad impedire il “furto” della speranza, contemplando frutti di gioia e amore da parte di tante famiglie che sentivano di non essere “accettate” da una cultura che proponeva solo itinerari di morte e che aveva aprioristicamente scartato il frutto del loro amore, definendole “vite inutili”: nessuna vita è inutile così come l’aborto volontario non è mai terapeutico.

Il Prof. Giuseppe Noia, Presidente A.I.G.O.C., tra i membri consultori del Dicastero laici, famiglia e vita

 

Papa Francesco ha nominato il 6 ottobre i nuovi membri dei Dicasteri della Curia romana: sono i cardinali creati nel Concistoro dello scorso 28 giugno. Tra loro ci sono anche i tre cardinali italiani: Angelo De Donatis assegnato alla Congregazione per il Clero; Angelo Becciu alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, Giuseppe Petrocchi alla Congregazione per l’Educazione Cattolica.

Come informa una nota della Sala Stampa vaticana, il Pontefice ha inoltre nominato il cardinale Louis Raphael I Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei (Iraq) nella Congregazione per le Chiese Orientali; il cardinale Desire Tsarahazana, arcivescovo di Toamasina (Madagascar) a Propaganda Fide; il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Luis Ladaria Ferrer, al Dicastero per Laici, famiglia e vita, dove è stato nominato anche il cardinale Antonio Augusto dos Santos Marto, vescovo di Leiria-Fátima….

 

…Nella lista figurano anche tre coppie di coniugi: i polacchi Piotr e Aleksandra Brzemia Bonarek, docenti in Cracovia rispettivamente di Biologia presso l’Università Jagellonica e di Diritto Canonico presso la Pontificia Università Giovanni Paolo II; Daniel e Shelley EE (Singapore), responsabili dell’International Ecclesial Team del Movimento Worldwide Marriage Encounter; Luis Jensen e Pilar Escudero de Jensen, membri dell’Istituto delle Famiglie di Schoenstatt.

Presenti, infine, anche laici come il professor Luigino Bruni, docente di Economia Politica presso la Lumsa di Roma; Giuseppe Noia, presidente dell’Associazione italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici e direttore dell’ Hospice Perinatale presso il Policlinico Gemelli; Laura Palazzani, docente di Filosofia del Diritto presso la Lumsa di Roma; Helen Alvarè, docente di Diritto presso la Scalia Law School della George Mason University School of Law (Stati Uniti d’America); Franco Nembrini, pedagogista e autore di programmi educativi per i giovani; Robert Cheaib, docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e la Pontificia Facoltà Teologica Teresianum.

 

http://www.lastampa.it/2018/10/06/vaticaninsider/il-papa-nomina-i-nuovi-membri-dei-dicasteri-di-curia-AMKhTfd0jrkkf37XVurzWK/pagina.html

http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2018/10/06/0729/01545.html

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