DIAGNOSI SU EMBRIONI, OLTRE LA META’ NON SOPRAVVIVE

 

La selezione del “figlio sano” genera uno scarto di vite allo stadio embrionale ben superiore al 50% di quelle concepite in provetta per evitare la trasmissione di malattie genetiche. Un fallimento censurato.

 

18-06-15

In uno studio pubblicato su Medicina e Morale nel 2004 gli autori sostenevano che gli embrioni “anche se apparentemente selezionati in seguito alla diagnosi genetica preimpianto, si trovano nella stessa situazione di alta precarietà, anzi forse peggiore, degli embrioni prodotti e utilizzati nei processi ordinari nei quali la selezione avviene spontaneamente”. In sostanza, solo circa il 3% di tutti gli embrioni prodotti e sottoposti a diagnosi preimpianto e solo il 6.7% di tutti gli embrioni trasferiti in utero riesce a sopravvivere fino al parto. dati sconfortanti eppure sottaciuti: a distanza di più di dieci anni, la diagnosi preimpianto, che secondo la recente sentenza della Corte Costituzionale diventa accessibile anche alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche, continua a rivelarsi una tecnica molto rischiosa e con basse probabilità di successo. “Il tasso di perdita degli embrioni, spiega infatti Giuseppe Noia, presidente AIGOC, si mantiene ancora ben superiore al 50%”. Dato non irrilevante per la buona prassi sanitaria.  “In un atto medico, rimarca Noia, c’è un bilancio fra utilità della diagnosi e il rischio. Per esempio, per l’amniocentesi il rischio è fra lo 0.5 e l’1%, moltissime tecniche invasive possono attestarsi intorno al 2%”. Per la diagnosi pre-impianto il rischio di perdita degli embrioni invece è altissimo.  Leggi l’intera intervista CLICCA QUI intervista Noia Avve_18.6.15_Diagnosi_su_embrioni_oltre_la_meta_non_sopravvive