“La verità è come il cauterio del chirurgo: brucia, ma risana”

Si è proprio vero quanto afferma Riccardo Bacchelli e lo dimostra quanto ha dichiarato Andrea Filippi su LEFT il 10 ottobre in merito all’intervento di Papa Francesco sull’aborto volontario.

Se anche il dottor Filippi come i più anziani tra noi ha ricevuto – come era in uso fare finché la medicina ed i medici erano al servizio della vita di ogni essere umano– al momento della proclamazione della laurea in medicina e chirurgia la pergamena con il Giuramento di Ippocrate, sa benissimo che l’aborto è stato ancor prima del Cristianesimo ritenuto una pratica non degna della professione medica, che è sempre votata alla salvaguardia ed alla cura di ogni vita umana.

Ebbene il rispetto della vita umana ed il rifiuto dell’aborto volontario non sono un fatto che riguarda solo i Cristiani, ma tutti gli uomini, un segno di vera civiltà!

Papa Francesco, come Vescovo di Roma e Pastore Universale della Chiesa Cattolica da alcune settimane sta parlando a tutti i Cattolici del mondo ed a tutti gli uomini di buona volontà nelle udienze generali del mercoledì delle Dieci Parole o Dieci Comandamenti ed il termine da Lui usato nel trattare il “V Comandamento: Non uccidere” riferendosi all’aborto volontario è meno duro di quello che più propriamente avrebbe potuto usare e che tutti usiamo utilizzare quando parliamo di “pena di morte”.

Quando viene soppressa la vita umana più debole, più indifesa e più innocente nel luogo più sicuro fino a qualche decennio fa, l’utero materno, primordiale luogo della vera solidarietà umana, ad opera di un dipendente del S.S.N. il termine usato dal Santo Padre non è affatto improprio e fuori luogo!
A tal proposito tocca ricordare che Papa Francesco di recente ha fatto modificare il Catechismo della Chiesa Cattolica riguardo alla “pena di morte” definendola contraria al Vangelo, per cui se in nessun caso ritiene che si debba ricorrere alla soppressione della vita di un assassino, a maggior ragione deve alzare la voce e chiamare per nome l’uccisione della vita umana più debole, indifesa ed innocente.

Nessuna offesa personale, ma una chiara definizione della realtà dei fatti!
Il riferimento all’eugenismo di hitleriana memoria rientra nel coraggio di chiamare per nome gli atti che vengono compiuti smascherando ogni tentativo di camuffamento linguistico: se eliminare le persone ritenuti inutili è un crimine contro l’umanità quando ad ordinarlo é Hitler, la realtà non cambia quando a proporlo e ad eseguirlo è un medico con il beneplacito della madre o di entrambi i genitori.

Attribuire a Papa Francesco una serie di pronunciamenti non in nome della verità sulla persona umana ma sulla base di strategie politiche, è un modo superficiale di argomentare da chi a tavolino, non ha argomentazioni scientifiche, antropologiche, giuridiche e sociali.

L’affermazione “la scienza, con le sue evidenze scientifiche, il nostro unico punto di riferimento” è quanto di più falso e manipolatorio si potesse dire, perché è proprio la scienza a dimostrare senza ombra di dubbi che “la vita umana inizia nel momento in cui lo spermatozoo penetra nella cellula uovo (fecondazione), per cui ogni atto compiuto dopo non può che essere considerato morte procurata di un essere umano debole, indifeso ed innocente.

Il supposto problema dei medici obiettori che ostacolano l’applicazione della legge 194 la CGIL sa bene che non esiste perché è stato ampiamente dimostrato il contrario e nell’ultima relazione ministeriale si può leggere che in media ogni ginecologo non obiettore nel 2016 ha fatto 1,6 aborti volontari a settimana.

Infine, la salute psicofisica delle donne si salvaguarda aiutandole ad evitare il dramma dell’aborto e prendendosene cura dopo l’aborto non limitandosi ad offrire contraccettivi abortivi, ma ricercando e trattando i sintomi della sindrome post abortiva.

Nel precedente comunicato stampa ci siamo limitati a segnalare la carenza ed incompletezza dei dati relativi alle fecondazioni extracorporee (tecniche di II-III livello) con donazioni di gameti, in questo comunicato li analizzeremo nel dettaglio.

Il numero delle coppie trattate erano 4.933 per un totale di 5.533 cicli in 83 centri prevalentemente privati (67), la maggior parte dei quali (49 centri) si trovano in Emilia e Romagna, Toscana, Lazio e Sicilia.

L’età media delle donne riceventi varia notevolmente: 35,2 anni per le donazioni di seme, 40,6 anni per le donazioni di ovociti a fresco, 41,4 anni per le donazioni di ovociti crioconservati, 40,6 anni per le donazioni di embrioni crioconservati dopo una donazione (n.b.: utilizziamo la terminologia usata nella relazione ministeriale, anche se ci sono moltissimi dubbi che possa trattarsi di vere donazioni!).

La tabella a fianco riportata dimostra chiaramente, che più che di sterilità patologica nella maggior parte dei casi di utilizzo di ovociti e/o di embrioni si tratta di fisiologica ridotta fertilità legata all’età delle richiedenti: il 79,7% dei trasferimenti eseguiti con donazione di ovociti crioconservati ed il 70,8% di quelli con embrioni crioconservati è utilizzato nelle donne di età ≧ 40 anni.

La carenza e l’incompletezza dei dati relativi alla fecondazione extracorporea eterologa appare chiaramente voluta, perché non troviamo un motivo che spieghi il fatto che non siano stati almeno usati gli stessi criteri – anche se più volte da noi criticati – usati da più di un decennio per l’omologa.
Manca una figura simile alla fig. 3.4.3 di pag. 111 ed una tabella simile alla tab. 3.4.13 di pag.

112, che ci permette di conoscere quanti ovociti nei 5.533 cicli sono stati prelevati nelle coppie con donazione di seme e nelle donne che hanno fatto una donazione a fresco, scongelati provenienti dallo stesso centro od importati, quanti ovociti hanno utilizzato i centri esteri che hanno esportato in Italia embrioni utilizzando il seme inviato dai centri italiani.

Nessuna informazione ci è dato conoscere su eventuali congelamenti di ovociti prelevati a fresco o su embrioni prodotti come ad es. la tab.3.4.17 pag. 114 o la tab. 3.4.26 di pag. 123.

Nella relazione non vi è alcun cenno sul numero degli embrioni prodotti e crioconservati regione per regione né sugli embrioni ed ovociti importati in notevole eccesso rispetto alle coppie da trattare.

Appare molto semplicistica la procedura per le importazioni e le esportazioni di gameti e di embrioni considerato che 410 comunicazioni hanno permesso l’importazione di 3.040 criocontenitori di liquido seminale, 378 l’importazione di 6.239 criocontenitori di ovociti (provenienti per il 96,8% dalla Spagna!) e 116 per importare 2.865 criocontenitori di embrioni.

Suscita molte perplessità il fatto che si parli di importazione di embrioni crioconservati prodotti all’estero dopo donazione prevalentemente di ovociti: come mai non sono stati importati i soli ovociti?

Forse perché fecondandoli all’estero il rimborso spese per il centro poteva essere maggiore? E’ previsto per questi embrioni e per quelli dello stesso centro un test di paternità in caso di donazione di ovociti e di maternità in caso di donazione di liquido seminale?

Più volte nella relazione (pag. 147-149, 151-153), si ripete che in 146 di questi cicli c’è stata una doppia donazione, cioè sia il liquido seminale (in tutti i cicli crioconservato) sia gli ovociti (in 145 cicli crioconservati ed in uno a fresco) non appartenevano alla coppia richiedente ed a pag. 152 si apprende che sono nati 39 bambini dai 31 parti delle donne che hanno portato in grembo uno o più figli geneticamente estranei alla coppia.

Questi 146 cicli – e non solo questi! – sono i frutti acerbi degli interventi della Magistratura: come la sentenza della Corte Costituzionale n. 151/2009 ha dato il via libera alla massiccia e crescente crioconservazione degli embrioni, così la sentenza n. 162/2014 ha consentito di riferire dei 146 casi sopracitati e l’importazione di embrioni crioconservati presumibilmente in gran parte il risultato di fecondazioni eterologhe avvenute all’estero con seme esportato dall’Italia (pag. 14).

Tutto questo è avvenuto ed avviene con la compiacenza del Governo e del Parlamento a guida PD allora esistente e di quelli attuali se non intervengono al più presto a livello legislativo per contenere al massimo i due fenomeni sopradescritti.

La tab. 7 presenta in modo sintetico quello che molto verosimilmente è avvenuto nel 2016 ricostruito tenendo conto dei pochi dati offerti dalla relazione ministeriale di quest’anno e le informazioni fornite nella relazione dell’anno precedente riguardo al numero di ovociti (6-7: cfr. pag. 9 e 215 relazione 2017) e di embrioni (1-2: cfr. pag. 9 e 217 relazione 2017) presenti in ogni criocontenitore.

A.I.G.O.C. Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici Segreteria: Via Francesco Albergotti, 16 00164 Roma – segreteria@aigoc.it – www.aigoc.it Tel. 3429381698 – C.F: 97576700583 – IBAN: IT 43 I 0200805314000401369369

Oltre l’eccessiva importazione di gameti ed embrioni crioconservati – di gran lunga superiore al fabbisogno annuo! -, che tenendo conto di quelli esportati, nel 2016 ha fatto si che nei crioconservatori dei centri si siano aggiunti almeno 3.512 criocontenitori di ovociti (22.828 ovociti) e 1.365 criocontenitori di embrioni (1.964 embrioni) segnaliamo il notevole aumento degli embrioni prodotti e crioconservati (9.799), superiore al numero degli embrioni trasferiti in utero (8.958), significativamente superiore in % (52,24) a quello del 2015 (39,54%).

La % delle coppie con uno o più figli in braccio è inferiore (23,23%) rispetto a quella del 2015 (25,54%).

Dopo 14 anni di applicazione della legge 40/2004 abbiamo tutti gli elementi necessari per comprendere che le tecniche di fecondazione extracorporea – sia omologhe che eterologhe – non sono terapia della sterilità o della infertilità di coppia e come tali non possono essere incluse nei LEA.

La loro efficacia (coppie con figlio/i in braccio) non ha mai superato il 16,54%.

Le citate sentenze della Corte Costituzionale hanno permesso – in assenza di un intervento del Parlamento – di surgelare un numero spropositato di embrioni (35,3% nel 2016 vs 31% nel 2015 nelle tecniche di II e III livello omologhe) con punte ancora superiori in alcune Regioni (Calabria 58,9%, Lazio 57%, P.A. Bolzano 51,7%, Umbria 45,7%) e del 52,24% nelle fecondazioni extracorporee eterologhe.

Le tecniche di II e III livello con donazioni di gameti, tutte vietate prima nel testo della legge 40 approvato dal Parlamento, dopo la sentenza della Corte Costituzionale sono senza regole, per cui leggiamo nella relazione dei 146 cicli nel 2016 con doppia donazione di liquido seminale e di ovociti e di importazioni di embrioni alcuni dei quali potrebbero avere la stessa origine dei 146 cicli registrati come tali!

In che modo viene garantito il divieto di acquisto e di baratto dei gameti e degli embrioni sia in Italia che all’estero?

Gli embrioni sono esseri umani nelle primissime fasi del loro sviluppo (Nature Genetics 49, 941- 945, 2017) e non possono e non debbono mai essere trattati come oggetti!

Ci auguriamo che al più presto il Parlamento intervenga per meglio regolamentare il ricorso a queste tecniche tenendo presente più il rispetto della dignità e della vita degli embrioni – dal 2010 la fecondazione extracorporea è la prima causa di morte certificata degli embrioni – che gli interessi dei centri di PMA, delle ditte farmaceutiche, degli altri enti e dei professionisti interessati al proliferare di queste tecniche.

Non si può soddisfare un pur legittimo desiderio di un figlio al prezzo altissimo della morte di un numero nettamente superiore di esseri umani deboli, indifesi, innocenti.

La relazione annuale del Ministro della Salute al Parlamento sull’applicazione della legge 40/2004 relativa all’anno solare 2016, resa pubblica qualche giorno fa conferma il mortifero trend, che dal 2010 la qualifica come prima causa certificata di morte degli embrioni, che ogni anno vede aumentare sempre di più il numero delle sue vittime, come è facilmente verificabile nella tabella sotto riportata.

 Si registra ancora un innalzamento dell’età media delle donne, che accedono alla fecondazione extra corporea (36,8 anni) ed il numero delle ultra quarantenni, che raggiunge il 35,2% (20,7% nel 2005 e 33,7% nel 2015). Di conseguenza aumenta il numero di cicli di trattamento a fresco sospesi prima del prelevo ovocitario (9,6% vs 9,2% del 2015) e dopo il prelievo (23,6% vs 22,1% del 2015). Indici questi dell’inopportunità di sottoporre al trattamento donne in cui già prima del suo inizio si può prevedere una riserva ovarica molto bassa ed una responsività ovarica ridotta allo stimolo ormonale!

La presenza di un’incidenza significativamente maggiore di esiti negativi della gravidanza nelle donne di età ≥ 40 anni (vedi figura prima riportata) e di una bassissima percentuale di embrioni trasferiti in utero che riescono a sopravvivere fino alla nascita (vedi tab. 3) dovrebbe far riflettere molto sia il Governo che i Parlamentari ed i Responsabili Regionali sull’opportunità di continuare a sperperare il poco denaro pubblico disponibile per cicli di trattamento infruttuosi e causa di tanta sofferenza sia fisica che psicologica in queste donne/famiglie.

Anche quest’anno i dati che si riferiscono alla fecondazione extracorporea eterologa sono molto incompleti ed insufficienti per offrire a chi legge un quadro della reale situazione e seguono criteri diversi da quelli utilizzati per la fecondazione extra corporea omologa.

Si nota una notevole discrepanza tra il numero di ovociti importati, che oscilla – come si legge a pag. 7 – tra i 2.727 crioconservatori utilizzti ed i 6.239 crioconservatori importati con le 378 comunicazioni e quello degli embrioni importati, che varia  tra i 1.500 crioconservatori provenienti da banca estera ed i 2.865 crioconservatori importati con le 116 comunicazioni.

Dalla tab. 3.5.12 a pag. 154 e dalla tab. 3.5.8 di pag. 151 risulterebbero trasferiti in utero 8.958 embrioni: se i criocontenitori contengono lo stesso numero di ovociti (6-7 per contenitore) ed embrioni (1-2/contenitore) – come riportato nella relazione dell’anno scorso – dove sono andati a finire i restanti ovociti ed embrioni dal momento che nella relazione non c’è alcun cenno? Per gli embrioni importati dall’estero che si afferma siano stati prodotti con almeno una cellula germinale (nella quasi totalità il liquido seminale) della coppia è previsto il test di paternità (o maternità)?

Nessun cenno c’è nella relazione sulle modalità di acquisione dei gameti e degli embrioni dai Centri esteri da parte delle Regioni Italiane considerato che non si possono acquistare né barattare sarebbe utile riferire!

Nel 2016 sono stati crioconservati 38.687 embrioni e ne sono stati scongelat 23.169: dalla tab. 3.4.16 pag. 113 si evince che dal 2005 al 2016 sono stati crioconservati 188.638 embrioni e ne sono stati scongelati 118.504. Poiché dal 2009 ogni anno cresce il numero totale degli embrioni crioconservati e negli ultimi tre anni in modo più evidente ci chiediamo che cosa pensa di fare il Governo ed il Parlamento per far prendere coscienza al momento del consenso informato che  tutti gli embrioni prodotti – anche quelli temporaneamente crioconservati – essendo loro figli come quelli già nati devono essere considerati e trattati come tali e non abbandonati a tempo indeterminato nell’azoto liquido come oggetti inutili.

Una campagna di informazione e di educazione sulla conoscenza della propria fertilità attraverso i Metodi Naturali potrebbe portare più risultati senza spese e senza rischi per la salute della donna e della coppia.​ ​

Nel totale silenzio dei mass media il 12 gennaio 2022 sul sito del Ministero della Salute è stata pubblicata la Relazione del Ministro della Salute al Parlamento sull’applicazione della legge 40/2004 con 27 pagine in più di quella precedente, ma con molti meno dati importanti ai fini della conoscenza dei reali effetti e dei risultati di queste tecniche di riproduzione umana mortifere.

La sentenza della Corte Costituzionale del 13 maggio 2009, che ha abolito il limite della produzione al massimo di tre embrioni da trasferire simultaneamente in utero ha creato un vulnus nella legge 40, che permette un uso incontrollato ed indiscriminato di produzione, crioconservazione e dispersione di embrioni umani, che i Parlamentari Italiani dopo quasi tredici anni continuano ad ignorare e sottovalutare.

Nella Tabella 1 sono riassunti i dati raccolti in diverse pagine della relazione ministeriale, che ci permettono di ricostruire quanto è avvenuto nel 2019 nei cicli di fecondazione extracorporea omologa.

Sono stati prelevati 338.805 ovociti (7,4 ovociti/prelievo), ne sono stati inseminati il 76,3%, e fecondati a fresco 168.611. Solo 47.270 di questi 168.611 ovociti fecondati (embrioni) sono stati trasferiti in utero! Aggiungendo a questi embrioni quelli prodotti con scongelamento e fecondazione di ovociti della stessa coppia e quelli crioconservati scongelati della stessa coppia sono stati trasferiti in utero 75.405 embrioni.

Prima di continuare l’analisi di questi dati non possiamo non porci una domanda:

perché bombardare con dosi eccessive di ormoni queste donne per prelevare in media 7,4 ovociti quando nel 91,5% dei casi sono stati trasferiti al massimo 1-2 embrioni e nel 7,8% al massimo 3 embrioni?

Il risultato di questo sconsiderato modo di operare è che nel 2019 si sono registrati 21.593 cicli annullati (42,9% del totale dei cicli iniziati a fresco) con un incremento del 2,8% rispetto al 2018. DI questi l’8,4% è stato annullato prima del prelievo ovocitario (cicli sospesi), mentre il 34,5% (+3,6% rispetto al 2018) è stato interrotto prima del trasferimento, nel 23,9% dei casi per rischio OHSS.

         Gli estensori della relazione – anche quest’anno! – ci hanno concesso la possibilità di avere i dati per poter ricostruire in gran parte i risultati offerti dalla PMA omologa a fresco, dopo scongelamento di ovociti e di embrioni.

Nelle coppie trattate a fresco già a partire dall’età di 35-39 anni la % di coppie con figlio in braccio scende al 14,45%, per abbassarsi al 6,50% all’età di 40-42 anni e quasi scomparire (1,68%) sopra i 43 anni. Nei cicli trattati con scongelamento di ovociti la % di coppie con figli in braccio/cicli di scongelamento di ovociti è più bassa anche nelle donne di età inferiore a 34 anni (14,97%), nelle donne di età 35-39 anni (9,91%), nelle donne di età 40-42 anni (6,28%), mentre è lievemente superiore nelle donne ≥ 43 anni (3,16%).

Nelle donne trattate con scongelamento di embrioni in tutte le fasce d’età la % di figli in braccio/cicli di scongelamento embrioni è nettamente superiore: 23,38% nelle donne con età inferiore a 34 anni, 21,42% nelle donne di 35-39 anni, 13,72% nelle donne di 40-42 anni e 6,48% nelle donne ≥ 43 anni.

I nati vivi da tutte le tecniche di fecondazione extracorporea omologhe sono solo 10.607, 47.250 sono gli embrioni ufficialmente crioconservati, mentre gli embrioni sacrificati sono 64.798 dopo trasferimento in utero (85,93% embrioni trasferiti) ed in totale diventano 137.890 (embrioni prodotti + scongelati – embrioni crioconservati + nati vivi).

Per la fecondazione extracorporea eterologa la relazione di quest’anno offre molto meno dati di quelle già carenti degli anni precedenti: non sono più presenti i dati relativi ai singoli gruppi di età delle donne per ogni tipo di donazione (seme, ovociti, embrioni), sappiamo che sono state trattate 7.674 coppie (1.397 con seme donato, 5.815 con ovociti donati e 462 coppie con donazione di embrioni). Sono nati 2.190 bambini da 2.042 parti non sono espressamente indicati quanti embrioni vengono crioconservati per cui quelli da noi indicati (14.827) sono solo i dati desumibili dalla tabella G1 pagina 273 relativa all’import/export, mentre di 20.939 embrioni non si ha alcuna notizia (vedi tabella 7).

Come si può osservare nell’allegata tabella 9 col passare degli anni aumenta il numero (1.713.304) degli embrioni sacrificati sopra l’altare della fecondazione extracorporea, il numero (160.895) degli embrioni crioconservati molti dei quali senza speranza di essere per lo meno trasferiti nell’utero della propria mamma o di qualche altra donna, dal momento che ogni anno dai dati offertici (vedi tabella 58 modificata) si nota l’incremento significativo del numero degli embrioni crioconservati rispetto agli embrioni scongelati.

Anche le indagini genetiche pre-impianto nel 2019 sono aumentate (+ 1.268), mentre è diminuita la % coppie con figlio in braccio (20,07%). 

Per quanto riguarda le informazioni in toto fornite dalla relazione sono molto scarse e striminzite e non offrono alcun dato come quelli contenuti nella tabella 3.4.17 pag.120 della relazione del 2018, in cui era possibile vedere il numero dei prelievi effettuati, il numero dei cicli con congelamento di ovociti e quelli con congelamento di embrioni e la % di questi ultimi sui prelievi effettuati. Mancano i dati contenuti nella tabella 3.4.23 di pag. 125, che forniva notizie sul numero dei trasferimenti effettuati Regione per Regione e sulla loro % con FIVET, ICSI, FER e FO. Non troviamo nell’ultima relazione una tabella come quella 3.4.27 di pag. 128 con la distribuzione regionale del numero di embrioni trasferibili, della media degli embrioni trasferibili per ogni prelievo effettuato, della deviazione standard e dell’intervallo!

Evidentemente il Ministro della Salute non sa o ha dimenticato che la legge 40/2004 – come la legge 194/1978 – prevede che il Ministro riferisca ogni anno al Parlamento sull’applicazione della legge in oggetto per offrire ai Parlamentari tutte le informazioni necessarie per comprendere se sia opportuno intervenire per modificare la legge, per renderla più rispettosa della dignità e della vita di tutti i soggetti interessati.

Il fatto che nel 2019 nelle fecondazioni extracorporee omologhe il 91,5% dei trasferimenti è stato fatto con 1-2 embrioni ed il 7,8% con 3 embrioni per un totale del 99,3% dimostra chiaramente che quanto il Parlamento aveva stabilito nell’articolo 14 della legge 40/2004 come numero massimo di embrioni da produrre (tre), abolito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n.151/2009, era ed è scientificamente confermato e da ristabilire al più presto come pure l’obbligo per la coppia di trasferire – anche in momenti diversi – tutti gli embrioni che accetta di far produrre dal Centro cui si rivolge.

Si eviterebbe di vedere aumentare anno dopo anno il numero degli embrioni umani sospesi nell’azoto liquido o di cui non si conosce il destino … !

La dimostrata e confermata scarsa efficacia delle tecniche di fecondazione extracorporea omologa nelle classi di età uguali o superiori ai 42 anni richiede l’esclusione dai LEA (livelli essenziali di assistenza) almeno di queste fasce di età come pure delle donne con IMC (indice di massa corporea) uguale o superiore a 30 e/o con età uguale o superiore ai 42 anni, che hanno un rischio aumentato di morte (cfr. ns. comunicato anno 2021).

Le scarse risorse disponibili richiedono il loro utilizzo oculato: se vengono utilizzate per trattamenti scarsamente efficaci, perché le coppie che cercano di adottare bambini abbandonati dai loro genitori in Paesi poveri non sono aiutati per legge (un rimborso spese pari almeno al costo di tre cicli di PMA eterologa) allo stesso modo delle coppie che ricorrono alla PMA?

È una domanda ed una accorata richiesta che facciamo ai Parlamentari Italiani chiedendo il loro sollecito intervento.

Tabelle allegate: 7, 9, 58.

 

 

 

 

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