Libertà vera significa non annullamento della facoltà di autodeterminazione della donna, ma possibilità che lei possa attuarla pienamente. Perché ciò si realizzi è necessario da parte del medico che si rapporta con la donna, fare una riflessione su come porre in atto le seguenti azioni.

– Rispettare la dignità della donna. La sua fragilità affettiva o la mancanza di responsabilità nelle scelte inerenti la propria “salute sessuale” che l’hanno portata ad avere una gravidanza non desiderata, non dovrebbero pregiudicare il suo diritto ad essere madre. La maternità può diventare infatti, se non viene lasciata sola, una preziosa opportunità di scoperta di una sua connaturale competenza che valorizza la sua esistenza, invece che mortificarla in una rinuncia triste ed ineluttabile del proprio figlio.

– Comunicare alla donna, nell’ambito del “consenso informato”, la realtà del bambino che vive nel suo utero, del suo stadio di sviluppo, correlandolo alle immagini ecografiche che lo documentano in modo chiaro ed eloquente.

– Ascoltare tutte le sue difficoltà, materiali, psicologiche, mediche e morali, che condizionano pesantemente la sua scelta, ed offrire generose soluzioni che preservino la vita del figlio nel suo utero e la sua stessa salute psico-fisica. In tal senso, ben venga il supporto di associazioni di volontariato che possano sostenere concretamente i bisogni della donna madre.

– Informare la donna del rischio delle conseguenze fisiche immediate e a distanza sulla sua salute dopo un aborto volontario secondo le tecniche previste, chirurgica o farmacologica; non sottovalutare anche le ricadute psichiche a breve e a lunga distanza.

Tutto questo è già insito, o dovrebbe esserlo, nell’atto medico del “consenso informato” correttamente inteso ed applicato. Perché il medico che svolge il colloquio con la donna richiedente l’IVG non può non tener conto della presenza viva di un altro essere umano in via di sviluppo nell’utero della stessa donna, ma biologicamente ed ontologicamente distinto da lei. Non certamente una semplice appendice materna!

La vera libertà di scelta dunque, si gioca innanzitutto nella obiettiva verità scientifica! Una informazione parziale, se non addirittura falsata, della gravidanza che tendesse ad occultare il vero soggetto umano vivente all’interno dell’utero, non potrebbe essere ritenuta rispettosa della dignità della donna e della sua libertà e della stessa deontologia medica.

Dr. Alberto Virgolino

 Comunicato Stampa n.3 del 22 maggio 2023 

Più di sei milioni di vittime innocenti. Di bambini nella fase più fragile della loro vita. Sei milioni di esistenze umane smembrate, dissolte ed annientate, buttate nei rifiuti pericolosi ospedalieri o, come accade con l’aborto chimico (RU486), anche nei WC delle proprie case. 

45 anni di disprezzo della vita umana più nobile, perché più meritevole di cure ed attenzioni, eppure più povera ed indifesa. 

45 anni di violenza spietata verso gli esseri umani più preziosi perché veri depositari del nostro futuro personale e sociale. 

45 anni di menzogne legittimate e potenziate dal potere mediatico nazionale ed internazionale tanto da indurre le nuove generazioni a considerare l’aborto volontario un nuovo “diritto umano”. Un altro gravissimo esito culturale di quella legge 194 che ha ucciso le coscienze e ancora le inganna facendo assurgere la scelta abortiva ad atto di libertà e di autodeterminazione. Tanto da mettere in discussione il diritto alla obiezione di coscienzada parte del personale sanitario, prevista dalla stessa legge. 

45 anni di inganni e di reticenze sulle gravi conseguenze psico-fisiche dell’aborto volontario, di cui i redattori del “documento” per l’IVG (Interruzione Volontaria della Gravidanza) non informano le donne, come invece dovrebbero per un legittimo “consenso informato”. Donne che scontano per lunghi anni queste conseguenze, senza un supporto adeguato da parte degli stessi Servizi che hanno certificato la loro decisione. 

45 anni di connivenza della Medicina e della Ginecologia corporativa nazionale ed internazionale con i grandi poteri economici ed ideologici che misconoscono intenzionalmente l’inizio della vita umana dal concepimento, tanto da approvare e raccomandare l’utilizzo, anche gratuito, di sostanze ormonali in pillole con prevalente (pillole post-coitali del “giorno e dei 5 giorni dopo”) o possibile effetto abortivo precoce (pillole estro-progestiniche, o solo progestiniche), determinando un numero di “criptoaborti” o aborti “nascosti” molto superiore a quello registrato secondo la legge 194. 

La coscienza formata alla verità scientifica ed etica sulla vita umana concepita, quale quella dei Ginecologi ed Ostetrici Cattolici, non può non denunciare una simile ingiustizia che perdura immutata da 45 anni. La più grave delle ingiustizie contro una moltitudine di esseri umani innocenti ed indifesi. 

La dignità di questi nostri piccoli fratelli e sorelle non nati merita il nostro rispetto e tutto il nostro impegno professionale affinché venga debitamente riconosciuta, in quanto esseri appartenenti alla specie umana e, come tali, soggetti di diritto. Primo fra tutti, dal quale tutti gli altri derivano, quello alla vita 

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