L’ “ORGOGLIO” MIOPE DEI GINECOLOGI ITALIANI

A 43 anni dalla promulgazione della legge 194 in Italia, con i suoi 6 milioni ed oltre di bambini soppressi in utero, con un numero notevole, anche se non puntualmente quantificabile, di donne sofferenti psichicamente a seguito dell’aborto volontario, con una pesante ricaduta culturale sulla comune mentalità anti-vita, specie se si tratta di bambini affetti da patologie genetiche o malformazioni, sorprende non poco l’autoelogio dei rappresentanti delle organizzazioni SIGO, AGUI ed AOGOI dei ginecologi italiani!

La loro riflessione sulla legge 194 prende in considerazione soltanto il dato apparente ed appariscente della riduzione del numero assoluto delle IVG dal 1982 al 2018, oltre il 60% in meno, quale risultato di una azione di informazione e prevenzione così genericamente definita.  Non tiene conto, però, di quanto – affermato dalla stessa Relazione al Parlamento – hanno inciso le “pillole del giorno dopo e dei 5 giorni dopo” (quasi 600.000 confezioni vendute nel 2018) su questa riduzione negli ultimi anni. Far credere che queste forme di abortività precoce e nascosta siano forme di prevenzione dell’aborto volontario – cosiddetta contraccezione d’emergenza – è mero inganno ideologico!

L’aver assolto alle direttive dell’OMS nel garantire l’aborto volontario “sicuro” per le donne sembra essere per i ginecologi italiani il parametro di merito più importante riguardo alla tutela della loro salute. Eppure la legge 194 non ha ancora sottratto le donne, dopo oltre 40 anni, dalla clandestinità dell’aborto, sempre presente secondo le Relazioni ministeriali. Ammesso pure che questo obiettivo della legge fosse stato raggiunto, non è scientifico ritenere che la salute della donna sia tutelata semplicemente assecondando il suo principio di autodeterminazione, a prescindere dalla sua naturale possibilità di essere anche madre.

Il concetto di salute ha una valenza ben più ampia e integrale, cioè corrispondente al pieno benessere psico-fisico della persona. Per una donna l’esperienza di abortire volontariamente, in ogni caso e in ogni modo possibile ed anche “sicuro” (chirurgico e ancor più se chimico o farmacologico), è un evento drammatico che certamente incide sul suo equilibrio psichico, divenendo così traumatico.

La grave denatalità sicuramente riconosce varie cause, ma negare che anche l’applicazione della legge 194 come “mezzo di controllo delle nascite”, così come si denota dai dati delle Relazioni ministeriali, abbia avuto e continui ad avere la sua importanza, non è onesto intellettualmente parlando: i sei milioni di aborti volontari fatti in questi anni corrispondono al 10% circa della popolazione italiana al 1 gennaio 2021.

La nostra Ginecologia ed Ostetricia meriterebbe un vero salto di qualità, integrandosi con Servizi socio-sanitari ed educativi di base, attuando quella finalità primaria di ogni società umana quale la tutela incondizionata della vita umana in ogni suo stadio di sviluppo ed in ogni età. La gravidanza dovrebbe diventare nell’immaginario comune un evento sempre positivo per ogni donna che diventa madre, favorito da una organizzazione sociale esplicitamente e decisamente a suo vantaggio, con impiego di risorse economiche e strutturali generose. Ne va la salute non solo della donna, ma dell’intera società.

Per un’analisi più approfondita sull’ultima Relazione al Parlamento del Ministero della Salute presentata nell’anno 2020, relativa ai dati sulle IVG dell’anno 2018, rimandiamo al nostro Comunicato Stampa N.4 del 24.06.2020 (vedi nel sito www.aigoc.it).

PER SCARICARE IL COMUNICATO CLICCA QUI Comunicato Stampa n. 3 del 10 giugno 2021