SIGO-AOGOI-AGUI-AGITE SI SCANDALIZZANO PER IL MANIFESTO CONTRO LA PRATICA DELL’ABORTO VOLONTARIO FARMACOLOGICO     

   COMUNICATO STAMPA N. 6 DEL 10 DICEMBRE 2020

 

Dopo aver letto il comunicato congiunto #basta usare il corpo delle donne delle suddette società scientifiche abbiamo aperto la pagina di Google immagini relativa al corpo delle donne nella pubblicità ed abbiamo trovato immagini molto più oltraggiose, oscene ed umilianti di quella usata nel manifesto in oggetto, cui non è mai seguita una vibrata protesta di queste società scientifiche. Neanche lo spot televisivo per la pubblicità di uno speciale assorbente che sfrutta una fastidiosa patologia ginecologica per questa pubblicità ha sollecitato queste società più direttamente interessate ad alzare la voce a favore del rispetto della dignità delle donne affette da tale patologia!

La rabbiosa reazione al manifesto di Pro Vita in realtà non è legata – come affermano sapendo di mentire – all’uso oltraggioso e riprovevole del corpo della donna, ma al contenuto scientifico dello stesso, che li richiama ad una verità, che hanno nascosto a sè stessi ed a tutta la cittadinanza italiana e che continuano a nascondere e tradire anche nel comunicato!

Il mifepristone – RU486 – definito dal genetista francese J. Lejeune, scopritore della trisomia 21, “pesticida umano” quando il connazionale Baulieu ne annunciò l’invenzione, non ha cambiato negli anni le sue caratteristiche come mostra chiaramente il foglietto illustrativo dell’AIFA del 6/6/2018, che a pagina 1 nei 4 usi raccomandati indica: 3 induzioni dell’aborto volontario e come quarto uso l’induzione del travaglio nei casi in cui il feto è già morto.

Non ci sembra scandalosa la domanda posta dal manifesto, in quanto la RU486 risponde in pieno alla definizione di “veleno” data dal Treccani – 1. a. Sostanza di origine esogena che, introdotta per qualsiasi via, anche in dosi relativamente piccole, in un organismo, ne compromette l’integrità strutturale o la funzionalità, con effetto generale o elettivo”, essendo usato nella stragrande maggioranza dei casi per provocare la morte di un embrione o di un feto, cioè di un essere umano indifeso ed innocente nel luogo che in passato era considerato il più sicuro al mondo!

Sull’innocuità della RU 486 rimandiamo all’ultimo nostro comunicato stampa   https://aigoc.it/wp-content/uploads/2020/08/Comunicato-Stampa-AIGOC-n-5-del-28-AGOSTO-2020-testo-integrale.pdf.

Certamente se i nostri colleghi avessero letto con attenzione tutte le relazioni ministeriali al Parlamento sull’applicazione della legge 194/1978 o le tabelle riassuntive che abbiamo fornito nel suddetto comunicato avrebbero certamente potuto constatare che considerando la sola morte del Piemonte attribuibile all’aborto volontario farmacologico abbiamo una mortalità dello 0,78/100.000 ivg farmacologiche contro una mortalità dello 0,067/100.000 ivg chirurgiche, cioè la mortalità per aborto volontario farmacologico è 11,64 volte maggiore di quella per ivg chirurgica, per cui è falso affermare “la comparabilità delle metodiche medica e chirurgica, in termini di efficacia e sicurezza, … nonché l’assenza di differenze nel profilo di sicurezza tra le donne ricoverate e quelle che avevano fatto ricorso alla dimissione volontaria dell’ospedale”.

PER SCARICARE IL COMUNICATO CLICCA QUIComunicato stampa 6 del 10 dicembre 2020

 

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