Mese: Marzo 2019

II° Corso di Formazione Fondazione il Cuore in una Goccia Onlus 

 

Il secondo step di un percorso formativo, promosso dalla Fondazione il Cuore in una Goccia Onlus, nel quadro di un più vasto impegno culturale volto a consolidare le basi scientifiche ed umane per accogliere, curare e “prendersi cura” della vita nascente.

Il programma formativo affronta il problema delle diagnosi prenatali infauste negli aspetti della prevenzione, della diagnosi, dell’accoglienza, delle cure prenatali, delle cure palliative e di supporti di tipo psicologico e psicoterapeutico per operatori sanitari e per famiglie che impattano con questa problematica prenatale. I lavori saranno divisi in 4 aree tematiche: ACCOGLIENZA E CURE PRENATALI, HOSPICE PERINATALE, PSICOLOGIA E BIOETICA. Ciascuna area vedrà il coinvolgimento di professionisti specializzati. Un patrimonio di conoscenza, medico-scientifica ed esperienziale, quello dell’Hospice Perinatale del Policlinico Gemelli di Roma, messo a disposizione per fornire, a tutti coloro che intendono svolgere un servizio orientato alla tutela e difesa della vita nascente, gli strumenti operativi necessari per adempiere al meglio a questo delicato compito.

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Yes to Life!

Prendersi cura del prezioso dono della vita nella fragilità

È il titolo del Convegno internazionale  che si terrà a Roma dal 23 al 25 maggio.
Un importante evento con al centro il tema dell’accoglienza e della cura della vita nascente, organizzato dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita in collaborazione con la Fondazione “Il Cuore in una Goccia” Onlus.

Il Convegno, che affronterà il tema sotto il profilo medico-scientifico e pastorale, vedrà la partecipazione di medici ed esperti internazionali di cure perinatali e psicologia familiare. Previsti anche contributi testimoniali sugli argomenti trattati.

L’incontro si concluderà, sabato 25, con l’udienza del Santo Padre.
https://www.ilcuoreinunagoccia.com/index.php?option=com_k2&view=item&id=1211:yes-to-life-convegno-internazionale&Itemid=428
Il 31 Marzo 2019, dalle ore 17:00, si terrà a Roma, presso la Parrocchia di San Ponziano in Via Nicola Festa 50, il convegno dal titolo: “Accogliere e Prendersi cura della Vita Nascente. La risposta alle fragilità prenatali”, organizzato dal Centro di Aiuto alla Vita Roma Talenti e dalla Fondazione il Cuore in una Goccia Onlus.
Interverrà il Prof. Giuseppe Noia, Direttore dell’Hospice Perinatale – Centro per le Cure Palliative Prenatali “S. Madre Teresa di Calcutta” – Policlinico Universitario “A. Gemelli”- I.R.C.C.S. e Presidente della Fondazione Il Cuore in una Goccia Onlus.Presidente dell’A.I.G.O.C., Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici.
Tra i presenti anche: Don Riccardo Lamba – Parroco di San Ponziano, la Dott.ssa Chiara Nardi – Presidente del CAV Roma Talenti, la Dott.ssa Maria Luisa Di Ubaldo – Coordinatrice dei Centri Aiuto alla Vita di Roma e Segretaria Federvita Lazio, l’Ing. Roberto Bennati – Vice Presidente Movimento per la Vita e Presidente Federvita Lazio.
Nel corso dell’evento verrà presentato il nuovo Sportello di Accoglienza per le Maternità Difficili della Fondazione il Cuore in una Goccia Onlus, frutto della collaborazione tra il Cuore in una Goccia, il Cav Roma Talenti e la Parrocchia di San Ponziano.
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Carissimi amici e colleghi,

vi scrivo innanzitutto per condividere con voi il sentimento di riconoscenza e gratitudine al Signore in occasione del 10 anniversario della nascita della nostra Associazione avvenuta il 25 marzo 2009. Con voi voglio fare una sorta di “shemah” perché è giusto ricordare da quanti faraoni interiori ed esterni Dio ci ha liberato e quanti piccoli o grandi Mar Rosso Dio ci ha fatto attraversare in questi 10 anni.

Permettetemi anche di ricordarvi, per chi non l’ha vissuto direttamente, le premesse di natura personale e di tutti coloro che globalmente hanno sostenuto questa iniziativa perché dalle radici di riflessione storica traiamo forza per andare “sempre avanti”. Le connotazioni personali di questa frase voglio condividerle con voi perché ritengo che siano un incoraggiamento per tutti. Alcuni aneddoti ci fanno molto riflettere su come questa piccola Associazione sia stata sostenuta dalla volontà di Dio e dalla risposta piccola e/o grande, a seconda dei casi e delle reali possibilità personali, di ciascuno di noi.

Era il 1998, e nell’Aula Nervi, in occasione di un Convegno del Movimento per la Vita, il Presidente di allora, Carlo Casini, mi presentò a Sua Santità Giovanni Paolo II con queste parole: “Santità, il Professor Noia è un ginecologo che cura i bambini dentro l’utero materno e che da poco ha pubblicato un libro”. Con il mio primo libro sulle terapie fetali ( Le Terapie fetali invasive ) mi avvicinai molto emozionato e glie lo consegnai. Mi ricordo come se fosse ora: guardò a lungo la copertina con l’embrione al centro su uno sfondo verde, lo benedisse e disse in maniera molto ferma: “Professore sempre avanti, sempre avanti!”.

9 anni dopo a Paravati in un incontro con la mistica mamma Natuzza Evolo chiesi a Padre Michele di dire a Mamma Natuzza di pregare per un modello di ricerca nell’animale sperimentale. Esso utilizzava le cellule staminali del cordone ombelicale che poi venivano iniettate nel feto di pecora sotto guida ecografica per dimostrarne in seguito l’avvenuto attecchimento. Il modello era finalizzato alla cura prenatale delle malattie genetiche ed era già stato pubblicato nel 2003 da Stem Cells, una prestigiosa rivista internazionale. Padre Michele mi disse “Chiediglielo tu stesso “. Ci fu un mio grosso disagio dinanzi a questa proposta perché dovevo spiegare un modello complesso a Mamma Natuzza che, sul piano umano, sapevo era una illetterata. Pensai che solo il livello della fede mi poteva aiutare e le dissi: “Mamma Natuzza chiedo preghiere per una ricerca sperimentale con le cellule staminali del cordone ombelicale” e lei mi disse “E chi ssù sti staminali?”(che cosa sono queste staminali?).Cercai di spiegare: “Sono delle cellule del cordone ombelicale che, opportunamente preparate, iniettate con l’aiuto dell’ecografia in un bambino malato, già prima della nascita, possono contribuire a curarlo”. Aspettavo con ansia la risposta e i secondi mi sembravano delle ore. Un minuto e mezzo di silenzio fu un tempo interminabile ma lei continuava a stare in silenzio. Dopo altri interminabili istanti è come se si fosse svegliata da un torpore ed esclamando con entusiasmo disse: “Aaaahhh chissa è na cosa bona” (Questa è una cosa buona) “Sempre avanti, sempre avanti”.

Un’altra annotazione personale ma con estensione a ciascuno di noi e riferibile alla nascita dell’associazione, fu quella del mio padre spirituale don Giuseppe De Santis: “Tu non ti proporre ma se ti chiamano, vai” mi disse. “perché dietro quella chiamata c’è qualcun Altro che ti chiama. Non pensare mai di cambiare il mondo ma devi dire semplicemente a te stesso – faccio quello che posso – così non perdi la pace perché se Pino perde la pace non più Pino”.

Tutti questi pensieri e altre motivazioni scientifiche, personali, antropologiche e di fede hanno guidato me e gli altri fondatori a creare l’ A.I.G.O.C. Infatti, c’era stato un pressante invito da parte dell’allora Monsignor Sgreccia, successivamente dal Cardinal Cafarra (illustri personalità della Chiesa) e dal Prof Salvati (Ginecologo molto noto del mondo accademico dell’Università di Roma), a creare un’associazione di ginecologi cattolici non per fare fondamentalismo etico ma per sviluppare i concetti della scienza come terreno di confronto, di dialogo e per certi versi di pacificazione sociale e culturale.

Alcuni mesi prima della nascita dell’A.I.G.O.C ci eravamo incontrati con alcuni degli attuali componenti del Direttivo (Angelo Francesco Filardo e Alberto Virgolino) e con altri colleghi per redigere, rivisitare e finalizzare lo Statuto che, con la sua approvazione, ha visto nascere la nostra Associazione.

Il 25 marzo 2009, ovviamente, non è stata una data scelta a caso ma esprimeva un coacervo di significati: il concepimento di Gesù e, con l’annunciazione, il Si di Maria che ha reso possibile la Rivelazione e la nostra salvezza; la santificazione che Dio ha dato all’embrione col Suo “farsi carne”; la consegna al mondo della scienza della sacralità della vita prenatale, di ogni vita umana voluta da Lui, progettata da Lui (“Ti ho fatto come un prodigio…Prima che le tue viscere fossero formate Io già ti conoscevo”) e affidata alla custodia delle famiglie e di noi medici; il rapporto tra la scienza prenatale e tutte le devastazioni che leggi inique e la cultura della morte hanno portato e continuano a portare alla fecondità umana e alla bellezza dell’amore familiare; tutte le derive etiche, scientifiche, giuridiche e antropologiche che non solo devastano il pensiero dell’accoglienza della vita quando c’è ma diffondono una cultura mortifera anche quando le generazioni si preparano (o dovrebbero prepararsi) a conoscere e a vivere in consapevolezza la forza propulsiva dell’amore umano, dell’affettività e della sessualità, irridendo, spesso, alla scientificità e alla completezza umana dei metodi naturali.

La declinazione di questi “capitoli” della cultura della morte è un lungo elenco della medicina senza speranza che non mortifica solo la scienza ma aggiunge dolore a dolore alle donne, alle coppie, alle famiglie: le pillole abortive, l’aborto volontario in ogni sua eccezione e ampiezza ovviamente compreso l’aborto eugenetico, la fecondazione extra corporea con le mille sfumature anti umane fino alla punta dell’iceberg dell’utero in affitto, la diagnosi prenatale con tutte le sue menzogne scientifiche, la sperimentazione e la distruzione degli embrioni e il loro commercio con l’uso facilitato delle staminali embrionali, sono tutte derive etiche, scientifiche, giuridiche, e antropologiche che non solo deformano il giusto uso della scienza ma distruggono il tesoro dell’umano che c’è in ogni persona.

L’attacco alla vita, alla coppia, alla famiglia è palese e non permette in alcuni casi addirittura, di contrastare la cultura del pensiero unico. Motivazioni psicosociali e strategie pseudoscientifiche si uniscono a grandi manipolazioni mediatiche sulla verità della persona umana e della famiglia naturale in nome di un approccio fondato sulla falsa pietà e sulla falsa compassione di situazioni di fragilità legata alla vita nascente e cavalcando un apparente criterio di libertà e di pari opportunità e accusando la cultura della vita di discriminazioni psicosociali che la vera antropologia cristiana non ha mai cavalcato. È una mia opinione che questo colosso di Rodi, mediatico e virtuale ha i piedi di argilla poiché pesca sulla cultura post moderna che non ha fondamenti e radici valoriali sia scientifici che umani e pertanto alimenta il “tutto e subito”, con diritti che nascono come funghi ogni giorno e senza proiezioni per le generazioni future.

In questi 10 anni l’A.I.G.O.C. si è impegnata molto perché attraverso il passaggio dall’informazione alla conoscenza si potesse proporre un modello di convivenza umana più attento alle fragilità, più ricco di valori, più pieno di contenuti che elevasse la comunità civile al desiderio di costudire, proteggere e salvare l’umano che c’è in ogni persona, senza distinzioni ideologiche o politiche o culturali.

Sono stati effettuati 35 tra Scuole Itineranti e Convegni, 55 Comunicati Stampa con prese di posizioni etiche e scientifiche sulle varie problematiche attuali e generali, centinaia di incontri e seminari, presenza nei media con interviste, riflessioni e stesura di articoli che i componenti del direttivo e tanti altri di voi hanno organizzato nelle proprie realtà locali e nazionali. Sinergie cercate e attuate con altre realtà consimili, accademiche e non, hanno validato il nostro modo di operare finalizzato non ad attuare un fondamentalismo etico ma una formazione permanente, fornendo iniziative e progetti educativi a colleghi, personale medico, coppie e famiglie.

Nel 2014, l’A.I.G.O.C. è stata riconosciuta come Associazione privata di fedeli dotata di personalità giuridica privata con tutti i diritti e obblighi stabiliti dal C.I.C. per tali fattispecie. Nel settembre 2018  ho ricevuto la nomina a  Consultore  del Dicastero Vaticano per i Laici, la Famiglia e la Vita.

Tutto questo impegno aveva l’obiettivo di instillare un serio discernimento sulle evidenze scientifiche, antropologiche, giuridiche e magisteriali sul mondo della vita nascente e della famiglia. Non abbiamo cercato steccati ideologici ma abbiamo parlato a tutti; non gridando ad alta voce ma gridando con la forza delle idee e la potenza delle ragioni della ragione scientifica. Infine, abbiamo sentito, come associazione e come singoli, di proporre anche il grande bagaglio delle testimonianze umane nell’affrontare il disagio sociale ed economico di tante donne, coppie, famiglie gravate da desolazione e lutti, quando la ricerca del figlio non veniva o se ne piangeva la perdita dopo aborti spontanei e/o peggio ancora volontari. Tutto ciò ubbidiva al criterio di una frase molto cara a Santa Madre Teresa di Calcutta: “Metti la tua goccia e arriverà l’oceano di Dio”, e mi sento di riproporvela affinché, con questa goccia di 10 anni, possiamo tutti diventare costruttori di progettualità che combattono l’arroganza dell’ignoranza e la distruzione del tessuto umano e sociale. Citando ancora Madre Teresa, vi abbraccio tutti con un’altra sua frase: “Fai il bene e fallo bene”.

Auguri nella festa di Gesù concepito per un futuro sempre più pieno di amore.

     “Sempre avanti”

                                                                                                                      Giuseppe Noia

                                                                                                                 Presidente A.I.G.O.C.

                                                                                      Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici

L’INSERIMENTO NEI L.E.A. DELLA P.M.A. CALPESTA LA DIGNITA’ UMANA DEGLI EMBRIONI, SDOGANA -CONTRA LEGEM- ED ALIMENTA UNA NUOVA FORMA DI SCHIAVITU’ DELLE DONNE POVERE E DISCRIMINA LE COPPIE ADOTTANTI

COMUNICATO A.I.G.O.C. STAMPA N. 2 DELL’ 12 MARZO 2019

 

La recente sentenza dei Giudici del TAR Lombardia e del Consiglio di Stato, che ha costretto la Regione Lombardia ad offrire in regime di rimborsabilità la fecondazione extracorporea eterologa ci offre l’opportunità di riproporre alcuni quesiti già posti nei nostri Comunicati Stampa n. 6 del 10/7/2017 e n. 6 del 23/7/2018. In particolare ci chiediamo: essendo ancora vigente il comma 6 dell’art. 12 della legge 40/2004, che vieta qualsiasi forma di commercializzazione dei gameti e degli embrioni, le Regioni e le Provincie autonome sono o non sono obbligate a rispettare questo divieto?

In Italia chi compra un pezzo di organo umano prelevato da vivente è punito con la reclusione da tre a dodici anni e con la multa da euro 50.000 ad euro 300.000 (art. 601bis codice penale):  a quale degrado culturale siamo giunti se i giudici ritengono che l’embrione umano si può comprare, ritenendo evidentemente che ha meno dignità di  un pezzo di fegato o di midollo osseo umano?

Favorendo la commercializzazione di ovociti, spermatozoi ed embrioni si crea una nuova forma di schiavitù delle donne, in particolare di quelle più povere o avide di danaro.

La fecondazione extracorporea eterologa non è l’unica modalità “terapeutica?” possibile per realizzare il neoconiato “diritto ad avere uno o più figli”, di una coppia sterile, anche l’adozione  consente di soddisfare questo presunto “diritto” offrendo in più ad un bambino abbandonato la possibilità di soddisfare il suo naturale ed universale diritto ad una famiglia e senza  esporre a morte certa più dell’80% dei suoi fratelli embrioni prodotti e trasferiti in utero nella PMA: perché i Giudici non hanno fatto inserire tra le prestazioni rimborsabili al prezzo del ticket anche l’adozione?

Per sanare una discriminazione ne hanno creata una più grossa!

Per scaricare il COMUNICATO CLICCA QUIComunicato Stampa n. 2 del 12 marzo 2019_1

 

DI SEGUITO LA VERSIONE INTEGRALE DEL COMUNICATO

 

L’INSERIMENTO NEI L.E.A. DELLA P.M.A. CALPESTA LA DIGNITA’ UMANA DEGLI EMBRIONI, SDOGANA -CONTRA LEGEM- ED ALIMENTA UNA NUOVA FORMA DI SCHIAVITU’ DELLE DONNE POVERE E DISCRIMINA LE COPPIE ADOTTANTI

COMUNICATO A.I.G.O.C. STAMPA N. 2 DELL’ 12 MARZO 2019

 

L’articolo di La Repubblica, che trionfalmente annuncia che anche in Lombardia “Eterologa al via per prime coppie al prezzo del ticket” dopo che i Giudici del TAR Lombardia e del Consiglio di Stato,  accogliendo il ricorso di Sos infertilità onlus, hanno costretto la regione Lombardia a mettersi in regola con una delibera che ha sancito il regime di rimborsabilità per l’eterologa ad imitazione di altre regioni (Toscana, Emilia e Romagna e Friuli Venezia Giulia) ha sollevato in noi molte perplessità e dubbi, che ora cercheremo di manifestare.

Non essendo stato – fino ad oggi – abrogato il comma 6 dell’art. 12 della legge 40/2004 chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro”,  nel nostro Comunicato stampa n. 6 del 10 luglio 2017 esprimevamo la nostra sorpresa e perplessità di fronte alla “grande generosità delle “donatrici” straniere, che hanno “offerto” la stragrande maggioranza degli ovociti utilizzati nel 2015 per le fecondazioni eterologhe, richiedendo la ovodonazione una stimolazione ovarica per far maturare più ovociti (in media 6,9) ed un prelievo degli stessi!” ed in quello n. 3 del 23 luglio 2018 – dopo aver dettagliatamente descritto il traffico di cellule germinali maschili e femminili e di embrioni – lamentavano “Nessun cenno c’è nella relazione sulle modalità di acquisizione dei gameti e degli embrioni dai Centri esteri da parte delle Regioni Italiane considerato che non si possono acquistare né barattare sarebbe utile riferire! “.

Ora leggendo nel citato articolo che addirittura il TAR Lombardia ed il Consiglio di Stato obbligano la Regione Lombardia a fare quello che altre regioni (Toscana, Emilia e Romagna, Friuli Venezia Giulia) hanno già fatto e continuano a fare dal 2015 ci sorge spontanea una domanda: le Regioni e le provincie Autonome non sono obbligate a rispettare il divieto di commercializzazione di cui all’art. 12 comma 6 della legge 40/2004?  

 Il fatto che nell’ultima relazione al Parlamento sull’applicazione della legge 40/2004 (28 giugno 2018) è riportata l’importazione (2.865 contenitori per un totale di 4.297 embrioni nel 2016) e l’esportazione (55 crioconservatori per un totale di 83 embrioni nel 2016) di embrioni ci fa prendere atto del degrado culturale cui è pervenuta la nostra società, che considera gli embrioni umani meno di un pezzo di organo umano (fegato, midollo osseo, …) dal momento che la legge 236/2016 inserendo l’art. 601bis nel codice penale sancisce che «Chiunque, illecitamente, commercia, vende, acquista ovvero, in qualsiasi modo e a qualsiasi titolo, procura o tratta organi o parti di organi prelevati da persona vivente è punito con la reclusione da tre a dodici anni e con la multa da euro 50.000 ad euro 300.000. Se il fatto è commesso da persona che esercita una professione sanitaria, alla condanna consegue l’interdizione perpetua dall’esercizio della professione»!

 Gli ovociti comprati all’estero – in modo cospicuo ed eccessivo – vengono prelevati dalle ovaie di giovani donne per lo più bisognose di danaro per sopravvivere o per altre loro scelte, che sono state bombardate da alte dosi di ormoni per produrre il numero maggiore possibile di ovociti maturi da prelevare, quindi queste donne di fatto sono esposte a rischi e danno vita ad una nuova forma di schiavitù, che la legge italiana aborrisce e vieta, ma che gli Amministratori Regionali e Provinciali alimentano con il beneplacito di TAR e Consiglio di Stato.

 La fecondazione extracorporea eterologa non è l’unica modalità “terapeutica?” possibile per realizzare il neoconiato “diritto alla famiglia”, cioè ad avere uno o più figli, di una coppia sterile : nelle linee guida del 1 luglio 2015 è espressamente scritto che “Alla coppia deve essere prospettata la possibilità di  ricorrere a procedure di adozione o di  affidamento  ai  sensi  della  legge  4 maggio 1983, n. 184, e  successive  modificazioni,  come  alternativa alla procreazione medicalmente assistita.”, per cui il TAR ed il Consiglio di Stato nel tentativo di riparare una presunta discriminazione ne hanno compiuta una più grossa non indicando tra le possibili “terapie” della sterilità coniugale assoluta anche l’adozione, considerato che l’adozione di un bambino già nato ed abbandonato soddisfa al diritto universale di ogni bambino ad avere una famiglia senza esporre a morte certa più dell’80% dei suoi fratelli embrioni prodotti e trasferiti in utero nella fecondazione extracorporea eterologa. I Giudici Amministrativi non si sono minimamente preoccupati dei costi sostenuti dalle Coppie  Adottanti e della gravissima discriminazione che patiscono nel vedere che Giudici Amministrativi Italiani si preoccupano di far sostenere alle Regioni spese ingenti (tra i 5 e 6 mila euro per ogni ciclo) per “terapie” poco efficaci (le coppie con figlio in braccio non hanno mai raggiunto il 20% di quelle che si sottopongono a fecondazione extracorporea) trascurando di ingiungere che anche le spese sostenute dalle Coppie Adottanti debbano essere a carico del SSN, delle Regioni a fronte del pagamento di un ticket.

 Nel già citato articolo resterebbe come nodo da sciogliere  l’età massima della donna fissata dalla Regione Lombardia a 43 anni. Questo limite non è arbitrario – come si vorrebbe far credere – , ma ha un suo fondamento dimostrato dai fatti avvenuti nel biennio 2013-2014 in Italia: in sei regioni italiane (Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Sicilia) sottoposte ad un nuovo sistema di sorveglianza della mortalità materna diretta entro 42 giorni dal parto/aborto è stata registrata la morte di 6 donne ( 3 con età superiore ai 42 anni e 5 con obesitàcondizioni che costituiscono controindicazioni al ricorso a tecniche di PMA in ambito pubblico nel Regno Unito) con una frequenza 7,67 volte maggiore  (51,98/100.000 nati vivi) rispetto alle altre 33 donne  con concepimento naturale decedute (6,78/100.000 nati vivi) nello stesso periodo (https://www.istat.it/it/files/2018/03/La-salute-riproduttiva-della-donna.pdf, pag. 123-124).

Viene criticato anche il limite di tre cicli concessi per l’eterologa, ma se teniamo in debita considerazione l’entità della spesa ed i risultati ottenuti la fecondazione extracorporea sia omologa che eterologa non dovrebbe proprio essere inserita nei LEA in una società come la nostra in cui diversi milioni di persone ammalate non possono curarsi e sottoporsi ad esami più utili e meno costosi per mancanza dei soldi necessari per procurarsi i farmaci o pagare le analisi per poterli fare in tempo utile per le cure!

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