VITA PROTAGONISTA 

 

Alatri, 27 giugno 2018 – ore 17:30
Piazza di Santa Maria Maggiore

 

Martedì 27 giugno, ad Alatri (FR) si è tenuto un interessante convegno, dal titolo “Vita protagonista”. Si è parlato di “vita” sotto vari aspetti e, senza quasi rendermene conto, mi son trovato a prendere appunti durante gli interventi che si sono succeduti; perché non riorganizzarli e trasmetterne quindi i contenuti anche a chi non era presente? Così cercherò qui di farne un resoconto, consapevole che gli appunti non erano pensati a tal fine; pertanto mancheranno qui alcuni temi trattati, e me ne scuso. Alla fine, ho aggiunto dei link che potranno servire per approfondimenti.
Gli interventi, moderati da Francesco Boezi de ilgiornale.it, sono stati tutti molto interessanti. Il primo è dell’onorevole Olimpia Tarzia, Consigliere Regionale per il Lazio, Presidente del movimento PER (Politica Etica Responsabilità), che promuove, con la Pontificia Università Lateranense, un corso di alta formazione politica; è anche autrice del libro CI ALZEREMO IN PIEDI – L’Italia dall’aborto alle unioni civili: il mio viaggio tra passione civile e testimonianza cristiana. Segue l’intervento del dott. Alessandro Feo, segretario nazionale dell’AIGOC (Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici). Alla fine del suo intervento giunge la notizia della decisione della CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) sul caso Charlie Gard, che viene colta con una certa delusione da relatori e platea. Prende la parola, a quel punto, la dott.ssa Maria Rachele Ruiu, referente nazionale CitizenGO Italia. Conclude i lavori il dott. Federico Iadicicco, presidente del Centro Studi Minas Tirith.
L’on. Tarzia esprime una forte critica relativa alla non corretta applicazione della L.194/78, in particolare nella parte cosiddetta “preventiva” della legge, e sulle sue conseguenze nella società.
Per quanto riguarda la prima critica, si è sottolineata la mancata applicazione della parte preventiva della legge, (art.2: “I consultori familiari … assistono la donna in stato di gravidanza: …d) contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza. I consultori … possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternita’ difficile dopo la nascita.
La somministrazione su prescrizione medica, nelle strutture sanitarie e nei consultori, dei mezzi necessari per conseguire le finalita’ liberamente scelte in ordine alla procreazione responsabile e’ consentita anche ai minori”). Ma si prova davvero a proporre l’aborto dopo aver cercato di rimuovere le cause che conducono le donne a tale scelta?
Si porta poi la riflessione sul fatto che non è vero che la legge risulta inapplicata perché manchino i medici non obiettori, come invece ci raccontano i principali mezzi di informazione. I medici non obiettori ci sono, e sono in numero più che sufficiente. Il carico di lavoro medio dei ginecologi non obiettori nel Lazio è bassissimo, (ndr: la percentuale di ginecologi non obiettori supera il 20%; ci sono da 1 a 7 interruzioni volontarie di gravidanza a settimana; basterebbe quindi anche un solo medico non obiettore a soddisfare le esigenze di tutta la regione con un carico lavorativo di un giorno a settimana).
Invece, per quanto concerne le la seconda critica, si sottolinea che, per la donna lavoratrice in attesa, l’aborto diventa la soluzione migliore per evitare i problemi connessi alla doppia attività di madre e di lavoratrice. Con l’aborto, invece di tutelare la famiglia, si banalizza l’aborto come soluzione spiccia. Altro problema di natura sociale è la denatalità legata alla condizione socio-lavorativa della donna: se ella genera figli da giovane, non riesce più ad entrare nel mondo del lavoro perché ormai non più giovanissima; quindi deve trovare prima una stabilità lavorativa, subordinando quindi ad essa la libertà personale e familiare. In pratica, la donna non è libera.
Poi interviene il dott. Feo. Interessantissimi i contributi portati all’attenzione della platea e degli altri relatori. Si parla dell’organismo vivente, si forniscono alcune definizioni scientifiche, tra cui quella di gravidanza, ecc. Si sottolinea inoltre che il Rapporto Warnock del 1984, al n.19 del cap.11, introduce una definizione (fittizia) di pre-embrione.
Si illustrano, inoltre, dei casi inequivocabili di bambini che, al momento della gestazione, erano nelle condizioni per cui (di solito) i medici suggeriscono l’aborto, ma che oggi sono cresciuti e amati, e conducono una vita più o meno normale.
Poi giunge, praticamente in diretta, la notizia chock: la CEDU ha rigettato le richieste dei genitori di Charlie Gard, dando così ragione al Regno Unito: Charlie può essere ucciso!
Con questa notizia apre il suo intervento la dott.ssa Ruiu, commentando prima, poi discutendo dell”aborto e di come è visto dalla donna. Spesso banalizzato, da parte dell’opinione pubblica, lascia sempre una traccia dolorosa in quelle donne che lo hanno scelto. Ci si pone quindi il problema delle motivazioni che la spingono ad optare per una simile soluzione. Alcune delle opzioni enumerate dalla dott. Ruiu; la donna che abortisce ha (fondamentalmente) paura.
Paura di:
  1. non essere capace di essere madre;
  2. non riuscire a gestire “un altro” figlio;
  3. non accettare le trasformazioni del proprio corpo;
  4. non aver concepito con l’uomo giusto;
  5. critiche da parte della società, nel caso in cui il bambino si a frutto di relazioni extraconiugali o tra minori;
  6. …;
Ai problemi di queste donne, la società non sa rispondere in modo efficace; riesce solo a suggerire la soluzione più drastica e banale: l’aborto.
Poi è la volta del dott. Iadicicco, che conclude parlando, tra l’altro, della finestra di Overton, e poi di Charlie Gard. Si pone il problema politico del fatto che, se è vero che tanti ginecologi, esperti quindi di quei processi che portano al parto, sono obiettori, allora il politico dovrebbe porsi il problema di come mai tanti specialisti del settore si rifiutano di praticare l’obiezione. Ma un motivo ci sarà?