Giorno: 27 Luglio 2018

ESSERE PRO LIFE OGGI

PER LA VITA SENZA COMPROMESSI

 

ALBANO LAZIALE, 26-29 LUGLIO 2018
VILLA ALTIERI

 

 

Relazione del Prof G. Noia 

Ore 11:00 – “Dove l’aborto e l’eutanasia si incontrano”

 

La cecità degli occhi del cuore non ci fa più vedere la persona umana, soprattutto quando questa realtà riguarda la persona del figlio. Quale grande tragedia per l’umanità quando una madre non riesce più a vedere il proprio figlio? L’aborto e l’eutanasia si incontrano come espressione di una sinergia di morte dove non conta più la bellezza della vita umana ma l’efficienza, l’utilità e la paura di soffrire. Tutto ciò si traduce in una perdita di speranza per il futuro.

 

VITA PROTAGONISTA 

 

Alatri, 27 giugno 2018 – ore 17:30
Piazza di Santa Maria Maggiore

 

Martedì 27 giugno, ad Alatri (FR) si è tenuto un interessante convegno, dal titolo “Vita protagonista”. Si è parlato di “vita” sotto vari aspetti e, senza quasi rendermene conto, mi son trovato a prendere appunti durante gli interventi che si sono succeduti; perché non riorganizzarli e trasmetterne quindi i contenuti anche a chi non era presente? Così cercherò qui di farne un resoconto, consapevole che gli appunti non erano pensati a tal fine; pertanto mancheranno qui alcuni temi trattati, e me ne scuso. Alla fine, ho aggiunto dei link che potranno servire per approfondimenti.
Gli interventi, moderati da Francesco Boezi de ilgiornale.it, sono stati tutti molto interessanti. Il primo è dell’onorevole Olimpia Tarzia, Consigliere Regionale per il Lazio, Presidente del movimento PER (Politica Etica Responsabilità), che promuove, con la Pontificia Università Lateranense, un corso di alta formazione politica; è anche autrice del libro CI ALZEREMO IN PIEDI – L’Italia dall’aborto alle unioni civili: il mio viaggio tra passione civile e testimonianza cristiana. Segue l’intervento del dott. Alessandro Feo, segretario nazionale dell’AIGOC (Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici). Alla fine del suo intervento giunge la notizia della decisione della CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) sul caso Charlie Gard, che viene colta con una certa delusione da relatori e platea. Prende la parola, a quel punto, la dott.ssa Maria Rachele Ruiu, referente nazionale CitizenGO Italia. Conclude i lavori il dott. Federico Iadicicco, presidente del Centro Studi Minas Tirith.
L’on. Tarzia esprime una forte critica relativa alla non corretta applicazione della L.194/78, in particolare nella parte cosiddetta “preventiva” della legge, e sulle sue conseguenze nella società.
Per quanto riguarda la prima critica, si è sottolineata la mancata applicazione della parte preventiva della legge, (art.2: “I consultori familiari … assistono la donna in stato di gravidanza: …d) contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza. I consultori … possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternita’ difficile dopo la nascita.
La somministrazione su prescrizione medica, nelle strutture sanitarie e nei consultori, dei mezzi necessari per conseguire le finalita’ liberamente scelte in ordine alla procreazione responsabile e’ consentita anche ai minori”). Ma si prova davvero a proporre l’aborto dopo aver cercato di rimuovere le cause che conducono le donne a tale scelta?
Si porta poi la riflessione sul fatto che non è vero che la legge risulta inapplicata perché manchino i medici non obiettori, come invece ci raccontano i principali mezzi di informazione. I medici non obiettori ci sono, e sono in numero più che sufficiente. Il carico di lavoro medio dei ginecologi non obiettori nel Lazio è bassissimo, (ndr: la percentuale di ginecologi non obiettori supera il 20%; ci sono da 1 a 7 interruzioni volontarie di gravidanza a settimana; basterebbe quindi anche un solo medico non obiettore a soddisfare le esigenze di tutta la regione con un carico lavorativo di un giorno a settimana).
Invece, per quanto concerne le la seconda critica, si sottolinea che, per la donna lavoratrice in attesa, l’aborto diventa la soluzione migliore per evitare i problemi connessi alla doppia attività di madre e di lavoratrice. Con l’aborto, invece di tutelare la famiglia, si banalizza l’aborto come soluzione spiccia. Altro problema di natura sociale è la denatalità legata alla condizione socio-lavorativa della donna: se ella genera figli da giovane, non riesce più ad entrare nel mondo del lavoro perché ormai non più giovanissima; quindi deve trovare prima una stabilità lavorativa, subordinando quindi ad essa la libertà personale e familiare. In pratica, la donna non è libera.
Poi interviene il dott. Feo. Interessantissimi i contributi portati all’attenzione della platea e degli altri relatori. Si parla dell’organismo vivente, si forniscono alcune definizioni scientifiche, tra cui quella di gravidanza, ecc. Si sottolinea inoltre che il Rapporto Warnock del 1984, al n.19 del cap.11, introduce una definizione (fittizia) di pre-embrione.
Si illustrano, inoltre, dei casi inequivocabili di bambini che, al momento della gestazione, erano nelle condizioni per cui (di solito) i medici suggeriscono l’aborto, ma che oggi sono cresciuti e amati, e conducono una vita più o meno normale.
Poi giunge, praticamente in diretta, la notizia chock: la CEDU ha rigettato le richieste dei genitori di Charlie Gard, dando così ragione al Regno Unito: Charlie può essere ucciso!
Con questa notizia apre il suo intervento la dott.ssa Ruiu, commentando prima, poi discutendo dell”aborto e di come è visto dalla donna. Spesso banalizzato, da parte dell’opinione pubblica, lascia sempre una traccia dolorosa in quelle donne che lo hanno scelto. Ci si pone quindi il problema delle motivazioni che la spingono ad optare per una simile soluzione. Alcune delle opzioni enumerate dalla dott. Ruiu; la donna che abortisce ha (fondamentalmente) paura.
Paura di:
  1. non essere capace di essere madre;
  2. non riuscire a gestire “un altro” figlio;
  3. non accettare le trasformazioni del proprio corpo;
  4. non aver concepito con l’uomo giusto;
  5. critiche da parte della società, nel caso in cui il bambino si a frutto di relazioni extraconiugali o tra minori;
  6. …;
Ai problemi di queste donne, la società non sa rispondere in modo efficace; riesce solo a suggerire la soluzione più drastica e banale: l’aborto.
Poi è la volta del dott. Iadicicco, che conclude parlando, tra l’altro, della finestra di Overton, e poi di Charlie Gard. Si pone il problema politico del fatto che, se è vero che tanti ginecologi, esperti quindi di quei processi che portano al parto, sono obiettori, allora il politico dovrebbe porsi il problema di come mai tanti specialisti del settore si rifiutano di praticare l’obiezione. Ma un motivo ci sarà?

 

IMPLICAZIONI OSTETRICHE E GINECOLOGICHE DEL PXE 

 

BOLOGNA 26 MAGGIO 18

 

“Implicazioni ostetriche e ginecologiche del PXE”- Relazione del Dr Alessandro Feo

Ostetrico-Ginecologo

Medico di Medicina Generale ASL SA – Segretario Nazionale AIGOC

alessandrofeo.it – alessandrofeo@aigoc.it

  COMITATO
 DIFENDIAMO I NOSTRI FIGLI

       Sezione di Salerno e Provincia

LA CRISI DELL’UMANO NELLA SOCIETA’ ATTUALE. Una visione storico-scientifica

Sabato 12 marzo 2016, ore 16:30

Salone dei Marmi – Palazzo di Città
SALERNO

 

Il Dr. Alessandro Feo  ha tenuto una relazione dal titolo: ” Alle origini della vita umana”

 

 

 

 

 

             

 

HUMANAE VITAE: UN’ENCICLICA TUTTA DA SCOPRIRE

Foligno, 22 luglio 2018 – XVI Domenica T.O.

Angelo Francesco Filardo

Direttore Centro “Amore e Vita” e V.Presidente dell’A.I.G.O.C.

L’HUMANAE VITAE è molto di più di un “no” chiaro ed esplicito senza necessità di interpretazioni alla pillola ed alla contraccezione: è prima di tutto un grandissimo “sì” alla difesa dell’amore coniugale, esplicitato molto bene nel n.12 di questa profetica e molto contrastata enciclica “Tale dottrina, più volte esposta dal magistero della chiesa, è fondata sulla connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l’uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell’atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo. Infatti, per la sua intima struttura, l’atto coniugale, mentre unisce con profondissimo vincolo gli sposi, li rende atti alla generazione di nuove vite, secondo leggi iscritte nell’essere stesso dell’uomo e della donna. Salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l’atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore ed il suo ordinamento all’altissima vocazione dell’uomo alla paternità. Noi pensiamo che gli uomini del nostro tempo sono particolarmente in grado di afferrare il carattere profondamente ragionevole e umano di questo fondamentale principio.”
Dopo il diffondersi della banalizzazione della sessualità e della promiscuità tra le giovani generazioni, per celebrare il 10° anniversario dell’H.V. in Inghilterra pensarono bene di far nascere la prima bambina prodotta in provetta, Luise Brown.
Il primo passo era stato “rapporti sessuali con chi vuoi e quando vuoi senza procreazione”, il secondo “produrre la vita umana in laboratorio senza l’unione della coppia genitoriale”. Ma quando si rompe di propria iniziativa la  connessione inscindibile tra il significato unitivo e il significato procreativo dell’atto coniugale il risultato è inevitabilmente drammatico per l’umanità: l’uomo viene degradato ad oggetto e moltissime vittime innocenti vengono immolate sull’altare del piacere e dei propri desideri.
La recente pubblicazione della Relazione annuale del Ministro della Salute al Parlamento sull’applicazione della legge 40/2004 ci consente di prendere coscienza dei danni della fecondazione extracorporea: l’altissimo numero di embrioni sacrificati (nel 2016 in Italia almeno 165.700 per far nascere 11.791 bambini vivi) ed il crescente numero di bambini crioconservati (nel 2016 38.687 riportati nella relazione + almeno 6.577 nei cicli con donazione di gameti di cui non si ha menzione nella relazione), per cui dal 2005 al 2016 essendo stati crioconservati almeno 188.638 embrioni e scongelati 118.504 nei crioconservatori dei diversi centri italiani sono rimasti sospesi nel gelo a tempo indeterminato – forse per sempre! – almeno 70.134 embrioni, di cui non si prendono cura non solo i propri genitori, ma neanche il Governo ed il Parlamento che dopo la liberalizzazione da parte della Corte Costituzionale nel 2009 del numero di embrioni da produrre e da conservare non avvertono il dovere di tutelare la vita di questi microscopici esseri umani, come prevede la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo “il fanciullo, a causa della sua mancanza di maturità fisica ed intellettuale necessita di una protezione e di cure particolari, ivi compresa una protezione legale appropriata, sia prima che dopo la nascita”).
Nessun lettore ha difficoltà a considerare disumano un numero così alto di bambini sacrificati eppure in questi giorni i mezzi di comunicazione di massa non ne hanno parlato affatto! E nessun invito ad indossare magliette viola o color ghiaccio (per fermare le pratiche disumane che producono tali morti o il disumano congelamento di tanti embrioni) abbiamo ricevuto da chi per altri disumani trattamenti si è mobilitato con molta eco mediatica.
L’approvazione della legge 194 sempre nel 1978 e la mentalità contraccettiva – l’anti life mentality – instauratasi per il rifiuto e per l’ignoranza dell’insegnamento contenuto nell’H.V. ha prodotto un numero ancora maggiore di vittime innocenti ed indifese. In Italia nei primi 40 anni sono circa 6 milioni le vittime regolarmente registrate dell’aborto volontario, ma molto più grande è il numero dei cripto aborti – gli aborti occultati, non considerati tali – dovuti all’uso della spirale, della pillola ep, della minopillola e dei progestinici deposito, dedelle pillole del/i giorno/i dopo – che si aggiravano nel solo anno 2016 intorno a 1.330.061.
Ma i danni della contraccezione non si fermano alla loro occisività, ma incidono negativamente sulla salute delle donne provocandone in alcune anche la morte, sull’ecologia ambientale e sul modo di concepire la sessualità nelle giovani generazioni .
Si parla dell’aumento dell’uso di droghe e di alcool nei giovani, ma pochissimi denunciano esplicitamente che l’infelicità dei giovani è legata all’uso del sesso mordi e fuggi, che non può appagare il desiderio di essere amato e di amare che è in ognuno di noi, alla fragilità delle unioni matrimoniali, alla pornografia, alla mancanza di un’educazione affettiva.
Mentre c’è chi si da da fare per rendere accettabile in ambiente cattolico la contraccezione – nonostante la sua potenziale abortività – una sessuologa belga, non credente, che opera in Francia, Therese Hargot, nel libro “Una Gioventù sessualmente liberata (o quasi)” pag.105 oltre a denunciare il fallimento della liberazione sessuale lancia un monito ecologico  «Come posso tollerare che la donna che amo si bombi di ormoni mentre io rifiuto di mangiare un pollo che ne porti la benché minima traccia? Mangiamo bio, facciamo attenzione alla nostra salute, allora prendere la pillola è totalmente incoerente con la nostra filosofia di vita!» mi confidava un ventottenne molto motivato a formarsi, insieme alla propria compagna, ad un’alternativa da loro giudicata «più rispettosa della donna e più responsabilizzante per l’uomo».”
Il Centro “AMORE E VITA” nella ricorrenza del 50° anniversario dell’H.V. ha pubblicato il libretto L’ABORTO VOLONTARIO e la VII edizione dell’opuscolo LA FECONDITÀ UMANA per offrire a tutti le informazioni necessarie per poter fare scelte libere, consapevoli e pienamente umane. Ci auguriamo che in particolare i Giovani ne vogliano fare tesoro in preparazione al prossimo Sinodo.

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