IL VERO INSULTO  E’ L’ARROGANTE PRESUNZIONE DI CHI SI ERGE A DIFENSORE

DELLE DONNE PRIVANDOLE DELLA LORO DIGNITA’

 

Ci addolora, ma non ci sorprende, leggere titoli come questo “Tutti contro il fertility day: è un insulto alle donne”, perché sono il segno inequivocabile dello stato di degrado in cui ci ha condotto la diffusione di una cultura individualista ed utilitaristica sostenuta ed incoraggiata da leggi dello Stato che di fatto riconoscono più forza e valore ai desideri che ai diritti fondamentali dell’uomo.
Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ribadisce “Lo slogan del Fertility Day é conoscere per essere libere di scegliere, non é nostra intenzione fare una campagna per la natalita’ ma fare prevenzione perché l’infertilità é una questione di Salute Pubblica. E’ un problema in crescita che riguarda sia gli uomini che le donne. E’ stata individuata la necessità di informare le persone perché é emerso che spesso manca la consapevolezza dei tempi della fertilità, che varia a seconda delle età”.
La cartolina “La bellezza non ha età, la fertilità sì” non ha come l’altro slogan nulla di offensivo e/o di accusatorio nei confronti delle donne e delle coppie, ma in modo efficace richiama un’inesorabile verità naturale e scientifica, che nessun medico in buona fede può smentire e che i dati resi noti ogni anno sull’applicazione della legge 40/2004 impietosamente mettono sotto gli occhi di chi legge le relazioni ministeriali. Evidentemente i parlamentari che hanno protestato e protestano non hanno mai letto o non leggono con la dovuta attenzione le relazioni ministeriali.
 Al coro delle proteste si accoda anche l’ammaliante Renzi, che invece di sostenere il Ministro della Salute in una campagna di corretta informazione scientifica tesa a preservare la fertilità umana ed a far risparmiare alle donne ed alle coppie tante sofferenze, delusioni (non dimentichiamo che nel 2014 solo il 16,54% delle coppie che hanno fatto ricorso alla fecondazione extracorporea ha avuto un figlio in braccio!), soldi (anche lo Stato inserendo nei LEA la fecondazione extracorporea sperpera danaro pubblico, che potrebbe utilizzare diversamente) ed il peso di avere sulla coscienza la morte di più figli esposti a morte certa o lasciati sospesi nel crioconservatore, fa finta di non sapere niente del progetto approvato dal Consiglio dei Ministri ed indica rimedi – indispensabili ed improcrastinabili assieme ad altri per contrastare il gelo demografico e per poter assicurare un minimo di stato sociale per i nostri figli – che in tutti questi mesi non si è mai preoccupato di proporre al Parlamento e di realizzare ricorrendo – se necessario – anche al “voto di fiducia”.
E’ triste constatare che mentre in ogni campo della medicina si può parlare e si ribadisce l’urgenza dell’informazione per la prevenzione quando questo viene fatto per preservare la fertilità, che è ancora strettamente connessa con la sessualità la verità scientifica deve essere taciuta perché contrasta con gli interessi economici ed ideologici di alcuni magnati, che vogiono gestire il mondo a loro piacimento!
Noi, che abbiamo sempre fatto informazione scientifica corretta e ci siamo messi a servizio della donna e della coppia per renderle veramente libere nelle loro scelte non possiamo che esprimere in questa occasione la nostra solidarietà al Ministro della Salute ed augurarci che assieme alle “cartoline” non cambi anche il contenuto e lo spirito indicato, cioè che il fertility day non si riduca – come alcuni vogliono ! – ad una vetrina espositiva delle tecniche di fecondazione extracorporea per tutte le età e per tutti i desideri.

 

Per visualizzare il COMUNICATO STAMPA N. 5 del 3 settembre 2016CLICCA QUI

Crioconservazione del tessuto ovarico

 

Abbiamo letto con molta attenzione la richiesta, che l’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), la SIE (Società Italiana di Endocrinologia) e la SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) hanno incluso nelle Raccomandazioni sull’Oncofertilità presentate a Roma in un incontro con i giornalisti il 12 luglio u.s. .Mentre riteniamo molto importante richiamare l’attenzione del Ministro della Salute e dei Responsabili Regionali della Sanità sul come preservare la fertilità nelle donne e negli uomini under 40 affetti da patologia oncologica, che necessitino di trattamenti antineoplastici, rimaniamo sorpresi dall’unidirezionalità delle vie presentate e dall’apparato che si vuole impiantare , che non sempre è garanzia del raggiungimento nei tempi previsti degli obiettivi prefissati e dell’efficacia scientifica dei risultati sperati.
Per quanto riguarda le donne, che sono le più numerose ad avere bisogno di questi trattamenti ci sorprende non vedere indicato il trattamento principe, quello che scientificamente può essere definito tale perché permette di ripristinare nella donna dopo i trattamenti antineoplastici la sua fertilità e la sua capacità riproduttiva e che non richiede neanche di procrastinare i trattamenti antineoplastici.
Ci riferiamo alla crioconservazione del tessuto ovarico, che può essere reimpiantato nell’ovaio della stessa donna dopo il completamento dei trattamenti antineoplasici – anche a distanza di dieci anni ! – e che riprende a funzionare ciclicamente, a far maturare e liberare una cellula uovo matura, che può essere naturalmente fecondata (con un rapporto sessuale) e portare ad una gravidanza e ad un parto naturale.
Il prelievo del tessuto ovarico da crioconservare può essere fatto tempestivamente con una video laparoscopia e dopo poco tempo possono essere iniziati i trattamenti antineoplastici.

 

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La fecondazione extracorporea nel 2014 fa registrare il numero massimo di embrioni sacrificati e crioconservati

 

Anche quest’anno la Relazione presentata dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin al Parlamento sull’attuazione della legge 40/2004 nell’anno 2014 oltre a confermare il triste primato, detenuto da 5 anni, cioè che le tecniche di fecondazione extracorporea rappresentano in Italia la prima causa assoluta, certificata, di morte degli embrioni umani, fa registrare una significativa impennata rispetto agli anni precedenti del numero di embrioni sacrificati, 149.950, 6.180 in più rispetto al 2013, e degli embrioni crioconservati, 28.757, 6.614 in più rispetto al 2013!
E’ bene ricordare che la nostra analisi dei dati forniti dalla relazione si limita alle tecniche di II e III livello, cioè alle tecniche di fecondazione extracorporea, che espongono a morte certa la stragrande maggioranza degli embrioni prodotti in laboratorio.

La tabella sopra riportata sintetizza l’andamento nel tempo degli effetti negativi della fecondazione extracorporea, che fa registrare un aumento costante delle coppie trattate (55.654), del numero totale degli embrioni sacrificati e di quelli crioconservati.
Per comprendere come si arriva ai 149.950 embrioni sacrificati bisogna andare a leggere la tab. 3.4.13 a pag. 106 della relazione, nella quale scopriamo che nel 2014 sono stati fecondati 170.629 dei 238.427 ovociti inseminati, ai quali vanno sommati i 16.536 embrioni scongelati (tab. 3.4.16 pag. 107) ed i 2.518embrioni formati dopo scongelamento di ovociti (tab. 3.4.25 pag. 116) e sottratti i 10.976 nati vivi ed i 28.757 embrioni crioconservati.
Questi 149.950 rappresentano l’altissimo costo in vite umane delle tecniche di fecondazione extracorporea, che le rende umanamente inaccettabili e che – purtroppo! – viene ancora poco considerato dai nostri Parlamentari, dal Ministro della Salute, dal Governo, dai mass media, da tanti medici e dagli educatori.
L’altro dato allarmante è la costante crescita del numero degli embrioni crioconservati, che nel 2014 è notevolmente aumentato fino a 28.757: è questo un segno evidente della poca considerazione che il Parlamento ed il Governo hanno della dignità di questi embrioni e dell’enunciato dell’art. 1 della legge 40/2004! Nel nostro opuscolo “Riflessioni osservazioni suggerimenti sui ddl presentati al Parlamento sulla PMA eterologa …” del 23 settembre 2014 a pag. 11 abbiamo scritto “anzi è necessario esplicitare nella legge
che dopo la sua entrata in vigore alla luce del crescente numero di embrioni crioconservati osservato dopo la sentenza della Corte Costituzionale, che ha ne eliminato il limite, La donna e la coppia per poter procedere ad una eventuale crioconservazione di embrioni devono espressamente sottoscrivere nel consenso informato che si impegnano a trasferire in utero gli embrioni prodotti in eccesso e crioconservati anche in caso di buon esito del primo trasferimento e/o di nascita in modo naturale di altri figli, a pagare le spese necessarie per tutta la durata della crioconservazione (il cui ammontare va valutato e dettagliatamente specificato nel consenso informato al quale va allegata la fotocopia del bonifico bancario in un apposito ccb del deposito anticipato della somma pari al costo di tre anni di crioconservazione)*. Nel caso di separazione e/o divorzio o rottura della convivenza per la donna/madre permane l’obbligo di procedere all’impianto degli embrioni crioconservati, che continuano ad essere loro figli anche se molto piccoli ed invisibili ad occhio nudo, mentre per l’uomo/padre permane l’obbligo di fornire tutti i mezzi di sostentamento necessari a questi figli come si conviene per i figli già nati comprendendo anche le spese della crioconservazione degli stessi. In caso di mancato trasferimento in utero di questi loro figli crioconservati alla coppia viene comminata la stessa pena prevista per l’abbandono di minori (art. 591 c.p.).”
Per visualizzare il COMUNICATO-STAMPA n3 del11luglio2016CLICCA QUI_

Rinnovato il Consiglio Direttivo dell’A.I.G.O.C.

 

 

L’Assemblea dei Soci convocata a Roma presso la Villa San Giovanni Battista in via Casale di San Pio V n. 1, ha rinnovato il Consiglio Direttivo dell’Associazione per il periodo 2016/2020 eleggendo il Prof. Giuseppe Noia, il dr. Angelo Francesco Filardo, il dr. Gian Franco Puggioni, il dr. Alberto Virgolino ed il dr. Alessandro Feo.
Il nuovo Consiglio Direttivo ha poi eletto Presidente il Prof. Giuseppe Noia, V.Presidente il dr. Angelo Francesco Filardo, Segretario il dr. Alessandro Feo, Tesoriere il dr. Alberto Virgolino.

La contraccezione non previene l’aborto volontario ma lo rende invisibile

 

Ci sorprende, ma non ci stupisce che andando dietro l’onda mediatica delle lamentazioni – ingiustificate, come ha affermato la stessa ministro della Salute e com’è facilmente verificabile leggendo la pag. 46 dell’ultima relazione al Parlamento del Ministro della Salute presentata il 26 ottobre 2015 – della CIGL accolte dal Consiglio di Europa senza prendere in esame i dati della relazione ministeriale prima citata, la AOGOI abbia sfruttato l’occasione per fare l’ennesima campagna a favore della contraccezione.
Rimandiamo alla lettura del nostro comunicato stampa n. 5/2015 per verificare l’infondatezza delle lamentele della CGIL e dell’inesistenza delle difficoltà ad abortire in Italia nei tempi previsti dalla legge 194, limitandoci in questo comunicato a dimostrare l’infondatezza di quanto sostenuto e nei modi indicati dall’AOGOI.
Da sempre i sostenitori della legge 194 e con loro buona parte delle Società Italiane di Ostetricia e Ginecologia hanno affermato e continuano ad affermare che la contraccezione previene l’aborto volontario, anche se fin dagli anni ’70 ci sono studi che dimostrano chiaramente che dove maggiore è la diffusione della contraccezione di pari passo aumentano anche nei giovani le gravidanze non cercate, il ricorso all’aborto volontario per interrompere la maggior parte di queste gravidanze e la promiscuità, cioè il numero dei partner cambiati nei tre mesi precedenti la ricerca.
Nella vicina Francia, che fa registrare una diffusione quasi a tappeto della contraccezione  (il  91% delle donne in età fertile dichiara di usare contraccettivi) gli autori dello studio realizzato dall’INED che correla l’aborto volontario con l’uso della contraccezione (Magali Mazuy, Laurent Toulemon ed Elodie Baril) affermano “Dal 1970 la diffusione di efficaci metodi di contraccezione ha permesso la diminuzione di frequenza di gravidanze non desiderate, ma quando si verificavano il ricorso all’aborto aumentava, fino a quando il numero totale di interruzioni di gravidanza non è più sceso”.
Questo studio conferma quanto Ch. Tietze affermava nel 1989 «Dato che gli aborti e la contraccezione comportano l’obiettivo comune di evitare nascite non desiderate e nascite che avrebbero avuto luogo in un momento inopportuno, esiste un’alta correlazione tra esperienza abortiva ed esperienza contraccettiva nelle popolazioni nelle quali si ha accesso tanto alla contraccezione come all’aborto, ed in quelle in cui le coppie hanno tentato di regolare il numero di figli e la distanza tra loro. In queste società le donne che hanno utilizzato contraccettivi si sottopongono più probabilmente ad un aborto rispetto a quelle che non li utilizzano. L’aborto da solo è un metodo inefficace di regolazione della fertilità, ma incrementa la sua efficacia nella misura in cui l’estensione dell’uso di metodi contraccettivi gli concede la funzione di misura di sicurezza utilizzano».
In particolare lo studio francese ci dice chiaramente che la diffusione della contraccezione ha fatto registrare in Francia un significativo aumento delle recidive, quelle che l’AOGOI vorrebbe ridurre!

 

Per visualizzare il COMUNICATO-STAMPA n.1del14aprile2016 CLICCA QUI

 

La corte costituzionale italiana legittima l’eugenismo di stato con il silenzio 

assenso del governo non costituitosi in giudizio

Il richiamo incompleto all’art. 6 della legge 194/1978, che «consente agli operatori sanitari di praticare l’aborto terapeutico – anche oltre il termine di 90 giorni dall’inizio della gravidanza – in presenza di “processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro”» con l’omissione della frase più importante del comma b “che  determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna , tra l’altro molto raramente rispettata in questi 37 anni di applicazione della stessa legge 194/1978, ci fanno temere che la selezione sarà più ampia di quella che la Corte ci vuol far credere e che la diagnosi genetica pre impianto diverrà una procedura routinaria della fecondazione extra corporea con il conseguente aumento della schiera dei già numerosissimi embrioni sacrificati sull’altare del “figlio ad ogni costo … e sano”(143.770 nel 2013), che non solo non figureranno tra gli aborti volontari tardivi (ivg) che nel 2013 hanno raggiunto il 4,2% degli aborti volontari (4.064), ma faranno diminuire questo numero creando l’illusione che la selezione eugenetica – tanto deprecata quando la praticava Hitler od altri dittatori – non alberghi più in Italia mentre di fatto aumenta a dismisura, e di quelli sospesi a tempo indeterminato nel gelo (22.143 embrioni crioconservati nel 2013).
E’ veramente triste ed avvilente che sia sempre la Corte Costituzionale, che dovrebbe garantire lo spirito personalistico e solidaristico della Costituzione, a sancire la negazione del diritto alla vita dei più deboli – che pur riconosce “non riducibili a mero materiale biologico” con le sentenze dai giudici citate, che tendono più a garantire i desideri degli individui sotto le mentite spoglie di ipotetici “diritti civili”, che di fatto calpestano e svuotano di significato i “diritti universali dell’uomo” primo fra tutti il diritto alla vita, il cui pieno rispetto é fondamento di ogni società civile e di ogni paese degno di essere ancora chiamato democratico e della vera pace, ed ancor più avvilente è constatare ancora una volta l’assenza del  Governo, che non ha ritenuto opportuno intervenire in difesa della legge 40 perché evidentemente non solo condivide la selezione eugenetica ma la fa pagare anche ai contribuenti onesti inserendo la fecondazione in vitro nei LEA.
Per visualizzare il Comunicato_n.6 del 13 nov 2015.CLICCA QUI_

La diminuzione numerica degli aborti volontari non ci induca a sottovalutare i rischi nascosti incombenti:

l’eugenismo e il cripto abortismo di Stato

Nella nostra analisi dei dati offerti dal Ministro della Salute nell’ultima relazione al Parlamento sulla attuazione della legge 194/1978 ci limitiamo ai dati definitivi dell’anno 2013, perché questi già sono carenti a causa dei dati non rilevati in quasi tutte le tabelle, che in alcuni casi raggiungono numeri vergognosi (tab. 18 certificazione urgente/non urgente 6.076; tab. 19 settimana di gravidanza 4.484) per essere dati – indispensabili per una certificazione corretta e legale ! – forniti dal Ministero a 22 mesi di distanza dalla fine dell’anno di riferimento.
Si registra per la prima volta una reale diminuzione degli aborti volontari (- 4.432), associata però ad una più significativa diminuzione del numero dei nati vivi (- 23.978), che di fatto determina per la prima volta dal 1999 un aumento del rapporto di abortività (204‰ nati vivi) ed una notevole diminuzione del tasso di fecondità (37,48‰).  Si registra invece un incremento del tasso di abortività nelle classi di età 25-34 anni ed un incremento numerico e del tasso di abortività nelle donne di età compresa tra i 40-49 anni .
Aborti Volontari Tardivi (Eugenetici)
Anche quest’anno desta preoccupazione  la costante crescita  degli aborti volontari oltre i 90 giorni (fine 12^ settimana), che nel 2013 sono diventati 4.064 (4,2 % di tutti gli aborti, cioè si sono più che ottuplicati rispetto allo 0,5% del 1981), 2.721 dei quali sono stati fatti dalla 16^ settimana in avanti e di questi 961 oltre la 21 settimana.
Epoca
15-49 anni
30-34 anni
35-39 anni
40-44 anni
Gestazionale
2012
2013
2012
2013
2012
2013
2012
2013
13-15 sett.
1.241
1.343
273
305
385
442
298
283
16-20 sett.
1.766
1.760
369
404
628
581
359
383
 ≥ 21 sett.
910
961
287
259
265
280
98
130
Totali
3.917
4.064
929
968
1.278
1.303
755
796
Non rilevata
4.524
4.591
Tab. 2: Aborti volontari tardivi negli anni 2012 e 2013 totali (4,2%) e per gruppi di età.
E’ un segno inequivocabile questo dell’affermarsi tra gli Italiani di una deriva eugenetica di hitleriana memoria, e della mentalità dello scarto del feto non perfetto, non sano, che non sembra avere flessioni.
Per visualizzare il Comunicato CLICCA QUI_n.5 del 9 nov 2015

Anche nel 2013 continua la strage di embrioni prodotta in Italia dalla fecondazione extracorperea-

 

I dati forniti dalla Relazione presentata dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin al Parlamento sull’attuazione della legge 40/2004 nell’anno 2013 confermano il triste primato, che ormai detengono da 4 anni, cioè che le tecniche di fecondazione extracorporea rappresentano in Italia la prima causa assoluta, certificata, di morte degli embrioni umani (143.770 vittime).

La relazione ministeriale  ci mostra un aumento costante delle coppie trattate e dell’età delle donne che si sottopongono a queste tecniche, la cui età media nel 2013 (36,6 anni) è nettamente superiore a quella che le stesse linee guida 2015 emanate dal Ministro Lorenzin indicano come età critica e che i dati del 2013 confermano.   Il 9,9% delle donne sottoposte nel 2013 a stimolazione ovarica non viene sottoposto a prelievo degli ovociti “Come illustrato nella Figura 3.2.8 (pag. 42), il rischio che si possa sospendere il trattamento è direttamente proporzionale all’aumentare dell’età delle pazienti. Se, infatti, nelle classi di età fino a 39 anni il rischio di sospensione di un ciclo prima del prelievo è inferiore al 10%, per le pazienti con età compresa tra i 40 ed i 42 anni il rischio diventa del 10,4%, fino ad arrivare al 17,1% per le pazienti con età maggiore od uguale ai 43 anni, 2,5 volte maggiore di quello delle pazienti più giovani.”

A questo si aggiunge che un altro 18,9% delle donne trattate non viene sottoposto a trasferimento di embrioni a causa nella stragrande maggioranza dei casi nell’ordine di mancata fertilizzazione degli ovociti prelevati (2.687), di nessun ovocita prelevato (1.855), della totalità degli ovociti non idonei (1.213), di tutti gli embrioni congelati (1.171) per rischio di sindrome da iperstimolazione ovarica. Se anche il maggior insuccesso delle gravidanze insorte dopo fecondazione extracorporea si ha a partire da 35 anni (26,4%) e cresce notevolmente nel gruppo di età 40-42 anni (38,8%) per raggiungere il 63,1% dai 43 anni in su non si riesce a comprendere come la collettività possa accettare che il SSN  fornisca queste prestazioni al 31% delle donne trattate con età superiore a 40 anni, di cui l’8,2% di età superiore ai 43 anni, età in cui nel 2013 solo 1/122 embrioni trasferiti in utero è riuscito a sopravvivere fino alla nascita!

Il crescente numero degli embrioni crioconservati, che aumenta vistosamente ogni anno: a fronte dei 22.143 embrioni crioconservati nel 2013 solo 14.424 sono stati scongelati per essere trasferiti in utero, ci aveva spinti a chiedere al Ministro Lorenzin che nelle Linee guida del 2015 nel consenso informato venisse esplicitamente richiesto l’obbligo per le coppie richiedenti la crioconservazione dei propri figli di impiantare nel più breve tempo possibile gli embrioni crioconservati, ma evidentemente la tutela del concepito non è stata ritenuta degna di attenzione e considerazione neanche da parte del Ministro,

Ritorniamo a chiedere che la relazione ministeriale fornisca più informazioni ed i dati sui risultati (numero coppie trattate, numero cicli trattati, numero cicli sospesi prima del prelievo e dopo il prelievo indicando la causa, numero di embrioni trasferiti, numero di gravidanze insorte, numero di parti, numero di neonati vivi: il tutto diviso per gruppi di età delle donne trattate)   dell’applicazione delle tecniche di fecondazione in vitro su ogni specifica patologia, come ad esempio l’infertilità endocrino-ovulatoria (nel 2013 sono state trattate 2.539 coppie), l’infertilità idiopatica (6.854 coppie trattate), la ridotta riserva ovarica (5.130 coppie trattate), il fattore genetico (341 coppie trattate), fattore sia maschile che femminile (8.538) indicandoli, infertilità maschile (12.294).

Anche in questa relazione non c’è alcuna traccia del destino di 51.552 embrioni: nella tab. 3.4.13 pag. 102 si parla di 158.672 ovuli fecondati (zigoti) da tecniche a fresco, nella tab. 3.4.26 a pag. 113 nonostante si siano aggiunti 2.896 embrioni prodotti da scongelamento di ovociti  il n. totale degli embrioni formati diventa 110.016, di cui 22.143 (20,1%) vengono crioconservati.

Ancora una volta ribadiamo che è inaccettabile che i centri autorizzati a fare la fecondazione extracorporea di II e III livello non abbiano fornito notizie su 1.314 gravidanze, cioè sul 10,3% delle gravidanze ottenute e che la maggior parte di essi sono centri privati (745 grav.= 14,9%) o privati convenzionati (311grav.= 9%)  con punte massime in Lombardia (382 gravidanze), nel Lazio (277) ed in Campania (244 grav.).

Ci auguriamo, infine, che nel Piano Nazionale per la Fertilità e nel “Fertility Day”, Giornata Nazionale di informazione e formazione sulla Fertilità del 7 maggio 2016 non continuino ad essere trascurati i Centri per l’insegnamento dei Metodi Naturali (Metodo Billings e Metodi Sinto Termici), che da più di 30’ anni insegnando alle Donne ed alle Coppie a riconoscere la propria fertilità senza alcuna spesa e senza il sacrificio di alcun embrione aiutare tante coppie – molte di più della pma – ad avere figli naturalmente.

Per visualizzare il Comunicato CLICCA QUI.Comunicato_stampa_AIGOC_n.4_2015

 

La corte Costituzionale dichiara la fecondazione artificiale e la diagnosi pre-impianto.

 

La decisione della Corte Costituzionale di dichiarare leciti l’accesso alla fecondazione artificiale alle coppie non sterili e la diagnosi pre-impianto non ci sorprende in quanto – come già espresso in nostri precedenti comunicati – era nell’aria, ma ci rattrista moltissimo perché con questa decisione la Suprema Corte non ha solo dichiarato lecito ciò che solo undici anni fa il Parlamento aveva espressamente vietato perché ritenendo l’accesso alla fecondazione in vitro un mezzo per ovviare alla sterilità ed infertilità di coppia lo consentiva a determinate condizioni che dovevano assicurare  i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito, ma ha ridotto il concepito, il più debole ed indifeso degli esseri umani ad un oggetto, che può essere preteso come diritto, commissionato, prodotto, scartato se è portatore di malattia congenita e/o non perfetto!

La lettura attenta della sentenza n.96/2015 ci fa toccare con mano come l’istituzione voluta dai Padri Costituenti per salvaguardare lo spirito ispiratore della nostra Carta Costituzionale abbia completamento trascurato il fondamento di ogni suo singolo articolo, cioè la dignità inerente ad ogni essere umano, da cui derivano tutti i diritti umani e primo fra tutti il diritto alla vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale.

Nessun Padre Costituente – anche il più ateo ed agnostico – avrebbe potuto mai pensare che la Corte Costituzionale avrebbe potuto usare la Carta Costituzionale per far diventare un “diritto” ciò che loro stessi hanno condannato come orribile delitto in Hitler ed i suoi collaboratori, cioè l’eugenismo di stato.

Quando leggiamo nella citata sentenza al punto 9.− “Nel merito, la questione è fondata, in relazione al profilo – assorbente di ogni altra censura – che attiene al vulnus effettivamente arrecato, dalla normativa denunciata, agli artt. 3 e 32 Cost.

Sussiste, in primo luogo, un insuperabile aspetto di irragionevolezza dell’indiscriminato divieto, che le denunciate disposizioni oppongono, all’accesso alla PMA, con diagnosi preimpianto, da parte di coppie fertili affette (anche come portatrici sane) da gravi patologie genetiche ereditarie, suscettibili (secondo le evidenze scientifiche) di trasmettere al nascituro rilevanti anomalie o malformazioni. E ciò in quanto, con palese antinomia normativa … , il nostro ordinamento consente, comunque, a tali coppie di perseguire l’obiettivo di procreare un figlio non affetto dalla specifica patologia ereditaria di cui sono portatrici, attraverso la, innegabilmente più traumatica, modalità della interruzione volontaria (anche reiterata) di gravidanze naturali – quale consentita dall’art. 6, comma 1, lettera b), della legge 22 maggio 1978, n. 194 (Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza) − quando, dalle ormai normali indagini prenatali, siano, appunto «accertati processi patologici […] relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna».

Vale a dire che il sistema normativo, cui danno luogo le disposizioni censurate, non consente (pur essendo scientificamente possibile) di far acquisire “prima” alla donna una informazione che le permetterebbe di evitare di assumere “dopo” una decisione ben più pregiudizievole per la sua salute.

Per visualizzare CLICCA QUIComunicato_stampa_n3-2015_12.06.15

A 20 anni dall’Evangelium Vitae

 

Nell’anniversario dei 20 anni dell’Evangelium Vitae, l’AIGOC, che il 25 marzo 2015 ricorda anche il sesto anno di nascita dell’Associazione partecipando al convegno teologico, scientifico, pastorale con la veglia per la vita in Assisi a S. Maria degli Angeli, vuole rinnovare il grazie al Signore per aver messo nel cuore di tutti i suoi aderenti il desiderio di servire la Chiesa e il suo Magistero con tutti i doni culturali ed umani che ogni singolo membro dell’Associazione ha ricevuto. “Occorre una generale mobilitazione delle coscienze e un comune sforzo etico, per mettere in atto una grande strategia in favore della vita. Tutti insieme dobbiamo costruire una nuova cultura della vita”. La cultura della vita sta alla base ed è il presupposto ineludibile per sviluppare qualunque aspetto di una autentica ecologia del creato.

Questo  appello di San Giovanni Paolo II, fatto con l’enciclica EVANGELIUM VITAE, seguiva quello lanciato dal Beato Paolo VI il 25 luglio 1968 nella enciclica HUMANAE VITAE “perseverino (i medici e i membri del personale sanitario) dunque, nel promuovere in ogni occasione le soluzioni, ispirate alla fede e alla rettaragione e si sforzino di suscitarne la convinzione e il rispetto nel loro ambiente”. “Così gli uomini di scienza, e in modo speciale gli scienziati cattolici, contribuiranno a dimostrare con i fatti che, come la Chiesa insegna, non vi può essere vera contraddizione tra le leggi divi e che reggono la trasmissione della vita e quelle che favoriscono un autentico amore coniugale”. Ragione e vita non si oppongono, così come non si oppongono verità e scienza . L’AIGOC ha raccolto l’invito di questi due grandi Papi con una metodologia ispirata al servizio ed alla carità che un altro grande Papa ha promulgato nell’enciclica Deus Caritas Est: Benedetto XVI. Papa Francesco, lanciando la grande offensiva contro la cultura dello scarto, supporta in maniera inequivocabile tutto l’impegno che in questi 6 anni l’AIGOC ha profuso in difesa delle vite deboli e nel lanciare una cultura dell’amore fecondo e responsabile, che mira a proporre una pedagogia che supporta l’autentico amore umano e il vero significato della sessualità, del matrimonio e della famiglia. L’AIGOC è impegnata affinché il valore incomparabile della persona umana e della famiglia cristiana venga sempre più riconosciuto e la sua grandezza e preziosità venga difesa, promossa, insegnata e diffusa. “Comportatevi come figli della luce per realizzare una svolta culturale”, afferma il capitolo 95 dell’EVANGELIUM VITAE. Cosa significa per noi? Significa che il bene prezioso della verità sulla persona umana, deve illuminare e deve essere promulgato proprio come fanno i figli della luce. E quale impegno più proprio di quello di far risplendere la verità?, come giustamente afferma San Giovanni Paolo II nella “VERITATIS SPLENDOR”. San Giuseppe Moscati, patrono dell’AIGOC, ha speso delle parole splendide sulla verità: “ama la verità, mostrati qual sei e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi e se la verità ti costa la persecuzione e tu accettala; e se il tormento e tu sopportalo! E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio”. Chesterton, un secolo fa, profeticamente ammoniva: “noi ci ritroveremo a difendere l’incredibile sensatezza della vita umana”. E’ quello che sta avvenendo in questi decenni: la sensatezza è nella dignità dell’essere umano, è nella sua appartenenza a un tracciato che respira l’eternità così afferma Hanna Arendt: “Gli esseri umani anche se moriranno, non nascono per morire ma per incominciare”. Abbiamo sviluppato sinergie con la Mater Care International, i Centri Aiuto alla Vita e i Movimenti per la Vita , l’Associazione Pro Vita, i Giuristi per la Vita e tante altre realtà regionali e nazionali. In questo giorno speciale che ricorda i 20 anni dell’EVANGELIUM VITAE, vogliamo ricordare il passaggio fondante che l’informazione diventi conoscenza, che la conoscenza porti alla consapevolezza e che il sapère possa portare al sàpere cioè l’assaporare il gusto di servire la persona umana perché essa è la vera grande bellezza.

Il Consiglio Direttivo

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