Giorno: 21 Maggio 2018

Riconoscimento dell’A.I.G.O.C. come Associazione Privata di fedeli da parte del Vescovo Domenico Sigalini nella Diocesi Suburbicaria di Palestrina con decreto canonico n. 65 del 25 luglio 2014.

L’ A.I.G.O.C. è nata il 25 marzo 2009 dal desiderio di servire la chiesa senza fare fondamentalismi etici ma raccogliendo l’invito dei pontefici (il Beato Paolo VI, San Giovanni Paolo II, e Benedetto XVI) al fine di coniugare fede e scienza, verità e carità nel servizio alla vita nascente, alla coppia e alla famiglia.
La Diocesi Suburbicaria di Palestrina, nella persona del Vescovo Domenico Sigalini, ha suggellato la sua ecclesialità con il decreto canonico del 25 luglio 2014 (prot. 65) nominando assistente spirituale il rev. Don Paolo Morocutti.

L’associazione tutta gioisce di questo riconoscimento e ringrazia Dio, la Santa Madre di Dio e il Vescovo Sigalini per questo atto di paterna pastoralità, impegnandosi a servire Dio, la Chiesa e ogni persona umana con competenza scientifica, passione e dedizione.

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Allegato n.1.Decreto-assistente-AIGOC_elab

Allegato n.2.Decreto-riconoscimento-AIGOC_pdf

 

PIENA  SOLIDARIETà  A  MARGHERITA  ULISSE
l’Infermiera del Pronto Soccorso di Voghera Dimessasi a causa di “Pillole del Giorno Dopo”

 

Il Consiglio Direttivo dell’AIGOC, Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici, nell’esprimere A Margherita Ulisse piena solidarietà e condivisione delle sofferenze e dei disagi sofferti a causa della sua coerenza alla deontologia professionale ed al primato da lei dato nell’agire professionale quotidiano alla scienza e coscienza nella piena consapevolezza delle conseguenze delle sue scelte, non può non denunciare – ancora una volta – il clima totalitario e di vero e proprio mobbing culturale in cui oggi si trovano ad agire gli Operatori Sanitari.

Mentre si enfatizza nei corsi di aggiornamento del Personale delle ASL il “i care”, “io mi prendo cura di te”, non si esita a sparare a zero, a mettere alla gogna chi concretamente cerca di tradurlo in pratica quando ciò contrasta con l’ideologia di moda!

Se esaminiamo razionalmente l’operato dell’Infermiera Margherita ci possiamo rendere conto che nel rispetto delle regole del “triage del Pronto Soccorso”, secondo il quale le due ragazze non presentavano segni di emergenza e/o urgenza tali da rientrare in un codice “verde” o “bianco”, perché la “pillola del giorno dopo” può essere assunta entro 72 ore dal rapporto sessuale, l’Infermiera ha cercato di prendersi cura delle due ragazze dialogando con loro per far loro prendere coscienza (primo passo per un consenso veramente informato) dell’oggetto della loro richiesta e del meccanismo d’azione della sostanza da loro richiesta.

Tutto il resto è pura propaganda ideologica! Non basta, infatti, la sostituzione del foglietto illustrativo, operata di recente dall’AIFA (vedi nostro comunicato n. 1 del 8/2/2014), per cambiare il reale meccanismo d’azione del levonorgestrel (Norlevo) (vedi nostro documento del 4 luglio 2012) e per assicurare che non è abortivo (a tal proposito bisogna chiedersi alla luce di vicende – in questi giorni venute alla luce del sole – quanto ci si può fidare di Organismi di controllo istituzionali!), né una delibera od una linea d’indirizzo regionale può annullare il diritto costituzionale di ogni Operatore Sanitario di agire sempre e comunque secondo scienza e coscienza.

Ci rattrista ed addolora – ma non ci sorprende ! – il constatare che i mezzi di comunicazione di massa (RAI 1 in particolare) abbiano data tanta enfasi alla vicenda senza invitare “esperti” che la pensano in modo diverso da quello dell’ideologia dominante e senza rendersi conto che facendo propaganda alla cultura di morte – come dimostrano i dati offerti nella stessa trasmissione mattutina sulla violenza alle donne – non si fa altro che aumentare questa esecrabile cultura.

Se l’Italia è ancora al 18° posto nella classifica degli Stati Europei con più alto tasso di violenza nei confronti delle donne, i cui primi 5 posti sono occupati da Danimarca, Finlandia, Svezia, Olanda e Francia, una spiegazione forse ci sarà? Evidentemente i cosiddetti “nuovi diritti civili”, già totalmente realizzati in questi prime cinque nazioni, rendono l’uomo più egoista e violento, perché hanno di fatto calpestato e distrutto il fondamento del rispetto dovuto ad ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale, la sua dignità, reificandolo, rendendolo una merce che si può commissionare, comprare, vendere, esigere, scartare … uccidere con l’avallo della legge!

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COMUNICATO STAMPA N. 5 DEL 16 LUGLIO 2014

 

La Fecondazione in vitro in Italia si conferma per il terzo anno consecutivo come prima causa di morte certificata degli embrioni

 

Il Ministro della Salute, on. Beatrice Lorenzin, il 30 giugno ha presentato l’annuale relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge contenente norme in materia di Procreazione Medicalmente Assistita (Legge 10 febbraio 2004, n. 40, articolo 15), ma – nonostante il considerevole aumento del numero delle pagine (33 in più rispetto a quella del 2013!) – alla fine della lettura dei dati e dei commenti in essa contenuti risorge spontanea la domanda: qual è il fine di questa relazione ? Ovvero la conoscenza di quello che accade nei centri di fecondazione in vitro serve ad aiutare i Parlamentari a rendere più rispettose della dignità e della vita umana di tutti i soggetti coinvolti (uomini e donne desiderosi di avere un figlio e gli embrioni prodotti per realizzare tale desiderio) – se è possibile – antiche tecniche di riproduzione animale che il progresso scientifico ritiene una conquista di civiltà da  applicare all’uomo?

Leggendo la relazione appare subito chiaro che la stessa è stata stilata secondo logiche imprenditoriali, utilizzando – nonostante l’invito rivolto più volte a prendere in considerazione il costo in vite umane innocenti di queste tecniche – indici che fanno apparire queste tecniche molto più efficaci di quanto lo siano realmente.  Nelle varie tabelle si continua a riportare la percentuale di gravidanze su cicli iniziati (19,70), la percentuale di gravidanze su trasferimenti effettuati (25,78%), ma non si trova alcuna correlazione percentuale tra numero di nati vivi  e numero di ovociti fecondati (zigoti prodotti) e scongelati oppure tra numero di nati vivi e numero di embrioni trasferiti in utero!

Per tale motivo noi vogliamo – anche quest’anno – leggere la relazione con gli occhi del medico, che secondo l’insegnamento ippocratico dovrebbe essere sempre dalla parte della vita, e con gli occhi dei concepiti, che sono gli involontari protagonisti principali, o meglio le vittime prestabilite di queste tecniche.

Numero coppie trattate  ( a fresco) (vedi tab. 1 pag. 4) 46.481
Numero cicli trattati  ( a fresco) (vedi tab. 1 pag. 4) 55.495
Num. coppie trattate  (con scongelamento di embrioni od ovociti) (tab. 3.48) 7.967
Numero cicli trattati  (con scongelamento di embrioni od ovociti) (tab. 3.48) 8.702
Numero trasferimenti di embrioni (vedi fig. 3.14) 49.054
Numero embrioni trasferiti   (vedi tab. 3.77) 105.324
Numero gravidanze  (vedi tab. 1 pag. 4) 12.646
Numero Nati Vivi      (vedi tab. 1 pag. 4) 9.818
Numero Parti             (vedi tab. 1 pag. 4) 8.127

Se leggiamo con gli occhi del Medico o mettendoci nei panni dei Concepiti i numeri della tabella sopra riportata, i cui dati sono presi in prevalenza dalla tabella I della relazione ministeriale, risulta evidente che solo 9.818 dei 105.324 embrioni trasferiti in utero ha avuto la possibilità di vedere la luce del sole, mentre 95.506 embrioni, cioè  il 90,68% degli embrioni trasferiti in utero, è stato sacrificato consapevolmente e volontariamente per poter ottenere la nascita dei 9.818 fratellini sopravvissuti!

ANNO 2007 2008 2009 2010 2011 2012
Numero coppie trattate 36.465 40.574 43.972 50.090 53.305 54.458
Numero embrioni trasferiti 77.001 85.113 93.880 103.526 99.251 105.324
Numero  Nati Vivi 6.800 7.855 8.452 10.036 9.657 9.818
Numero Parti 5.437 6.245 6.777 8.163 8.002 8.127
N. embrioni trasferiti sacrificati 70.201 77.258 85.428 95.596 96.945 95.506
N. totale Embrioni sacrificati   79.082 109.818 121.750 141.652 154.381
N. embrioni crioconservati   763 7.377 16.280 18.798 18.957
% coppie con figli in braccio 13,13 15,39 15,41 16,29 14,94 14,92

Questo numero diventa ancora maggiore ove si tenga conto che gli ovociti a fresco fecondati (zigoti) sono stati 154.902 (tab. 3.44), cui bisogna aggiungere i 12.611 embrioni scongelati (tab. 3.50) ed i 5.825 embrioni formati dai 12.437 ovociti scongelati, dei quali 8.251 sono stati inseminati (tab. 3.52), che portano a 173.338 il numero dei concepiti prodotti ed a 154.381 il numero dei concepiti sacrificati – i cui diritti (anche quello alla vita?!?) l’articolo 1 comma 1 della legge 40 dichiara di assicurare – per far aver in braccio uno o più bambini a 8002 delle 54.458 coppie, che hanno fatto ricorso alla fecondazione in vitro nel 2012!

 

Per scaricare il Comunicato CLICCA QUIComunicato-n5 del 16.7.14

L’Italia è ancora una repubblica democratica in cui il popolo è sovrano o un regime oligarchico?

 

italiaDopo i magistrati anche i presidenti di giunta regionale si arrogano il diritto di legiferare e di privare i cittadini dei loro diritti costituzionali.

I Soci dell’Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici, riuniti oggi a Roma in Assemblea Straordinaria, dopo aver letto e sentito quanto i mass media riferiscono sul decreto  “RETE PER LA SALUTE DELLA DONNA, DELLA COPPIA E DEL BAMBINO: RIDEFINIZIONE E RIORDINO DELLE FUNZIONI E DELLE ATTIVITÀ DEI CONSULTORI FAMILIARI REGIONALI”, emesso dal presidente Nicola Zingaretti, in qualità di Commissario ad Acta per la Sanità della Regione Lazio hanno dato mandato al Consiglio Direttivo di emettere un Comunicato stampa per stigmatizzare la manifesta violazione della legge 194 e del diritto di “obiezione di coscienza” garantito dalla ancora vigente Costituzione Italiana operata dallo Zingaretti.

Contrariamente a quanto affermato dai fautori dell’aborto libero e del presunto diritto di aborto e dai mass media – alcuni dei quali mantenuti in vita dai soldi di tutti i contribuenti italiani – l’ art. 9 della legge 194/1078  garantisce il diritto di “obiezione di coscienza” affermando in modo inequivocabile che “Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione”.

Se il Legislatore avesse voluto limitare il diritto di “obiezione di coscienza” ai soli interventi per l’interruzione della gravidanza non avrebbe prima scritto nell’articolo 9 che il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7!
L’articolo 5, infatti, parla espressamente del documento da rilasciare alla donna per potersi recare dopo sette giorni in ospedale per sottoporsi all’aborto volontario nei primi 90 giorni di gravidanza; mentre l’articolo 7 tratta del certificato medico attestante l’esistenza dei processi patologici che determinano un grave pericolo per la salute fisica e psichica della donna, che le consente di abortire volontariamente dopo il 90° giorno di gravidanza.

Il richiamo esplicito agli artt. 5 e 7 della legge 194 nell’articolo 9 – contrariamente a quello che il Commissario ad acta Zingaretti vuole credere e con lui i ginecologi schierati a favore dell’aborto libero e gli operatori dell’informazione che non rispettano neanche il significato delle parole ! – è un chiaro ed inequivocabile segno che il Legislatore ha ritenuto nello scrivere questa mortifera legge (non dimentichiamo che ha già mietuto circa sei milioni di vittime innocenti !) aveva ben chiaro che dal punto di vista etico il rilascio dell’attestato di cui all’art. 5 o del certificato di cui all’art. 7 si configurava come una partecipazione diretta all’aborto volontario stesso, per cui nessun cittadino che ritiene l’aborto l’uccisione di un essere umano innocente, indifeso e debole, poteva e possa in alcun modo essere costretto a prendere parte al processo che inizia con il rilascio dell’attestato e si conclude o con la somministrazione della RU486 o con l’intervento chirurgico.

In una legge mortifera, totalmente ingiusta, disastrosa per la salute di milioni di donne, di coppie, di famiglie e dello stesso Stato, che vive un gelo demografico che già crea molti problemi assistenziali e previdenziali, l’art. 9 è di una linearità e chiarezza da non prestarsi ad alcuna manipolazione linguistica o camuffamento, per cui il decreto Zingaretti per noi si configura come un abuso di potere ed un manifesto mobbing nei confronti degli Operatori Sanitari della Regione Lazio, perché non è suo potere modificare una legge dello stato!

Le motivazioni addotte sono false, come chiaramente ha dimostrato l’ultima relazione al Parlamento sulla legge 194/1978 del Ministro della salute del 13 settembre 2013.

I motivi sono esclusivamente ideologici come dimostra anche il tentativo di privare i medici del diritto di agire sempre “secondo scienza e coscienza” cercando di imporre loro la prescrizione di pillole del giorno dopo o di contraccettivi potenzialmente abortivi.

Vogliamo sperare che l’abuso di potere e l’arroganza dell’Amministratore non diventi norma di vita nella nostra Italia, già gravemente depauperata di riferimenti valoriali per le Giovani Generazioni, e che il presidente Nicola Zingaretti sia prontamente indotto a ritirare il decreto emesso in evidente violazione dei suoi poteri e dell’art. 9 della stessa legge 194/1978.

Roma, 25 giugno 2014

Comunicato Obiezione Regione Lazio per scaricare il pdf CLICCA QUI

Dalla consulta un nuovo, durissimo attacco alla dignità umana ed allo spirito della Costituzione Italiana

 

fecondazione eterologoIl Consiglio Direttivo dell’AIGOC di fronte alla sentenza della Corte Costituzionale di ieri, che dichiara incostituzionale il divieto della fecondazione eterologa della legge 40/2004, unanimemente esprime la propria amarezza e tristezza nel prendere atto che con questa ulteriore sentenza la Corte Costituzionale decreta la totale reificazione e mercificazione della persona umana in evidente contrasto con lo spirito che animò i Padri Costituenti nella stesura della nostra Carta Costituzionale e i Rappresentanti dei Popoli che avevano sperimentato i disastri della dittatura e dell’eugenetica nella stesura della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Come ripetutamente abbiamo affermato con l’approvazione della legge 40/2004 e l’introduzione in Italia della fecondazione in vitro – anche a carico del Servizio Sanitario Nazionale! – la difesa della dignità e della vita umana aveva già subito un duro colpo perché il potere di produrre nuove vite umane veniva affidato alle mani dei biologi e della tecnologia.

Un colpo ancora più grave è stato inferto dalla Consulta nel 200 con la sentenza che ha abolito il limite di embrioni da produrre e trasferire in utero e consente la produzione di embrioni in numero superiore a quello che si pensa di trasferire in utero e la possibilità di crioconservarli, dimostrando nei fatti che l’embrione non è affatto tutelato nel suo diritto alla vita e che l’unica preoccupazione della Corte è quella di tutelare il fantomatico diritto della coppia ad avere un figlio a qualunque costo.

Con la sentenza di ieri la Consulta ha di fatto decretato che il desiderio di una coppia di avere un figlio può essere soddisfatto anche comprando – come già avviene in altre nazioni – ovuli o spermatozoi o addirittura direttamente uno o più figli o affittando l’utero di una donna per nove mesi approfittando della sua povertà o del suo bisogno di danaro senza preoccuparsi delle ripercussioni psicologiche che la stessa donna può manifestare nel tempo.

La persona umana più indifesa e bisognosa di tutela da parte dello Stato diventa una merce da consumo, che si può comprare e buttare via se non ha le caratteristiche richieste; la donna diventa anch’essa un contenitore, un oggetto che si può affittare e poi abbandonare a sé stessa: la dignità umana viene calpestata mentre si declama il rispetto dei diritti civili ed una nuova e più disumana forma di schiavismo viene di fatto autorizzata e fatta passare per conquista civile.

D’altronde è proprio mentre nel gennaio di quest’anno (28/01/2014) il British Medical Journal riporta la posizione di chi fa fecondazione artificiale da 30 anni ( Centri di Amsterdam, di Aberdeen e di Adelaide, in Australia) che afferma che vi è il 90% di rischio in più di morte perinatale, il 70% di rischio in più di malformazioni congenite e il 50% di rischio in più di nascite pre-termine. Conclude: “Stiamo utilizzando troppo la fecondazione assistita?”

La fecondazione in vitro sia omologa che eterologa – lo riaffermiamo ancora una volta – non è una terapia della sterilità coniugale, ma una tecnica alternativa di produzione umana, la cui efficacia tra l’altro è molto bassa e tale si è mantenuta nel tempo: i dati forniti dal Ministro della Salute relativi all’anno 2011 mostrano chiaramente che la percentuale tra nati vivi (9.657) ed embrioni trasferiti in utero (99.251) è del 9,6% e quella ancor più veritiera tra nati vivi ed embrioni prodotti e scongelati (170.107) del 6,38%.

Non ci resta che augurarci che di fronte a questi pericoli il Governo ed il Parlamento non restino passivi e conniventi come in precedenti pronunciamenti della Consulta e di altri Giudici, che si sono sostituiti ai Legislatori.

ComunicatoEterologa2014 per scaricare il pdf CLICCA QUI

L’Italia è ancora uno stato democratico e libero?

 

pillole h160La pubblicazione sul supplemento ordinario n. 10 della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 4 febbraio ultimo scorso del nuovo foglietto illustrativo del NORLEVO®, nel quale L’AIFA ha apportato una modifica sostanziale ai punti 4.2, 4.4, 4.5, 4.8 e 5.1, dei corrispondenti paragrafi del Foglio Illustrativo e delle Etichette, che in sostanza cancella la vecchia dicitura “il farmaco potrebbe anche impedire l’impianto” sostituendola con “inibisce o ritarda l’ovulazione”, ci sorprende, ci rattrista e ci preoccupa.

Ci sorprende: dal punto di vista scientifico nulla di nuovo è stato provato rispetto a qualche anno fa che possa autorizzare un’Agenzia, che ha come compito primario la tutela della salute di tutti i cittadini e l’informazione corretta, aggiornata e completa sui meccanismi d’azione di tutti i farmaci ed in particolare di quelli che possano avere implicazioni etiche per una popolazione come la nostra, che nella stragrande maggioranza risulta essere appartenente alla Chiesa Cattolica (vedi registri dei Battesimi), sui loro effetti collaterali, … .

Anzi alcune pubblicazioni più recenti che mettono a confronto  ELLAONE®  a base di ulipristal acetato (UPA) e NORLEVO® a base di lenonorgestrel (LNG) come pillola post coitale sottolineano che
•    L’UPA ha una durata più prolungata del meccanismo di azione rispetto al LNG: secondo la documentazione tecnica, questo non inibisce o ritarda l’ovulazione quando cresce il livello di LH.
•    L’UPA ha una efficacia per 5 giorni (anche nel caso di picco HL), in contrasto con il LNG (rapida perdita di efficacia)
•    Il LNG mantiene la sua efficacia di controllo delle nascite (non di blocco dell’ovulazione!) anche se assunto entro 96 ore.

Ci rattrista: constatare che anche in Italia si cerchi di spacciare per dato scientifico certo e certificato da un’agenzia, mantenuta in vita con i soldi strasudati e sofferti dei cittadini onesti, un camuffamento linguistico funzionale solo a chi vuole vendere i propri prodotti senza rispettare la coscienza degli acquirenti ed a chi vuole controllare la popolazione mondiale come un burattinaio.

Ci preoccupa: il tentativo ben evidenziato dalle affermazioni di Emilio Arisi, presidente della Smic, su quotidianosanità.it di oggi  “Cade definitivamente l’appiglio che consentiva ai medici obiettori di coscienza di negare la somministrazione della contraccezione di emergenza. Si colma così un gap noto da anni a tutta la comunità scientifica – ha detto– e si corregge una vecchia scheda tecnica che risale al 2000” di privare il medico della sua libertà di agire “secondo scienza e coscienza” ed i cittadini del diritto di essere rettamente e totalmente informati sui farmaci dall’AIFA.
La nostra preoccupazione nasce dal fatto che questo tipo di comportamento, che non è isolato (basti pensare alle direttive dell’UNAR per la Scuola, alle Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT, al disegno di legge Scalfarotto in discussione al Parlamento, …), è tipico degli stati totalitari che pensano di regolare la vita dei cittadini con leggi o direttive contrari al sentire comune ed alle verità scientifiche.

Ma finché la Costituzione Italiana non verrà modificata nei suoi principi ispiratori il presidente della Smic non si illuda che tutti i medici saranno costretti dal foglietto illustrativo modificato a prescrivere le pillole abortive, perché la clausola di coscienza permette ad ogni cittadino ed a ogni medico di agire nel rispetto della propria coscienza e della dignità di ogni persona umana.

Nei prossimi giorni ci riserviamo di far pervenire al Ministro della Salute ad interim la documentazione scientifica che sta alla base del nostro comunicato.

L’aborto fai da te

 

L’aborto fai da teLa RU 486 inverte e contraddice le motivazioni storiche e psicosociali che hanno motivato fortemente i fautori della legge 194: un aborto privato per quanto precoce che sia, aggiunge solitudine a solitudine. Nell’aborto chirurgico l’interruzione di gravidanza viene delegata tecnicamente a una terza persona, nell’aborto chimico, la RU 486, è la stessa madre che si autosomministra il veleno che ucciderà il proprio figlio. Gli effetti fisici sono gli stessi di un aborto chirurgico eseguito in anestesia: contrazioni, espulsione, emorragia, ma, con la RU 486 la donna vive tutto questo in diretta senza neanche l’assistenza medica, è il massimo della responsabilizzazione psicologica. La RU 486 trasforma l’attesa della gravidanza, cioè del figlio, nell’attesa della sua morte che può durare fino a 10 penosissimi giorni: e in quel tempo si può pure cambiare idea ma non si può più tornare indietro. Anche il fatto che il decorso post abortivo sia meno traumatico è tutto da dimostrare soprattutto sugli aspetti psicologici poiché la donna va incontro a un vero e proprio lutto, indipendentemente dall’epoca in cui l’aborto viene eseguito e dalla tecnica usata.

A quanti, senza alcun supporto scientifico evidente e senza considerare le conseguenze psicologiche sulla vita della donna, accusano coloro che sono contrari all’introduzione della RU 486 di voler privare le donne di uno strumento utile per abortire con minor sofferenza e maggior sicurezza, rispondiamo che tali affermazioni non possono che derivare da ignoranza scientifica e da malafede ideologica, qualità entrambe che non servono la verità, né possono recare beneficio alle donne. Comunque si cerchi di ammantare di naturalezza questa pratica dell’aborto farmacologico, esso NON È NATURALE, NON È SICURO, E NON È NÉ FACILE E NÉ INDOLORE.

Tutta la letteratura scientifica evidenzia la devastante conflittualità psicologica post-abortiva, le depressioni profonde determinate dall’elaborazione del lutto (anche di aborti precoci e spontanei) la perdita della libido, l’infertilità, la maggiore tendenza al parto pre-termine e altre problematiche più complesse come gravi sepsi che possono portare a morte dopo l’uso della RU 486 (già accertate 35 morti).

Cosa hanno detto le donne quando hanno perduto per un difetto meccanico i loro embrioni congelati al S. Filippo Neri di Roma? Hanno gridato: “Ho perso mio figlio!!”, le donne ci gridano che la perdita di un figlio non è proporzionale al suo peso in grammi o alla sua lunghezza, bensì alla sofferenza della perdita della sua presenza.

 

RASSEGNA STAMPA:

AVVENIRE, 2 Aprile 2014: Pillola del giorno dopo, cinque associazioni al Tar: è ancora abortiva

Avvenire Roma Sette, 30 Marzo 2014: RU486 in day hospital, una scelta irresponsabile…

Generazionevogliovivere.it , 27 Marzo 2014: L’ Associazione Italiana Ostetrici Cattolici sulla RU486 in regime day hospital…

Lanuovabq.it, 27 Marzo 2014: Aborto casalingo, ora c’è anche nel Lazio…

Nuovo codice di deontologia medica

 

codice deontologia medicaNella bozza del nuovo codice di deontologia medica si proclama l’autonomia e l’indipendenza del medico ma nell’articolato lo si riduce a semplice burocrate ed esecutore dei desideri altrui.

Leggendo i diversi articoli della bozza del Codice di Deontologia Medica che il Comitato Centrale della FNOMCeO ha predisposto ed inviato per la consultazione agli Ordini Provinciali ci siamo subito resi conto che l’unico motivo per cui il Comitato Centrale ha sentito la necessità di riformulare il Codice di Deontologia Medica è quello di ridurre ulteriormente l’autonomia e l’indipendenza del Medico per asservirlo alle culture dominanti e a certa medicina dei desideri, che poco ha da spartire con la prassi medica che da Ippocrate ai nostri giorni ha visto moltissimi Colleghi non solo fare diagnosi e terapia ma prendersi cura delle persone che senza riserva alcuna si affidavano alle loro cure con piena fiducia.

Già nella riformulazione dell’art. 1 i termini usati “Il Codice di deontologia medica è un corpus normativo unitario” indicano il tentativo di limitare l’autonomia e l’indipendenza del Medico e di trasformarlo da libero professionista che opera secondo scienza e coscienza in un burocrate, tentativo confermato dal flebile riferimento al Giuramento Professionale del Medico, il cui contenuto da solo è sufficiente – se messo in pratica da ogni Iscritto – per illuminare e rendere trasparente, responsabile e scientificamente valido ed aggiornato ogni nostro atto professionale.
Come Ostetrici e Ginecologi ci preme – in particolare – evidenziare l’assurda modifica dell’art. 22, che di fatto metterebbe in sordina non solo due principi fondamentali della professione medica, l’autonomia e l’indipendenza, ma anche un diritto costituzionale di tutti i cittadini Italiani. Definiamo assurda questa modifica perché in un momento in cui alcune forze politiche e culturali cercano di minare l’autonomia e l’indipendenza del medico costringendolo ad agire contro la propria coscienza e contro i principi che da sempre hanno regolato l’esercizio della nostra professione, ci saremmo aspettati da parte della FNOMCeO una difesa esplicita della nostra indipendenza ed autonomia e non la riduzione dell’atto medico a semplice esecuzione della volontà altrui.
Ridurre il Medico a burocrate, a semplice esecutore di desideri e volontà altrui in tempi in cui tutto sembra muoversi per produrre profitti non è la strada migliore per tutelare il rispetto della vita, della salute fisica e psichica, della libertà e della dignità della persona.
Ci auguriamo che la stesura finale del Nuovo Codice di Deontologia Medica non contribuisca a svilire ulteriormente la dignità della professione medica.

SCARICA: EMENDAMENTI AL CODICE DEONTOLOGICO

Comunicato Codice Deontologico per scaricare il pdf CLICCA QUI

Cresce il numero delle vittime della legge 40/2004

 

legge 40 comunicato stampa aigocIl numero delle vittime della legge 40/2004  continua a crescere: nel 2011 sono state 141.652, ma … sia i governanti che i medici ancora lo ignorano.

La lettura dell’annuale relazione del Ministro della Salute al Parlamento sullo stato di attuazione della legge contenente
norme in materia di Procreazione Medicalmente Assistita (Legge 10 febbraio 2004, n. 40, articolo 15) – pur alternandosi i Ministri – è sempre difficoltosa e rattristante perché continua ad ignorare i protagonisti principali, o meglio le vittime di queste tecniche di riproduzione applicate all’uomo.

TABELLA COMUNICATO AIGOC SULLA RELAZIONE MINISTERIALE LEGGE 40-2013 h280

Dai dati riportati nella tabella, tratti dalla relazione ministeriale del 19 luglio 2013 e che si riferiscono all’anno 2011, risulta evidente che solo 9.567 dei 99.251 embrioni trasferiti in utero ha avuto la possibilità di vedere la luce del sole, mentre 89.684 embrioni, cioè il 90,4% degli embrioni trasferiti in utero, è stato sacrificato consapevolmente e volontariamente – perché previsto ed accettato – per poter ottenere la nascita dei 9.567 fratellini sopravvissuti! Questo numero diventa ancora maggiore ove si tenga conto che gli ovociti a fresco fecondati (zigoti) sono stati 154.404 (tab. 3.44) e non 118.049 (tab. 3.55), cui bisogna aggiungere gli 11.482 embrioni scongelati ed i 4.221 (tab. 3.55) embrioni formati da scongelamento di ovociti, che portano a 170.107 il numero dei concepiti prodotti ed a 141.652 il numero dei concepiti sacrificati – i cui diritti (anche quello alla vita?!?) l’articolo 1 comma 1 della legge 40 dichiara di assicurare – per far aver in braccio uno o più bambini a 8002 (14,94%) delle 53.552 coppie, che hanno fatto ricorso alla fecondazione in vitro nel 2011! Dei 9.657 bambini nati vivi (cfr. tab. 3.66) 38 sono morti entro il 28° giorno di vita, 113 presentavano malformazioni e più del 52% presentavano problemi legati al sottopeso o alla prematurità (prevalentemente gemelli).

Dalla relazione si evince molto chiaramente che anche nel 2011 è stato registrato un aumento del numero delle coppie che hanno fatto ricorso alla Fecondazione in Vitro, del numero degli embrioni prodotti, del numero degli embrioni trasferiti in utero; mentre per la prima volta si registra la diminuzione del numero dei nati vivi. Si è registrato, inoltre un ulteriore incremento del numero degli embrioni crioconservati: 18.798! Al notevole incremento degli embrioni crioconservati si associa il maggior ricorso fatto nel 2011 ai cicli iniziati con scongelamento di embrioni rispetto ai cicli iniziati con scongelamento di ovociti.

Anche nel 2011 si assiste ad un ulteriore incremento dell’età delle donne che accedono alle tecniche di PMA: aumenta infatti l’età media delle pazienti che passa dai 35,3 anni del 2005 ai 36,5 anni: il 30,5% delle donne che nel 2011 hanno fatto ricorso alla Fecondazione in Vitro ha 40 o più anni e l’8,6% più di 43 anni.  Se teniamo conto del fatto che ad una età superiore a 42 anni il rischio di sospensione del trattamento dopo stimolazione ovarica si aggira intorno al 17,9% (cfr. tab.3.39), che la possibilità di gravidanza per prelievi si aggira intorno al 7% (fivet) ed al 6,2% (icsi) e che il 55,2% delle gravidanze iniziate ha un esito negativo e non si conclude con la nascita di un bambino vivo non riusciamo a comprendere come mai il denaro pubblico in un momento di grave crisi economica continui ad essere sperperato per offrire tecniche così poco efficaci.

Ma la cosa che più ci preoccupa, ci rattrista e ci fa temere il peggio é che anche questa Ministro della Salute commenti i dati senza fare alcun cenno al notevole numero di embrioni sacrificati coscientemente e che tanti nostri Colleghi continuino a praticare queste tecniche o ad assistere passivamente a queste vere e proprie stragi di concepiti senza porsi alcun problema di coscienza e senza alzare la voce per denunciare pubblicamente questo olocausto mostrandone la mostruosità scientifica e l’inaccettabilità umana.

Ci lascia, inoltre, molto perplessi constatare che tutte le ricerche finora finanziate abbiamo come unico obiettivo finale il ricorso alla fecondazione artificiale per ovviare ai problemi di infertilità e sterilità coniugale e che nessuna attenzione venga posta dal Ministero alle possibilità di conseguire una gravidanza offerte da un approccio naturale alla sterilità ed infertilità coniugale sia attraverso una migliore conoscenza della fertilità della donna e della coppia (Metodo Billings, Metodi Sintotermici) , sia mediante l’approccio microchirurgico nei casi di sterilità tubarica, sia mediante un approccio multidisciplinare nei casi di patologie metaboliche, coagulative, immunologiche, … .

Infine considerato che la migliore prevenzione primaria della sterilità ed infertilità di coppia – universalmente riconosciuta – è il ricercare la gravidanza nel periodo di maggiore fertilità della coppia ed in particolare della donna ( 20-34 anni) il Governo dovrebbe sentirsi più impegnato a creare le condizioni perché i giovani possano assumersi le responsabilità di formare una famiglia offrendo loro possibilità di lavoro piuttosto che sperperare il denaro pubblico per tecniche poco efficaci, non rispettose della dignità umana e della vita di innumerevoli concepiti.

Il Consiglio Direttivo dell’AIGOC

COMUNICATO AIGOC SULLA RELAZIONE MINISTERIALE LEGGE 40-2013 per scaricare CLICCA QUI

Stare a guardare con un atteggiamento pilatesco di neutralità giuridica

 

handicap-310113 h168COMUNICATO STAMPA N.2/2013 del 31 Gennaio 2013

Il Consiglio Direttivo dell’AIGOC nel rendere pubblica la risposta del Segretario Generale del Presidente della Repubblica all’appello fatto dalla Assemblea dei Soci riunita ad Aversa il 15 novembre u.s. , non può fare a meno di manifestare – come ha già fatto inviando un ulteriore appello al signor Presidente della Repubblica – la propria tristezza e delusione nel prendere atto che anche l’ultimo baluardo di difesa del Sistema Democratico Italiano preferisce star a guardare con un atteggiamento pilatesco di neutralità giuridica piuttosto che affrontare apertamente il problema posto alla Sua attenzione da professionisti che ogni giorno si trovano a lavorare a servizio della vita umana più debole ed indifesa.

Il tortuoso giro di parole e gli inappropriati richiami fatti alla Costituzione da parte dei Giudici della III Sezione Civile della Corte Costituzionale non possono cambiare la realtà dei fatti che questa sentenza ha sancito, cioè:

– Se nasce un bambino “malato” deve essere risarcito anche lui per la “vita handicappata” che dovrà vivere a causa della sua nascita, che l’errore medico non ha evitato (o ha concorso a non evitare);
– La donna ha diritto di abortire il feto “non sano” solo per il solo fatto che “non è perfetto e sano”. (“accertamento doppiamente funzionale alla diagnosi di malformazioni fetali e (condizionatamente al suo risultato positivo) all’esercizio del diritto di aborto” (pag. 9/73 PDF sentenza ).

I Dirigenti dell’AIGOC manifestano ancora la loro tristezza e delusione nel leggere nella risposta al loro appello che il Segretario Generale abbia – riportando l’espressione dei Giudici – ribadito che “vivere una vita malformata è di per se una situazione esistenziale negativa”, cosa che sicuramente non penseranno gli Atleti Italiani che hanno partecipato alle Paraolimpiadi di Londra e tanti altri portatori d handicap e le loro famiglie.

Di fronte alla gravità della situazione, che viene peggiorata da ripetuti sconfinamenti di Giudici che – sostituendosi al Parlamento – con le loro sentenze spingono i medici a praticare una medicina difensiva ed a ricercare i “bambini non sani” per poterli eliminare con l’aborto volontario inserendo di fatto nel costume italiano l’eugenismo di stato ed inculcando nella mente e nel cuore degli Italiani che “vivere una vita malformata è di per se una situazione esistenziale negativa”, l’AIGOC oltre a rinnovare l’appello al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Giustizia e della Salute rivolge un pressante appello a tutti i Partiti ed ai Candidati alle prossime consultazioni elettorali perché
si esprimano in merito e prendano dei precisi impegni con gli elettori su questi temi che sono fondamentali per il bene comune ed il futuro della nostra amata Italia.

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