Rinnovato il Consiglio Direttivo dell’A.I.G.O.C.

 

 

L’Assemblea dei Soci convocata a Roma presso la Villa San Giovanni Battista in via Casale di San Pio V n. 1, ha rinnovato il Consiglio Direttivo dell’Associazione per il periodo 2016/2020 eleggendo il Prof. Giuseppe Noia, il dr. Angelo Francesco Filardo, il dr. Gian Franco Puggioni, il dr. Alberto Virgolino ed il dr. Alessandro Feo.
Il nuovo Consiglio Direttivo ha poi eletto Presidente il Prof. Giuseppe Noia, V.Presidente il dr. Angelo Francesco Filardo, Segretario il dr. Alessandro Feo, Tesoriere il dr. Alberto Virgolino.

La contraccezione non previene l’aborto volontario ma lo rende invisibile

 

Ci sorprende, ma non ci stupisce che andando dietro l’onda mediatica delle lamentazioni – ingiustificate, come ha affermato la stessa ministro della Salute e com’è facilmente verificabile leggendo la pag. 46 dell’ultima relazione al Parlamento del Ministro della Salute presentata il 26 ottobre 2015 – della CIGL accolte dal Consiglio di Europa senza prendere in esame i dati della relazione ministeriale prima citata, la AOGOI abbia sfruttato l’occasione per fare l’ennesima campagna a favore della contraccezione.
Rimandiamo alla lettura del nostro comunicato stampa n. 5/2015 per verificare l’infondatezza delle lamentele della CGIL e dell’inesistenza delle difficoltà ad abortire in Italia nei tempi previsti dalla legge 194, limitandoci in questo comunicato a dimostrare l’infondatezza di quanto sostenuto e nei modi indicati dall’AOGOI.
Da sempre i sostenitori della legge 194 e con loro buona parte delle Società Italiane di Ostetricia e Ginecologia hanno affermato e continuano ad affermare che la contraccezione previene l’aborto volontario, anche se fin dagli anni ’70 ci sono studi che dimostrano chiaramente che dove maggiore è la diffusione della contraccezione di pari passo aumentano anche nei giovani le gravidanze non cercate, il ricorso all’aborto volontario per interrompere la maggior parte di queste gravidanze e la promiscuità, cioè il numero dei partner cambiati nei tre mesi precedenti la ricerca.
Nella vicina Francia, che fa registrare una diffusione quasi a tappeto della contraccezione  (il  91% delle donne in età fertile dichiara di usare contraccettivi) gli autori dello studio realizzato dall’INED che correla l’aborto volontario con l’uso della contraccezione (Magali Mazuy, Laurent Toulemon ed Elodie Baril) affermano “Dal 1970 la diffusione di efficaci metodi di contraccezione ha permesso la diminuzione di frequenza di gravidanze non desiderate, ma quando si verificavano il ricorso all’aborto aumentava, fino a quando il numero totale di interruzioni di gravidanza non è più sceso”.
Questo studio conferma quanto Ch. Tietze affermava nel 1989 «Dato che gli aborti e la contraccezione comportano l’obiettivo comune di evitare nascite non desiderate e nascite che avrebbero avuto luogo in un momento inopportuno, esiste un’alta correlazione tra esperienza abortiva ed esperienza contraccettiva nelle popolazioni nelle quali si ha accesso tanto alla contraccezione come all’aborto, ed in quelle in cui le coppie hanno tentato di regolare il numero di figli e la distanza tra loro. In queste società le donne che hanno utilizzato contraccettivi si sottopongono più probabilmente ad un aborto rispetto a quelle che non li utilizzano. L’aborto da solo è un metodo inefficace di regolazione della fertilità, ma incrementa la sua efficacia nella misura in cui l’estensione dell’uso di metodi contraccettivi gli concede la funzione di misura di sicurezza utilizzano».
In particolare lo studio francese ci dice chiaramente che la diffusione della contraccezione ha fatto registrare in Francia un significativo aumento delle recidive, quelle che l’AOGOI vorrebbe ridurre!

 

Per visualizzare il COMUNICATO-STAMPA n.1del14aprile2016 CLICCA QUI

 

La corte costituzionale italiana legittima l’eugenismo di stato con il silenzio 

assenso del governo non costituitosi in giudizio

Il richiamo incompleto all’art. 6 della legge 194/1978, che «consente agli operatori sanitari di praticare l’aborto terapeutico – anche oltre il termine di 90 giorni dall’inizio della gravidanza – in presenza di “processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro”» con l’omissione della frase più importante del comma b “che  determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna , tra l’altro molto raramente rispettata in questi 37 anni di applicazione della stessa legge 194/1978, ci fanno temere che la selezione sarà più ampia di quella che la Corte ci vuol far credere e che la diagnosi genetica pre impianto diverrà una procedura routinaria della fecondazione extra corporea con il conseguente aumento della schiera dei già numerosissimi embrioni sacrificati sull’altare del “figlio ad ogni costo … e sano”(143.770 nel 2013), che non solo non figureranno tra gli aborti volontari tardivi (ivg) che nel 2013 hanno raggiunto il 4,2% degli aborti volontari (4.064), ma faranno diminuire questo numero creando l’illusione che la selezione eugenetica – tanto deprecata quando la praticava Hitler od altri dittatori – non alberghi più in Italia mentre di fatto aumenta a dismisura, e di quelli sospesi a tempo indeterminato nel gelo (22.143 embrioni crioconservati nel 2013).
E’ veramente triste ed avvilente che sia sempre la Corte Costituzionale, che dovrebbe garantire lo spirito personalistico e solidaristico della Costituzione, a sancire la negazione del diritto alla vita dei più deboli – che pur riconosce “non riducibili a mero materiale biologico” con le sentenze dai giudici citate, che tendono più a garantire i desideri degli individui sotto le mentite spoglie di ipotetici “diritti civili”, che di fatto calpestano e svuotano di significato i “diritti universali dell’uomo” primo fra tutti il diritto alla vita, il cui pieno rispetto é fondamento di ogni società civile e di ogni paese degno di essere ancora chiamato democratico e della vera pace, ed ancor più avvilente è constatare ancora una volta l’assenza del  Governo, che non ha ritenuto opportuno intervenire in difesa della legge 40 perché evidentemente non solo condivide la selezione eugenetica ma la fa pagare anche ai contribuenti onesti inserendo la fecondazione in vitro nei LEA.
Per visualizzare il Comunicato_n.6 del 13 nov 2015.CLICCA QUI_

La diminuzione numerica degli aborti volontari non ci induca a sottovalutare i rischi nascosti incombenti:

l’eugenismo e il cripto abortismo di Stato

Nella nostra analisi dei dati offerti dal Ministro della Salute nell’ultima relazione al Parlamento sulla attuazione della legge 194/1978 ci limitiamo ai dati definitivi dell’anno 2013, perché questi già sono carenti a causa dei dati non rilevati in quasi tutte le tabelle, che in alcuni casi raggiungono numeri vergognosi (tab. 18 certificazione urgente/non urgente 6.076; tab. 19 settimana di gravidanza 4.484) per essere dati – indispensabili per una certificazione corretta e legale ! – forniti dal Ministero a 22 mesi di distanza dalla fine dell’anno di riferimento.
Si registra per la prima volta una reale diminuzione degli aborti volontari (- 4.432), associata però ad una più significativa diminuzione del numero dei nati vivi (- 23.978), che di fatto determina per la prima volta dal 1999 un aumento del rapporto di abortività (204‰ nati vivi) ed una notevole diminuzione del tasso di fecondità (37,48‰).  Si registra invece un incremento del tasso di abortività nelle classi di età 25-34 anni ed un incremento numerico e del tasso di abortività nelle donne di età compresa tra i 40-49 anni .
Aborti Volontari Tardivi (Eugenetici)
Anche quest’anno desta preoccupazione  la costante crescita  degli aborti volontari oltre i 90 giorni (fine 12^ settimana), che nel 2013 sono diventati 4.064 (4,2 % di tutti gli aborti, cioè si sono più che ottuplicati rispetto allo 0,5% del 1981), 2.721 dei quali sono stati fatti dalla 16^ settimana in avanti e di questi 961 oltre la 21 settimana.
Epoca
15-49 anni
30-34 anni
35-39 anni
40-44 anni
Gestazionale
2012
2013
2012
2013
2012
2013
2012
2013
13-15 sett.
1.241
1.343
273
305
385
442
298
283
16-20 sett.
1.766
1.760
369
404
628
581
359
383
 ≥ 21 sett.
910
961
287
259
265
280
98
130
Totali
3.917
4.064
929
968
1.278
1.303
755
796
Non rilevata
4.524
4.591
Tab. 2: Aborti volontari tardivi negli anni 2012 e 2013 totali (4,2%) e per gruppi di età.
E’ un segno inequivocabile questo dell’affermarsi tra gli Italiani di una deriva eugenetica di hitleriana memoria, e della mentalità dello scarto del feto non perfetto, non sano, che non sembra avere flessioni.
Per visualizzare il Comunicato CLICCA QUI_n.5 del 9 nov 2015

Anche nel 2013 continua la strage di embrioni prodotta in Italia dalla fecondazione extracorperea-

 

I dati forniti dalla Relazione presentata dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin al Parlamento sull’attuazione della legge 40/2004 nell’anno 2013 confermano il triste primato, che ormai detengono da 4 anni, cioè che le tecniche di fecondazione extracorporea rappresentano in Italia la prima causa assoluta, certificata, di morte degli embrioni umani (143.770 vittime).

La relazione ministeriale  ci mostra un aumento costante delle coppie trattate e dell’età delle donne che si sottopongono a queste tecniche, la cui età media nel 2013 (36,6 anni) è nettamente superiore a quella che le stesse linee guida 2015 emanate dal Ministro Lorenzin indicano come età critica e che i dati del 2013 confermano.   Il 9,9% delle donne sottoposte nel 2013 a stimolazione ovarica non viene sottoposto a prelievo degli ovociti “Come illustrato nella Figura 3.2.8 (pag. 42), il rischio che si possa sospendere il trattamento è direttamente proporzionale all’aumentare dell’età delle pazienti. Se, infatti, nelle classi di età fino a 39 anni il rischio di sospensione di un ciclo prima del prelievo è inferiore al 10%, per le pazienti con età compresa tra i 40 ed i 42 anni il rischio diventa del 10,4%, fino ad arrivare al 17,1% per le pazienti con età maggiore od uguale ai 43 anni, 2,5 volte maggiore di quello delle pazienti più giovani.”

A questo si aggiunge che un altro 18,9% delle donne trattate non viene sottoposto a trasferimento di embrioni a causa nella stragrande maggioranza dei casi nell’ordine di mancata fertilizzazione degli ovociti prelevati (2.687), di nessun ovocita prelevato (1.855), della totalità degli ovociti non idonei (1.213), di tutti gli embrioni congelati (1.171) per rischio di sindrome da iperstimolazione ovarica. Se anche il maggior insuccesso delle gravidanze insorte dopo fecondazione extracorporea si ha a partire da 35 anni (26,4%) e cresce notevolmente nel gruppo di età 40-42 anni (38,8%) per raggiungere il 63,1% dai 43 anni in su non si riesce a comprendere come la collettività possa accettare che il SSN  fornisca queste prestazioni al 31% delle donne trattate con età superiore a 40 anni, di cui l’8,2% di età superiore ai 43 anni, età in cui nel 2013 solo 1/122 embrioni trasferiti in utero è riuscito a sopravvivere fino alla nascita!

Il crescente numero degli embrioni crioconservati, che aumenta vistosamente ogni anno: a fronte dei 22.143 embrioni crioconservati nel 2013 solo 14.424 sono stati scongelati per essere trasferiti in utero, ci aveva spinti a chiedere al Ministro Lorenzin che nelle Linee guida del 2015 nel consenso informato venisse esplicitamente richiesto l’obbligo per le coppie richiedenti la crioconservazione dei propri figli di impiantare nel più breve tempo possibile gli embrioni crioconservati, ma evidentemente la tutela del concepito non è stata ritenuta degna di attenzione e considerazione neanche da parte del Ministro,

Ritorniamo a chiedere che la relazione ministeriale fornisca più informazioni ed i dati sui risultati (numero coppie trattate, numero cicli trattati, numero cicli sospesi prima del prelievo e dopo il prelievo indicando la causa, numero di embrioni trasferiti, numero di gravidanze insorte, numero di parti, numero di neonati vivi: il tutto diviso per gruppi di età delle donne trattate)   dell’applicazione delle tecniche di fecondazione in vitro su ogni specifica patologia, come ad esempio l’infertilità endocrino-ovulatoria (nel 2013 sono state trattate 2.539 coppie), l’infertilità idiopatica (6.854 coppie trattate), la ridotta riserva ovarica (5.130 coppie trattate), il fattore genetico (341 coppie trattate), fattore sia maschile che femminile (8.538) indicandoli, infertilità maschile (12.294).

Anche in questa relazione non c’è alcuna traccia del destino di 51.552 embrioni: nella tab. 3.4.13 pag. 102 si parla di 158.672 ovuli fecondati (zigoti) da tecniche a fresco, nella tab. 3.4.26 a pag. 113 nonostante si siano aggiunti 2.896 embrioni prodotti da scongelamento di ovociti  il n. totale degli embrioni formati diventa 110.016, di cui 22.143 (20,1%) vengono crioconservati.

Ancora una volta ribadiamo che è inaccettabile che i centri autorizzati a fare la fecondazione extracorporea di II e III livello non abbiano fornito notizie su 1.314 gravidanze, cioè sul 10,3% delle gravidanze ottenute e che la maggior parte di essi sono centri privati (745 grav.= 14,9%) o privati convenzionati (311grav.= 9%)  con punte massime in Lombardia (382 gravidanze), nel Lazio (277) ed in Campania (244 grav.).

Ci auguriamo, infine, che nel Piano Nazionale per la Fertilità e nel “Fertility Day”, Giornata Nazionale di informazione e formazione sulla Fertilità del 7 maggio 2016 non continuino ad essere trascurati i Centri per l’insegnamento dei Metodi Naturali (Metodo Billings e Metodi Sinto Termici), che da più di 30’ anni insegnando alle Donne ed alle Coppie a riconoscere la propria fertilità senza alcuna spesa e senza il sacrificio di alcun embrione aiutare tante coppie – molte di più della pma – ad avere figli naturalmente.

Per visualizzare il Comunicato CLICCA QUI.Comunicato_stampa_AIGOC_n.4_2015

 

La corte Costituzionale dichiara la fecondazione artificiale e la diagnosi pre-impianto.

 

La decisione della Corte Costituzionale di dichiarare leciti l’accesso alla fecondazione artificiale alle coppie non sterili e la diagnosi pre-impianto non ci sorprende in quanto – come già espresso in nostri precedenti comunicati – era nell’aria, ma ci rattrista moltissimo perché con questa decisione la Suprema Corte non ha solo dichiarato lecito ciò che solo undici anni fa il Parlamento aveva espressamente vietato perché ritenendo l’accesso alla fecondazione in vitro un mezzo per ovviare alla sterilità ed infertilità di coppia lo consentiva a determinate condizioni che dovevano assicurare  i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito, ma ha ridotto il concepito, il più debole ed indifeso degli esseri umani ad un oggetto, che può essere preteso come diritto, commissionato, prodotto, scartato se è portatore di malattia congenita e/o non perfetto!

La lettura attenta della sentenza n.96/2015 ci fa toccare con mano come l’istituzione voluta dai Padri Costituenti per salvaguardare lo spirito ispiratore della nostra Carta Costituzionale abbia completamento trascurato il fondamento di ogni suo singolo articolo, cioè la dignità inerente ad ogni essere umano, da cui derivano tutti i diritti umani e primo fra tutti il diritto alla vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale.

Nessun Padre Costituente – anche il più ateo ed agnostico – avrebbe potuto mai pensare che la Corte Costituzionale avrebbe potuto usare la Carta Costituzionale per far diventare un “diritto” ciò che loro stessi hanno condannato come orribile delitto in Hitler ed i suoi collaboratori, cioè l’eugenismo di stato.

Quando leggiamo nella citata sentenza al punto 9.− “Nel merito, la questione è fondata, in relazione al profilo – assorbente di ogni altra censura – che attiene al vulnus effettivamente arrecato, dalla normativa denunciata, agli artt. 3 e 32 Cost.

Sussiste, in primo luogo, un insuperabile aspetto di irragionevolezza dell’indiscriminato divieto, che le denunciate disposizioni oppongono, all’accesso alla PMA, con diagnosi preimpianto, da parte di coppie fertili affette (anche come portatrici sane) da gravi patologie genetiche ereditarie, suscettibili (secondo le evidenze scientifiche) di trasmettere al nascituro rilevanti anomalie o malformazioni. E ciò in quanto, con palese antinomia normativa … , il nostro ordinamento consente, comunque, a tali coppie di perseguire l’obiettivo di procreare un figlio non affetto dalla specifica patologia ereditaria di cui sono portatrici, attraverso la, innegabilmente più traumatica, modalità della interruzione volontaria (anche reiterata) di gravidanze naturali – quale consentita dall’art. 6, comma 1, lettera b), della legge 22 maggio 1978, n. 194 (Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza) − quando, dalle ormai normali indagini prenatali, siano, appunto «accertati processi patologici […] relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna».

Vale a dire che il sistema normativo, cui danno luogo le disposizioni censurate, non consente (pur essendo scientificamente possibile) di far acquisire “prima” alla donna una informazione che le permetterebbe di evitare di assumere “dopo” una decisione ben più pregiudizievole per la sua salute.

Per visualizzare CLICCA QUIComunicato_stampa_n3-2015_12.06.15

A 20 anni dall’Evangelium Vitae

 

Nell’anniversario dei 20 anni dell’Evangelium Vitae, l’AIGOC, che il 25 marzo 2015 ricorda anche il sesto anno di nascita dell’Associazione partecipando al convegno teologico, scientifico, pastorale con la veglia per la vita in Assisi a S. Maria degli Angeli, vuole rinnovare il grazie al Signore per aver messo nel cuore di tutti i suoi aderenti il desiderio di servire la Chiesa e il suo Magistero con tutti i doni culturali ed umani che ogni singolo membro dell’Associazione ha ricevuto. “Occorre una generale mobilitazione delle coscienze e un comune sforzo etico, per mettere in atto una grande strategia in favore della vita. Tutti insieme dobbiamo costruire una nuova cultura della vita”. La cultura della vita sta alla base ed è il presupposto ineludibile per sviluppare qualunque aspetto di una autentica ecologia del creato.

Questo  appello di San Giovanni Paolo II, fatto con l’enciclica EVANGELIUM VITAE, seguiva quello lanciato dal Beato Paolo VI il 25 luglio 1968 nella enciclica HUMANAE VITAE “perseverino (i medici e i membri del personale sanitario) dunque, nel promuovere in ogni occasione le soluzioni, ispirate alla fede e alla rettaragione e si sforzino di suscitarne la convinzione e il rispetto nel loro ambiente”. “Così gli uomini di scienza, e in modo speciale gli scienziati cattolici, contribuiranno a dimostrare con i fatti che, come la Chiesa insegna, non vi può essere vera contraddizione tra le leggi divi e che reggono la trasmissione della vita e quelle che favoriscono un autentico amore coniugale”. Ragione e vita non si oppongono, così come non si oppongono verità e scienza . L’AIGOC ha raccolto l’invito di questi due grandi Papi con una metodologia ispirata al servizio ed alla carità che un altro grande Papa ha promulgato nell’enciclica Deus Caritas Est: Benedetto XVI. Papa Francesco, lanciando la grande offensiva contro la cultura dello scarto, supporta in maniera inequivocabile tutto l’impegno che in questi 6 anni l’AIGOC ha profuso in difesa delle vite deboli e nel lanciare una cultura dell’amore fecondo e responsabile, che mira a proporre una pedagogia che supporta l’autentico amore umano e il vero significato della sessualità, del matrimonio e della famiglia. L’AIGOC è impegnata affinché il valore incomparabile della persona umana e della famiglia cristiana venga sempre più riconosciuto e la sua grandezza e preziosità venga difesa, promossa, insegnata e diffusa. “Comportatevi come figli della luce per realizzare una svolta culturale”, afferma il capitolo 95 dell’EVANGELIUM VITAE. Cosa significa per noi? Significa che il bene prezioso della verità sulla persona umana, deve illuminare e deve essere promulgato proprio come fanno i figli della luce. E quale impegno più proprio di quello di far risplendere la verità?, come giustamente afferma San Giovanni Paolo II nella “VERITATIS SPLENDOR”. San Giuseppe Moscati, patrono dell’AIGOC, ha speso delle parole splendide sulla verità: “ama la verità, mostrati qual sei e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi e se la verità ti costa la persecuzione e tu accettala; e se il tormento e tu sopportalo! E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio”. Chesterton, un secolo fa, profeticamente ammoniva: “noi ci ritroveremo a difendere l’incredibile sensatezza della vita umana”. E’ quello che sta avvenendo in questi decenni: la sensatezza è nella dignità dell’essere umano, è nella sua appartenenza a un tracciato che respira l’eternità così afferma Hanna Arendt: “Gli esseri umani anche se moriranno, non nascono per morire ma per incominciare”. Abbiamo sviluppato sinergie con la Mater Care International, i Centri Aiuto alla Vita e i Movimenti per la Vita , l’Associazione Pro Vita, i Giuristi per la Vita e tante altre realtà regionali e nazionali. In questo giorno speciale che ricorda i 20 anni dell’EVANGELIUM VITAE, vogliamo ricordare il passaggio fondante che l’informazione diventi conoscenza, che la conoscenza porti alla consapevolezza e che il sapère possa portare al sàpere cioè l’assaporare il gusto di servire la persona umana perché essa è la vera grande bellezza.

Il Consiglio Direttivo

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Quando si riduce l’uomo ad oggetto che si può comprare e/o scartare: tutto è possibile!

 

I fatti di Corigliano Calabro interrogano ancora una volta la nostra coscienza: con quali occhi vediamo l’essere umano? E’ talmente evidente che il piano inclinato della deriva etica è diventato ormai verticale verso l’abisso della indifferenza al destino degli esseri umani più deboli e indifesi. L’essere umano è una “cosa” che può essere scelto e prodotto a piacimento, è una merce di scambio per gli scopi più diversi. Può essere acquistato come l’utero in affitto, può essere venduto da una coppia all’altra, può essere sacrificato come e quando si vuole in nome di un ritorno economico che è sempre un ritorno egoistico e individualistico dove la parola umanità e la parola pietà sono completamente bandite.

Programmare una gravidanza in funzione di una atrocità mentale come quella di abortirlo molto tardivamente per incassare 80.000,00 euro dalle assicurazioni è l’emblema di come l’embrione venga utilizzato per 30 sporchi denari.
Da qui l’urgenza di riappropriarci degli occhi del cuore perché solo gli occhi del cuore possono illuminare la mente e la scienza a riscoprire e rispettare quell’ “essenziale che è invisibile agli occhi del corpo”. (Il Piccolo Principe)

Dobbiamo diffondere una grande strategia culturale sulla vita che educhi le coscienze di credenti e non credenti, con evidenze scientifiche e testimoniali, al riconoscimento del volto umano dell’embrione e della vita anche quando essa non è visibile agli occhi del corpo. Come giustamente è stato detto si combatte l’aritmetica della ferocia con la resistenza del bene.

Il Consiglio Direttivo

CLICCA QUI Per visualizzare il Comunicato_n1_2015

 

Riconoscimento dell’A.I.G.O.C. come Associazione Privata di fedeli da parte del Vescovo Domenico Sigalini nella Diocesi Suburbicaria di Palestrina con decreto canonico n. 65 del 25 luglio 2014.

L’ A.I.G.O.C. è nata il 25 marzo 2009 dal desiderio di servire la chiesa senza fare fondamentalismi etici ma raccogliendo l’invito dei pontefici (il Beato Paolo VI, San Giovanni Paolo II, e Benedetto XVI) al fine di coniugare fede e scienza, verità e carità nel servizio alla vita nascente, alla coppia e alla famiglia.
La Diocesi Suburbicaria di Palestrina, nella persona del Vescovo Domenico Sigalini, ha suggellato la sua ecclesialità con il decreto canonico del 25 luglio 2014 (prot. 65) nominando assistente spirituale il rev. Don Paolo Morocutti.

L’associazione tutta gioisce di questo riconoscimento e ringrazia Dio, la Santa Madre di Dio e il Vescovo Sigalini per questo atto di paterna pastoralità, impegnandosi a servire Dio, la Chiesa e ogni persona umana con competenza scientifica, passione e dedizione.

Per visualizzare il Comunicato n 7 DEL 21 10 14 CLICCA QUI

Allegato n.1.Decreto-assistente-AIGOC_elab

Allegato n.2.Decreto-riconoscimento-AIGOC_pdf

 

PIENA  SOLIDARIETà  A  MARGHERITA  ULISSE
l’Infermiera del Pronto Soccorso di Voghera Dimessasi a causa di “Pillole del Giorno Dopo”

 

Il Consiglio Direttivo dell’AIGOC, Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici, nell’esprimere A Margherita Ulisse piena solidarietà e condivisione delle sofferenze e dei disagi sofferti a causa della sua coerenza alla deontologia professionale ed al primato da lei dato nell’agire professionale quotidiano alla scienza e coscienza nella piena consapevolezza delle conseguenze delle sue scelte, non può non denunciare – ancora una volta – il clima totalitario e di vero e proprio mobbing culturale in cui oggi si trovano ad agire gli Operatori Sanitari.

Mentre si enfatizza nei corsi di aggiornamento del Personale delle ASL il “i care”, “io mi prendo cura di te”, non si esita a sparare a zero, a mettere alla gogna chi concretamente cerca di tradurlo in pratica quando ciò contrasta con l’ideologia di moda!

Se esaminiamo razionalmente l’operato dell’Infermiera Margherita ci possiamo rendere conto che nel rispetto delle regole del “triage del Pronto Soccorso”, secondo il quale le due ragazze non presentavano segni di emergenza e/o urgenza tali da rientrare in un codice “verde” o “bianco”, perché la “pillola del giorno dopo” può essere assunta entro 72 ore dal rapporto sessuale, l’Infermiera ha cercato di prendersi cura delle due ragazze dialogando con loro per far loro prendere coscienza (primo passo per un consenso veramente informato) dell’oggetto della loro richiesta e del meccanismo d’azione della sostanza da loro richiesta.

Tutto il resto è pura propaganda ideologica! Non basta, infatti, la sostituzione del foglietto illustrativo, operata di recente dall’AIFA (vedi nostro comunicato n. 1 del 8/2/2014), per cambiare il reale meccanismo d’azione del levonorgestrel (Norlevo) (vedi nostro documento del 4 luglio 2012) e per assicurare che non è abortivo (a tal proposito bisogna chiedersi alla luce di vicende – in questi giorni venute alla luce del sole – quanto ci si può fidare di Organismi di controllo istituzionali!), né una delibera od una linea d’indirizzo regionale può annullare il diritto costituzionale di ogni Operatore Sanitario di agire sempre e comunque secondo scienza e coscienza.

Ci rattrista ed addolora – ma non ci sorprende ! – il constatare che i mezzi di comunicazione di massa (RAI 1 in particolare) abbiano data tanta enfasi alla vicenda senza invitare “esperti” che la pensano in modo diverso da quello dell’ideologia dominante e senza rendersi conto che facendo propaganda alla cultura di morte – come dimostrano i dati offerti nella stessa trasmissione mattutina sulla violenza alle donne – non si fa altro che aumentare questa esecrabile cultura.

Se l’Italia è ancora al 18° posto nella classifica degli Stati Europei con più alto tasso di violenza nei confronti delle donne, i cui primi 5 posti sono occupati da Danimarca, Finlandia, Svezia, Olanda e Francia, una spiegazione forse ci sarà? Evidentemente i cosiddetti “nuovi diritti civili”, già totalmente realizzati in questi prime cinque nazioni, rendono l’uomo più egoista e violento, perché hanno di fatto calpestato e distrutto il fondamento del rispetto dovuto ad ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale, la sua dignità, reificandolo, rendendolo una merce che si può commissionare, comprare, vendere, esigere, scartare … uccidere con l’avallo della legge!

Per visualizzare il Comunicato CLICCA QUI COMUNICATO N 6 – 8 ott 2014

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