“La verità è come il cauterio del chirurgo: brucia, ma risana”

Si è proprio vero quanto afferma Riccardo Bacchelli e lo dimostra quanto ha dichiarato Andrea Filippi su LEFT il 10 ottobre in merito all’intervento di Papa Francesco sull’aborto volontario.

Se anche il dottor Filippi come i più anziani tra noi ha ricevuto – come era in uso fare finché la medicina ed i medici erano al servizio della vita di ogni essere umano– al momento della proclamazione della laurea in medicina e chirurgia la pergamena con il Giuramento di Ippocrate, sa benissimo che l’aborto è stato ancor prima del Cristianesimo ritenuto una pratica non degna della professione medica, che è sempre votata alla salvaguardia ed alla cura di ogni vita umana.

Ebbene il rispetto della vita umana ed il rifiuto dell’aborto volontario non sono un fatto che riguarda solo i Cristiani, ma tutti gli uomini, un segno di vera civiltà!

Papa Francesco, come Vescovo di Roma e Pastore Universale della Chiesa Cattolica da alcune settimane sta parlando a tutti i Cattolici del mondo ed a tutti gli uomini di buona volontà nelle udienze generali del mercoledì delle Dieci Parole o Dieci Comandamenti ed il termine da Lui usato nel trattare il “V Comandamento: Non uccidere” riferendosi all’aborto volontario è meno duro di quello che più propriamente avrebbe potuto usare e che tutti usiamo utilizzare quando parliamo di “pena di morte”.

Quando viene soppressa la vita umana più debole, più indifesa e più innocente nel luogo più sicuro fino a qualche decennio fa, l’utero materno, primordiale luogo della vera solidarietà umana, ad opera di un dipendente del S.S.N. il termine usato dal Santo Padre non è affatto improprio e fuori luogo!
A tal proposito tocca ricordare che Papa Francesco di recente ha fatto modificare il Catechismo della Chiesa Cattolica riguardo alla “pena di morte” definendola contraria al Vangelo, per cui se in nessun caso ritiene che si debba ricorrere alla soppressione della vita di un assassino, a maggior ragione deve alzare la voce e chiamare per nome l’uccisione della vita umana più debole, indifesa ed innocente.

Nessuna offesa personale, ma una chiara definizione della realtà dei fatti!
Il riferimento all’eugenismo di hitleriana memoria rientra nel coraggio di chiamare per nome gli atti che vengono compiuti smascherando ogni tentativo di camuffamento linguistico: se eliminare le persone ritenuti inutili è un crimine contro l’umanità quando ad ordinarlo é Hitler, la realtà non cambia quando a proporlo e ad eseguirlo è un medico con il beneplacito della madre o di entrambi i genitori.

Attribuire a Papa Francesco una serie di pronunciamenti non in nome della verità sulla persona umana ma sulla base di strategie politiche, è un modo superficiale di argomentare da chi a tavolino, non ha argomentazioni scientifiche, antropologiche, giuridiche e sociali.

L’affermazione “la scienza, con le sue evidenze scientifiche, il nostro unico punto di riferimento” è quanto di più falso e manipolatorio si potesse dire, perché è proprio la scienza a dimostrare senza ombra di dubbi che “la vita umana inizia nel momento in cui lo spermatozoo penetra nella cellula uovo (fecondazione), per cui ogni atto compiuto dopo non può che essere considerato morte procurata di un essere umano debole, indifeso ed innocente.

Il supposto problema dei medici obiettori che ostacolano l’applicazione della legge 194 la CGIL sa bene che non esiste perché è stato ampiamente dimostrato il contrario e nell’ultima relazione ministeriale si può leggere che in media ogni ginecologo non obiettore nel 2016 ha fatto 1,6 aborti volontari a settimana.

Infine, la salute psicofisica delle donne si salvaguarda aiutandole ad evitare il dramma dell’aborto e prendendosene cura dopo l’aborto non limitandosi ad offrire contraccettivi abortivi, ma ricercando e trattando i sintomi della sindrome post abortiva.

Nel precedente comunicato stampa ci siamo limitati a segnalare la carenza ed incompletezza dei dati relativi alle fecondazioni extracorporee (tecniche di II-III livello) con donazioni di gameti, in questo comunicato li analizzeremo nel dettaglio.

Il numero delle coppie trattate erano 4.933 per un totale di 5.533 cicli in 83 centri prevalentemente privati (67), la maggior parte dei quali (49 centri) si trovano in Emilia e Romagna, Toscana, Lazio e Sicilia.

L’età media delle donne riceventi varia notevolmente: 35,2 anni per le donazioni di seme, 40,6 anni per le donazioni di ovociti a fresco, 41,4 anni per le donazioni di ovociti crioconservati, 40,6 anni per le donazioni di embrioni crioconservati dopo una donazione (n.b.: utilizziamo la terminologia usata nella relazione ministeriale, anche se ci sono moltissimi dubbi che possa trattarsi di vere donazioni!).

La tabella a fianco riportata dimostra chiaramente, che più che di sterilità patologica nella maggior parte dei casi di utilizzo di ovociti e/o di embrioni si tratta di fisiologica ridotta fertilità legata all’età delle richiedenti: il 79,7% dei trasferimenti eseguiti con donazione di ovociti crioconservati ed il 70,8% di quelli con embrioni crioconservati è utilizzato nelle donne di età ≧ 40 anni.

La carenza e l’incompletezza dei dati relativi alla fecondazione extracorporea eterologa appare chiaramente voluta, perché non troviamo un motivo che spieghi il fatto che non siano stati almeno usati gli stessi criteri – anche se più volte da noi criticati – usati da più di un decennio per l’omologa.
Manca una figura simile alla fig. 3.4.3 di pag. 111 ed una tabella simile alla tab. 3.4.13 di pag.

112, che ci permette di conoscere quanti ovociti nei 5.533 cicli sono stati prelevati nelle coppie con donazione di seme e nelle donne che hanno fatto una donazione a fresco, scongelati provenienti dallo stesso centro od importati, quanti ovociti hanno utilizzato i centri esteri che hanno esportato in Italia embrioni utilizzando il seme inviato dai centri italiani.

Nessuna informazione ci è dato conoscere su eventuali congelamenti di ovociti prelevati a fresco o su embrioni prodotti come ad es. la tab.3.4.17 pag. 114 o la tab. 3.4.26 di pag. 123.

Nella relazione non vi è alcun cenno sul numero degli embrioni prodotti e crioconservati regione per regione né sugli embrioni ed ovociti importati in notevole eccesso rispetto alle coppie da trattare.

Appare molto semplicistica la procedura per le importazioni e le esportazioni di gameti e di embrioni considerato che 410 comunicazioni hanno permesso l’importazione di 3.040 criocontenitori di liquido seminale, 378 l’importazione di 6.239 criocontenitori di ovociti (provenienti per il 96,8% dalla Spagna!) e 116 per importare 2.865 criocontenitori di embrioni.

Suscita molte perplessità il fatto che si parli di importazione di embrioni crioconservati prodotti all’estero dopo donazione prevalentemente di ovociti: come mai non sono stati importati i soli ovociti?

Forse perché fecondandoli all’estero il rimborso spese per il centro poteva essere maggiore? E’ previsto per questi embrioni e per quelli dello stesso centro un test di paternità in caso di donazione di ovociti e di maternità in caso di donazione di liquido seminale?

Più volte nella relazione (pag. 147-149, 151-153), si ripete che in 146 di questi cicli c’è stata una doppia donazione, cioè sia il liquido seminale (in tutti i cicli crioconservato) sia gli ovociti (in 145 cicli crioconservati ed in uno a fresco) non appartenevano alla coppia richiedente ed a pag. 152 si apprende che sono nati 39 bambini dai 31 parti delle donne che hanno portato in grembo uno o più figli geneticamente estranei alla coppia.

Questi 146 cicli – e non solo questi! – sono i frutti acerbi degli interventi della Magistratura: come la sentenza della Corte Costituzionale n. 151/2009 ha dato il via libera alla massiccia e crescente crioconservazione degli embrioni, così la sentenza n. 162/2014 ha consentito di riferire dei 146 casi sopracitati e l’importazione di embrioni crioconservati presumibilmente in gran parte il risultato di fecondazioni eterologhe avvenute all’estero con seme esportato dall’Italia (pag. 14).

Tutto questo è avvenuto ed avviene con la compiacenza del Governo e del Parlamento a guida PD allora esistente e di quelli attuali se non intervengono al più presto a livello legislativo per contenere al massimo i due fenomeni sopradescritti.

La tab. 7 presenta in modo sintetico quello che molto verosimilmente è avvenuto nel 2016 ricostruito tenendo conto dei pochi dati offerti dalla relazione ministeriale di quest’anno e le informazioni fornite nella relazione dell’anno precedente riguardo al numero di ovociti (6-7: cfr. pag. 9 e 215 relazione 2017) e di embrioni (1-2: cfr. pag. 9 e 217 relazione 2017) presenti in ogni criocontenitore.

A.I.G.O.C. Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici Segreteria: Via Francesco Albergotti, 16 00164 Roma – segreteria@aigoc.it – www.aigoc.it Tel. 3429381698 – C.F: 97576700583 – IBAN: IT 43 I 0200805314000401369369

Oltre l’eccessiva importazione di gameti ed embrioni crioconservati – di gran lunga superiore al fabbisogno annuo! -, che tenendo conto di quelli esportati, nel 2016 ha fatto si che nei crioconservatori dei centri si siano aggiunti almeno 3.512 criocontenitori di ovociti (22.828 ovociti) e 1.365 criocontenitori di embrioni (1.964 embrioni) segnaliamo il notevole aumento degli embrioni prodotti e crioconservati (9.799), superiore al numero degli embrioni trasferiti in utero (8.958), significativamente superiore in % (52,24) a quello del 2015 (39,54%).

La % delle coppie con uno o più figli in braccio è inferiore (23,23%) rispetto a quella del 2015 (25,54%).

Dopo 14 anni di applicazione della legge 40/2004 abbiamo tutti gli elementi necessari per comprendere che le tecniche di fecondazione extracorporea – sia omologhe che eterologhe – non sono terapia della sterilità o della infertilità di coppia e come tali non possono essere incluse nei LEA.

La loro efficacia (coppie con figlio/i in braccio) non ha mai superato il 16,54%.

Le citate sentenze della Corte Costituzionale hanno permesso – in assenza di un intervento del Parlamento – di surgelare un numero spropositato di embrioni (35,3% nel 2016 vs 31% nel 2015 nelle tecniche di II e III livello omologhe) con punte ancora superiori in alcune Regioni (Calabria 58,9%, Lazio 57%, P.A. Bolzano 51,7%, Umbria 45,7%) e del 52,24% nelle fecondazioni extracorporee eterologhe.

Le tecniche di II e III livello con donazioni di gameti, tutte vietate prima nel testo della legge 40 approvato dal Parlamento, dopo la sentenza della Corte Costituzionale sono senza regole, per cui leggiamo nella relazione dei 146 cicli nel 2016 con doppia donazione di liquido seminale e di ovociti e di importazioni di embrioni alcuni dei quali potrebbero avere la stessa origine dei 146 cicli registrati come tali!

In che modo viene garantito il divieto di acquisto e di baratto dei gameti e degli embrioni sia in Italia che all’estero?

Gli embrioni sono esseri umani nelle primissime fasi del loro sviluppo (Nature Genetics 49, 941- 945, 2017) e non possono e non debbono mai essere trattati come oggetti!

Ci auguriamo che al più presto il Parlamento intervenga per meglio regolamentare il ricorso a queste tecniche tenendo presente più il rispetto della dignità e della vita degli embrioni – dal 2010 la fecondazione extracorporea è la prima causa di morte certificata degli embrioni – che gli interessi dei centri di PMA, delle ditte farmaceutiche, degli altri enti e dei professionisti interessati al proliferare di queste tecniche.

Non si può soddisfare un pur legittimo desiderio di un figlio al prezzo altissimo della morte di un numero nettamente superiore di esseri umani deboli, indifesi, innocenti.

La relazione annuale del Ministro della Salute al Parlamento sull’applicazione della legge 40/2004 relativa all’anno solare 2016, resa pubblica qualche giorno fa conferma il mortifero trend, che dal 2010 la qualifica come prima causa certificata di morte degli embrioni, che ogni anno vede aumentare sempre di più il numero delle sue vittime, come è facilmente verificabile nella tabella sotto riportata.

 Si registra ancora un innalzamento dell’età media delle donne, che accedono alla fecondazione extra corporea (36,8 anni) ed il numero delle ultra quarantenni, che raggiunge il 35,2% (20,7% nel 2005 e 33,7% nel 2015). Di conseguenza aumenta il numero di cicli di trattamento a fresco sospesi prima del prelevo ovocitario (9,6% vs 9,2% del 2015) e dopo il prelievo (23,6% vs 22,1% del 2015). Indici questi dell’inopportunità di sottoporre al trattamento donne in cui già prima del suo inizio si può prevedere una riserva ovarica molto bassa ed una responsività ovarica ridotta allo stimolo ormonale!

La presenza di un’incidenza significativamente maggiore di esiti negativi della gravidanza nelle donne di età ≥ 40 anni (vedi figura prima riportata) e di una bassissima percentuale di embrioni trasferiti in utero che riescono a sopravvivere fino alla nascita (vedi tab. 3) dovrebbe far riflettere molto sia il Governo che i Parlamentari ed i Responsabili Regionali sull’opportunità di continuare a sperperare il poco denaro pubblico disponibile per cicli di trattamento infruttuosi e causa di tanta sofferenza sia fisica che psicologica in queste donne/famiglie.

Anche quest’anno i dati che si riferiscono alla fecondazione extracorporea eterologa sono molto incompleti ed insufficienti per offrire a chi legge un quadro della reale situazione e seguono criteri diversi da quelli utilizzati per la fecondazione extra corporea omologa.

Si nota una notevole discrepanza tra il numero di ovociti importati, che oscilla – come si legge a pag. 7 – tra i 2.727 crioconservatori utilizzti ed i 6.239 crioconservatori importati con le 378 comunicazioni e quello degli embrioni importati, che varia  tra i 1.500 crioconservatori provenienti da banca estera ed i 2.865 crioconservatori importati con le 116 comunicazioni.

Dalla tab. 3.5.12 a pag. 154 e dalla tab. 3.5.8 di pag. 151 risulterebbero trasferiti in utero 8.958 embrioni: se i criocontenitori contengono lo stesso numero di ovociti (6-7 per contenitore) ed embrioni (1-2/contenitore) – come riportato nella relazione dell’anno scorso – dove sono andati a finire i restanti ovociti ed embrioni dal momento che nella relazione non c’è alcun cenno? Per gli embrioni importati dall’estero che si afferma siano stati prodotti con almeno una cellula germinale (nella quasi totalità il liquido seminale) della coppia è previsto il test di paternità (o maternità)?

Nessun cenno c’è nella relazione sulle modalità di acquisione dei gameti e degli embrioni dai Centri esteri da parte delle Regioni Italiane considerato che non si possono acquistare né barattare sarebbe utile riferire!

Nel 2016 sono stati crioconservati 38.687 embrioni e ne sono stati scongelat 23.169: dalla tab. 3.4.16 pag. 113 si evince che dal 2005 al 2016 sono stati crioconservati 188.638 embrioni e ne sono stati scongelati 118.504. Poiché dal 2009 ogni anno cresce il numero totale degli embrioni crioconservati e negli ultimi tre anni in modo più evidente ci chiediamo che cosa pensa di fare il Governo ed il Parlamento per far prendere coscienza al momento del consenso informato che  tutti gli embrioni prodotti – anche quelli temporaneamente crioconservati – essendo loro figli come quelli già nati devono essere considerati e trattati come tali e non abbandonati a tempo indeterminato nell’azoto liquido come oggetti inutili.

Una campagna di informazione e di educazione sulla conoscenza della propria fertilità attraverso i Metodi Naturali potrebbe portare più risultati senza spese e senza rischi per la salute della donna e della coppia.​ ​

II Convegno Nazionale: “Per la Vita senza compromessi”

50 anni dopo la profetica Humanae vitae

40 anni dopo la mortifera legge 194

Sabato 19 Maggio 2018 a Roma si terrà il II Convegno Nazionale AIGOC, in collaborazione con il Comitato Verità e Vita e l’Associazione Provita Onlus dal titolo: “Per la Vita senza compromessi”: 50 anni dopo la profetica Humanae Vitae e 40 anni dopo la mortifera legge 194.  La sede del convegno sarà Roma presso Sala Berlinsani – Dnb House Hotel in Via Cavour, 85/a con inizio alle ore 9,00 e si concluderà alle ore 13,00.
Quest’anno ricorrono i 50 anni dalla pubblicazione dell’enciclica di Paolo VI “Humanae vitae” e i 40 anni dalla approvazione della legge 194  che ha legalizzato l’aborto volontario in Italia, per cui il convegno si propone di riflettere sui temi della sessualità e affettività tra l’uomo e la donna, in particolare sul ruolo della donna, sulla sua dignità e sulla tutela della sua salute e, inoltre, una riflessione sull’aborto cosiddetto “terapeutico”.
Interverranno la Prof.ssa M. Orecchia, presidente Federvita Piemonte e V. presidente Comitato Verità e Vita, il Prof. Luca Pingani, Fondazione Incendo e Redazione Osservatorio Internazionale Card. Van Thuan, la Prof.ssa Claudia Navarini, Prof. Ass Filosofia Morale Università Europea Roma, la scrittrice Francesca Romana Poleggi, direttore editoriale di Notizie Pro Vita, il Prof. Giuseppe Noia, direttore Hospice Perinatale – Centro cure Palliative Prenatali del Policlinico Gemelli di Roma e presidente AIGOC, la dott.ssa Cinzia Baccaglini, Psicologa Clinica – Psicoterapeuta e il dr. Angelo Francesco Filardo, Ginecologo, V. Presidente AIGOC
Scopo del convegno è quello di richiamare i forti legami esistenti tra etica della vita ed etica sociale nella consapevolezza che non è possibile affermare valori quali la dignità della persona, la giustizia e la pace, quando si accetta e si tollera la violazione della vita umana.

LA PARTECIPAZIONE AL CONVEGNO È GRATUITA
Per poter migliorare l’organizzazione è gradita la comunicazione della partecipazione al Convegno tramite e-mail alla segreteria Organizzativa – segreteria@aigoc.it – entro il 30 aprile 2018

 

Per visualizzare il Comunicato n 2 del 20-04-18Clicca Qui

 

La Morte cruenta di quasi 6 milioni di Essere Umani Innocenti.

 

L’annuale relazione del Ministro della Salute sull’applicazione della legge 194/1978 al Parlamento nell’anno 2016 è stata resa pubblica il 13 gennaio u.s. a Camere già sciolte a dimostrazione del fatto che essa è più un atto formale dovuto per legge, che un vero strumento di riflessione offerto ai Parlamentari per avere chiaro lo stato di degrado culturale e morale prodotto dalla legge 194 nei suoi primi 40 anni di applicazione.
Nelle sue 129 pagine mai è stato fatto cenno alle prime vittime di questa legge, cioè ai 5.830.930 embrioni/feti umani uccisi, né alle altre vittime di questa mortifera legge, cioè le donne stesse che abortiscono, i loro mariti/partner, i loro figli già nati, i nonni, che in gran parte vanno incontro a complicanze psichiche di cui il ministero e le strutture sanitarie territoriali continuano a non prendersene cura.

 

L’aborto volontario è un mezzo di controllo delle nascite 
Nella relazione come un mantra viene più volte ripetuto (2 volte nella presentazione del Ministro a pag.7 e 9) che “non è mai stato un mezzo di controllo delle nascite”, ma alcune affermazioni “la separazione sempre più netta fra sessualità e procreazione aumenta il tempo che intercorre fra l’inizio dell’attività sessuale e la nascita del primo figlio: è questo un periodo in cui le gravidanze sono spesso indesiderate” (pag. 7) ed i dati contenuti nella stessa relazione mostrano l’esatto contrario. Nella tabella 2, sotto riportata, possiamo notare come il tasso maggiore di abortività volontaria, nettamente superiore a quello totale (6,5/1.000 donne in età fertile)
tabella 200118
si registri nelle classi di età comprese tra i 20 ed i 34 anni con il massimo nel gruppo di età 25-29 anni, cioè nelle donne che si trovano nella situazione sopra descritta. Se a questo dato aggiungiamo che il 54,8% (il 57,8% delle italiane!) delle donne che hanno abortito nel 2016 sono nubili, che il 39,4% non ha alcun figlio e che il tasso di fecondità totale (tft) sia sceso a 1,34 figli/donna (1,26/donna italiana e 1,97 per donna straniera) e che l’età media del primo parto nelle italiane è 32,4 anni (28,7 nelle straniere), abbiamo tutti gli elementi necessari per comprendere che l’aborto volontario entro i 90 giorni è usato come mezzo per il controllo delle nascite.  
Il fatto che il tasso di abortività nelle minorenni sia basso(3,1/1.000 donne) – oggetto di nostre riflessioni in precedenti comunicati – nella stessa relazione viene associato al maggiore utilizzo delle pillole del/i giorno/i dopo, che nel 2016 – dopo la liberalizzazione della vendita senza ricetta medica – hanno raggiunto le 404.121 confezioni (pag. 13) secondo il Ministero della Salute,   455.140 secondo altre fonti (200.507 di ellaOne fino al 31 ottobre secondo i dati forniti da Federfarma e HRA Pharma al Corriere della Sera, 27 marzo 2017 Simona Ravizza), per cui sommando al tasso di abortività volontaria registrato quello delle pillole da loro utilizzate si passa dal 4,6‰ al 26,63‰!

 

Aborti Volontari Tardivi (Eugenetici)
La costante crescita degli aborti volontari oltre i 90 giorni, che nel 2016 sono diventati 4.432 (5,3 % di tutti gli aborti, cioè si sono più che decuplicati rispetto allo 0,5% del 1981), cifra sottostimata perché in 2.356 casi (2,8%) l’epoca gestazionale non è stata rilevata ed in Sardegna (23,2%), Basilicata (18,8%), Umbria (16,6%) e Puglia (10,6%) in una percentuale nettamente superiore a quella nazionale, dovrebbe destare in tutti viva preoccupazione.
Il fatto che siano stati fatti 2.942 aborti oltre la sedicesima settimana e di questi 1.016 dopo la 21settimana e che queste gravidanze inizialmente desiderate vengono interrotte dopo diagnosi prenatale, cui sempre di più si sottopongono le gravide anche su spinta difensiva degli ostetrici, è un segno evidente della cultura dello “scarto, che si è radicata nella nostra società e di cui è figlia anche la legge sulle DAT recentemente approvata dal Parlamento.
Anche di fronte a queste drammatiche situazioni molto spesso non viene prospettata ai genitori la possibilità di essere aiutati a vivere queste difficili gravidanze da Associazioni di Famiglie (Il Cuore in una goccia; la Quercia millenaria,..), che hanno già vissuto queste esperienze e che possono testimoniare che la scelta dell’aborto volontario non è la vera soluzione perché il dopo aborto può essere più drammatico a causa delle già citate conseguenze psichiche.

 

Certificati di Urgenza
Il numero di aborti volontari fatti in regime di urgenza 14.418 (17,8% di tutti gli aborti volontari) cui si aggiungono i 3.985 dati Non Rilevati (4,6%), che in alcune regioni come la Puglia raggiungono il 34,1% (2.542) ed il 7,1% (1.006) in Lombardia, ci sembra molto elevato ed inaccettabile e quanto viene affermato nella relazione per giustificarlo in parte, cioè per rendere possibile l’aborto farmacologico entro i 49 giorni, rappresenta un’interpretazione utilitaristica, strumentale ed in contrasto con l’art. 5 della legge 194/1978, che prevede una pausa di riflessione di 7 giorni dopo il rilascio del certificato. Invocare come motivo d’urgenza il poter fare l’aborto medico invece di quello chirurgico non è certamente finalizzato al bene della donna visti i maggiori rischi cui è esposta se non resta ricoverata fino alla completa espulsione dell’embrione e degli annessi ovulari! Il Ministero dovrebbe comunque indagare e prendere provvedimenti.

 

Prevenzione dell’aborto volontario
Per i motivi più volte esposti non è la contraccezione la via per prevenire l’aborto volontario, come dimostrano chiaramente le esperienze di Paesi ad altissima diffusione della contraccezione e come di recente evidenziato: il 24% (circa 15.000) delle 60.952 donne che si sono rivolte per abortire nel 2016 al British Pregnancy Advisory Service (Bpas), che riunisce circa 40 cliniche inglesi e che fornisce informazioni sulla “salute sessuale” e assistenza alle donne che decidono di abortire, usavano contraccettivi ormonali o IUD, ritenuti i più efficaci contraccettivi, e che oltre il 51% di queste donne usavano un contraccettivo. (Women cannot control fertility through contraception alone, says British Pregnancy Advisory Service The Farmaceyutical Journal/11 JUL 2017).
Solo un’educazione all’amore fecondo e responsabile ed al rispetto della vita umana dal concepimento alla morte naturale assieme alla conoscenza della fertilità della donna offerta dai Metodi Naturali di Regolazione della Fertilità possono ricreare una cultura della vita e sciogliere il gelo, che ci sta conducendo al suicidio demografico.

 

Per visualizzare il Comunicato n.1-18.01.18Clicca Qui

Cardinale Cafarra, testimone trasparente della verità

 

La perdita umana del Cardinale Carlo Caffarra, testimone trasparente della verità sulla persona umana, pastore sempre umile e autentico dei valori della vita e della famiglia, colpisce profondamente l’Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici perché il Cardinale è stato uno dei propugnatori e sostenitori dall’A.I.G.O.C. .
Il 25 marzo 2009, prima ancora di andare dal notaio per la costituzione dell’Associazione, lui voleva già impegnarsi a diffonderla definendola “profetica e attuale”.
Il patrimonio esistenziale della sua persona, delle sue intuizioni antropologiche e pastorali rimangono una perla preziosa per tutto il mondo della vita nascente e terminale.
Noi ringraziamo Dio per aver avuto la grazia di conoscerlo e di averlo avuto come forte sostenitore e amico. Dio lo accolga nei suoi figli prediletti.

 

Per visualizzare il COMUNICATO STAMPA n. 7 del 7 Settembre 2017CLICCA QUI

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